venerdì 31 luglio 2015

Ti sia lieve la terra, caro Paolo Baffi

Paolo Baffi
Il 4 agosto 1989, giusto 26 anni fa, scompare Paolo Baffi, governatore della Banca d'Italia dal 1975 al 1979. Un galantuomo che ha illuminato l'Italia con il suo impegno, il rigore morale, lo spessore intellettuale. Quando andava a Basilea alla Banca dei regolamenti Internazionali , il silenzio regnava sovrano per ascoltare uno dei massimi banchieri centrali del mondo.

Oggi tutti elogiano Mario Draghi, governatore della Bce. Addirittura qualcuno invoca la presenza di Draghi in Cina, dove i mercati sono particolarmente turbolenti (e ci credo, i prezzi delle azioni sono raddoppiati nel corso di un anno!). E allora mi permetto di ricordare che prima di partire per Francoforte rese un tributo all'uomo che lo ha segnato di più: "La cultura di Paolo Baffi conteneva più fermenti di modernità di quanti ve ne fossero nella cultura politica del momento".
 
Nel marzo 2015 ho avuto l'occasione di presentare il volume - che ho curato - di P. Baffi e AC Jemolo Anni del disincanto (Aragno editore, 2014) nel bellissimo Salone delle Assemblee della Banca d'Italia di Milano. In tale occasione sono stato intervistato. Un breve intervento, ma credo efficace.
Quindi, invece di leggere, per stare al passo coi tempi, guardatevi questo video.

Se volete approfondire i temi trattati in "Anni del disincanto", quest'altro video è indicativo

Buone vacanze a tutti i miei lettori. Ci rivediamo, puntuali, a settembre.

martedì 28 luglio 2015

Sono 5 anni che esiste Faust e il Governatore. Buon compleanno!

A fine luglio di 5 anni fa, stimolato dai miei studenti, ruppi gli indugi e creai questo blog, di cui vado particolamente fiero. Qualche numero: oltre 4mila pagine al mese lette, 233mila dalla nascita, 422 post elaborati.

Un successo, soprattutto per la qualità di voi lettori, che continuate a leggermi, a postare commenti pubblici e privati.

Stanno per iniziare le vacanze agostane. Colgo l'occasione, come al solito, per segnalarvi qualche titolo. Come ha scritto Donatella Di Cesare sulla Lettura di domenica scorsa ha saggiamente scritto che il riposo non significa dormire e basta: "Il riposo non va confuso con il sopore né con l'inerzia. Il respiro del riposo segna l'interruzione che imprime un nuovo ritmo, che inaugura un viaggio verso un'altra esperienza del tempo. Soprattutto, al contrario di quello che si crede, il riposo è agire, dove l'importante diventa il come si agisce. Riposare vuol dire spezzare quell nesso tra mezzo e fine che pervade la consueta produttività dei nostri giorni. Significa, dunque, affrancare il nostro agire dall'economia dei fini. Riposare è un agire più elevato, quasi festosamente celebrato".

Cosa c'è di più elevato che leggere?

Nella mia (piccola) valigia cercherò di portarmi:

- G. Nardozzi, Il modo alla rovescia. Come la finanza dirige l'economia, il Mulino;
- Sebastiano Vassalli (scomparso ieri, gli sia lieve la terra, io l'ho citato più volte, mirabili i suoi "Marco e Mattio" e "Il Cigno", la storia di Emanuele Notarbartolo, direttore del Banco di Sicilia), La Chimera, Einaudi;
- Antonio Manzini, Non è stagione, Sellerio; ho la letto Pista nera, ambientato a Champoluc e il vice questore Rocco Schiavone mi ha stregato;
- Carlo Bellavite Pellegrini, Pirelli. Innovazione e passione 1872-2015, il Mulino;
- (a cura di) Nicola Rossi, Sudditi. Un programma per i prossimi 50 anni, Policy;
- (a cura di) Alfredo Gigliobianco, Luigi Einaudi: libertà economica e coesione sociale, Laterza.

Mi raccomando, assicuratevi che anche i vostri figli abbiano libri su cui meditare e sognare (perchè no).

Ah, scordavo, se non l'avete ancora letto, P. Baffi e A.C. Jemolo, Anni del disincanto, a cura del sottoscritto, Aragno editore, un carteggio tanto antico quanto attuale tra due galantuomini.

lunedì 20 luglio 2015

La forza dei simboli: Papa Francesco e Santa Marta, Sergio Mattarella e le Fosse Ardeatine, Mario Draghi e il volo low-cost, Carlo De Benedetti e il mancato elicottero

Graffito romano su Papa Francesco
Papa Francesco è una delle maggiori figure di spicco di questi ultimi anni. Il cambiamento che sto portando all'interno della Chiesa è mostruoso. A livello simbolico, il fatto che giri alla sera da solo senza scorta per Roma ha dell'incredibile. Proprio perchè siamo convinti che gli atti abbiano una forte valenza simbolica, crediamo che la scelta del Papa di andare a risiedere non negli alloggi Vaticani ma in Santa Marta sia di fondamentale importanza per far capire a tutti che le cose si possono cambiare. Massimo Franco nel suo Il Vaticano secondo Francesco (Mondadori, 2014) scrive: "L'edificio scelto come casa da papa Francesco anticamente era un lazzaretto pontificio per i malati di colera (...). Francesco ha detto di vedere la Chiesa "come un ospedale da campo dopo una battaglia...Curare le ferrite. E bisogna cominciare dal basso".
Non banale il fatto che Casa Santa Marta abbia ospitato nel 2011 i commissari di Moneyval, l'organismo del Consiglio d'Europa che si prefigge di valutare i sistemi antiriciclaggio del denaro sporco.
Il Committee of experts on the evaluation on the anti-money laundering measures and the financing of terrorism negli anni scorsi ha messo in mora la banca del Vaticano, lo Ior - Istituto per le Opere di Religione - che non rispettava le normative antiriciclaggio.

Un altro istruttivo atto simbolico è stata la visita del neo presidente della Repubblica, appena eletto, Sergio Mattarella alle Fosse Ardeatine. Con una semplicissima Panda, peraltro. L'Agenzia Ansa scrive che "Dopo essersi fermato in raccoglimento nel luogo dell'eccidio compiuto dainazisti ha dichiarato: "L'alleanza tra  nazioni e popolo seppe battere l'odio nazista, razzista,
antisemita e totalitario di cui questo luogo è simbolo doloroso. La stessa unità in Europa e nel mondo saprà battere chi vuole trascinarci in una nuova stagione di terrore". Una partenza veramente all'insegna della sobrietà - quanto ne abbiamo bisogno! - e della Resistenza come fondamento della Nazione.


Mario Draghi
Quando Mario Draghi venne nominato governatore della Banca d'Italia, dopo il pessimo finale di Antonio Fazio - coinvolto in un rapporto incentuoso con il banchiere Gianpy Fiorani di Banca Popolare Lodi  - alla prima occasione di viaggio, decise di comprare un volo low-cost, senza alcun portaborse ad alleviare il peso dei documenti che portava con sè. Il messaggio da passare ai media era chiarissimo. Le cose sono cambiate. In Banca d'Italia si torna all'era Baffi, con comportamenti di totale sobietà e integrità. E mai e poi mai di ricevono "baci sulla fronte" da un soggetto vigilato.

Nel lontano 1979, con il terrorismo al culmine, come raccontò il compianto Marco Borsa in Capitani di sventura (Mondadori, 1992), Carlo De Benedetti ricevette una telefonata del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa avvisandolo che era nel mirino delle Brigate Rosse, suggerendogli di comprare un elicottero per andare ogni mattina ad Ivrea senza correre rischi. Ma De Benedetti rispose: "Caro generale, mi rendo conto del pericolo e le sono grato per avermi avvertito. Ma temo proprio di non poter venire in elicottero in un momento in cui sto chiedendo ai miei dipendenti il massimo sforzo per ridurre le spese generali".

lunedì 13 luglio 2015

La rivoluzione digitale può salvare il mondo. Il caso del Plan Ceibal introdotto da Mujica in Uruguay

Daniel Cabrera, filippino, 9 anni, studia sotto un lampione
Fino a poche settimane fa il presidente dell'Uruguay è stato José Mujica Cordano, un personaggio molto interessante. Un "leader di statura mondiale" lo ha definito l'Economist.

Mujica, 80 anni, ne ha passati 14 in carcere, in quanto membro del Movimento di liberazione nazionale Tupamaros. Entrato in prigione a 37 anni, ne è uscito a 50 dopo due evasioni e segni indelebili sul suo corpo in seguito alle torture subite.
Come Nelson Mandela, nonostante quello che ha passato, Mujica non prova rancore. Quando uscì nel 1985, pochi giorni pronunciò un discorso dove non c'era traccia di alcun risentimento. E' questa la sua forza.

Una volta eletto presidente dell'Uruguay, ha subito rinunciato all'emolumento di 10mila dollari circa, trattenendone per sè solo 1.000 al mese. Ha sostenuto di non averne bisogno, vivendo in una casa semplice con la moglie Lucia e la cagnetta Manuela.
Tra le diverse cose - oltre l'esempio - che Mujica lascia al suo Paese ce n'è una di grande valore. E' il Plan Ceibal - nome che deriva dal ceibo, albero tipico del Paese - che si concretizza nel garantire un computer per ogni scolaro uruguagio (come li definiva il grande Gianni Brera) e connessione wi-fi in tutte le scuole del Paese.

L'iniziativa deriva da un'idea di Nicholas Negroponte del Mit denominate "one laptop for a child". Non mi è sfuggita la foto di Daniel Cabrera, bimbo filippino di 9 anni, che cerca di studiare nella notte sotto la luce di un lampione. Magari un giorno anche nelle Filippine potrà arrivare questo progetto così valido.
Oggi in Uruguay, tutti gli scolari delle 2.400 scuole elementari hanno un pc portatile che si chiama XO, bianco e verde, piccolissimo e con tutte le funzioni che servono a un bambino. Altro che digital divide!

Lode a Mujica, a Negroponte e a tutti coloro che sono in grado di cambiare il futuro delle persone, soprattutto se meno fortunate.

martedì 7 luglio 2015

La mancanza di senso storico è un grave fattore di debolezza dei millenials

Nella mia esperienza di professore (a contratto) in università ho tratto sempre più elementi che dimostrano la grava mancanza di senso storico delle nuove generazioni. Gli studenti ai miei occhi sono spaesati, ciechi e bendati in un mondo incerto, mai tanto complesso, liquido (Bauman, cit.). Come fare a orientarsi? Studiare la storia. Nessuno lo fa e anche le università riducono i programmi di storia, rendendo l'allievo sempre meno pronto ad affrontare il mondo con la saggezza derivante dalla memoria storica.

In un bell'articolo Massimiliano Panarari sulla Stampa - L'illusione di essere eruditi 2.0 - ha evidenziato che i giovani - facendo leva su google - tendono a sottovalutare l'importanza del sapere. E' caduto il "confine tra quanto si conosce effettivamente e ciò che si ritiene di sapere semplicemente perché lo vediamo sul Web e lo leggiamo in presa diretta sullo schermo di qualcuna delle nostre piattaforme digitali. Una confusione bella e buona (anzi, cattiva e pericolosa), per cui finiremmo sistematicamente per illuderci di saperne tantissimo e di essere, a conti fatti, più intelligenti di quanto siamo davvero".  

Cesare Musatti
Come disse il padre della psicanalisi italiana Cesare Musatti "Sarete quello che avrete dimenticato, ma prima lo dovete sapere". E la fatica di imparare? E il bello della conquista del sapere? Perdute.
Panarari è così limpido che lo citiamo integralmente: "Questo nozionismo internettiano a costo zero cancella di botto la fatica e la pazienza certosina che occorrevano nel passato per accumulare cultura, scienza e dottrina. Tutto il sapere e subito, ennesima manifestazione della forza ma, appunto, anche dei rischi del digital now, la condizione di eterno presente (senza profondità storica) in cui queste formidabili tecnologie hanno immerso le nostre vite. Mentre proprio il tempo costituisce, come hanno insegnato secoli di storia dell’Occidente, l’ingrediente essenziale per fare sedimentare il sapere, sviluppando la «giusta distanza» del filtro e delle facoltà critiche, vero antidoto alla convinzione di conoscere tutto e di essere supercompetenti in ogni campo. «Io so di non sapere», come ci ammoniva Socrate, quando non c’era il Web.

Quante volte ho spiegato a lezione l'importanza della sedimentazione del sapere, che deve macerare, come fossimo dei bovini. Invece spesso lo studente compie dei tour de force prima dell'esame così da passare sì la prova e dopo un mese aver dimenticato tutto. Come Mike Buongiorno che "entra a contatto con le più vertiginose zone dello scibile e ne esce vergine e intatto, confortando le altrui naturali tendenze all'apatia e alla pigrizia mentale"
attraversava i meandri del sapere e ne usciva vergine e puro"
(Umberto Eco, Fenomenologia di Mike Buongiorno, cit.).