giovedì 24 novembre 2011

Il cambio lira-euro sbagliato? A chi dice una panzana simile, raccontate il capolavoro di Carlo Azeglio Ciampi, 24 novembre 1996

Solo poche settimane fa - sembrano mesi, tanto è cambiato il panorama politico - l'ex presidente del consiglio è tornato a polemizzare sul cambio lira/euro, sostenendo che è stato un grave errore scegliere una parità sfavorevole per l'Italia.

Allora per colmare questa ignoranza crassa dei fatti storici, cogliamo l'occasione oggi 24 novembre per ricordare ai più cosa successe il 24 novembre 1996, 15 anni fa, giorno in cui si stabilì di fatto il cambio lira/euro: 1936,27 lire per avere un euro.

Il 24 novembre 1996 la delegazione italiana guidata dal Ministro del Tesoro Carlo Azeglio Ciampi – presenti Mario Draghi (allora direttore generale del Ministero del Tesoro, ndr) per il Tesoro ed Antonio Fazio e Pierluigi Ciocca per Banca d’Italia - vola a Bruxelles dove si terrà l’Ecofin, la riunione dei Ministri economici europei. Ordine del giorno: il rientro della lira nel Sistema Monetario Europeo.

Il giorno precedente la direzione generale del Tesoro emana questo comunicato: “Il Governo italiano ha chiesto l’avvio delle procedure per il rientro della lira negli accordi di cambio previsti dal Sistema Monetario Europeo (SME). La procedura avrà inizio domani con la riunione del Comitato Monetario convocato per le 15.00”.

L’Italia uscì dallo SME nell’autunno 1992, e per rispettare i parametri di Maastricht e far parte dei Paesi dell’Unione Economica e Monetaria partecipanti alla nascita dell’Euro, era necessario e vitale rientrare nell’Exchange Rate Mechanism.

Il punto chiave del rientro nello SME era il tasso di cambio ritenuto corretto dagli altri partner europei. Nella riunione di sabato mattina a Palazzo Chigi, il Presidente del Consiglio Prodi e Ciampi appresero dal Governatore della Banca d’Italia Fazio che la video-consultazione del venerdì aveva prospettato la posizione tedesco-olandese, che sostenevano che il cambio giusto per la lira sarebbe stato 925 per un marco. Prodi e Ciampi dissero che non se ne parlava neppure. Gli industriali italiani fantasticavano tassi di cambio ben superiori a quota 1.000, tipo 1.030/1.040. Il Governo sapeva che l’unica speranza era aggrapparsi alla cifra tonda: quota 1.000.

Per ottenere la parità di 1.000 lire per un DM, si decise di dare a Draghi e Ciocca il mandato di chiedere 1.010, con la facoltà di scendere a 1.000. Il tasso di cambio sui mercati in quei giorni viaggiava intorno a 985 lire per marco.

Draghi e Ciocca non trovarono l’accordo ma riuscirono ad abbattere il muro delle 950 lire, trovando qualche difficoltà a trattare su quota 970.

La tensione era visibile. Il momento era importante. Si giocava il futuro dell’Italia. Cosi Paolo Peluffo in Carlo Azeglio Ciampi, l’uomo e il Presidente (Rizzoli, 2007): “Ciampi volle partire per tempo, in mattinata. Si viaggiava ancora sul vecchio DC9 che aveva un grande salottino aperto e comodo per la conversazione. Ma di conversazione, quel giorno, ve ne fu davvero poca. Si guardava tabelle, dati sulla bilancia dei pagamenti, in silenzio, scambiandosi mezze frasi, sottovoce”.

Alle 15.00 in punto a Bruxelles inizia l’Ecofin. Dopo i primi convenevoli, Wim Duisemberg – poi primo presidente della BCE - per conto dell’Istituto Monetario Europeo dà la parola a Ciampi, che improvvisa l’arringa meglio riuscita della sua carriera istituzionale, parlando a braccio sulla base di una scaletta.

Questi i punti salienti del discorso di Ciampi:

1. "Sono qui davanti a Voi con emozione, ma anche con orgoglio, per proporre il reingresso dell’Italia nell’accordo di cambio. Personalmente ho vissuto tutta l’esperienza del Sistema Monetario Europeo, dalla sua creazione nel 1979 all’uscita dell’Italia...Le vicende dell’estate-autunno del 1992 furono estremamente gravi per lo SME (l'Italia svalutò del 7% la lira il 15 settembre 1992, ma non bastò; il 16 settembre 1992 la lira uscì provvisoriamente dallo SME; il 22 settembre 1992 viene prorogata sine die la sospensione per la lira degli obblighi di intervento, ndr). Ritengo che in quell’occasione pagammo tutti, ma credo che l’Italia pagò in particolar modo. Questi quattro anni in cui abbiamo continuato a partecipare allo SME, ma non al suo aspetto centrale – ovvero l’accordo di cambio – sono stati per il mio Paese anni che io chiamo di “sofferto esilio”.

2. Il 1992: il dramma del 1992 ha costituito il turning point per il risanamento dell’economia. Da allora il mio Paese ha fatto importanti progressi verso la stabilità, attraverso il concorso della politica monetaria, dei redditi, del bilancio pubblico. La politica monetaria, che alla fine degli anni Ottanta agli inizi degli anni Novanta aveva fatto dell’accordo di cambio elemento di disciplina, che costringesse a comportamenti degli operatori italiani verso la stabilità, ha continuato a essere non meno rigorosa, pur non avendo più il vincolo della disciplina del cambio, attraverso una gestione diretta e severa della moneta e del credito.

3. L’Italia che negli anni Settanta e per gran parte degli anni Ottanta aveva visto più volte avvitare la sua economia nella spirale perversa “aumento dei costi salariali/prezzi”, ha abolito ogni indicizzazione e ha adottato una severa politica dei reddito. Congiuntamente è stata iniziata una politica di riequilibrio del bilancio dello Stato.

4. Veniamo ora alla proposta dell’Italia di una parità centrale tra 1.000 e circa 1.010 per marco. E’ sempre stata la prassi di impostare la discussione partendo dai valori di mercato. Come è stato ricordato e come è nella tabella di fronte a voi, il tasso di mercato della lira rispetto al marco, nella media degli ultimi sei mesi, è di poco superiore a 1.000. Questo è appunto il tasso al quale l’Italia fa riferimento.

5. Vi invito a considerare un altro aspetto: che per contribuire alla politica di disinflazione, la Banca d’Italia ha adottato una politica monetaria che ha mantenuto e mantiene elevati i tassi a breve. Se esaminate la curva dei tassi di interesse in Italia, essa disegna una “V”, con il tasso più basso del titolo a tre anni e agli estremi dei titoli a tre mesi e di quelli a dieci anni, che hanno di fatto lo stesso livello. Non sono in grado di calcolare quanto questa situazione dei tassi d’interesse sul mercato monetario abbia influenzato e influenzi il livello del tasso di cambio. Quel che sembra indubbio è che il tasso di cambio ha subito e subisce due influenze di segno opposto: 1) è sostenuto da un tasso di interesse elevato; 2) è frenato dagli acquisti di valuta estera fatti dalla Banca d’Italia.

6. E’ interesse dell’Italia di avere una parità che sia equa, sostenibile e duratura. Credo che una parità di 1.000 lire per marco sia una cifra appropriata.

7. Con questo animo, con questi sentimenti, con il desiderio di ritornare pienamente a far parte di questa Comunità Europea, che vede nell’accordo di cambio uno dei punti essenziali della politica di convergenza che l’Europa ha seguito in questi anni, Vi prego caldamente di tener conto di queste mie considerazioni e di accogliere integralmente la proposta che l’Italia ha fatto, e cioè non solo di vedere di buon grado il rientro dell’Italia, ma di approvare anche il valore proposto per la parità della lira”.

Peluffo racconta: “Seguì un lungo silenzio. Nessuno osò parlare. Investiti da quel fiume di argomentazioni appassionate. Il sottosegretario irlandese chiese se qualcuno volesse prendere la parola. Tutti tacquero. La seduta fu sospesa”.

Dopo estenuanti trattative durate più di otto ore – compresa la minaccia di Ciampi di tornare a Roma senza accordo e lasciar fluttuare liberamente la lira - si trovò l’accordo in tarda serata (giusto in tempo per comunicare l’accordo prima dell’apertura dei mercati australiani: mezzanotte di Bruxelles equivale alle 9.00 a Sidney) a quota 990 contro marco.

Questa parità di 990, non modificabile secondo il Trattato di Maastricht, sarà la parità base per il calcolo del cambio lira/euro a fine 1998, prima della nascita dell'euro, il 1° gennaio 1999.

Sempre Peluffo: “Il ritorno a tarda sera fu euforico. Ci si rendeva conto di aver ottenuto un successo strepitoso. Ciampi si attendeva un trionfo anche sulla stampa”. Ma grande fu la delusione perche i giornali presentarono il risultato come una vittoria a metà, perchè gli industriali speravano in qualcosa di meglio" (a una parità di 1.100 lire, le esportazioni italiane sarebbero state agevolate, con lo svantaggio di importare inflazione, ndr). Non si capì che grazie all’accordo, saremmo poi entrati nell’euro fin dalla sua introduzione. E vi pare poco?

Il Financial Times, però, il 26 novembre 1996 fece tornare il sorriso a Carlo Azeglio Ciampi. Lionel Barber – The quest for Emu: Italy home but not dry – descrisse Ciampi come un lottatore ("His craftiness is legendary") senza pari in Europa, l’unico in grado di vincere la resistenza del duro dei duri, Hans Tietmeyer, Presidente della Bundesbank. Barber – tra l’altro - cita un diplomatico italiano: “Ciampi gave the performance of his life. Se qualcuno (diverso da CA Ciampi, ndr) avesse provato la stessa operazione lo avrebbero buttato giù dalla finestra”.

Peluffo ci racconta che quell’articolo fu una delle soddisfazioni più intense di quegli anni in prima linea. Io l’articolo di Barber – pescato nel mio archivio, qui a fianco - lo porto sempre a lezione. Per ricordare agli studenti il capolavoro di Carlo Azeglio Ciampi.

20 commenti:

  1. Articolo da inviare a tutte le sedi dei partiti NO-EURO! E anche a tutti quei commercianti che hanno alzato i prezzi sfruttando il fatto che la gente fosse (e sia) convinta che il cambio lira/euro fosse sbagliato!
    E articolo interessante per chi da la tesi su Ciampi

    fp

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  2. Sei un grande, Roberto M.

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  3. Alessandro Balsotti24 nov 2011, 13:11:00

    stabilire in un cambio fisso quale sia il cambio 'corretto' è praticamente impossibile. Penso di poter dire che 990 non fosse un cambio palesemente sbagliato. Probabilmente lo è ora vista la divergenza di produttività e competitività che in 10 anni siamo riusciti ad accumulare. Ma questa è un altra storia (quella dell'Euro che non riesce a funzionare)....

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  4. Alessandro Balsotti24 nov 2011, 13:23:00

    PS. Benia, grazie per questo amarcord. Il mio primo giorno di lavoro è stato il 5 ottobre 1992, sul mercato valutario, in piena esplosione degli eventi citati da Ciampi.

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  5. Un ottimo Lavoro.
    Ah, vale ANCHE per Beniamino :-)
    Bravo

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  6. Seguo da un po' di tempo questo blog e ne sono contento. Desidero ringraziare soprattutto per questo bell'articolo. Non ho mai avuto dubbi sull'operato di Ciampi, ma avere dati in mano più chiari e dettagliati è assolutamente importante.

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  7. Lettura interessante, che tuttavia, a dispetto del titolo, non dice affatto perché sostenere che il cambio lira-euro sarebbe sbagliato equivarrebbe a dire una panzana.

    Se stabilire una parità piuttosto che un'altra era una cosa rilevante, per definizione la scelta può essere stata giusta o sbagliata.

    Come ha detto Alessandro Balsotti, stabilire un cambio corretto è impossibile. Un tasso di cambio è un prezzo. E i prezzi li fa il mercato. Stabilirli per legge è arbitrario.

    Nel caso specifico si può solo notare che fu scelto un cambio superiore a quello dei precedenti due anni. Anche se la Lira in quel periodo si stava apprezzando, non si può dire che la Lira avrebbe continuato ad apprezzarsi. E quindi non si può affermare che il cambio 990 sia stato quello giusto.

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  8. Se posso dire la mia, visto che faccio i cambi da 20 anni e in quel periodo (1194-1998) ero in prima linea ad operare sul mercato come market maker, il cambio DemItl fu assolutamente forzato al ribasso nei due anni precedenti da 1273 lire, massimo registrato nel 1996. A pilotarlo il cambio demitl al ribasso ci pensarono tutti gli europei , terrorizzati da una lira troppo debole e quindi troppo competitiva sui mercati (Cina d'Europa). Tutti i grandi fondi Hedge ma non solo iniziarono a vendere Dem da 1200 1220 fino alle 1.000 lire dell'epoca. Ora una cambio demitl a 990 a 1030 cambiava poco in termini percentuali, molto meglio per noi sarebbe stato entrare a 1200 1250 ma i tedeschi non ce l'avrebbero mai permesso. Alla luce di cio' appare chiaro che eurlit non sarebbe dovuto essere 1936.27 ma 2400 2500 lire perche' con la conversione eurdem e demitl a 1250 questo sarebbe stato il cambio per noi favorevole.
    Il problema del cambio eurlit 1/1 e' stato causato dal mancato controllo dei prezzi in Italia, il che non c'entra nulla con le problematiche legate al mercato valutario. Purtroppo l'Italia non ebbe la forza politica per riuscire ad entrare in Europa ocn un cambio sottovalutato in modo da favorire le nostre aziende. Cordiali saluti e complimenti Beniamino

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    1. Caro Saverio, io mi sono reso conto che compro il 70% dei beni che uso dall'estero. Perchè si guaada sempre ai vantaggi dei produttori con un cambio basso e non si vedono i danni per i consumatori che acquistano beni provenienti dall'estero?
      Non sono un economista e quindi faccio una semplice ed acerba considerazione.
      enrico

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    2. È ovvio che una svalutazione favorisce chi vende e chi è debitore, mentre una rivalutazione favorisce chi compra e chi è creditore.

      Ma allora se la questione è "quale è il cambio giusto?", l'unica risposta a mio avviso è "il cambio stabilito dal libero mercato".

      E il problema alla radice dell'Euro è che il valore della moneta che circola in Italia, trainata dai fondamentali dell'economia tedesca (e paesi affini), è sopravvalutato rispetto al valore che avrebbe se fosse libera di fluttuare. Di qui il calo nelle esportazioni che è gradualmente avvenuto negli ultimi dieci-quindici anni e la progressiva crisi economica del paese.

      Ora se noi uscissimo dall'Euro la nuova Lira si svaluterebbe -poniamo- di un 25%. E allora tu dici che pagheresti il 70% dei beni più cari, oppure dovresti ripiegare su prodotti locali più a buon mercato. Giusto.

      Ma se restiamo nell'Euro, vista la situazione di difficoltà all'economia, sarà lo stipendio dell'italiano medio a ridursi gradualmente in termini reali del 25%.

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  9. Il punto da analizzare e' il contesto di riferimento, ossia gli altri paesi europei con i quali negoziare le parita' del rientro della lira nello SME. Come dice bene S. Berlinzani, la Germania non l'avrebbe permesso. E infatti le negoziazioni del 1996 si orientavano piu' verso 950 che 1000. Il cambio giusto e corretto non si puo' stabilire. Conta invece sapere il cambio possibile secondo gli altri paesi facenti parte dell'accordo di cambio. E' qui che Ciampi diede il massimo e spese la sua credibilita' a favore dell'Italia. La maggior parte delle persone quando parla di cambio lira euro, non sa proprio di cosa sta parlando. Grazie a tutti i commenti, ma grazie soprattutto a Carlo Azeglio Ciampi, che tra pochi giorni compie 91 anni. Beniamino

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  10. @ Beniamino

    Ricapitoliamo:

    - l'Italia voleva un cambio debole, mentre i nostri partner un cambio forte.

    - Ergo ci conveniva (o ritenevamo ci convenisse) un cambio debole.

    - tuttavia i nostri partner non accettavano il cambio che noi volevamo

    La soluzione: Ciampi poteva dire: "Grazie, a queste condizioni noi non entriamo. Ci vediamo l'anno prossimo; nel frattempo lasciamo fluttare la Lira, e sarà il mercato a dirci qual è la parità giusta".

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  11. E non saremmo entrati nell'euro. Poco male, dici tu, visto il casino che sta succedendo. Io rispondo con le parole di franco bruni: "Eccesso di drammatizzazione è anche il continuo parlare di fine dell’euro, senza saper bene di che cosa si parla e senza capire che non risolverebbe nulla e danneggerebbe tutti. E’ vero che l’euro è incompleto senza una maggiore integrazione politico-economica dell’area dove circola. Ma essere incompleto non significa essere dannoso: aver adottato l’euro significa aver rinunciato a pasticciare con le monete per affrontare problemi reali, di inefficienza, squilibrio e carenza di competitività. L’euro ha nascosto per qualche tempo questi problemi, ma ora li rende più evidenti proprio perché impedisce di curarli con la droga della moneta. E rendendoli più evidenti ci stimola a curarli con serietà. Infatti l’Europa, nel correggere i guai che hanno condotto alla crisi mondiale, è più impegnata degli Usa, dove l’uso della droga monetaria non trova limiti.

    beniamino piccone

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  12. Non saremmo entrati nell'Euro subito, ma avremmo rimandato di un anno o due.

    Io non dico "poco male, visto il casino di oggi", poiché nessuno all'epoca aveva previsto quello che sta accadendo. Dico che se vi era un contrasto sulla parità Ciampi doveva sapere e dire quali conseguenze avrebbe determinato sceglierne una piuttosto che un'altra. Altrimenti dovremmo dedurre che Ciampi non era conscio della posta in gioco.

    In linea teorica ha assolutamente ragione Franco Bruni quando dice che "aver adottato l’euro significa aver rinunciato a pasticciare con le monete". Ma è altresì vero che in quella seduta furono Ciampi e i suoi omologhi a pasticciare con la moneta.

    Poi dice: "L’euro ha nascosto per qualche tempo questi problemi". Ma anche questo a casa mia si chiama "pasticciare con la moneta", anche se è la BCE a farlo. Anzi, per un po' i nostri conti pubblici sono stati "drogati" dall'Euro.

    E infine: supponiamo che il cambio giusto, come ha detto Saverio Berlinzani, fosse 2400/2500 Lire per un Euro, cioè un 25% in meno. Scelto il cambio a 1936, per riportare l'economia italiana in equilibrio ci sarebbe voluta una deflazione interna di circa il 25%. Ma il problema dei paesi come l'Italia, che hanno economie "rigide", è che fare deflazione è particolarmente difficile. Mentre è più facile "drogare" l'economia e lasciare che la moneta si svaluti sul mercato dei cambi. Il che è la ragione di fondo per la quale la Lira era una moneta debole rispetto al Marco.

    E allora, prima ancora di chiederci se era meglio non entrare nell'Euro: meglio entrare da subito col cambio sbagliato oppure attendere un anno o due ed entrarci col cambio giusto?

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  13. Uno dei 5 parametri di Maastricht era la presenza - senza svalutazioni - nello SME, ergo dopo non saremmo potuti entrare. Punto.
    Sul cambio, io - modestamente - penso che fosse giusto allora. Poi col tempo, con la perdurante competitivtà bassa dell'Italia, è diventato "sbagliato". Ma 15 anni dopo, non nel 1996. bpiccone

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  14. Il trattato di Maastricht stabilisce quello che hai scritto sino alla parola "SME". Da "ergo" in poi è frutto della tua fantasia.
    Se l'Italia non fosse entrata a novembre del 96 avrebbe potuto farlo in qualsiasi altro momento successivo. Come fece la Grecia e come hanno fatto altri paesi in tempi successivi.

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  15. Se avessimo perso l'abbrivio post incontro di Valencia con gli spagnoli, nell'Euro non saremmo mai più entrati. Personal opinion. Con i governi berlusconi (e Martino ministro) mai e poi mai, visto il loro euroscetticismo.
    bp

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  16. secondo me se non fossimo entrati nel 1996 alla fne del 1996, sarebbe stato ovvio che non saremmo entrati nel "primo giro" dell'Euro, quindi nel 1997 ci sarebbe stata una speculazione contro la Lira e gli spread verso i titoli pubblici italiani sarebbero aumentati, invece di diminuire (come hanno fatto nel 1997 e nel 1998). E all'epoca non si parlava di entrate nel secondo tempo: si parlava solo di entrare nell'euro o stare fuori. In poche parole, saremmo stati una Grecia ante litteram.

    A quando un bel post sugli eventi drammatici dell'estate/autunno 1992?? Quali furono gli errori di Ciampi e Amato in quell'occasione?

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  17. Questo post è per me didattico.Infatto rimango come spettatrice in assoluto silenzio,cercando di imparare cose,concetti che non conosco bene o non conosco affatto e inoltre di comprenderli.
    Vedo che ci sono degli adetti ai lavori ai quali mi rivolgo,nonchè al creatore del blog, ringraziandovi per la chiarezza con cui avete esposto degli argomenti di cui sono poco o nulla ferrata.Seguiranno ulteriori letture di questo post...
    Lucia

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  18. I numeri sono sempre utili. Eccone un paio: il debito pubblico finanziario (bot, cct ecc) della Repubblica italiana al 31 dicembre 1990 era di 663 Miliardi di Euro. Al 31 Dicembre 2010 eravamo arrivati a 1.843 miliardi. Quasi il triplo. Guardiamo il costo degli interessi passivi: nel 1990 avevamo pagato 71 miliardi di euro. Nel 2010 il debito si era quasi triplicato ma gli interessi passivi sono stati addirittura più bassi di quelli pagati nel 1990: infatti il loro costo nel 2010 è stato di 68 miliardi. Il debito triplica e il costo degli interessi invece diminuisce. Miracolo? No, Euro.

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