martedì 4 gennaio 2011

L'Italia non è un Paese per giovani

Giorgio Napolitano
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha focalizzato il suo discorso di fine anno sui giovani. A Napolitano va il nostro apprezzamento. I giovani sono - o dovrebbero - il tema di sempre, la priorità numero uno.

Bene ha fatto Napolitano a fare ampio riferimento alle Considerazioni del Governatore della Banca d’Italia del 31 maggio scorso. Così Mario Draghi: “La crisi ha acuito il disagio dei giovani nel mercato del lavoro. Nella fascia di età tra 20 e 34 anni la disoccupazione ha raggiunto il 13 per cento nella media del 2009. La riduzione rispetto al 2008 della quota di occupati fra i giovani è stata quasi sette volte quella osservata fra i più anziani. Hanno pesato sia la maggiore diffusione fra i giovani dei contratti di lavoro a termine sia la contrazione delle nuove assunzioni, del 20 per cento. Da tempo vanno ampliandosi in Italia le differenze di condizione lavorativa tra le nuove generazioni e quelle che le hanno precedute, a sfavore delle prime. I salari di ingresso in termini reali ristagnano da quindici anni”.

Mario Draghi
La disoccupazione nella fascia d’età 15-29 anni è pari al 24,7% a livello nazionale e al 35.2% nel sud. Quasi il 60% dei disoccupati totali ha meno di 34 anni. Il 90% dei licenziamenti degli ultimi 2 anni ha riguardato contratti a tempo determinato. I giovani pagano quindi due volte il costo della flessibilità: in entrata (solo contratti a tempo determinato) e in uscita (sono i primi a perdere il posto.

Così Luca Gattinoni (intervistato da Repubblica il 2.1.11), oncologo - fuggito all'estero - al Center for Cancer Research negli States: “L’Italia è un Paese per vecchi. Una delle prime cose che ti colpiscono quando arrivi negli Stati Uniti è quanto tu venga giudicato in base a quello che vali, non alla tua età...un giovane oncologo in Italia si sente spesso incastrato...”

Sappiamo tutti che l’Italia non è un Paese per giovani. A fronte di questa situazione incontrovertibile abbiamo di fronte due tipi di atteggiamento: disperarci, piangere, diventare dei tapini e chiamare la mamma. Oppure reagire, tirare fuori tutto quello che si ha dentro, mettere le palle sul ceppo.

Nel libro di Giorgio Faletti “Appunti di un venditore di donne” – segnalato in un precedente post  - ci ha colpito un passo che qui riportiamo: “...L’uomo è giovane ma ha già l’aria rassegnata. La sua espressione lo rende una bandiera bianca vivente. E’ incredibile come certa gente si arrenda subito. Non sono perdenti, sono quelli che non ci provano nemmeno. E questo li rende protagonisti di qualcosa che è molto peggio di qualunque sconfitta. Ne conosco tanti così”.

Il 26 dicembre il mio amico Claudio – noto avvocato a Shanghai – prima di abbracciarmi mi ha regalato un libro chicca Whatever you think, think the opposite, di Paul Arden (Penguin, 2006) . Approfitto per riportarvi alcune pagine meravigliose, che aiutano a reagire. Sono una sorta di memorandum per i giovani. Cari studenti, prendete nota!

1) Decisions, decisions, decisions
When you look back there will be thongs you will regret. You made the wrong decision. Wrong. You made the right decision. Life is about decisions.

1. Am I going to have the practical car or the fast car?
2. Shall I go to college or get a job?
3. Will I have wine, beer or water?
Whatever decision you make is the only one you could make. Otherwise you would make a different one. Everything we do we choose. So what is there to regret? You are the person you choose to be.

2) Take charge
Be your own worst critic.
When things go wrong it’s tempting to shift the blame. Don’t.
Accept responsibility. People will appreciate it, and you will find out what you’re capable of.


3) Churchill said that when you are at the top you only have to think about policies. When you are number two you have to think about what your boss is thinking, And what your boss is thinking, and what your opposite number is thinking, before you begin to think about policies.
Start your own company, then you can have control of your own destiny. It makes you number one from the start”.

Abbiate coraggio. Avete tutta la vita davanti!

2 commenti:

  1. l'Italia non è PER NIENTE un Paese per giovani! non lo è non solo a livello occupazionale, ma anche a livello formativo. In Germania, vengono promossi stages oltreoceano; in Svizzera, allo stesso modo, puoi arrivare dall'altra parte del mondo; in Estonia vengono offerte opportunità lavorative in tutta Europa (e non solo); in Olanda, vieni sovvenzionato anche solo per la decisione di proseguire gli studi ed andare all'università!
    Questi sono solo pochi esempi e tutto ciò non è a carico di enti privati, ma dello Stato.
    Quando sono venuta a conoscenza nello specifico di tutti questi dettagli, pensavo all'Italia e mi sembrava di vivere in un Paese del Terzo mondo.
    Come è possibile avere tutta questa superficialità quando saremo proprio noi, giovani di oggi, ad essere la classe dirigenziale, politica, etc di domani (forse, perchè si vede che il turnover salta qualche generazione nel mezzo)? Non abbiamo opportunità ora e come potremo averne in futuro restando nel "Bel Paese"?!

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  2. Secondo me uno dei motivi per i quali l'Italia non è un paese per giovani sta proprio nel fatto che alla maggior parte dei giovani non gliene frega niente del proprio Paese... E a quei pochi interessati chi ha il potere di cambiare le cose non da ascolto... Però questa è solo una faccia della medaglia..

    Se c'è una cosa che ho capito, però, è quanto sia completamente inutile continuare sempre e solo a lamentarsi.. Le possibilità in Italia ci sono, solo sono un po' meno facili da ottenere... Bisogna impegnarsi per raggiungere i propri obiettivi, più che in altri stati europei, ma certo non siamo a livelli da terzo mondo... è vero, gli studenti sono trattati molto meglio nel resto d'Europa, ma continuare a lamentarsene non cambierà la situazione...



    Forse un grosso problema sta nel fatto che in pochi si interessano a noi, cercano di motivarci, di farci trovare degli obiettivi ambiziosi.. Se un ragazzo vive la sua vita in una piccola provincia senza nessuno che cerchi di tirar fuori i suoi talenti, rischia di passare una vita mediocre, senza neppure immaginare quello che si perde..


    Noi giovani abbiamo bisogno di qualcuno che ci insegni a sognare qualcosa di grande per il nostro futuro... Ma alla maggior parte degli "adulti" questo sembra non interessare...

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