sabato 29 aprile 2017

Macron, Saint-Exupéry e le forze in cammino. L'esercito comune per gli Stati Uniti d'Europa

Emmanuelle Macron
Al recente primo turno delle elezioni presidenziali francesi, la paura di una vittoria della destra xenofoba guidata da Marine Le Pen è stata esorcizzata dal successo di Emmanuel Macron, 39enne, astro nascente della politica europea. Dopo aver frequentato l'ENA, École National di Administration, scuola superiore dell'élite francese, Macron diventa banchiere d'affari a Rothschild. A 29 anni si iscrive al partito socialista, a 34 diventa consigliere del presidente Francois Hollande. Pupillo di Jacques Attali, dal 2014 al 2016 è ministro dell'Economia nel governo Valls II.
Nell'agosto 2016 si dimette per candidarsi alle presidenziali. Rifiuta le primarie (oh, yes), giudicate di scarso valore: spesso chi vince le primarie, perde le elezioni perché chi va a votare in via preliminare è poco rappresentativo oppure è molto più estremista del cittadino medio elettore.
"E' un computer", afferma Caterina Avanza, 36 anni, l'italiana di punta nello staff di Macron. E' cocciuto, determinato, esigente. Anche in amore, essendosi innamorato della sua professoressa, Brigitte Trogneux, che ha poi sposato molti anni dopo.

Macron ha ricordato in campagna elettorale di aver visitato da ragazzo, guidato dal padre, i cimiteri di guerra nei pressi di Amiens - zona di guerra franco-tedesca nella prima guerra mondiale. "Il nazionalismo è guerra", ha scandito Macron, riprendendo uno straordinario intervento di Francois Mitterand al Parlamento europeo a Strasburgo nel gennaio 1995.

Non è un caso che Macron abbia chiuso l'ultimo discorso della campagna elettorale con un passaggio tratto dai "Miserabili" di Victor Hugo: "Tentare, osare, insistere, perseverare, essere fedeli a se stessi, affrontare il destino corpo a corpo, tener duro, tener testa; ecco l'esempio di cui i popoli hanno bisogno, ecco la luce che li elettrizza".

Mi ha personalmente colpito che Macron abbia chiamato il suo movimento centrista "En marche!", che potremmo tradurre "In cammino", e mi ha fatto tornare in mente un passaggio di "Volo di notte" di Saint-Exupéry. In un passaggio chiave del libro (ambientato in Sud America negli anni '30, quando i piloti degli aerei postali viaggiavano a vista in modo eroico) – quando il pilota Fabien rischia l’osso del collo nel mezzo di un uragano che spinge fuori rotta l’aereo – il collaboratore di Riviére, responsabile dell’intera rete aerea, si sente rispondere: “Vede Robineau, nella vita non ci sono soluzioni. Ci sono forze in cammino: bisogna crearle, e le soluzioni vengono dopo”.
Macron non ha soluzioni pre-confezionate per la crisi europea, ma ha messo "in cammino" le forze necessarie per un'evoluzione positiva. Ha infatti dichiarato - vedremo poi se sarà coerente una volta eletto - di voler spingere per la creazione di una difesa comune europea. Fu la Francia con il generale Charles De Gaulle a bloccare la neonata Comunità Europea di Difesa (Ced). In questo modo si creerebbero le condizioni per un aumento degli investimenti pubblici, spiazzati dalla crescente spesa corrente.
Quante volte Carlo Azeglio Ciampi ha parlato di zoppia: "Alla moneta unica, cioè a un fatto squisitamente europeo, non si è accompagnato un coordinamento della politica economica europea. Si è fatto l’eurogruppo, il gruppo dei paesi dell’Unione europea membri dell’Unione monetaria, e aventi tutti come moneta l’euro. Ma l’eurogruppo non si è mai istituzionalizzato in maniera piena; l’eurogruppo non ha assunto poteri maggiori. All’interno dell’Ecofin, l’eurogruppo funziona come un organo di consultazione; ma, ripeto, non ha mai avuto poteri decisionali, a cui debbano adeguarsi tutti i paesi dell’euro. Io penso che se fossero rimasti in carica per qualche anno in più alcuni ministri che hanno vissuto la creazione dell’euro, avremmo compiuto questo passo necessario, indispensabile: far corrispondere ad una Banca Centrale Europea un unico governo coordinato dell’economia europea, con alcuni poteri sovranazionali”.
Nella nota introduttiva al volume di Pecchi, Piga, Truppo "Difendere l'Europa" (edito dalla Vitale & Co.) Guido R. Vitale scrive quali siano le ragioni di una vera difesa europea: "l'enorme valore simbolico di avere un esercito europeo e la sua relativa industria, la sua portata straordinaria in termini economici e occupazionali e l'impatto decisivo che ne conseguirebbe in termini di sviluppo e occupazione".
Per avere gli Stati Uniti d'Europa bisogna partire con l'esercito europeo. Speriamo che Macron - da presidente della Francia - segua Saint-Exupéry e liberi le "forze in cammino".

sabato 22 aprile 2017

Uguaglianza ed egualitarismo, dove stiamo andando? Verso il magico mondo dei privilegi acquisiti

Qualche settimana fa il past president dell'Associazione per il Progresso Economico (APE) Pippo Amoroso ha scritto alcune riflessioni sull'uguaglianza. Le riporto integralmente perché meritano:
"Tutti noi siamo cresciuti con alcuni punti fermi di carattere politico/culturale. Fra questi, il trinomio "libertè, egalitè, fraternitè" della Rivoluzione francese.
Senonchè, gli eventi di questo momento storico stanno mettendo in crisi il concetto stesso di uguaglianza. "Uno vale uno" dicono i pentastellati.
Venti sconosciuti residenti nello stesso luogo indicano sul web il nome di uno di loro (probabilmente un sodale abituale di chissà quali bagordi) e pretendono che il suddetto divenga il candidato sindaco delle prossime elezioni comunali, costringendo Grillo a comportarsi come un classico dittatorello "ancien regime" per evitare guai peggiori.
Secondo una seria ricerca appena pubblicata, nel nostro paese l'analfabetismo di ritorno è così diffuso che l'80% non capisce quello che legge. Ciò tuttavia non impedisce ad una massa sempre crescente di persone di usare i nuovi strumenti del social network per insultare la Presidente della Camera dei deputati e chiunque altro passi loro in mente di aggredire.
Umberto Eco ha acutamente osservato che "la diffusione del web ha sdoganato i cretini", il cui raggio di azione era prima limitato al Bar Sport, dove potevano esprimersi dinanzi ad un bicchiere di vino o un mazzo di carte. Ma, più in generale, occorre avere il coraggio di porci alcune domande scomode. Davvero Don Gino Rigoldi è uguale all'imam che predica la violenza e supporta l'attentatore dell'Isis?
E i Medici senza Frontiere che operano in Siria e a Mosul sono uguali agli sconosciuti che hanno massacrato e ucciso un giovane vicino a Roma? Il Dalai Lama è uguale ad Assad? Papa Francesco è uguale ad Al Baghdadi?
Un signore molto furbo mi ha detto tempo fa che non bisognerebbe mai porsi delle domande troppo imbarazzanti, in modo da vivere meglio. Non è così. Tutte le nostre certezze sono state messe in crisi da quanto sta succedendo nel mondo. Armiamoci di tanta umiltà ed affrontiamo quindi i problemi, nella speranza di arrivare ad una soluzione. Garantire a tutti pari opportunità non può significare fingere che tutti siano uguali".

L'avv. Amoroso ha fatto riflettere altri membri dell'APE. Gianfranco Pisani ha voluto condividere alcune considerazioni:

"Non c’è uguaglianza tra chi è garantito, a tutti i livelli (dal presidente della Corte dei Conti sino all’ultimo bidello) e chi no, dall’imprenditore alle partite iva che nascondono la disoccupazione.
L’aumento delle retribuzioni nel pubblico impiego negli ultimi anni, a prescindere dalla produttività, è il sintomo più scandaloso di questo; mentre gli altri – i non garantiti – soffrono dei prezzi sempre più tirati che il mercato offre loro, e dei tempi di pagamento infiniti che i garantiti gli propinano (tanto a loro che je frega? sono pagati dallo stato, c’hanno i diritti!!)

Questa differenza “trasversale” è, e sempre più sarà a mio avviso, la chiave di volta della nuova lotta di classe. Quindi 1 vale 1 va abbattuto, come quando nella sanità puoi i) aspettare mesi il tuo turno, oppure ii) pagare ed essere curato subito, con buona pace dei diritti!

Il punto è che questa posizione scomoda va dichiarata in esplicito PRIMA dei plebisciti, e non dopo, come nel caso Brexit/Raggi/Trump".

Io sono d'accordo con l'amico Pisani. Molti diritti sono privilegi acquisiti, come scrisse l'insigne giurista Arturo Carlo Jemolo nel 1978: “La parola “diritto acquisito” ha un fascino grande, presso i più degl’italiani, che non credono si debba scrutare come quel diritto sia stato acquisito né se abbia un fondamento in norme razionali o piuttosto in abusi”.
Favorire alcune categorie significa avvantaggiare chi sta già bene.

domenica 9 aprile 2017

Cronaca di un pomeriggio surreale all'Ufficio Anagrafe di Milano: produttività ai minimi storici

Venerdì scorso Repubblica Milano titolava in prima pagina "Anagrafe, code record per avere un certificato più di due ore di attesa". Sono rimasto colpito perché due giorni prima con mio figlio Francesco sono stato all'ufficio anagrafe di via Paravia per procedere all'agognato rilascio della carta di identità.
La carta di identità ormai è solo elettronica per cui occorre prenotarsi al numero 020202, ottenere un appuntamento in là nel tempo (circa 26 giorni) all'ufficio centrale di via Larga oppure in un altro ufficio decentrato (40 gg).
Intanto il numero 020202, una volta presa la linea dopo molta attesa, non comunica esattamente quali documenti bisogna portare con sé. Appena entrato in via Paravia poco prima delle 15, come da appuntamento, le impiegate dell'ufficio mi comunicano che senza un documento di identità di mio figlio non possono procedere per la carta di identità, cosa che non mi è stata detta al telefono. Gli stessi impiegati lamentano il fatto che il cittadino arriva con informazioni sbagliate per colpa del personale addetto allo 020202.
Meno male che in passato abbiamo chiesto il rilascio del passaporto. E chi non ce l'ha? Boh. Per cui risalgo in scooter, vado a casa, lasciando mio figlio con un libro in mano in sala d'attesa.
Francesco mi aveva appena chiesto: "Quanto ci mettiamo?". E io: "In qualsiasi ufficio pubblico sai quando entri ma non sai quando esci e con che cosa". Quindi regola aurea impone di portarsi un libro voluminoso, tipo "I fratelli Karamazov".
Ritorno con il passaporto in mano e sento che la via per avere la carta di identità sarà ancora lunga e tortuosa. Le impiegate mi fanno accomodare. Io e mio figlio siamo gli unici prenotati. Siamo assistiti da una impiegata, dalla responsabile della sede decentrata e da colei che coordina lo smistamento e l'accoglienza dei cittadini. Tre persone per una carta d'identità.
Avevo chiesto allo 020202 se la delega di mia moglie (al lavoro) poteva essere valida. Mi hanno risposto di sì ma in via Paravia dicono che ci vorrebbe un testimone. Dopo una mia replica (accesa), la situazione peggiora: mi dicono che la foto sul passaporto di Francesco (12 anni) non è recente per cui non si può avere la carta di identità. Andiamo bene. Interviene la responsabile che ritiene valida la foto (concessione al suddito) perché somigliante rispetto ad oggi. Francesco fa notare la presenza di tre nei sia sulla foto del passaporto, sia sul suo viso. Io rido ma mi contengo. Il funzionario pubblico di solito è privo di ironia. Forse, comunque, ce la possiamo fare. 
L'impiegata procede quindi e completa al computer i dati necessari previsti dalla procedura. Raccoglie la firma di Francesco nonché le impronte digitali delle dita di entrambe le mani.
Siamo sempre soli nell'ufficio. Evidentemente gli appuntamenti vengono fissati lasciando eccessivi margini tra un appuntamento e un altro. Il cittadino ha l'impressione di avere a che fare con organizzazioni pubbliche dalla produttività scarsa. Non ci vuole Paul Krugman o Martin Wolf del Financial Times per capire che nella Pubblica Amministrazione si vive sulla luna.
Si esce dall'ufficio pubblico con un documento in mano? No. Bisogna attendere di essere chiamati per il ritiro. All'ufficio Anagrafe sconsigliano di chiederne la spedizione al proprio domicilio perché ci sono parecchi errori nelle consegne. Per cui dovrò tornare un giorno, senza delega pare, per ritirare la CI di mio figlio. Il tempo, per la PA, non conta.

Sono rimasto quindi basito quando ho letto che il Comune di Milano intende dare il via libera a 35 assunzioni a tempo determinato per tamponare l'emergenza. Cosa andrebbe fatto invece? Un maggior coordinamento tra il numero 020202 e gli uffici decentrati, dove dovrebbe essere rinviato il cittadino (visto che in via Larga vanno tutti per abitudine) provvisto delle informazioni corrette, per evitare tempi morti, proteste e appuntamenti mancati per dcumentazione insufficiente.
La digitalizzazione deve andare avanti spedita. L'Assessore Roberta Cocco (colei che ha fatto di tutto per non pubblicare i suoi redditi online come prescrive la normativa) proviene da Microsoft e dovrebbe sapere come fare. Il cittadino deve sforzarsi di chiedere i certificati online (incentiviamolo facilitando la cosa), ma senza una sana organizzazione i colli di bottiglia saranno la normalità. La produttività degli uffici deve salire. E siamo a Milano. Non a Caltanissetta.