venerdì 30 marzo 2012

Omaggio a Ugo La Malfa, politico formidabile. Avercene oggi come lui!

Qualche giorno fa, il 26 marzo, è ricorso l’anniversario della morte di Ugo La Malfa, grande politico italiano, che della libertà aveva fatto la sua bandiera. Un’emorragia cerebrale lo colpì , il 24 marzo 1979, proprio il giorno dell’attacco a Banca d’Italia, vedi il post Attacco politico-giudiziario a Banca d'Italia

Ricordiamolo come merita. La politica di oggi ci delude per la pochezza e l'incompetenza crassa dei suoi protagonisti. Avercene oggi di Ugo La Malfa!

Ugo La Malfa nasce a Palermo il 16 maggio 1903. Si trasferì a Venezia dopo aver completato gli studi secondari, iscrivendosi a Ca' Foscari alla Facoltà di Scienze politiche. Così ricorda: “Avevo pochi soldi e la sera mangiavo fichi secchi. La mia cena era di fichi secchi”(Intervista sul non-governo, a cura di Alberto Ronchey, Laterza, 1977, p. 2).

Così Wikipedia: “Nel 1934 viene assunto da Raffaele Mattioli a Milano, nell'ufficio studi della Banca Commerciale Italiana del quale diviene direttore nel 1938, in sostituzione di Antonello Gerbi, mandato da Mattioli in Perù per sottrarlo alle leggi razziali. In questi anni lavora intensamente, soprattutto con funzioni di raccordo fra i vari gruppi dell'antifascismo, per costituire una rete che confluisce nel Partito d'Azione, di cui egli sarà uno dei fondatori. Il 1 gennaio 1943 La Malfa e l'avvocato Adolfo Tino riescono a pubblicare il primo numero clandestino de Italia Libera; nello stesso anno La Malfa deve lasciare l'Italia per sfuggire ad un arresto della polizia fascista. Trasferitosi a Roma, prende parte alla Resistenza e rappresenta il PdA in seno al CLN, insieme con Emilio Lussu.

Raffaele Mattioli
Nel 1945 assume il dicastero dei Trasporti nel governo guidato da Ferruccio Parri. Nel seguente governo di Alcide De Gasperi, è nominato ministro per la Ricostruzione e in seguito ministro per il Commercio con l'estero. Nel febbraio del 1946 si tiene il primo congresso del Partito d'Azione, nel quale prevale la corrente filosocialista facente capo a Emilio Lussu: La Malfa e Parri lasciano il partito. A marzo, La Malfa partecipa alla costituzione della Concentrazione democratica repubblicana che si presenta alle elezioni per la Costituente del giugno 1946: La Malfa risulta eletto insieme a Parri. Nel settembre dello stesso anno, incoraggiato da Pacciardi, La Malfa aderisce al Partito Repubblicano Italiano (Pri).

Nell'aprile del 1947 La Malfa viene designato a rappresentare l'Italia al Fondo Monetario Internazionale. L'anno seguente è nominato vicepresidente dell'Istituto. Ma non lascia la politica attiva. Nel 1962 è nominato ministro del Bilancio in un governo Fanfani. Nel mese di maggio presenta la Nota aggiuntiva, che fornisce una visione generale dell'economia italiana e degli squilibri da cui è caratterizzata, delineando inoltre gli strumenti e gli obiettivi della programmazione democratica attraverso la politica dei redditi. Deve affrontare l'ostilità dei sindacati e di Confindustria. Nel marzo del 1965 è eletto segretario del Partito Repubblicano Italiano. Si avvede immediatamente delle insufficienze della coalizione di centrosinistra. Nel 1966, La Malfa apre un dibattito con il PCI che coinvolge Pietro Ingrao e Giorgio Amendola, col quale aveva condiviso le prime esperienze antifasciste, comunista, figlio di Giovanni: il leader repubblicano invita la sinistra a lasciare la sua vecchia ortodossia, ponendosi come forza in grado di sviluppare un approccio riformatore, consonante con la complessità di un paese radicato nell'Occidente. Nel quarto governo Rumor (1973), La Malfa assume l'incarico di ministro del Tesoro. Tra il 1976 e il 1979 è il maggiore sostenitore della politica di "solidarietà nazionale" tesa a condurre il PCI nell'area della legittimità. La Malfa ha presente con una lucidità che non ha eguali le difficoltà crescenti del sistema democratico e giudica positivamente la revisione ideologica e politica che Enrico Berlinguer imprime al PCI. Nel 1978 la sua azione risulta determinante nella decisione italiana di aderire al Sistema monetario europeo (SME), nel quale entrammo con una banda larga del 6% grazie alla tenacia nelle trattative dimostrata da Paolo Baffi”. Memorabili fu il serrato contraddittorio con il Governatore della deutsche Bundesbank Emminger.

La sua carriera politica fu segnata da quattro momenti particolari:

1) 1943, quando La Malfa abbandonò l’Italia per sfuggire all’arresto dopo la pubblicazione clandestina del giornale Italia Libera. Rientrò successivamente prendendo parte alla Resistenza e rappresentando il Partito d’Azione in seno al Comitato di Liberazione Nazionale;

Aldo Moro prigioniero delle BR
2) Sequestro di Aldo Moro – segretario della Democrazia Cristiana - 1978, quando La Malfa fu uno dei più convinti sostenitori del “partito della fermezza”, ostile ad ogni trattativa con le Brigate Rosse;

3) 1974, quando le banche di Michele Sindona (vedi post Sindona affarista corrotto) – Banca Privata Finanziaria e Banca Unione, poi oggetto di fusione nella Banca Privata Italiana - crollano, a fronte delle continue proposte di salvataggio (definite da Enrico Cucciaun papocchioa danno dei contribuenti) – portate avanti da Giulio Andreotti tramite il fidato Evangelisti (di cui ricordiamo il celebre ritornello a Fra’, che te serve?), l’unico che si oppone con tutte le sue forze è Ugo La Malfa, che da Ministro del Tesoro si rifiuta categoricamente di convocare il Comitato Interministeriale per il Credito e il Risparmio, organo che avrebbe dovuto dare l’ok a un colossale aumento di capitale per 160 miliardi di lire (una somma enorme all’epoca) della Finambro di Sindona.

Così La Malfa (Intervista sul non-governo, p. 87): “Avevo notizia del suo gioco sui cambi e sulla svalutazione della lira, che aveva già determinato forti perdite. Quindi, avuta l’impressione di una certa politica che prevedeva un processo inflazionistico, la fermai come era mio dovere. Credo che se fosse stato accettato l’aumento di capitale della Finambro, molti avrebbero perso parecchi soldi. Su quel punto dovevo essere intransigente”.

Sandro Pertini
4) Luglio 1978, quando La Malfa contribuì in modo determinante all’elezione alla Presidenza della Repubblica di Sandro Pertini.

La Malfa fu sostenitore del liberalismo democratico - sempre schiacciato tra i due blocchi dei cattolici e dei comunisti – della possibile “terza via” che l’Italia non ha mai avuto la lucidità di prendere.

Sappiamo che in Italia domina l’ideologia. Non si discute dei problemi e delle soluzioni, ma solo di chi ha detto che cosa. Allora citiamo La Malfa che era tutto l’opposto, razionale e alla ricerca dei modi per far crescere l’Italia in modo sostenibile. Leggiamo insieme un passo della sua intervista ad Alberto Ronchey: “Del resto, la assoluta trascuratezza degli impegni che si assumono è tipica della sinistra italiana (attualissimo!, ndr) E ne è prova esemplare l’esperienza dell’Enel. La nazionalizzazione fu voluta e fortemente voluta, perchè avrebbe consentito di destinare i profitti privati, e le economie di energia, conseguenti alla gestione unica, alla riduzione del prezzo dell’energia e all’aiuto delle zone sottosviluppate. Nessuna corrente della cosiddetta sinistra si è più preoccupata se la gestione dell’Enel garantisse la soddisfazione degli impegni assunti o se la nazionalizzazione non fosse puramente servita a creare posizioni di privilegio all’interno dell’azienda. Ma questa disinvolta trascuratezza, è una delle ragioni per cui la sinistra non acquista credito, come forza dirigente di una società o di uno Stato”.

Paolo Baffi Governatore integerrimo
Al funerale di Ugo La Malfa, il 26 marzo 1979 - due giorni dopo l’arresto del vidirettore generale di Banca d’Italia Mario Sarcinelli e l’incriminazione del Governatore Baffi, vedi post "Il duo inafferrabile Baffi-Sarcinelli" - un appoggio clamoroso arrivò dal Presidente della Repubblica Sandro Pertini che volle accanto a sè Baffi di fronte alla salma di La Malfa.

Nell’intervista a Ronchey del 1977 - La Malfa ripercorrendo la sua vita - chiude così: “Rivivo la mia vita come guardando un film. La giovinezza difficile in un’isola deserta. L’evasione verso il Nord, Ca’ Foscari, l’antifascismo e il fascismo a Venezia. L’incontro a Roma con Giovanni Amendola...il trasferimento a Milano e casa Mattioli (mitico presidente della Banca Commerciale Italiana, ndr), L’amicizia e la frequentazione continua di Ferruccio Parri...Uno straordinario viaggio con Mattioli, da Milano attraverso Tornio distrutta dai bombardamenti fino a Dogliani per vedere Einaudi. La costituzione del Partito d’Azione, l’uscita clandestina del primo numero dell’”Italia Libera” a Milano Il Governo Parri e la scissione del Partito d’Azione. La milizia nel Partito repubblicano. l governi De Gasperi e le visite al “Mondo”, il ricordo di Mario Pannunzio, la battaglia per il centro-sinistra e le delusioni. La crisi, i comunisti e il compromesso storico. Alla fine una grande amarezza. Ora osservo che non c’è quell’Italia che avevamo in mente”.

Tornano in mente a distanza di tempo le parole di Carlo Azeglio Ciampi: Non è il paese che sognavo (Il Saggiatore, 2010).

mercoledì 28 marzo 2012

"Il duo inafferrabile Baffi-Sarcinelli merita una lezione": 24 marzo 1979, attacco politico-giudiziario alla Banca d'Italia (seconda parte)

Il 24 marzo è un giorno importante. Mai la Banca d'Italia ha visto profanata la propria immagine come il 24 marzo 1979 con l'arresto del vice-direttore generale Mario Sarcinelli e l'incriminazione del Governatore Paolo Baffi, banchieri centrali stimati in Italia e all'estero.

Come dice Milan Kundera nel Libro del riso e dell'oblio (Adelphi, 1998) "La memoria è l'arma dei deboli contro i forti". Allora torniamo al racconto dei fatti. Qui trovate il link alla prima parte, pubblicata lunedì.

Come mai nel 1979 il “coacervo politico-affaristico-giudiziario" prende di mira e vuole punire la Banca d’Italia? Quali sono le "colpe" di Baffi e Sarcinelli?

1) aver fatto sciogliere il cda dell’Italcasse, cioè del più importante istituto di credito dominato dal potere DC;

Beniamino Andreatta
2) aver ordinato un’ispezione presso il Banco Ambrosiano guidato da Roberto Calvi ; nel processo per bancarotta del Banco Ambrosiano nel 1982, Andreatta riferirà che: “Sarcinelli pallido in volto e con il tono amaro, mi disse che lui era finito in galera proprio per Calvi, giacchè il caso giudiziario che gli era occorso era stato montato in concomitanza con la conclusione dell’ispezione al Banca Ambrosiano del 1978, e proprio a causa della stessa”.

3) l’opposizione ferrea ai piani di salvataggio delle banche di Sindona, il cui commissario liquidatore era Giorgio Ambrosoli .

Umberto Ambrosoli scrive: “Queste sollecitazioni mirano a far sì che alla liquidazione sia data una soluzione fantasiosa...il buco lasciato dalle condotte criminose di Sindona sarebbe stato ripianato con i soldi della collettività. Di fatto, sarebbe stato annullato il provvedimento di commissariamento e messa in liquidazione della banca, Sindona sarebbe stato restituito vergine alla sua capacità di continuare a fare affari in Italia, sarebbe venuto meno il processo penale: tutto grazie ai soldi della collettività”.

Sarcinelli alle sollecitazioni di Andreotti, Evangelisti e l’avv. di Sindona Guzzi rispose: “Noi non guardiamo cose che ci provengono dagli avvocati di persone che secondo noi sono dei bancarottieri, perchè dobbiamo guardarlo?”

Giorgio Ambrosoli
Nel 1986, il faccendiere Pazienza affermerà, davanti ai magistrati, che l’incriminazione di Baffi e Sarcinelli era stata decisa dalla Loggia P2 capitanata da Licio Gelli.

Baffi e Sarcinelli vennero scagionati nel 1981 per l’assoluta insussistenza delle accuse. E’ significativo ricordare che al momento di lasciare la Magistratura, dopo 42 anni di carriera, il Sostituto Procuratore dellaa Cassazione, Cesare d’Anna scrisse: “Mi sia permesso di chiudere la mia carriera con un atto di umiltà: a nome di quella giustizia italiana che non ho mai tradita, intendo chiedere solennemente perdono ai professori Baffi e Sarcinelli ed a tutte le eventuali vittime di un distorto, iniquo esercizio del potere giudiziario”.

Marco Vitale con rammarico ed un filo di sarcasmo scrisse: “Ho sempre sostenuto che la nomina da Baffi a governatore delle Banca d'Italia è stata l'unica riforma di struttura degli anni '70. Non è dunque un caso che Baffi e Sarcinelli siano trattati come malfattori. […] Così come non è un caso che tutta l'Italia seria, quella che guarda al futuro e non al passato, ha subito compreso, al di là del merito giuridico, il significato politico dell'episodio e dice a Baffi ed a Sarcinelli: resistete. […] La realtà è che questa Banca d'Italia seria dava fastidio e meritava una lezione. Così come merita una lezione tutta questa Italia seria che sta cercando, con tutta fatica, di ricostruire il proprio tessuto economico e il proprio volto di paese civile.”

Federico Caffé
I migliori economisti italiani capitanati da Sergio Steve - Caffè, Andreatta, Spaventa, Savona, Monti, Tarantelli (ricordato ieri su questo blog), Reviglio e altri, in totale circa 150 - il 2 aprile 1979 firmano una dichiarazione a favore di Baffi e Sarcinelli e contro l’ignobile attacco: “Conosciamo da anni la dirittura morale, l'impegno intellettuale e civile e la competenza tecnica di Paolo Baffi e Mario Sarcinelli; siamo certi delle loro assoluta correttezza nello svolgimento dei compiti del loro ufficio. […] Il Paese ha bisogno che uomini retti come Baffi e Sarcinelli ed istituzioni di alto prestigio ed efficienza quali la Banca d'Italia possano operare serenamente per il bene di tutti”.

Il 24 Aprile 1979 gli economisti che firmarono il manifesto appena menzionato, furono convocati in massa presso il Palazzo di giustizia ed interrogati dal giudice istruttore Alibrandi. Gli economisti vennero maltrattati con frase denigratorie o accusatorie del tipo: “Levi i gomiti dal tavolo, qui il professore sono io” o “Avrebbe firmato un manifesto per le Brigate rosse? (un magistrato ha il coraggio di paragonare Baffi e Sarcinelli alle Brigate Rosse, la fine della storia, direbbe Fukuyama, ndr)”.

Paolo Baffi
Nelle Considerazioni finali del 1979 - le sue ultime, si dimetterà nell'ottobre 1979 - Baffi scrisse: “Ai detrattori della Banca auguro che nel morso della coscienza trovino riscatto dal male che hanno compiuto alimentando una campagna di stampa intessuta di argomenti falsi o tendenziosi e mossa da qualche oscuro disegno. Un destino beffardo ha voluto che da questa campagna io fossi investito dopo 43 anni di servizio”.

Ma nelle memorie (documento storico eccezionale) consegnate a Massimo Riva e pubblicate su Panorama l’11 febbraio 1990 - che potete trovare ai link: Cronache brevi prima parte ; Cronache brevi seconda parte - Baffi commentò: “Queste parole piuttosto pacate non danno certo misura dell’amarezza e dello sdegno che io provavo in quei giorni: ma se vi avessi dato sfogo, forse mi sarei procurato nuove incriminazioni".

Così Carlo Azeglio Ciampi: “Nell'ottobre del 1979, Paolo Baffi rinunciò alla carica di Governatore nel timore che la Banca risentisse della vicenda giudiziaria che ne aveva tanto ingiustamente colpito il vertice. La dignità di cui Paolo Baffi diede esempio ne ha innalzato la figura”.

Caro Paolo Baffi, sei uno dei nostri più alti riferimenti. Nella dispensa per gli studenti, chiudo un approfondimento su Paolo Baffi riportando le parole di Massimo Riva – Una stella nel cielo degli onesti (La Repubblica, 8 agosto 1989): “Con la coscienza tragica di Prometeo, Paolo Baffi sapeva altrettanto bene che la libertà e la dignità dell’uomo si riscattano solo facendo il proprio dovere, avvenga che può. Lasciandosi questa lezione alle spalle, ora è andato ad arricchire quel cielo stellato sulle nostre teste, a cui guardano tutti gli uomini che, pur in tempi di degrado dell’etica pubblica, non hanno perso la volontà di fare la propria parte anche a costo di suscitare la vendetta degli dèi. Basterà allora alzare gli occhi: in quel cielo da ieri notte c’è una stella in più e la sua luce risulta già più forte delle trame e dei mediocri maneggi dei piccoli mercanti che ancora occupano il tempio della politica”.

Caro Governatore, ti sia lieve la terra.

Per approfondimenti si consiglia:

Sandro Gerbi (a cura di) Giorgio Ambrosoli. Nel nome di un'Italia pulita, (con contributi di U. Ambrosoli, G. Modolo, G. Turone e S. Bragantini), Aragno, Torino 2010
Giuseppe Amari (a cura di), In difesa dello Stato al servizio del paese, Ediesse Editore, 2010
Giorgio Ambrosoli e Paolo Baffi. Due storie esemplari, Università Bocconi Editore, 2009
SIBC, Atti del convegno Etica pubblica e poteri di controllo: la vicenda Baffi, Sarcinelli, Ambrosoli, Roma, 22 ottobre 2009
Umberto Ambrosoli, Qualunque cosa succeda, Sironi Editore, 2009
Corrado Stajano, Un eroe borghese. Il caso dell’avvocato Giorgio Ambrosoli assassinato dalla mafia politica, Einaudi, 1991
Paolo Baffi. Testimonianze e ricordi, Scheiwiller, 1990
Paolo Baffi, Cronache brevi, pubblicate da Panorama, 11 febbraio 1990
Marco Vitale, Intervento al Circolo Società Civile, il 15 maggio 1989

martedì 27 marzo 2012

27 marzo 1985: Ezio Tarantelli assassinato in Università dalle Brigate Rosse

Ezio Tarantelli
Ieri sera il direttore del Sole 24 Ore Roberto Napoletano in un incontro in Nextam Partners SGR ha detto: "Il patto Lama-Agnelli del 1975 ci portò a uno spread di inflazione verso la Germania di 17 punti percentuali. Ve lo ricordate? Io sì, ed è per questo che non bisogna dimenticare i benefici dell'Euro per noi italiani, che ogni volta facciamo ricadere sull'Euro le nostre colpe ataviche nazionali".

Ho già ricordato in un precedente post come Monti stia applicando il suo programma scritto nel 1992, per cui più che colpe dell'Euro, bisognerebbe guardare dentro noi stessi. "Non esistono scorciatoie", scrisse Mario Draghi nelle sue ultime Considerazioni finali del maggio 2011.

Durante la lezione in Università di settimana scorsa ho parlato del Consiglio Europeo di Milano del giugno 1985, in cui Bettino Craxi riuscì a sconfiggere diplomaticamente Margaret Thatcher convincendo Francia e Germania a convocare una Conferenza InterGovernativa. La CIG sarebbe stata la base del progetto Delors che ci ha portati alla moneta unica.
Mi sono fermato un attimo e ho detto: "Qualcuno di voi ha mai sentito parlare di Craxi?" Una mano alzata (su 75 ragazzi) che ha ricordato la latitanza di Craxi post Mani Pulite. Ma certamente non sapeva che dobbiamo a Craxi il primo intervento forte di riduzione dell'abnorme inflazione italiana.

Infatti nel febbraio 1984 il Governo Craxi presentò - sulla base delle idee di Ezio Tarantelli - il cosiddetto Decreto di San Valentino con il quale venivano tagliati 3 punti di scala mobile e abolito il punto unico di contingenza. Si dette un colpo durissimo alla spirale prezzi-salari.
Il Partito Comunista italiano si oppose fermamente, raccolse le firme per indire il referendum abrogativo. Nella prima pagina di Repubblica qui a fianco, il titolo di prima pagina è "Sangue sul referendum" che si sarebbe tenuto il 9 e 10 giugno, due mesi dopo l'omicidio di Ezio Tarantelli. Fortunatamente gli italiani votarono NO.


Ermanno Rea nello splendido L’ultima lezione (Einaudi, 1992) scrive: “In luglio 1984 il Pci avvia le procedure per il referendum sulla scala mobile: In ottobre la Camera, dopo aver discusso le conclusioni dell’inchiesta sul caso Sindona, boccia una mozione radicale in cui si chiedono le dimissioni di Giulio Andreotti, accusato di aver sostenuto oltre ogni decenza il bancarottiere siciliano....In dicembre un’ennesima strage insanguina l’Italia: due esplosioni sventrano il treno 904 in galleria tra Firenze e Bologna. Quindici i morti; oltre cento i feriti. Il 27 marzo dell’anno successivo, il 1985, le Brigate Rosse ammazzano Ezio Tarantelli: quasi sotto gli occhi di Caffè.


E’ una mattina sfolgorante. Sulla ripida scalinata di accesso alla facoltà di Economia e commercio marzo è di tepore irresistibile, tanto è vero che non si contano i giovani corpi discesi al sole, qualche libro per cuscino sotto la nuca. La raffica fa sobbalzare tutti: è un rumore attutito ma inconfondibile anche per le orecchie di chi non ha mai sentito, se non al cinema, crepitare un’arma da fuoco automatica. Si odono delle grida....In una Citroen rossa, la testa inondata di sangue, un uomo giace col busto riverso sul sedile accanto a quello di guida sul quale ha preso posto. E’ stato il facile bersaglio di uno sconosciuto che imbracciava una mitraglietta Scorpion e che prima di colpirlo lo ha chiamato per nome: “Professor Tarantelli!””.

Il torto di Tarantelli - agli occhi dei terroristi – era di voler proporre un rimedio, buono o cattivo che fosse, contro la disoccupazione.

In una lettera che Tarantelli scrisse a Modigliani nel 1983 si legge: “...Ma non ho alcuna intenzione di cambiare linea. Costi quel che costi ai miei rapporti con il sindacato e fuori”. Sembra di leggere Giorgio Ambrosoli nella lettera alla moglie Annalori, quando scrive: “E’ indubbio che, in ogni caso, pagherò a molto caro prezzo l’incarico: lo sapevo prima di accettarlo e quindi non mi lamento affatto perché per me è stata un’occasione unica di fare qualcosa per il paese. Ricordi i giorni dell’Umi (Unione Monarchica Italiana, ndr) , le speranze mai realizzate di far politica per il paese e non per i partiti: ebbene, a quarant’anni, di colpo, ho fatto politica e in nome dello Stato e non per un partito.[…] Qualunque cosa succeda, comunque, tu sai che cosa devi fare e sono certo saprai fare benissimo. Dovrai tu allevare i ragazzi e crescerli nel rispetto di quei valori nei quali noi abbiamo creduto [... ] Abbiano coscienza dei loro doveri verso se stessi, verso la famiglia nel senso trascendente che io ho, verso il paese, si chiami Italia o si chiami Europa”.

In un mio precedente post Modigliani, Baffi e Tarantelli - ripresi la testimonianza del premio Nobel Franco Modigliani: “Tarantelli venne ucciso perchè, con coraggio, diceva la verità sulle aberrazioni della scala mobile e del punto unico. Fu lui, con me, a lanciare l’idea dell’inflazione programmata e della contrattazione tra le parti sociali, basandosi sul modello che comincia contrattando il salario nominale, sulla base di un obiettivo per l’inflazione futura...Quella strada si concluse nel 1993, quando finalmente anche la CGIL, grazie al lavoro di Carlo Azeglio Ciampi, accetta il principio di negoziare il salario nominale”.


In un intervento di Mario Draghi leggiamo: “Le ripercussioni di shock esogeni di prezzo sulle economie dei paesi dell’area sono oggi molto contenute: gli aumenti del prezzo del petrolio tra il 2007 e il 2008 sono stati di entità comparabile, in termini reali, con quelli della fine degli anni Settanta, ma hanno generato un rialzo una tantum dei prezzi al consumo inferiore ai due punti percentuali, che non si è radicato in inflazione, diversamente da quel che in passato era successo in diversi paesi dell’area. Secondo nostre valutazioni, rispetto al decennio Settanta l’effetto inflazionistico in Italia di uno shock di questo tipo si è ridotto a un decimo. Vi hanno certo contribuito cambiamenti strutturali nei processi produttivi, ma la credibilità acquisita dalla politica monetaria e le modifiche che ne sono discese nelle modalità di determinazione di prezzi e salari hanno svolto un ruolo cruciale”.

E’ un omaggio postumo alle idee di Ezio Tarantelli, grazie al quale anche in Italia è stata sconfitta la spirale prezzi-salari.

La bici di Marco Biagi: illumina il futuro (Sole 24 Ore)
Ezio Tarantelli, Massimo D’Antona, Marco Biagi. Ma in quale Paese al mondo i giuslavoristi e gli economisti del lavoro vengono ammazzati o devono viaggiare sotto scorta, come l'autorevole Pietro Ichino?

Ah dimenticavo. Una delle massime folgoranti di Ezio Tarantelli era: "L'utopia dei deboli è la paura dei forti". Tenere a mente.

lunedì 26 marzo 2012

24 marzo 1979: attacco politico-giudiziario alla Banca d'Italia

Il 5 marzo scorso ho partecipato al Teatro Strehler alla premiazione di Mario Sarcinelli, vincitore della prima edizione del Premio Ambrosoli (per approfondimenti sull'avv. Giorgio Ambrosoli, si rimanda al post: Omaggio a Giorgio Ambrosoli, eroe borghese).
In tale occasione Umberto Ambrosoli, figlio del commissario liquidatore della Banca privata italiana, ha ricordato come «non vadano solo perseguiti i comportamenti illegali, ma premiati, riconosciuti e incoraggiati quelli virtuosi».

Per dare concreto seguito alle parole di Umberto, oggi voglio ricordare Mario Sarcinelli e Paolo Baffi, protagonisti del più grave attacco portato nella storia alla Banca d'Italia. Ripercorriamolo insieme perchè il 24 marzo cade l'anniversario, il cui mandante venne definito da Paolo Baffi - Governatore della Banca d'Italia dal 1975 al 1979 - nelle sue Cronache brevi "coacervo politico-affaristico-giudiziario".

Carlo Azeglio Ciampi (Da Livorno al Quirinale, Il Mulino, 2010, p. 125): “Ricordo bene quel sabato, un sabato drammatico. Era il 24 marzo 1979. Quella mattina ricordo ancora che ero in macchina a via Nazionale, e in senso opposto transitò un’autoambulanza a sirene spiegate: non sapevo ancora che dentro c’era Ugo la Malfa, ormai morente.


Mario Sarcinelli
Andai in Banca, lavorai tranquillamente. A un certo punto entrò nella mia stanza Sarcinelli (Vice Direttore generale della Banca d'Italia con delega sulla vigilanza degli istituti di credito, ndr) che mi disse: “Carlo, sono venuti ad arrestarmi” (per dovere di cronaca i carabinieri guidati dal Colonnello Campo, ndr) . Mi precipitai da Baffi e lo trovai distrutto. Aveva in mano il documento (il “duo inafferrabile” viene accusato di interessi privati in atti d’ufficio e di favoreggiamento personale, ndr) che gli avevano consegnato, con l’incriminazione per lo stesso reato contestato a Sarcinelli; il documento era stato scritto con la carta carbone. Non si concludeva con l’arresto solo per l’età. Mi precipitai a informare il Quirinale”.

Massimo Riva sul Corriere della Sera nel 1979 scrisse: “Michele Sindona ha regalato al Paese una bancarotta per qualche centinaio di miliardi e se ne sta indisturbato in un grande albergo di New York. Ma Mario Sarcinelli, che si è impegnato per smascherare i trucchi dei banchieri d’assalto, è finito dentro un carcere”.

E’ opportuno chiarire che le pressioni alla Banca d’Italia di Baffi e Sarcinelli iniziano ben prima del 1979, e precisamente nel 1978. Nel febbraio 1978 il Ministro del Tesoro Stammati e Evangelisti – sottosegretario alla Presidenza del Consiglio – convocano due volte Baffi e Sarcinelli sollecitando la sistemazione dei debiti Caltagirone nei confronti dell’Italcasse, feudo democristiano.

Marco Vitale scrive: “Quando nel 1975 Carli lascia la Banca d’Italia, ed alla sua guida subentra Baffi, la linea della Banca d’Italia cambia. Recupera la sua volontà di guida del potere bancario, sia sul fronte della gestione della moneta, che sul fronte della Vigilanza sulle aziende di credito e sulla corretta amministrazione delle stesse. In un certo senso, ritornando a fare severamente il proprio mestiere, la Banca d’Italia di Baffi e Sarcinelli accetta il rischio di essere considerata, per usare la terminologia di Carli, “sovversiva” ed è per questo che va punita....Il nuovo corso della Banca d’Italia dava fastidio”.

Paolo Baffi
Mentre la politica prepara l’attacco alla Banca d’Italia, Baffi è impegnato, ai massimi livelli, nelle difficilissime trattative per l’ingresso dell’Italia nel Sistema Monetario Europeo – dove Baffi riuscì a convincere Helmut Schmidt e Giscard D’Estaing a concedere all’Italia la banda di oscillazione “larga” al 6%. Riva scrive: “Il potere politico era del tutto assente da questo passaggio fondamentale per la storia del Paese, mentre era presente – presentissimo – in quegli stessi mesi, per quanto riguardava vicende di affari privati e personali. Quelli dei fratelli Caltagirone, per esempio. Quelli di Sindona, successivamente”.

Nel consigliare una studentessa che ha realizzato una tesi su Paolo Baffi, mi è tornato all’occhio un passaggio impressionante delle Cronache brevi di Baffi.

A Baffi fu ritirato il passaporto e gli venne impedito di andare a Basilea (quando oggi sentiamo parlare del Comitato di Basilea, nato nel 1974, dobbiamo ringraziare Baffi) ai consueti consessi mensili dei banchieri centrali europei presso la Banca dei Regolamenti Internazionali, dove rappresentava l’Italia con notevole prestigio.

Baffi scrive: “9 marzo 1980 - La Repubblica pubblica un articolo, con titolo a caratteri cubitali: “A Baffi, Cappon, Ossola ritirato il passaporto”. Fors'anche come risultato di questo articolo, quando, nel viaggio in treno per Basilea, arrivo alla frontiera di Como, il funzionario di polizia in borghese, dopo aver guardato lungamente e sfogliato il nuovo passaporto, e avermelo restituito, torna indietro e lo richiede la seconda volta: strofina il pollice sull'impronta dei timbri a umido, forse per vedere se sbavano, cioè se mi sono fabbricato il passaporto la notte prima. Subisco in silenzio questa nuova umiliazione, anch'essa inflitta dalle istituzioni che ho servito in un'intera vita di lavoro”.

Avete letto bene. Il Governatore della Banca d’Italia viene sospettato di aver falsificato il passaporto. Tutto ciò ha dell’incredibile.

La verità - si saprà anni dopo - è che la P2 - su pressione della Democrazia Cristiana e dei soggetti economici vicini agli esponenti democristiani (Sindona, Caltagirone, Calvi, Italcasse) organizzò una manovra d’attacco alla Banca d’Italia servendosi di due suoi iscritti: gli inqualificabili magistrati, Infelisi (magistrato della Procura) e il giudice istruttore Alibrandi, che si permise di trattare in modo violento e ostile Baffi durante l‘interrogatorio.

Il 21 aprile 1979 un giornalista del Messaggero Fabrizio Menghini raccoglie questa incredibile e sconcertante testimonianza di Alibrandi: “Ho trovato dirigenti di istituti bancari piuttosto risentiti per le inchieste a senso unico dell’Istituto di emissione”. Nel Trentino, in Veneto, come in Sicilia, cioè in quelle località note come feudi democristiani, la Banca d’Italia, in persona di Sarcinelli, si sarebbe particolarmente accanita.

Prosegue Menghini: “Sorpresi da tanta franchezza i giornalisti hanno chiesto ad Alibrandi (il quale non fa mistero del suo orientamento politico: è un missino sfegatato) come mai si sia fatto paladino della Dc nei confronti della presunta persecuzione della Banca d’Italia. “Qui non si tratta di ideologie politiche ma di amministrare giustizia ed io come giudice non posso non rilevare questa mancanza di obiettività da parte della Banca d’Italia. C’è da augurarsi che Sarcinelli impari la lezione, se un giorno o l’altro riprenderà il suo posto in Banca d’Italia”.

Alibrandi, che livello abbiamo raggiunto! Due stimatissimi banchieri centrali devono imparare la lezione? Ma vergogna! Con un figlio brigatista nero (Alessandro Alibrandi, terrorista di destra, membro dei NAR, Nuclei Armati Rivoluzionari, ammazzato poi in uno scontro a fuoco con la polizia nel 1981). Non c’è limite al peggio.

Vi aspetto dopodomani per la seconda parte.

P.S.: in relazione alla figura di Paolo Baffi, si rimanda al post: Onore a Paolo Baffi, Governatore della Banca d'Italia, a 100 anni dalla nascita

mercoledì 21 marzo 2012

Febbraio 1992, appello di #MarioMonti. 2012 #Monti applica il programma del 1992. Siamo un Paese dai processi decisamente lenti

Nel corso della prima lezione all’Università di Bergamo, quest’anno ho chiesto agli studenti cosa pensavano dell’Euro, della Grecia e della Merkel. Massimo 15 righe scritte di getto. Uno studente, rigorosamente anonimo perchè in università gli studenti hanno paura di esprimere il loro pensiero – segno inequivocabile che le università sono un disastro – ha scritto: "L’euro è una cosa positiva però da quando c’è l’euro i prezzi sono aumentati quasi del 100% quindi l’euro è un fatto negativo”.

A parte l’espressione un po’ disarticolata, ormai è luogo comune dopo 10 anni dall’introduzione dell’Euro di carta (1.1.2002) l’idea che l’euro sia la causa dei nostri mali.

Prima ho citato l’ottimo libro di Lorenzo Bini Smaghi (Il paradosso dell’euro, Rizzoli, 2008), nel quale l’ex membro del comitato esecutivo della Bce, scrive: “Da quando è entrato in vigore l’euro ci ha permesso di superare il frenetico alternarsi dei governi e l’emergenza dell’11 settembre, la guerra in Iraq e lo shock petrolifero, la bolla virtuale e la crisi dei mutui subprime, tenendo testa alle principali crisi politico-economiche di quest’ultimo decennio”.

Al fine di rendere più interessante e documentata la lezione successiva, ho cercato nel mio archivio cartaceo #MarioMonti. Ho ripescato in una cartelletta consumata un articolo ingiallito del 27.2.1992: "Appello ai partiti, scegliete l’Europa" di Mario Monti e Luigi Spaventa (Corriere della Sera e Repubblica, ripeto 27 febbraio 1992. Cazzo, 20 anni fa).

Sentiamo cosa scrivono Monti e Spaventa. Sembrano osservazioni scritte oggi.

1) Concorrenza: "In Italia i settori internazionalmente protetti sono anche tutelati da pratiche e norme che ostacolano la concorrenza e creano le condizioni per una bassa produttività e un’inefficiente allocazione delle risorse...Si trata di rivedere norme che rendono i mercati poco contestabili: quelle che sanciscono di fatto una situazione di vero monopolio; quelle che ostacolando l’entrata, perpetuano la sopravvivenza di una molteplicità di imprese con eccesso di capacità e costi troppo alti; quelle che, imponendo inutili vincoli, sono causa di inefficienza e di costi impropri...Tale vaglio è necessario per impedire che, mentre si realizza un mercato unico europeo, si perpetui una pluralità di mercati (o non mercati ) nazionali".

Monti nel 2012 presenta il decreto liberalizzazioni, che viene tenacemente contrastato in Parlamento. Alessandro De Nicola scrive ieri su Repubblica: “Diciamo la verità: il decreto liberalizzazioni del Governo Monti è un’opera incompiuta. Era partito benino e poi a furia di emendamenti ispirati dalle lobby e inserimenti di lobby dirigiste inventate da deputati con scarsa conoscenza delle regole dell’economia ne è uscito un po’ malconcio”.

2) Finanza pubblica: "La crescita del debito continua ad eccedere quella del prodotto. Peggiora la situazione patrimoniale del settore pubblico perchè solo una frazione del debito serve a finanzaire nuovo capitale sociale: del maggior debito contratto nel 1991 meno di un terzo ha finanziato spese per investimenti; la maggior parte ha finanziato spese correnti....Ogni rinvio fa crescere il debito e dunque il costo dell’aggiustamento".

Monti nel 2012 cerca - con la forte opposizione dei partiti, morti che camminano - di tagliare la spesa pubblica.

3) Tassazione: "Vi è qualche spazio per aumenti delle aliquote formali, soprattutto nell’imposizione indiretta (nel 2012 inva è passata dal 20 al 21%; da ottobre passerà al 23%, ndr). Si deve recuperare base imponibile...un’area amplissima è costituita dai redditi da attività finanziarie".
La tassazione sui redditi da capitale dall’1.1.2012 è passata dal 12,5 al 20%.

4) Sistema previdenziale: "Una riforma radicale del sistema previdenziale è indispensabile per impedirne la bancarotta in un futuro non troppo remoto. Le modalità di computo dei trattamenti pensionistici nel settore privato consentono e incentivano comportamenti collusivi ai danni della previdenza: è possibile, e non pare certo iniquo, intervenire per evitarli".

Elsa Fornero
La riforma del miglior ministro del Governo Monti, Elsa Fornero, rivoluziona il sistema previdenziale passando per tutti dal metodo retributivo, pay as you go, al contributivo. Per approfondimenti si rimanda al post Pensare che Elsa Fornero possa discutere con la Gelmini sul welfare è come far giocare a calcio Totti con un ottantenne

5) Costituzione economica: "Si deve accogliere nelle istituzioni e nei fatti il modello di Costituzione economica stabilito nel Trattato di Maastricht....In sede di riforme istituzionali si potrà sancire il divieto di indebitamento per spese correnti con una modifica dell’art. 81 della Costituzione".
Nel marzo 2012 viene approvato il fiscal compact in sede europea che prescrive ai Paesi UEM il pareggio di bilancio in sede costituzionale. La Camera ha già approvato la modifica costituzionale, ora il testo è al vaglio del Senato.

Patto generazionale: Bossi e il Trota
6) Patto generazionale: "Le vere scelte politiche: noi e i nostri figli. Abbiamo indicato alcune questioni urgenti. Eliminare le anomalie italiane nella finanza pubblica, nella costituzione economica non è solo un esercizio di disciplina. E’ condizione necessaria per porre fine a una graduale emarginazione della nostra economia, che ha effetti negativi sulla produzione (19.3.12 L’Istat conferma la recessione, fatturato e ordinativi ai minimi dal 2009, Corriere della Sera ) colpita dalla concorrenza estera".

La scelta politica vera non è se e quando si debba pagare. La scelta vera è fra l’onere che siamo disposti a sopportare noi oggi e quello che altrimenti dovranno sopportare i nostri figli e le nuove generazioni. Quello che noi oggi non siamo disposti a pagare oggi lo pagheranno loro, maggiorato di salati interessi e di crude sanzioni: lo pagheranno in tasse e contributi, in minori servizi, in minore crescita, e non ce ne saranno grati.

Alla politica si chiede di non essere miopi; di riconoscere i problemi da affrontare anche quando farebbe comodo dimenticarli; di valutare le conseguenze nel tempo di azioni e omissioni”. Firmato Mario Monti e Luigi Spaventa, 27 febbraio 1992

Siccome la politica è stata non solo miope, ma disastrosa, con un’operazione capolavoro nel novembre 2011 Giorgio Napolitano ha nominato Mario Monti presidente del Consiglio.

Mario Monti, dopo 20 anni esatti, con il sostegno degli italiani, sta portando a termine il suo programma - scritto con Luigi Spaventa - nel febbraio 1992.

L’Italia è un Paese dai processi decisamente lenti. 20 anni per attuare le riforme strutturali che sono necessarie per tornare a crescere.

P.S.: il problema non è l’euro, siamo noi italiani.

lunedì 19 marzo 2012

Robert Kennedy, il PIL e la ricerca della felicità

La ricerca della felicità
Il 18 Marzo del 1968 - giusto 44 anni fa - Robert Kennedy pronunciava, presso l'università del Kansas, un discorso nel quale evidenziava - tra l'altro - l'inadeguatezza del PIL come indicatore del benessere delle nazioni economicamente sviluppate.

Tre mesi dopo veniva ucciso durante la sua campagna elettorale che lo avrebbe probabilmente portato a divenire Presidente degli Stati Uniti d'America.

Ecco alcuni passaggi significativi:

Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell'ammassare senza fine beni terreni.

Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell'indice Dow-Jones, nè i successi del paese sulla base del Prodotto Interno Lordo.
 Il PIL comprende anche l'inquinamento dell'aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana.

Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l'intelligenza del nostro dibattere o l'onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell'equità nei rapporti fra di noi.

Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta.

Può dirci tutto sull'America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere americani”.

Il primo in Italia a studiare la qualità del PIL è stato Giorgio Fuà , fondatore dell’ISTAO ad Ancona. Così lo ricorda Carlo Azeglio Ciampi – in Da Livorno al Quirinale (Il Mulino, 2010, p. 96): “Giorgio accoppiava la preparazione solida da economista con la capacità socratica di stimolare, di domandare, di suscitare interesse nei propri allievi, che gli volevano un bene più che filiale, paterno”.

Il Governatore della BCE Mario Draghi ha così ricordato Giorgio Fuà : “Il nome di Giorgio Fuà è intimamente legato agli studi sullo sviluppo economico...Nella Lettura all’Associazione Il Mulino, Fuà osservava che “… oggi, nei paesi ricchi, … dobbiamo smettere di privilegiare il tradizionale tema della quantità di merce prodotta e dedicare maggiore attenzione ad altri temi, che non possono più essere considerati secondari dal punto di vista del benessere collettivo.


Tra gli altri, citava l’equilibrio con l’ambiente naturale, il senso di soddisfazione o alienazione che caratterizza il lavoro. Per Fuà il reddito nazionale e il benessere collettivo non sono la stessa cosa”.

Entriamo in un campo minato. Parliamo di felicità, ricchezza e benessere. Visto che ricordiamo Bob Kennedy, non è inutile ricordare che la Dichiarazione di indipendenza dei tredici Stati Uniti d’America del 4 luglio 1776 recita che tra gli inalienabili diritti dell’uomo esiste la pursuit of happiness. Non per nulla Will Smith ci ha entusiasmato al cinema con La ricerca della felicità (Muccino style).

Enrico Finzi - uno dei più noti ricercatori sociali italiani - in un libro divertente e interessante - Come siamo felici. L’arte di goderci la vita che il mondo ci invidia (Sperling & Kupfer, 2008) - ci racconta come l’italiano riesca ad essere felice nonostante tutto quello che gli succede intorno.

La felicità non è il conseguimento dell’obiettivo, bensì la spinta verso il fine, il viaggio e non la destinazione.

Oscar Wilde disse: "Ci sono due tragedie nella vita, due drammi che noi viviamo: uno, quello di non avere ciò che desideriamo; l'altro, di aver soddisfatto il nostro desiderio!"

mercoledì 14 marzo 2012

Maradona, le obbligazioni bancarie e la pigrizia degli italiani

Tutti noi ci ricordiamo quali mirabilie riusciva a compiere Diego Armando Maradona con il pallone - calcio mistero senza fine bello cantava il grandissimo Gianni Brera. Ma Maradona durante la settimana non aveva voglia di allenarsi. Stava a letto e girava per il bassi di Napoli accompagnato da persone poco raccomandabili.
Eppure la domenica era sempre il numero uno, un fenomeno. Pigro ma fenomenale.

L’italiano medio non è da meno. E' molto pigro. Ama guardare la tv, ma soprattutto chiacchierare. C'è un però. Al contrario di Maradona, nell'ambito della scelta degli investimenti possibili, è una schiappa di quarta categoria. Altro che serie A.

Non legge. Nè giornali, nè settimanali – abbiamo la minor diffusione dei paesi avanzati – men che meno libri. Figuriamoci se si mette a leggere prospetti informativi e regolamenti, la cui lettura – meglio dire il dichiarare d’aver letto - è obbligatoria prima dell’acquisto di una obbligazione bancaria.

I prospetti e i fogli informativi sono noiosi. Ma le informazioni ci sono.

L'italiano in stato catatonico
Nel caso classico, nel foglio informativo è scritto: “Primo prezzo di emissione 100%. Scomposizione del prezzo di emissione:

- commissioni di collocamento 5%;

- prezzo di emissione al netto della commissione 95%

- prezzo di emissione= 100%

Se viene scritto chiaramente che le commissioni di collocamento sono del 5%, la responsabilità dell’investitore (nel non prendersi cura del suo patrimonio) è rilevante.

Quando si procede all’acquisto di un frigorifero – valore circa 500 euro – una famiglia si informa in modo capillare: va da Mediaworld, Trony, Unieuro, Castoldi, nel negozio sotto casa, chiama la sorella, la madre, la zia, gli amici. E la comparazione è fatta seriamente.

Quando si deve investire una cifra importante – che so 100mila euro - si entra in banca – già scontenti, con l’idea subito dopo di fare cose più interessanti – si firma l’acquisto di quello che offre il nostro “consulente” – sicuramente indipendente! – indipendentemente da cosa ci venga proposto, comprese le firme delle clausole vessatorie e la conferma di aver letto il prospetto informativo, e si esce belli soddisfatti.

Se la moglie del nostro investitore gli chiede a cena: “Quanto rende l’obbligazione che hai comprato oggi?”, la risposta è: “Mah, mi sembra il 3 o 4%”. La verità qual è? Sta nel prospetto. Con commissioni di collocamento pari al 5%, avendo investito 100mila euro, nel momento in cui si schiaccia il pulsante di uscita dalle porte infrangibili, il rendimento negativo – perdita secca – è del 5%.
L'investitore a colazione aveva 100mila. Pochi minuti dopo l'entrata in banca ha solo 95mila euro. Se solo avesse bisogno di quei 100mila euro l’indomani, incasserebbe solo 95mila euro. Un bell’investimento. Niente da dire! In gergo, si direbbe che l’investitore – inconsapevole – ha un mark-to-market negativo di 5mila euro.

Guido Rossi
Guido Rossi in un suo attualissimo saggio La scalata del mercato. La borsa e i valori mobiliari (Il Mulino, 1986), scrisse: “Nelle università degli Stati Uniti, un Paese che ci ha preceduto da svariati decenni nel controllo del mercato mobiliare, si insegna che la “securities regulation”, la disciplina dei valori mobiliari, parte dall’elementare principio che “chiunque può vendere uova marce a un milione di dollari l’una, purché il compratore sia informato che le uova sono marce, che il prezzo è esagerato e che in fondo non si tratta di un buon affare” (p. 79).

P.S.: per approfondimenti si consiglia il Quaderno Consob di luglio 2010: Le obbligazioni emesse da banche italiane. Le caratteristiche dei titoli e i rendimenti per gli investitori R. Grasso, N. Linciano, L. Pierantoni, G. Siciliano N. 67 Studi e Ricerche

P.S.(2): si consiglia la lettura di Emanuela Audisio, Il ventre di Maradona (Mondadori, 2006)

lunedì 12 marzo 2012

Non occorre essere stupidi per fare schiocchezze: l'ex chairman della Fed Greenspan ha investito nei fondi Madoff

Tempo fa in un articolo sul Financial Times l’ex chairman della Federal Reserve Alan Greespan ha picchiato duro contro l’Europa e l’Euro – come sempre ha fatto gran parte dell’establishment americano: “The ranking of credit risk spreads by size across the eurozone in 2010 was almost identical to the ranking of the level of unit labour costs (relative to that of Germany), suggesting that the higher labour costs and prices have rendered “euro-south” less competitive and so more subject to credit risk. The more competitively priced net exports of the northern eurozone participants, in effect, more than covered the rising level of net imports of the south. In short, between 1999 and the first quarter of 2011, there has been a continuous net transfer of goods and services shipped from the north to the south. Northern Europe in effect has been subsidising southern European consumption from the onset of the euro on January 1 1999. It is not a recent phenomenon….If the euro is to remain a viable currency across the eurozone, members must behave in the responsible manner contemplated in the Maastricht treaty. But it is not clear that culture, so integral to a nation’s personality, can be easily altered. As Kieran Kelly noted last week: “ . . . if I lived in a country like this [Greece], I would find it hard to stir myself into a Germanic taxpaying life of capital accumulation and arduous labour. The surrounds just aren’t conducive”.

La credibilità di Greenspan è un po’ appannata dopo l’ultima crisi, viste le conseguenze delle politiche monetarie ultraespansive e della deregulation che ha portato all’abrogazione dello Glass Steagall Act.

Pail Krugman
Il premio Nobel Paul Krugman pensa che sia stato il peggior Governatore della storia della Fed. Noi ci limitiamo a ricordare un fatto strettamente legato alla finanza comportamentale, ossia la branca della finanza che unisce in sè aspetti di psicologia cognitiva e teorie finanziarie in senso stretto.

Abbiamo parlato tempo fa di Bernard Madoff – vedi post Il caso Madoff, il mastino Irving, Unicredito e il rischio reputazionale e della truffa gigantesca che ha ideato e portato a termine per un lungo periodo di tempo.

Tett e Gelles hanno chiuso la loro intervista a Madoff (Madoff spins his story, FT, 9 april 2011) commentano con saggezza: “The fact that so much of Madoff’s story is so commonplace on Wall Street – the tax shelters, black boxes and mysterious returns – is what allowed him to go undetected for so long. And this is why Madoff has sent chills through investors at every level. If most sophisticated minds in finance were easily duped through an elementary scheme run by one of their own, how can anyone with money invested in the modern financial system know who to trust?

Alla fine del 2008 è emerso che Greenspan ha perso il 30% dei propri risparmi con il crack Madoff, avendo investito in uno dei feeder fund che ne alimentavano le gestioni.

La domanda che ci facciamo noi più banale. Come ha fatto l’ex chairman della Federal Reserve Alan Greenspan a convincersi a investire nei fondi di Madoff?

Una possibile risposta? In due libri:

Alan Greenspan
1. Non occorre essere stupidi per fare schiocchezze, Paolo Legrenzi (Il Mulino, 2010). Anche Greenspan ci è cascato.

2.Annals of Gullibility: Why We Get Duped and How to Avoid It (Praeger Publishers, autore Stephen Greenspan, uno psicologo, no relation to Alan). Lo psicologo e Phd Americano ci spiega con grande perizia come mai milioni di persone credano troppo facilmente a fenomeni che si rivelano poi illusori, manipolatori e dannosi.

mercoledì 7 marzo 2012

Niente cultura, niente sviluppo. Nulla è dovuto al fato. Sta in noi. Non esistono scorciatoie. La vita va avanti

Holland House Library (Corbis)
Tre domeniche fa Il Sole 24 Ore ha lanciato il Manifesto della cultura, dove si sostiene il ruolo della cultura nella rinascita civile italiana. Cultura intesa come musica, teatro, danza editoria, archivi storici, memorie, scienza, letteratura, musei, innovazione.

Se vogliamo davvero ritornare a crescere, se vogliamo ricominciare a costruire un'idea di cultura sopra le macerie che somigliano assai da vicino a quelle da cui è iniziato il risveglio dell'Italia nel secondo dopoguerra, dobbiamo pensare a un'ottica di medio-lungo periodo in cui lo sviluppo passi obbligatoriamente per la valorizzazione dei saperi, delle culture, puntando in questo modo sulla capacità di guidare il cambiamento. La cultura e la ricerca innescano l'innovazione, e dunque creano occupazione, producono progresso e sviluppo. La cultura, in una parola, deve tornare al centro dell'azione di governo. Dell'intero Governo, e non di un solo ministero che di solito ne è la Cenerentola. È una condizione per il futuro dei giovani. Chi pensa alla crescita senza ricerca, senza cultura, senza innovazione, ipotizza per loro un futuro da consumatori disoccupati, e inasprisce uno scontro generazionale senza vie d'uscita”.

La crescita deve ripartire da qui. Niente cultura, niente sviluppo.

Illustrazione di Guido Scarabottolo (Sole 24 Ore)
L’immagine simbolo scelta dal Sole 24 Ore è fantastica. E’ la foto della Holland House Library di Londra a seguito dei bombardamenti del 1940, conseguenti alla Battaglia d’Inghilterra, che durò dal 10 luglio al 31 ottobre 1940.

Ricordiamo anedotticamente l’affermazione del primo ministro inglese Winston Churchill : “Mai così tanti uomini (popolo inglese, ndr) dovettero così tanto a cosi pochi uomini (i piloti della RAF, Royal Air Force, ndr)".

E’ una giornata di settembre 1940. Nel quartiere di Kensington, è crollato il tetto della biblioteca, una delle più preziose d’Inghilterra, frequentata - tra gli altri - da Dickens, Byron, Disraeli.

Come scrive Stefano Brusadelli “A rendere straordinaria la fotografia (scorrete il mouse per tornare ad osservare la foto con attenzione, ndr) sono tutti i suoi particolari. Il contegno dei tre visitatori, assorti e del tutto indifferenti, anche nella postura del corpo, al contesto di distruzione e di pericolo nel quale si trovano. Il rispetto con il quale osservano e maneggiano i volumi, pure ormai privi di protezione. Il loro volgere le spalle al muro nero di rovine che occupa il centro della scena, emblema della guerra e della violenza. La rappresentazione della biblioteca – miracolosamente rimasta intatta – alla stregua di cuore scoperchiato dell’edificio, e, per metafora, del mondo intero e della civiltà.


I personaggi si comportano come se si trovassero in un giorno qualsiasi all’interno di una delle tante librerie londinesi, niente li può distrarre da questo rapporto magico con i libri, niente può offuscare il gusto della conoscenza. Insomma: dai libri la vita riparte; lì c’è la salvezza. Anche, e soprattutto, nei periodi difficili e oscuri”.

Il messaggio che ci tramandano i tre fantastici lettori è: la vita continua, anche dopo il terribile bombardamento della Luftwaffe ordinato da Hitler nel settembre 1940.

Il 12 luglio 1991 Carlo Azeglio Ciampi intervenne all’Università Bocconi con un testo intitolato “I valori di Luigi Einaudi e il governo della moneta: alcuni motivi di riflessione”. La chiusura del messaggio di Ciampi è attualissima e ve la porgo in dono: “Preferisco concludere, facendo ancora una volta parlare Einaudi: “è necessario che gli italiani non credano di dover la salvezza a nessun altro fuorché a se stessi. ...Basta un atto di volontà” (passaggio tratto dalle Considerazioni finali di Einaudi del 31 marzo 1947).

Nulla è dovuto al fato. Sta in noi (Ciampi, cit.). Non esistono scorciatoie (Draghi, cit.).

La vita va avanti. Oggi dove c’era la Holland House Library c’è un meraviglioso parco pubblico – Holland Park - dove ho fatto dell'ottimo jogging nei lontani anni Novanta del secolo scorso.

lunedì 5 marzo 2012

Volatilità, VIX, Chicago board of trade e l'indice della paura

Asserragliati nelle nostre case e nelle nostre città, veniamo ogni giorno di più bombardati da messaggi che diffondono paure. La paura è un affare, un business politico per chi promette un antidoto, magari fatto di parole vuote, frasi generiche, o di provvedimenti impraticabili. C’è un mercato della paura e serve a venderci la merce politica e mediatica che si chiama sicurezza”. Così si esprime efficacemente il Prof. Marco Aime (Il tribalismo e i difficili conti con il passato).

Bene. Parliamo della paura e di un libro che ho letto durante le vacanze di Carnevale: L’indice della paura, scritto da Robert Harris (Mondadori, 2011), che vede protagonista Alex Hoffmann.

A quarantadue anni Hoffmann è una leggenda: scienziato tra i più noti al mondo, è ora un ricco e potente uomo d'affari proprietario di una società che gestisce fondi d'investimento, e ha da poco creato un software sofisticatissimo e top secret, destinato a rivoluzionare i mercati finanziari di tutto il mondo. Nessuno dei suoi rivali sa come, ma il sistema che Hoffmann ha messo a punto e che ruota intorno al VIX - l'indice di volatilità, familiarmente chiamato dagli addetti ai lavori "indice della paura"- genera un incredibile ritorno in termini economici per i suoi clienti.

Un passaggio mi ha colpito in particolar modo: “I nostri algoritmi prosperano nel panico, perchè gli esseri umani quando sono spaventati si comportano sempre in modo decisamente prevedibile”.

Il filosofo greco Epitteto scrisse: “Gli uomini sono turbati e allarmati non dalle cose, ma dalle impressioni e dalle opinioni che hanno delle cose”.

Proprio perchè il linguaggio ha liberato il potere dell’immaginazione - e con essa arrivano le voci, il panico, la paura – il protagonista del libro Alex Hoffmann ha costruito un algoritmo che non ha immaginazione, che non va nel panico.

Hoffmann sintetizza così: “Nell’ambito della finanza comportamentale, non possiamo analizzare ogni aspetto del comportamento umano nei mercati e il suo probabile effetto scatenante nel corso degli ultimi vent’anni. Ci siamo resi conto fin dall’inizio che avremmo dovuto restringere il campo. La soluzione a cui siamo approdati è stata quella di scegliere un’emozione particolare sulla quale sappiamo di avere dati significativi: la paura”.

Sempre Hoffmann – ex scienziato del CERN di Ginevra (lo stesso CERN protagonista recente dei passi falsi sulla velocità del neutrino) e nel libro gestore di un hedge fund di successo: “La paura è storicamente l’emozione più forte in economia. Ricordate cosa disse Franklin Delano Roosevelt durante la Grande depressione? E’ la citazione più famosa nella storia finanziaria: . In realtà la paura è l’emozione umana più forte. Chi mai si sveglierebbe alle quattro del mattino perchè si sente felice?...La nostra conclusione è che la paura sta guidando il mondo come mai prima”.

E su quale indice si concentrano le “bet”, le scommesse, le operazioni direzionali del fondo hedge guidato da Hoffmann? Sul VIX – indice di volatilità dell’indice S&P 500, quotato sul mercato a termine di Chicago - chiamato l’indice della paura dagli operatori poichè misura la volatilità implicita del mercato nei prossimi mesi. E maggiore è la paura, l’incertezza, maggiore è la volatilità.

Anni fa sono stato a Chicago, città bellissima, vi consiglio di andarci. E’ stato emozionante entrare al Chicago Board of Trade (CBOT), dove un’intera parete è occupata dagli schermi lcd dove in diretta dal satellite vengono proiettate le previsioni metereologiche negli States, fattore critico per la determinazione del prezzo futuro delle materie prime, quotate al CBOT.

Chiudo con un lontano passaggio della mia tesi di laurea (1994, wow!) recita: “Roll scopre nel 1994 che il mercato futures statunitense del succo d’arancia liofilizzato possiede un set informativo sull’evoluzione del clima in Florida – dove viene prodotta la maggior parte del succo d’arancia degli Stati Uniti – molto vasto, tale da generare previsioni del tempo migliori, in media, di quelle del servizio metereologico americano”.