mercoledì 1 luglio 2020

L'Italia: un Paese senza mezze misure dove le medie non valgono

All'estero si domandano sempre come l'Italia faccia a stare in piedi. Con una classe politica - scelta da noi! - screditata, con una pubblica amministrazione da quarto mondo, con sprechi di spesa pubblica senza limiti - viva i bonus per tutti!, come nel Paese dei Balocchi -, con corruzione endemica e criminalità organizzate che rendono molto difficile fare impresa in diverse regioni del Paese.
Siamo un Paese senza mezze misure. Abbiamo Mario Draghi e il viceministro dell'Economia Laura Castelli .- colei, membro del M5s che criticò il ministro Piercarlo Padoan senza sapere alcunché ("Questo lo dice lei"); Giggino di Maio e Tommaso Padoa-Schioppa; Paolo Baffi e Antonio Fazio.

Una storia a pieno titolo "senza mezze misure" è quella che vede Vincenzo Di Leo, ex operaio bianzolo finanziato da Bill Gates con un milione di dollari per sviluppare con caratteristiche particolari una pompa che spurga acque reflue (destinazione Africa dove la fondazione Bill & Melinda Gates dona miliardi di dollari l'anno).

La sfida è sempre la stessa: la forza della tenacia contro la debolezza d'animo; laboriosità contro nullafacenza, luce contro tenebre; le idee contro il pensiero stantio; la trasparenza contro l'opacità. La buona economia contro le confraternite del potere.

Chiudo con le parole piene di speranza di Manuel Bortuzzo, giovane promessa del nuoto, colpito accidentamente da un proiettile che lo ha ridotto in sedia a rotelle: "Ciò che conta è che ho imparato quanto vale la pena piangere, soffrire, sacrificarsi, pur di raggiungere un risultato a cui teniamo, perchè la soddisfazione ripaga di tutta la fatica fatta. Ho conosciuto l'abisso della disperazione, e ne sono venuto fuori, ora posso dirlo, con le mie gambe" (Rinascere. L'anno in cui ho ricominciato a vincere, Rizzoli, 2019)

domenica 24 maggio 2020

I tassisti, con dichiarazioni dei redditi ridicole, piangono miseria. Troppo comodo!

Una notizia mi ha colpito in modo particolare nei giorni scorsi. Così ha titolato il Corriere della Sera: "Taxi in sciopero contro il Pirellone: "La pazienza è finita". Cosa sarà mai successo, mi sono chiesto. Semplice, i tassisti protestano davanti al Palazzo della Regione perchè esclusi dalle politiche regionali di aiuto post coronavirus (possono sempre richiedere il contributo di 600 euro come lavoratori autonomi).
Come ha sostenuto il presidente emerito del Censis Giuseppe De Rita, ormai stiamo diventando un Paese con i sussidi ad personam.

Già in passato su queste pagine mi sono scontrato coi taxisti, una delle numerose categorie che vivono di rendita e adottano la classica strategia del "chiagni e fotti", ossia piangono miseria ogni piè sospinto. Rivendicano sempre qualcosa. No a Uber. No alle liberalizzazioni, No all'obbligo di scontrino (perchè non passano dal Telepass quando portano i clienti a Malpensa?). No all'utilizzo delle carte di credito. Una lobby potentissima. Quando anni fa ho chiesto delucidazioni sula tariffa notturna che parte dalle 21, apriti cielo, il blog tempestato di insulti e financo minacce di morte.

Una domanda preliminare: le dichiarazioni dei redditi dei tassisti hanno qualcosa di veritiero? Assomigliano alla realtà? Come è possibile dichiarare meno di 15mila euro? Qualcuno me lo spiega? Sto parlando di reddito lordo, pre-contributi Inps e pre-Irpef e pre-addizionali regionali/comunali. Perchè ci si dovrebbe chiedere come fa un tassista a sopravvivere con meno di 600 euro netti al mese. Infatti dai dati dell'Agenzia delle Entrate usciti poche settimane fa si evince che fare il tassista non conviene in modo assoluto. Si fa la fame. Senza alcun coronavirus. Anzi, il contributo di 600 euro netti sarebbe maggiore del reddito dichiarato nei tempi buoni.

Le proteste dovrebbero essere precedute dall'invio del Modello Unico. Sono titolati a parlare solo coloro che hanno presentato una dichiarazione dei redditi seria. Non si può rivendicare aiuti dallo Stato quando per anni lo si è fregato bellamente. Infatti in Germania il sussidio arriva, ma è parametrato al reddito dichiarato l'anno precedente. Non si possono invocare aiuti urlando "la pazienza è finita". E' finita la pazienza dei contribuenti onesti, che sanno benissimo che con 15mila euro lordi si arriva a malapena a giugno. E il resto dell'anno? Si muore di fame?

In Italia il profitto è osteggiato a livelli mostruosi. Mentre le rendite sono amate e favorite a livello fiscale. Come la mettiamo? L'impresa è "brutta e cattiva" mentre percepire redditi da locazione o da business regolati è cosa "buona e giusta"?Qualche insegnante vuole spiegare la differenza ai nostri ragazzi? Così magari in futuro qualcosa cambierà.