giovedì 18 novembre 2010

L'università italiana: gli operai sussidiano i figli di papà

I quotidiani e le televisioni ci hanno raccontato che a Londra gli studenti hanno assaltato la sede dei Tories per protestare contro l’aumento delle tasse universitarie previste dalla riforma guidata dal premier conservatore David Cameron.

Uno studente della London School of Economics, Carl, 23 anni, spiega: “Continueremo al lottare, non solo per impedire l’aumento delle tasse universitarie, ma per contrastare una politica che, in Gran Bretagna e in tutto l’Occidente, sta facendo pagare ai più deboli le colpe dei più forti, ai più poveri gli eccessi dei banchieri che hanno provocato la recessione globale”.


Ci permettiamo di sostenere che Carl non ha capito una beata fava e lo invitiamo a leggersi Roberto Perotti, “Anti Robin Hood all’Università”  (Il Sole 24 Ore, 12 novembre 2010). Ne riportiamo il pensiero chiave: “La riforma proposta dal governo fa esattamente l’opposto di quanto è stato riportato: riduce il costo degli studi universitari per il terzo meno abbiente degli studenti, e lo aumenta per i più ricchi. Le rette universitarie probabilmente aumenteranno, ma in Gran Bretagna chi vuole può pagarle chiedendo al governo un prestito dello stesso ammontare; questo viene restituito quando si comincia a lavorare, ma solo se il reddito supera una certa soglia. Con la riforma questa soglia cresce, quindi più laureati non pagheranno niente; sale il tasso di interesse (del prestito a favore degli studenti, ndr) per coloro che guadagnano di più; e aumenta il sussidio ai meno abbienti per pagare le spese di sostentamento durante gli studi, mentre diminuisce per i più ricchi. Sale anche il supporto per gli studenti lavoratori che frequentano a tempo parziale...Chi protesta dunque? Gli studenti meno abbienti male informati e i figli di papà che vogliono mantenere i propri privilegi attuali. Questa diabolica coalizione di interessi è uno dei motivi principali per cui è praticamente impossibile riformare l’università. In nessun posto ciò si vede meglio che in Italia”.

In Italia sono per lo più i figli delle famiglie abbienti che frequentano l’università. Se l’università è quasi gratuita, significa che i contribuenti i cui figli si fermano alla scuola superiore sussidiano un investimento ad alto rendimento e con rischio moderato per i più ricchi.

L’economista Pietro Reichlin – Più tasse per laurearsi meglio scrive: “Non è affatto detto che dare più soldi alle università sia condizione sufficiente per aumentare la qualità dell'istruzione. Dal 1998 al 2002 la spesa pubblica per l'università è cresciuta in Italia del 34% (del 13, del 18 e del 24% rispettivamente in Francia, Germania e Regno Unito). Come sono stati spesi questi soldi? Direi quasi completamente per promuovere dalle fasce inferiori alle superiori gran parte dei docenti già in ruolo.
… questo argomento è basato su una premessa fallace: che tutti debbano pagare le stesse tasse. Ricordiamoci che l'investimento in istruzione è redditizio. Con tasse uguali per tutti, facciamo un regalo alle famiglie benestanti (che possono anticipare il denaro) e mettiamo in difficoltà le famiglie povere. Sarebbe più equo aumentare il costo d'iscrizione all'università e, al contempo, dare borse di studio agli studenti economicamente svantaggiati “.
Peraltro come ci suggerisce Perotti, “Pagando il costo dell’istruzione universitaria, gli studenti avrebbero molta più voce nel protestare contro i docenti che insegnano male, che non si fanno trovare a ricevimento, o che non si aggiornano. Oggi non possono farlo: quando il servizio che si riceve è quasi gratuito il potere contrattuale dei fruitori è limitato”.

Più ingiustizia di così si muore. E la sinistra italiana cosa fa? Invece di proporre borse di studio più sostanziose a fronte di tasse universitarie più care, continua a fare propaganda sul diritto allo studio a scapito dei meno abbienti. Ma sinistra non voleva dire – Bobbio dixit – difendere le classi più deboli? Io lo ripeto da sempre. Bertinotti e la demagogia sono i più grande alleati della destra.

P.S.: per ulteriori approfondimenti, si consiglia la lettura di Roberto Perotti, “L’Università truccata. Gli scandali del malcostume accademico. Le ricette per rilanciare l’università”, Einaudi, 2008

12 commenti:

  1. Udite, Udite!
    Oggi mi trovo totalmente in linea con il tuo pensiero.
    Questo Post andrebbe stampato e distribuito davanti alle Università!

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  2. Ottimo post, che sputa in faccia al troiaio (perdona il francesismo) della lobby universitaria/parassitaria italiota.
    La stessa cosa succede, pari pari, in Brasile: università federali (peraltro ottime) che costano pochissimo per tutti. Risultato: i ricchi spendono poco o nulla, i poveri le sussidiano non potendoci mandare i figli.
    Eh... ma l'università dev'essere aggratis per tutti, ma soprattutto dev'essere "affare loro".

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  3. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

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  4. Non sono d'accordo, io per esempio mi ritrovo tra le fasce più alte solo perché siamo in 4 in famiglia e lavoriamo tutti, compreso il sottoscritto che lavora 8 ore al giorno non per hobby, ma per mantenersi una vita modesta e sperare in una casa di proprietà. Non siamo per niente ricchi!!! Perché dovrei sostenere chi è un briciolo meno "ricco" di me? (e solo perché lavoro)
    Quindi le tasse le alzerei solo ai veri ricchi!!! che non rappresentano i due terzi della popolazione, ma secondo i miei parametri uno due decimi. Che poi magari sono quelli che a vent'anni vivono da soli in un appartamento da 400.000 € senza reddito e stanno nella fascia bassa...
    Saluti
    Andreas Copper

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  5. Come al solito una stupenda analisi di una realtà che non riguarda solo l'Italia (per una volta). Sono perfettamente in sintonia con il tuo pensiero.
    Sandro Bagatti

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  6. Vi do una visione dall'interno del sistema..

    Io vivo con mia mamma e le mie sorelle. Come reddito non siamo a livello di povertà, ma di certo studiare comporta per noi dei sacrifici (siamo due sorelle che studiano).
    Bisogna dire la verità: lo Stato ci sussidia a sufficienza se decidiamo di studiare in un'università pubblica vicino a casa; a sufficienza nel senso che abbiamo le tasse e la mensa pagata. Inoltre una borsa di studio che dovrebbe essere sufficiente a coprire le spese per i libri (che non sono irrilevanti) e il trasporto (in Lombardia l'ammontare della borsa varia, a seconda della posizione reddituale, da un minimo di circa 900 ad un massimo di circa 2000 euro, 4000 se studenti residenti lontano da casa). I lavoretti extra che facciamo si servono per coprire quelle spese non indispensabili, ma anche irrinunciabili per delle ragazze (uscite, vestiti, ecc che ci finanziamo da sole, senza chiedere soldi ai nostri genitori).. In fondo non si può vivere di solo studio...


    Il problema per una ragazza come me si pone nel momento in cui decido di spostarmi da casa per andare a studiare nei migliori atenei. In quel caso le spese diventano rilevanti e quasi insostenibili per una famiglia come la mia.. Soprattutto, spesso, i migliori atenei sono privati.. E sono frequentati dai figli di chi già aveva studiato nella stessa università o simili. Una ragazza come me deve pensarci 1000 volte prima di decidere di iscriversi nelle nostre migliori università, perchè mi trovo ad affrontare praticamente sola questo problema economico... Sola nel senso che, in questi casi, la borsa di studio della Stato non è più sufficiente e il rischio di dover pagare di tasca mia le tasse in caso non risultassi beneficiaria diventa pressante.. Perchè è un conto pagare 1000 euro di retta a Bergamo, un altro pagarne 10000 per studiare in Bocconi...

    È questa l'ingiustizia sociale, credo.. Anche perché le univ private sono sovvenzionate quanto (e a volte più) di quelle statali...
    Per forza che poi, in Italia, non sappiamo neppure cosa significhi mobilità sociale...

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  7. In relazione alle università private sovvenzionate, non so quanto prende l'università di enna dell'ex ministro Andò, dove non manderei il mio peggior nemico, ma la bocconi grazie alla lungimiranza di spadolini, riserva ai finanziamenti statali solo il 7% del budget annuale.
    Vero che per avere mobilità sociale è necessaria la mobilità territoriale.
    Non capisco andrea copper e la sua fissazione per la casa. Magari dopo il mio post capirà cosa intendo

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  8. punto 1: direi che prima di alzare le tasse universitarie indistintamente iniziamo a farle pagare a chi non le paga, impossibile che ci siano flgli di imprenditori o mezzi artigiani che risultano nelle fascie minime perchè il loro paparino fa dichiarazioni dei redditi ridicole senza la minima paura di essere beccato.
    punto 2: se uno vuole davvero andare a studiare in un'università "migliore" può anche rinunciare alle uscite/vestiti/accessori, se c'è il merito si può andare ovunque.
    punto 3: appunto perchè se c'è il merito si può andare ovunque, ma chissene frega di andare a studiare nelle università "blasonate". Sono convinto che la maggior parte di questi studenti si iscriva a queste università per cercare di colmare il proprio "gap di merito" tramite il "blasone" dell'istituto. Oggi l'informazione e la conoscenza sono ovunque, basta andare in biblioteca e aprire qualche libro e uno trova tutto quello di cui ha bisogno.

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  9. La politologa di Columbia University Nadia Urbinati: "Come gli studiosi che si occupano del consolidamento democratico sanno, le politiche scolastiche sono tra i più importanti indicatori di successo o all' opposto di insuccesso, poiché tra le opportunità l' educazione è quella che più risente dell' influenza delle condizioni economiche e famigliari". E' il mio pensiero.

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  10. Alessandro Gangemi30 nov 2010, 21:58:00

    Caro Piccone, come ben dice il suo post, … questo argomento è basato su una premessa fallace: che tutti debbano pagare le stesse tasse, anzi mi permetterei di correggerla dicendo che tutti debbano pagare le TASSE in maniera proporzionale al loro reddito cosa che forse a molti è sfuggita e come è ben noto quasi un contribuente su tre, cioè il 27% dei soggetti, ha dichiarato un' imposta netta pari a zero nella dichiarazione fiscale del 2008 (relativa al periodo 2007) fonte Dipartimento delle Finanze del Ministero dell’Economia. Sono ancora una volta penalizzati la maggior parte dei soggetti dipendenti ai quali le tasse vengono detratte direttamente alla fonte e sui quali lo stato ha maggiori possibilità di avvalersi. Per quanto riguarda l'attuale Riforma Gelmini è ora di finirla e di rendersi conto che siamo un paese ormai troppo impoverito da un governo che non ha più nemmeno la forza di ESISTERE. Ci saranno sempre meno investimenti, posti per ricercatori, ci si perderà in una marea di norme e regolamenti attuativi (il classico Caos all'italiana che piace tanto ai governi di destra); non ci sono più soldi per la ricerca, non c'è un piano nazionale di investimenti, i ricercatori fuggono all'estero (che possibilità avrebbero in Italia mi domando?) e le classi meno agiate sono le solite a pagarne le conseguenze. Bisogna finirla di difendere il nostro presidente del consiglio, ha impoverito e sta impoverendo ulteriormente il nostro Paese (d'altronde il Berlusconismo è entrato nella testa degli italiani), ogni legge è a suo vantaggio e della sua cricca, i suoi politici non hanno nessun interesse per il bene del paese. In quali condizioni hanno intenzione di lasciarlo? Quando salirà la sinistra li troveremo di nuovo a Porta a Porta ad accusare i governi precedenti per le loro inadempienze? Ovviamente siccome non sono solo di parte e amo un confronto e un dialogo sono pienamente d'accordo con le sue note conclusive : Bertinotti e la demagogia sono i più grande alleati della destra, per questo non siamo un Paese competitivo.
    Grazie
    Alessandro Gangemi

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  11. Alessandro Gangemi01 dic 2010, 12:29:00

    Sono molto d'accordo e a dimostrazione di quello che dice la inviterei a leggere questo articolo
    http://www.repubblica.it/scuola/2010/11/30/news/fuga_di_cervelli_in_20_anni_persi_4_miliardi_in_brevetti-9685992/?ref=HREC1-11

    che spiega correttamente la situazione italiana in merito alle politiche scolastiche e agli investimenti attuati nel Nostro Paese.

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  12. Alessandro Gangemi01 dic 2010, 12:30:00

    Manca un mio posto precedente, chissà che fine ha fatto?

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