lunedì 25 luglio 2016

Un libro per l'estate dello storico Sandro Gerbi: "I Cosattini, una famiglia antifascista di Udine"

L'Italia è divisa in due: chi legge, e chi non legge. Chi legge è più felice, bien sur, ma ancora più lieto è il lettore forte, colui che legge più di un libro al mese. Per tutti, comunque, ci sentiamo di consigliare un libro per l'estate: "I Cosattini. Una famiglia antifascista di Udine" (Hoepli editore, 2016), scritto da Sandro Gerbi, storico di vaglia. nel Belpaese circolano sedicenti storici, che interpretano molto mentre frequentano poco gli archivi, Gerbi inizia un lavoro partendo dal basso, dalle fonti, senza le quali la storia non si fa. Già in passato Gerbi ci ha dato una lezione scrivendo - con un altro segugio d'archivio, Raffaele Liucci - un interessante biografia su Indro Montanelli (edito sempre da Hoepli), che svela quanto fosse fantasioso (anche nel raccontare) il giornalista di Fucecchio.
Non a caso, dopo i ringraziamenti di rito, Gerbi dedica una pagina intera alle fonti archivistiche.

"I Cosattini? Mai sentiti nominare. Questo il tipico commento di studiosi e amici quando raccontavo loro l'argomento del mio libro", così l'attacco di Gerbi, che ringraziamo per averci fatto conoscere un pezzo di storia italiana.

Il "capostipite", avvocato Cosattini, è stato per tre legislature (tra il 1919 e il 1926) un deputato socialista di spicco e, in seguito, primo sindaco di Udine dopo la Liberazione.

Gerbi ci porta subito dentro la Storia, 30 Maggio 1924: "Giacomo Matteotti ha appena finito il suo vibrante discorso, in cui ha contestato - per i brogli e le violenze squadristiche - la validità dell elezioni politiche del 6 aprile, vinte dai fascisti (...). Cosattini, che di Matteotti era amico e compagno (nel Partito socialista unitario) si congratula con lui per il coraggio e il vigore dimostrato in aula. Al che Matteotti risponde: "Ora preparatevi a fare la mia commemorazione". Un lucido presagio, visto che il 10 giugno sarebbe stato rapito in auto da sicari fascisti sul Lungotevere Arnaldo da Brescia e barbaramente trucidato".

Gerbi ci conduce per mano non solo nella biografia di Giovanni Cosattini, ma anche raccontandoci la storia di una famiglia - antifascista - lungo il corso di due generazioni. Dal micro scopriamo il macro, il "secolo breve", il fascismo, l'ostracismo della "meglio gioventù", la Resistenza

Mi ha colpito la vicenda di Luigi Cosattini (1913-1945), primogenito, una brillante carriera scolastica fino a conseguire l'abilitazione alla "libera docenza" in Diritto Civile" a Padova. Amico di Norberto Bobbio, giocò un ruolo nella Resistenza a Udine nelle file del Partito d'Azione. Deportato a Buchenwald, non fece più ritorno. Il 25 luglio 1943, dopo che il Gran Consiglio del Fascismo ha defenestrato Benito Mussolini, scrive ai genitori: "Chissà cosa ci si prepara: ma certo ora, in un momento, l'Italia è in piedi, è pronta a tutto, è fresca, è giovane. Può guardare serenamente al futuro. E, in sostanza, ha cancellato da sè la sua grande vergogna".
Sono proprio parole di verità quelle di Natalia Ginzburg: "Allora io avevo fede in un avvenire facile e lieto, ricco di desideri appagati, di esperienze e di comuni imprese. Ma era quello il tempo migliore della mia vita e solo adesso che che m'è sfuggito per sempre, solo adesso lo so".

Emma, la figlia minore di Giovanni Cosattini, sposò giovanissima Giovanni Enriques, manager all'Olivetti e imprenditore (la fece rinascere) alla casa editrice Zanichelli. Dopo la nascita di Federico e Lorenzo, Emma si ammalò di febbre tifoidea e morì a soli 25 anni.
Di Giovanni Enriques voglio ricordare un refrain valido quanto mai: "Sono gli uomini che fanno le cose". Diamoci da fare, bando alla pigrizia, andiamo alla Hoepli a comprare un volume che merita di essere letto.

lunedì 18 luglio 2016

Più leggi, più guadagni, ecco il risultato di un'interessante ricerca

Si legge sempre di meno. Distratti da Facebook, Whatsapp, Twitter e chat varie siamo in balia dei social media. Poco tempo rimane per leggere. E comunque per leggere - specialmente saggi - ci vuole anche tempo mentale, silenzio e disposizione d'animo.

Si avvicinano le vacanze. Speriamo che gli italiani trovino il tempo per leggere. Ne vale la pena. La vita è più ricca se si legge. E, secondo una ricerca recente, si diventa anche più ricchi, in termini di soldi. Forse con questa motivazione qualcuno sarà incentivato a farlo.

L'indagine Share - Survey of Health, Ageing and Retirement in Europe - ha analizzato il comportamento di oltre 25mila europei nati tra il 1920 e il 1956. Secondo due docenti di economia dell'Università di Padova. Gugliemo Weber e Giorgio Brunello - crescere in casa con almeno una scaffale di libri è una specie di assicurazione sui guadagni futuri.

Weber e Brunello si sono concentrati sugli alunni che avrebbero lasciato la scuola a 11 anni e invece hanno continuato gli studi per effetto dell'innalzamento dell'obbligo scolastico (riforma della scuola media con obbligo di studio fino a 14 anni è del 1963).


Illustrazione di Guido Scarabottolo
Secondo lo studio, ciascun anno di istruzione scolastica in più ha avuto come effetto un miglioramento nel reddito del 5 per cento per chi aveva meno di dieci libri (extrascolastici) a casa quando era scolaro, e un significativo miglioramento del reddito (21%) di chi aveva più di dieci libri in casa.

Si legge per diventare migliori. Mi rifaccio a Marguerite Yourcenar: "Fondare biblioteche è come costruire ancora granai pubblici, ammassare riserve contro l'inverno dello spirito che da molti indizi, mio malgrado, vedo venire".

Se aiuta anche a livello economico, meglio.
da PensieriParole

lunedì 11 luglio 2016

Brexit, caso clamoroso di suicidio collettivo

Mentre ero in fila a Wimbledon, fin dalla mattina presto, per cercare di entrare sul mitico Campo Centrale, mi guardavo intorno per capire se gli inglesi intorno a me fossero consapevoli delle conseguenze del voto per l'uscita dall'Unione Europea.
Credo sia stata una scelta nefasta, per loro stessi in primis, e poco consapevole. Secondo google, il giorno dopo il referendum, venerdì 24, la seconda domanda più chiesta sulla rete era "Cos'è l'Unione Europea?". Come dire, dopo aver votato, gli inglesi si informano sulle funzioni, il ruolo, i compiti dell'Unione Europea.

A Londra il mercato immobiliare è fermo da mesi e ora gli affitti stanno scendendo a rotta di collo. Tutti vogliono rinegoziare i canoni. E nel frattempo i fondi immobiliari - che hanno dato senza senso la possibilità agli investitori di uscire prima di 5 anni - hanno sospeso i rimborsi. Come scrive il corrispondente del Corriere della Sera Fabio Cavalera "Se si congelano i flussi di capitali stranieri e i prezzi calano, se il valore delle case acquisite dalle famiglie col mutuo va in caduta, allora cosa può accadere? (...) A Londra anche i più accaniti europeisti non sorridono più".

Si è parlato poco sui giornali sulle conseguenze per le università inglesi. Con l'uscita del Regno Unito dalla UE, i fondi europei alla ricerca svaliscono. Le università uk potrebbero perdere 790 milioni di sterline che ogni anno ricevono come grants dalla UE per la ricerca. I professori a Oxford e Cambridge sono decisamente preoccupati.

Il commentatore di punta del Financial Times Martin Wolf scrive che è solo l'inizio del declino per il Regno Unito: "This referendum is not the end of the discontent, but the beginning of what is likely to be still greater and more pervasive discontent. (...) Se il Regno Unito è determinato a introdurre alcuni controlli sugli immigrati (di altri Paesi dentro la UE), come molti Leavers desiderano, gli altri Paesi della UE non permetteranno l'accesso completo al mercato unico".

Andy Murray, Wimbledon champion 2016
Andy Murray, dopo aver battuto in finale il montenegrino (naturalizzato canadese) Raonic, ha detto a David Cameron, primo ministro inglese dimissionario dopo la Brexit:"Meglio fare il tennista che il politico, di questi tempi". Murray, da scozzese, ha votato sì, ed è troppo educato per dire a Cameron che indire il referendum per risolvere una lite interna al partito Conservatore è stata una scelta disastrosa. Meno male che i saggi costituenti italiani hanno scritto a chiare lettere che i trattati internazionali firmati dall'Italia non sono soggetti a referendum. Il popolo su questioni complesse deve delegare la scelta a chi governa. Cosa avrebbe votato il popolo Americano nel 1943 se Franklin Delano Roosevelt avesse chiesto ai cittadini se volevano mandare i loro figli a morire sulle coste francesi della Normandia per liberare l'Europa da Hitler?

lunedì 27 giugno 2016

La sofferenza del bambino, uno sguardo sull'attività della Fondazione Giancarlo Quarta


Il nuovo sindaco di Milano Beppe Sala - a cui facciamo i migliori auguri di buon lavoro - ha efficamente e in breve tempo scelto la giunta, gli assessori che con lui gestiranno la città.
Come tutti i suoi predecessori potrà avvalersi della comunità milanese, densa di persone desiderose di impegnarsi a favore della comunità.
Un caso concreto che voglio sottoporre alla vostra attenzione è la Fondazione Giancarlo Quarta, Onlus per la ricerca scientifica di particolare interesse sociale. Le aree di ricerca della Fondazione GQ riguardano le Percezioni Esistenziali delle Giovani Generazioni e la Relazione di Cura, in ambito clinico e sociale.
L'ultima iniziativa della Fondazione Giancarlo Quarta ha riguardato "Lo sguardo sulla sofferenza del bambino". Il 16 giugno scorso diversi relatori si sono alternati per dibattere sulla "Carta relazionale" diretta ad alleviare la sofferenza del bambino malato.
Dopo l'intervento introduttivo della fondatrice e presidente Lucia Giudetti Quarta, il managing director della Fondazione Alan Pampallona ha rimarcato il fatto che "La relazione è un atto medico che soddisfa precisi bisogni del paziente e dei suoi familiari". A tal fine la Fondazione ha riunito un pool interdisciplinare composto da oltre 100 medici, psicanalisti, sociologi e giornalisti con l'obiettivo di aiutare il personale sanitario nel difficile compito di relazionarsi a un bimbo malato grave e alla sua famiglia.
La Carta sarà proposta ai Reparti di Pediatria degli ospedali italiani perchè la adottino. I cinque punti principali della Carta sono i seguenti:

1. Dire la verità, con opportuni tempi e modi, per aiutare il bambino a capire cosa sta succedendo; anche il bambino a bisogno di comprendere la sua situazione. Il prof. Momcilo Jankovic ha portato delle testimonianze dirette - commoventi - di bambini in cura affetti da gravi patologie.

2. Costruire un rapporto di fiducia per soddisfare il bisogno del minore di sentirsi protetto e sicuro;

Enrico Finzi
3. Dare speranza e non illusione e massimizzare la felicità possibile; come diceva Charlie Chaplin, "un giorno senza sorriso è un giorno perso". E' necessario far prevalere il sorriso, anche nelle situazioni più ardue. Allo stesso tempo la manifestazione del sorriso è efficace solo se è autentica. Su questo punto l'intervento di Enrico Finzi, ricercatore (da tempo immemorabile) delle scienze sociali è stato memorabile.
Finzi, gioviale anche quando parla di temi difficili, ha insistito sul fatto che la felicità umana è possibile anche in condizioni gravi e ansiogene: "Conta la gravità percepita e non la gravità reale". Inoltre è decisiva l'empatia, essere circondati da persone che riescono a sentire le tue emozioni.
Finzi ha descritto la "strategia della felicità" partendo dalla relazione, che aiuta la cura e migliora il clima all'interno dell'organizzazione. Va valorizzato il sorriso, non quello beota, di convenienza: "Conta il sorriso vero, non gentilmente falso. Gli inconsci si parlano, come diceva Freud". L'assenza di sorriso, combinata con la freddezza tecnica è nociva. Senza dimenticare che il sorriso è di aiuto anche al donante, non solo al ricevente. E' bella la vita che si apre e si chiude con un sorriso.

4. Ascoltare i bisogni del bambino, riconoscendolo come specifico individuo; i bambini ci guardano e ci giudicano, sono capaci di giudizio, anche se viene espresso con mezzi e codici differenti da quelli dell'adulto.

5. Orientare i genitori nelle decisioni, a volte difficili.

Speriamo vivamente che l'assessore allla Sanità della Regione Lombardia Giulio Gallera, presente all'incontro, mantenga le promesse e faccia il possibile per l'applicazione della "Carta relazionale" negli ospedali lombardi.
Menzioniamo il fatto che il documento "Carta relazionale" è disponibile e sottoscrivibile sul sito della fondazione a questo indirizzo http://www.fondazionegiancarloquarta.it/notizie/sottoscrizione-carta/

Nelle carte del convegno si ricorda una riflessione del prof. Eugenio Borgna: "la cosa più preziosa che puoi ricevere da chi ami è il suo tempo. Non sono le parole, non sono i fiori, i regali. E' il tempo. Perchè non torna indietro, quello che è stato dato a te è solo tuo, non importa se è un'ora o una vita".

Chiudo con un ricordo personale. Più di vent'anni fa mio padre mi introdusse alla lettura dei saggi di Umberto Galimberti, che insisteva sulla differenza tra medicina d'organo e medicina di relazione. E' bello dopo parecchio tempo vedere che si torna con saggezza sugli stessi temi.

lunedì 20 giugno 2016

Per uscire dal mondo Neet, la propensione al rischio è fondamentale #GiovaniGenerazioni

Le analisi, i sondaggi ci rivelano sempre più un paese dicotomico. Non solo Nord/Sud, ma anche in altri ambiti. Pubblico/privato. Piccola impresa vs media impresa (o grande).

Con la fine dell'età fordista, decisivo risulterà nel futuro la disponibilità a rischiare da parte delle giovani generazioni. Una percentuale di questi sono vogliosi di rischiare, mentre altri sono assopiti, delusi, senza nè arte nè parte. La comodità è diventata una bussola di tanti comportamenti. Si evitano le prove più impegnative e faticose pur di rimanere nel proprio bozzolo, pigri e molli. I cosiddetti Neet, no employment, no education or training. Milioni di persone, ormai in tutta Europa.

Mi ha colpito di recente l'intervista di Sette/Corriere della Sera a Phil Knight, fondatore di Nike: "Ai ragazzi di oggi dico: lo so che trovare lavoro è difficile, ma non accontentatevi di un impiego e nemmeno di una carriera. Cercate una vocazione. (...) Questi giovani sono pessimisti. E rischiano atteggiamenti rinunciatari".
No, rinunciare a provarci non è ammissibile. Almeno uno ci deve provare.

Nel suo ultimo volume Una bambina senza stella (Rizzoli, 2015), la psicologa clinica e docente universitaria Silvia Vegetti Finzi scrive: "Per quanto nella nostra biografia il destino possa appparire determinante, è sempre possibile reperire margini di libertà e autonomia che consentono, almeno in parte, di divenire protagonisti della nostra vita e autori della nostra storia.
(...) In questi anni in cui i genitori, per proteggere i figli da ogni male, impediscono loro di tentare, di sbagliare e riprovare, vorrei testimoniare che i bambini possono, almeno in parte, prendersi cura di sè, aiutarsi, consolarsi e diventare grandi utilizzando le loro potenzialità, le loro risorse. Sono ancora privi di esperienza, è vero, ma la vita s'impara solo vivendo. (...) Senza rischi non si cresce e chi non ha mai affrontato il dolore non ha potuto produrre anticorpi che difendano dallo sconforto e dalla disperazione".

Care mamme, coccolate meno i vostri figli. Non viziateli. Lasciateli sbagliare così che possano conquistare autonomia, coraggio e voglia di intraprendere nuove iniziative. Altrimenti la paura del futuro avrà la meglio.

Giovanni Rana, il re del tortellino, tanto tempo fa mi diceva saggiamente: “Io ho consentito a mio figlio Gianluca di sbagliare. Fondamentale è stato farlo sbagliare, senza intervenire prima”.

Pretendere che i ragazzi non sbaglino è alquanto infantile” (Sandro Veronesi, cit.).

lunedì 13 giugno 2016

Stefano Parisi, finto liberalizzatore, ha creato il "mostro" Milano Ristorazione. Beppe Sala è da votare pancia a terra

Il candidato sindaco del centrodestra Stefano Parisi si vanta nella sua biografia di essere stato segretario comunale, alias city manager con il sindaco Gabriele Albertini nei primi anni del suo primo mandato, dal 1997 al settembre 2000, quando ha abbandonato e si è insediato all’EUR in qualità di direttore generale di Confindustria, scelto dal nuovopresidente di allora Antonio D’Amato.
Nel suo programma Parisi scrive tra le altre cose – al punto 11 : “Nella Milano che vogliamo, cittadini e imprese non saranno oppressi dall’eccessivo peso della tassazione locale. Le tasse sono il prezzo che paghiamo per i servizi: ma troppo spesso questo prezzo è sproporzionato, e l’eccessivo interventismo del Comune penalizza società civile e terzo settore”.

Quindi ne deduciamo che il centrodestra spinge per avere meno pubblico e più privato. Ma dal dire al fare c’è di mezzo il mare. Infatti nel passato Parisi ha fatto esattamente l’opposto. Come si può leggere sul sito di Milano Ristorazione , la società partecipata al 100 per cento dal Comune di Milano, Milano Ristorazione S.p.A. viene costituita con delibera del Consiglio Comunale di Milano nel mese di luglio 2000 ed inizia ad espletare l'attività di gestione di ristorazione collettiva, verso utenza scolastica e verso altra utenza, dal 1 gennaio 2001”.

Si evince che nel luglio 2000, con Stefano Parisi city manager, viene costituita una società “mostro”, una delle tante partecipate comunali che non potranno mai funzionare in modo efficiente, mal organizzata, con i pasti immangiabili (ci ricordiamo le cause promosse dai genitori davanti al Tar sulla qualità delle materie prime), disservizi continui, con i sindacati onnipresenti, consapevoli che mai alcun lavoratore potrà essere licenziato (nel settore pubblico, Ichino docet, la produttività è molto più bassa che nel privato).
Con tutti i problemi che ha il sindaco di Milano, è possibile che debba gestire anche le mense? Non si può lasciare questo compito al mercato? Perchè deve essere il Comune a nutrire i nostri figli? Dobbiamo pensare che il Comune sia più bravo e faccia da mangiare meglio? Non è evidentemente così. A chi si deve questa logica statalista? Alla sinistra di Bertinotti? Alla Cgil? Nossignori, si deve al duo Albertini-Parisi, che nei primi mesi del 2000 hanno lavorato per la creazione dell'ennesima partecipata comunale.

Perchè Milano Ristorazione non può funzionare bene? Per mancanza di concorrenza. Qualsiasi fenomeno economico funziona per incentivi. Se questi non ci sono o sono distorti, l'economia non funziona. Siccome il Comune di Milano non può revocare il mandato della fornitura alle mense a Milano Ristorazione, questa partecipata non avrà alcun incentivo a fare bene, a migliorare il servizio, che lascia molto a desiderare. Solo con un enforcement bello e chiaro, Milano Ristorazione funzionerebbe.

Significa che se, e solo se, il Comune di Milano potesse dare disdetta al contratto di servizio, Milano Ristorazione, motivata da tale minaccia, sarebbe costretta ad essere competitiva. Invece non è così. Qualsiasi disservizio non ha un costo tangibile, una conseguenza concreta. Se un genitore ha il figlio malato paga lo stesso il servizio mensa. Se il servizio non c’è per sciopero, si paga lo stesso. Se il cibo è immangiabile, il fornitore non si può cambiare. Come nella Russia di Breznev, o mangi questa minestra o ti butti dalla finestra.

Se anche ci fosse sul mercato un competitor che fornisse un servizio mensa a cinque stelle con lo stesso costo, il Comune non potrebbe utilizzarlo perchè Milano Ristorazione senza il mandato del proprio azionista - il Comune di Milano, appunto -, chiuderebbe seduta stante.


Ha perfettamente ragione Francesco Giavazzi che nel suo “Lobby d’Italia” (Rizzoli, BUR, 2005) scrive: “La forza di queste corporazioni dipende dalla loro impunità: se l’impresa è monopolista [...] trasferirà i maggiori costi sui consumatori; se è pubblica, e perde, pagherà Pantalone”.

Come ripete spesso il presidente emerito Carlo Azeglio Ciampi, la credibilità di una persona deriva dai suoi comportamenti passati. Ne deriva che Stefano Parisi, candidato sindaco di Milano è poco credibile.

Ecco perchè domenica 19 giugno al ballottaggio di Milano bisogna recarsi al seggio e votare con convinzione Beppe Sala, uomo serio, capace, competente, che ha dimostrato con Expo di saper mantenere le promesse.

lunedì 6 giugno 2016

Chi fa i compiti a casa non sarà disoccupato

Ogni fine anno, che termina impropriamente a inizio giugno (lasciando le famiglie nella m.), parte la polemica sui compiti delle vacanze. Maurizio Parodi, dirigente scolastico, con il volume "Basta compiti, non è così che s'impara" si è fatto promotore, anche attraverso una petizione su change.org, dell'abolizione dei compiti a casa, e quindi a maggior ragione dei compiti per le vacanze.

Parodi ha scritto anche una lettera a Repubblica dove illustra le sue ragioni: "La scuola italiana è ai vertici delle classifiche per "analfabetismo funzionale, "incapacità di compensare le disuguaglianze", "dispersione scolastica", "stress degli studenti", e guarda caso, per la mole esorbitante dei compiti a casa: il doppio di quelli assegnati nelle scuole degli altri Paesi".

Parodi cita la scuola finlandese tra le migliori del mondo sostenendo che i compiti non sono previsti.
A Parodi ha replicato, sempre su Repubblica, il professor di biologia molecolare Piero Luigi Ipata - già citato da me l'anno scorso nel post "I compiti delle vacanze sono utili e fanno la differenza": "E' vero che in Finlandia i compiti a casa sono stati aboliti, ma i ragazzi finlandesi rimangono a scuola per 8 ore al giorno, in ambienti molto più accoglienti dei nostri, contro le 4-5 degli italiani, e i "compiti a casa" li fanno a scuola. I professori seguono un iter molto più duro del nostro, basato su conoscenze scientifiche, psicologiche e pedagogiche, da dimostrare attraverso un test assai complesso, prima di poter entrare in una classe a insegnare, fra l'altro seguiti per tre anni da un tutor".

Ah la didattica! Quanto avremmo bisogno di insegnanti capaci di insegnare e accalappiare l'attenzione dei nostri ragazzi. Come diceva il filosofo Umberto Galimberti, a 15/20 anni si impara per fascinazione.

A parte le mie ragioni illuministiche, basate sulle considerazioni empiriche di Malcolm Gladwell, ho trovato un commento su facebook meno forbito ma più ficcante: “Mi sono diplomato nella scuola progressista postsessantottina con 60/60 e non sapevo un cazzo di niente. Mio padre, figlio di mezzadri, in quella del ventennio e parlava correntemente in latino. I nostri figlioli culoni obesi che la mattina hanno i soldi in tasca per fare colazione al bar non aspettano altro che queste notizie per fare quello che gli pare”.

Buone vacanze a tutti i ragazzi. Chi terrà la testa in allenamento con giochi cognitivi, cruciverba, letture, tornerà a settembre con una marcia in più.

martedì 31 maggio 2016

Un Paese nella palude come Michele Strogoff, nelle Considerazioni finali del governatore Visco

Ignazio Visco
E' da oltre vent'anni che l'economia italiana cresce meno degli altri Paesi europei. Siamo bloccati. Il Belpaese si è rotto. La rabbia monta, mentre chi sta meglio è colui che non lavora più e si gode la (spesso) non meritata pensioni calcolata col metodo retributivo (alias, sussidio dai lavoratori ai rentier).
Il governatore Ignazio Visco nelle consuete Considerazioni finali del 31 maggio non ci porta tanto conforto sul futuro. Infatti sottolinea cosa sarebbe successo in assenza di politiche monetarie ultraespansive portate avanti dalla Banca Centrale Europea guidata da Mario Draghi.

Scrive Visco: "In assenza di misure di politica monetaria introdotte tra la metà del 2014 e la fine del 2015 il tasso di crescita annuo del prodotto sarebbe inferiore, nell'area euro, di circa mezzo punto percentuale nel triennio 2015-17. Per l'Italia, gli effetti stimati sono più pronunciati".
Quindi in presenza di circostanze favorevoli come il petrolio dimezzato, i tassi di interesse negativi, il dollaro che si mantiene forte (dopo anni sopra 1,40 contro euro), l'economia italiana riuscirà forse quest'anno a crescere poco sopra l'1%. Un po' pochino.

Cosa sarebbe successo in tempi normali? Il buio. Nero.

Viviamo però nella palude, come Michele Strogoff, corriere dello zar di Russia Alessandro II Romanov, nel romanzo di Jules Verne del 1876.

"Il 30 luglio, alle 9 del mattino, Michele Strogoff abbandonava la stazione di Turumoff e si gettava nella contrada paludosa della Baraba. In quella regione si potevano incontrare difficoltà naturali estremamente gravi (...) Il suolo di questa vasta depressione è interamente argilloso, e perciò impermeabile a tal punto che le acque vi stagnano. (...) In mezzo a pozzi, stagni, laghi, paludi, che nella calda stagione esalano al sole miasmi pestiferi".

Ciò che manca all'Italia sono buon governo e istituzioni funzionanti, anche a livello di pensiero. Abbiamo bisogno di:
- assenza di corruzione;
- tutela della proprietà privata;
- rispetto della legalità e dei contratti;
- istituzioni più inclusive e meno estrattive (Acemoglu/Robinson, cit.);
- classi dirigenti adeguate (Raffaele Mattioli, cit.).

Con altre parole Visco dice: "L’obiettivo di innalzare la capacità di crescita dell’economia è imprescindibile. (...) Le priorità di riforma sono chiaramente individuate: consistono innanzitutto nella rimozione degli ostacoli all’attività d’impresa derivanti dai fenomeni di illegalità, da inefficienze delle amministrazioni pubbliche e della giustizia civile, da inadeguatezze nella regolamentazione dell’entrata e dell’uscita delle imprese dal mercato, da limitazioni alla concorrenza, da disponibilità e incentivi insufficienti per gli investimenti nell’innovazione, nella ricerca e nel capitale umano. I risultati ottenuti sul mercato del lavoro, la diminuzione degli arretrati nella giustizia civile, dovuta soprattutto alle misure di riduzione del contenzioso adottate in questi anni, sono esempi che segnalano come le riforme intraprese possano essere efficaci anche se i loro effetti si esplicano soprattutto nel medio periodo".

Michele Strogoff riuscì ad avvertire il fratello dello zar dell'imminente arrivo dei Tartari. Ce la farà il calabrone italiano a uscire dalla palude? Fino a che il cittadino reclamerà prebende, sussidi (improduttivi) pensioni a retributivo per tutti, cancellazione dell'IMU sulla prima casa (senza senso), non ne verremo fuori.

Non diamo sempre la colpa ai governi. Guardiamo dentro noi stessi.

lunedì 23 maggio 2016

Le promesse di Parisi sul calo delle tasse non sono credibili

Il candidato sindaco di Milano del centro destra Stefano Parisi, alla ricerca di consenso, è uscito con un’affermazione netta: “Se sarò sindaco entro fine mandato ridurremo le tasse al livello di cinque anni fa (epoca Letizia Moratti, ndr)”.

Che bella cosa! Chi non vorrebbe pagare meno tasse? Ci ricordiamo quanti insulti si prese Tommaso Padoa-Schioppa quando osò dire che “le tasse sono bellissime”, nel senso che con gli introiti tributari si possono pagare insegnanti, costruire marciapiedi, far funzionare la giustizia...
Spesso in Italia si tende a dimenticare il passato. Nel caso del Comune di Milano è vero che le aliquote sull’IMU (che poi allora si chiamava ICI) erano più basse. Ma siccome i costi del Comune con Letizia Moratti non scesero, chi arrivò dopo, Giuliano Pisapia, dovette ingaggiare l’ottimo Bruno Tabacci per metterci una pezza e trovare le risorse per coprire il buco.

Nel giugno 2011 Tabacci e Pisapia denunciarono la cosa: "Siamo davanti a un disavanzo potenziale  di 186 milioni di euro, la nostra è un'analisi che si basa su documenti che erano già in possesso dell'amministrazione comunale, quindi noti anche alla passata giunta. (...) La Moratti e tutta la amministrazione lo sapeva benissimo che i 48 milioni di avanzo non c'erano, esistono documenti che lo provano e di cui lei era a conoscenza, tra cui una lettera dell'assessore Beretta che mette le mani avanti proponendo azioni correttive tra cui quella di rallentare i pagamenti a danno delle societa' controllate".
Marco Vitale scrisse nel giugno 2011, dopo l'elezione di Pisapia: "Basandoci sulla relazione dei revisori del Comune emerge una situazione molto critica. Il bilancio comunale non è in equilibrio. E' in grave perdita, compensate da cession e da dividendi molto stressati dalle participate, costrette ad indebitarsi gravemente per pagare degli esosi dividendi. L'operazione di riassetto e riequilibrio finanziario non sarà nè breve, nè facile".

Nell’alternanza destra-sinistra governativa è successa la stessa cosa. Berlusconi prometteva di abbassare le tasse. Quando vinceva le elezioni cercava di abbassarle (diminuendo i trasferimenti agli enti locali, così che la tassazione complessiva per il contribuente non si modificava), la spesa corrente volava e chi arrivava dopo doveva ri-aumentare le tasse e/o imposte.
Ha senso abbassare le tasse? Sì, certamente. Per poterlo fare, il candidato Parisi deve prometterci cosa andrà a tagliare, dove andrà a trovare le risorse, dove troverà il consenso per farlo. Altrimenti sono solo “chiacchiere e distintivo”, parole in libertà.

lunedì 16 maggio 2016

L'economista italiano fermato in aereo, Trump e l'ignoranza crassa della Bible Belt. Vincerà "The Donald"? Sperem de no

Donald Trump
Ha destato interesse la notizia che l'economista torinese Guido Menzio - che insegna alla University of Pennsylvania nonchè vincitore nel 2015 della Medaglia Carlo Alberto come miglior economista italiano sotto i 40 anni - è stato fermato in aereo poichè sospettato di essere un terrorista.
La signora americana seduta vicina a Menzio si è letteralmente spaventata dopo aver visto l'economista concentrato a scrivere "strane" formule di matematica. Dopo aver visto questo alfabeto sconosciuto, la signora ottusa ha pensato di avere a fianco un terrorista arabo. Ha quindi avvertito le hostess e l'equipaggio, i quali hanno scelto la via dell'atterraggio improvviso a causa di un finto malore della passeggera.
Quando l'aereo è atterrato, il prof. Menzio è stato fatto scendere. Come ha scritto Piergiorgio Odifreddi su Repubblica: "La signora aveva scambiato la matematica per una lingua semitica, un piemontese per un arabo e la concentrazione per una precauzione".


Guido Menzio
Due riflessioni sono d'obbligo:
1) La paura ormai si è presa gioco di noi. Chi governa la paura ha un grande potere. Soprattutto in epoca di isteria collettica. Poi si scopre che l'Old Trafford di Manchester è stato evacuato perchè le squadre di emergenza avevano dimenticato una valigia usata in un'esercitazione;
2) l'ignoranza dell'americano medio spesso è abissale. Noi siamo subito pronti a criticare le nostre scuole e i nostri insegnanti. Ma non abbiamo idea di quanta ignoranza ci sia nelle High School americane. Solo all'Università colmano i gap con la Vecchia Europa.

Sono persone come la signora vicina di posto di Menzio che decideranno le elezioni americane nel prossimo novembre.

Avete presente cosa pensano gli statunitensi che vivono nella Bible Belt?
Il racconto di 50 donne intervistate dal New York Times fermerà Trump? Speriamo di sì.



martedì 10 maggio 2016

Mentre a Londra viene eletto un sindaco musulmano di origini pachistane, a Milano si nega una moschea

Sadiq Khan
Una delle più belle notizie degli ultimi mesi è senz'altro l'elezione del laburista Sadiq Khan sindaco di Londra. Khan ha 45 anni ed è figlio di due immigrati pachistani. È nato a Tooting, nel sud di Londra, ed è cresciuto con sette fratelli in una casa popolare con tre stanze. Il padre lavorava come autista di autobus, la madre come sarta. I suoi genitori – che prima del 1947 erano indiani musulmani – si rifugiarono in Pakistan dopo la partizione dell’India nel 1947, da cui nacque lo stato pachistano. 

Per sancire il fatto che sarà il sindaco di tutti, il primo giorno dopo l'elezione Khan è andato a commemorare l'Olocausto con il rabbino di Londra Ephraim Mirvis. "Mi ha commosso incontrare i sopravvissuti agli inimmaginabili orrori dell'Olocausto così come i loro figli, nipoti e anche i pronipoti", ha detto Khan al termine della cerimonia.

Avere un sindaco musulmano moderato nella città più multiculturale d'Europa è un segnale importantissimo. Solo dimostrando che i musulmani estremisti sono solo una frangia da combattere - dai musulmani stessi - si può vincere la battaglia contro l'ISIS.

Mentre Londra si apre al mondo, qui a Milano Matteo Salvini, Maurizio Lupi e il mondo cattolico bigotto si oppone alla costruzione di una moschea. Anche il candidato sindaco Stefano Parisi non ha mosso un dito per la difesa del diritto di preghiera dei musulmani residenti a Milano (più di 120mila). Ha ragione Fabrizio Ravelli di Repubblica: "“Salvini è d'accordo con me”. Così Stefano Parisi nell'intervista a questo giornale risponde a una domanda sulle moschee a Milano. E spiega: “Prima serve una legge nazionale che aiuti i sindaci a verificare chi sono i finanziatori e per essere sicuri che in quelle moschee i sermoni siano in italiano”. Tradotto: campa cavallo che l'erba cresce".

Caro Parisi, un politico serio dovrebbe fare meno demagogia e non lisciare il pelo all'elettorato più becero.

mercoledì 4 maggio 2016

Le confessioni, con Toni Servillo, un film da vedere

Ho approfittato della giornata nuvolosa di domenica scorsa per andare a vedere al cinema "Le confessioni", film diretto da Roberto Andò, che vede tra i protagonisti Daniel Auteuil e Toni Servillo.

Un film da vedere. I riferimenti sottostanti alla trama sono millanta, e ora provo a riassumerli.

Il presidente del Fondo Monetario Internazionale (nella realtà è la francese Christine Lagarde), interpretato da Daniel Auteuil convoca in Germania i capi di Stato del G7 per affrontare il tema della povertà e della disuguaglianza nel mondo: "Dopo aver defraudato la popolazione con illusioni, almeno non facciamo perdere la speranza nel futuro", così pressapoco le parole espresse.

Tra gli invitati c'è anche il monaco certosino Roberto Salus, che vive di silenzio. L'Ordine certosino è di carattere penitenziale molto severo; esso fonde insieme, come già i Camaldolesi, la vita anacoretica con la vita cenobitica; la base generale è la regola benedettina, resa più aspra.

Il silenzio di Salus diventa rilevante nel momento in cui il presidente del FMI viene trovato morto suicida, dopo aver avuto un dialogo intenso con il Monaco (la confessione non si conclude). Mentre le indagini cercano di capire l'accaduto, non riesce a emergere la verità, ossia che il suicidio è legato alla malattia terminale di colui che può decidere le sorti del mondo.

A sorpresa Salus rivela che, prima di diventare monaco si era laureato in matematica e, in virtù di questo il suicida gli rivela una formula apparentemente (nel senso che neanche chi la propone ci crede) decisiva per risollevare le sorti dell'economia mondiale.
Come si fa a pensare di invertire la rotta del mondo con una formula matematica? Il mondo è fatto di persone! Il regista vuole dirci che siamo arrivati a questa crisi economica seguendo degli algoritmi, delle formule che sono espressione di una devastante crisi di pensiero.
Già in passato abbiamo affrontato questi temi, prendendo come riferimento il volume di Marco Vitale  "Passaggio al futuro" (Egea, 2010).
L’economista d’impresa bresciano ha spiegato con chiarezza perché la crisi finanziaria è una crisi di significato, di senso dell’economia di mercato, che il mondo anglosassone ha spinto verso una separatezza insensata tra lavoro e ricchezza. E‘ necessario riportare il baricentro economico dal capitale al lavoro e scoprire che la vera ricchezza non è fissata dal denaro e dagli interessi di mercato, ma è fondata soprattutto sul lavoro. Le parole di Vitale: “E’ un vero e proprio cambio di paradigma economico quello di cui abbiamo bisogno: al centro il lavoro e non il capital gain…Si è accettato l’imposizione di prelievi per gli amministratori delegati (non compensi che evocano uno scambio che non c’è) oltraggiosi, uno star system grottesco”.

Federico Caffè
Il suicidio del presidente del FMI evoca anche la scomparsa di Federico Caffè dell'aprile 1985, nelle parole di Corrado Stajano “un rompicapo angoscioso la vita e la sparizione di Caffé, un italiano serio che non aveva nulla in comune con l’Italia slabbrata, approssimativa dio quegli anni ‘80”.
Così come interessante è la breve immagine dell'unico libro presente nella valigia del monaco: "L'essenza del Cristianesimo" di Ernesto Buonaiuti, prete "modernista", scomunicato dalla Chiesa, che, tra l'altro, celebrò il matrimonio dell'"insigne maestro di pensiero" Arturo Carlo Jemolo.

P.S.: in un passaggio del film Servillo dice: "La perdita  di tempo non ha mai fatto male a nessuno". Non sono d'accordo. A furia di procrastinare sempre, di rimandare, di non affrontare i problemi, un bel giorno la matassa da sbrogliare diventa così grande che lo sviluppo economico si arresta. Agire è un'azione etica.

martedì 26 aprile 2016

L'Europa deve sostenere la Tunisia, baluardo laico contro l'ISIS

Ho passato un bellissimo week-end con la mia famiglia a Mondello, a due passi da Palermo, ospite di amici. Sicilia, terra irredimibile, sosteneva Leonardo Sciascia. E oggi ancora più di allora visto che, oltre alla terribile Assemblea Regionale Siciliana, vero simbolo dello sfacelo italico, la Sicilia deve affrontare le migliaia di immigrati che sbarcano sulle coste.

In una interessante intervista del direttore della Stampa Maurizio Molinari al presidente tunisino Beji Caid Essebsi, emerge una questione che tendiamo a sottovalutare, il necessario appoggio dell'Europa alla difesa della laicità in Tunisia, baluardo fondamentale per il Nord Africa. Infatti l'ISIS sta pianificando attacchi di terra in Tunisia dai campi della Libia.

Come dice Essebsi, "La Tunisia racchiude più identità, laiche e religiose, abituate a convivere nel rispetto reciproco...Ciò che conta è rafforzare i diritti delle donne, sconfiggere l'analfabetismo e la disoccupazione". Che ossigeno, che belle intenzioni!

Cosa dice il presidente tunisino, erede di Habib Bourghiba a proposito dell'islamismo? "L'islamismo non è un movimento religioso bensì politico il cui unico intento è la conquista del potere. Si tratta di persone violente, di terroristi che non hanno nulla che vedere con i musulmani perchè l'Islam è per il rispetto di tutti, nei testi fondamentali dell'Islam non c'è nulla di quanto i terroristi predicano all'unico fine di imporre il loro potere sugli altri".

La chiusura dell'intervista di Molinari à da ritagliare e conservare. Mentre guardavo il mare cristallino - dove Giovanni Falcone ogni tanto (all'Addaura) sognava di potersi immergere beato - pensavo al Commissario Montalbano, che si ritrova (mentre nuota di prima mattina) un corpo di un naufrago tra le braccia: "La Tunisia è come un albero: i suoi rami si allargano in tutta Europa, le sue radici affondano nell'Africa. Senza i rami l'albero non cresce e non dà frutti, ma se non si curano le radici muore".

Allora non possiamo chiudere gli occhi davanti alla tragedia del Mare di Sicilia. La strategia migliore è supportare gli stati come la Tunisia che cercano di venire fuori da soli da una gestione del potere che mira a distruggere l'economia locale.

martedì 19 aprile 2016

La Basilicata è l'unica regione dove si è raggiunto il quorum. Vediamo come spende bene le royalties del petrolio

La Basilicata è l'unica regione dove si è raggiunto il quorum nel referendum di domenica, il cui quesito complesso ha indotto la maggior parte dei cittadini a non andare a votare (quorum ego).
Anche in Puglia, dove il presidente della regione Michele Emiliano si è dato un gran da fare, il quorum non è stato raggiunto. Segno che tematiche complesse come il rinnovo delle concessioni petrolifere devono essere risolte dalla politica e non rimandate al cittadino, il quale delega le questioni a politici che si rivelano spesso dei quaraquaqua (Sciascia, cit.).

C'è da sottolineare come le Regioni siano spesso gestite con logiche di potere e di consenso che eludono la fornitura corretta e di qualità dei servizi essenziali, come la sanità. Aveva certamente ragione Giovanni Malagodi quando deprecava la nascita delle Regioni, che si sono rivelate un covo di malaffare, corruzione, sprechi e affossamento delle finanze pubbliche.

Cosa fa la Basilicata con le royalties pagate dall'ENI come diritto di estrazione?

La Regione Basilicata incassa di diritti/royalties annuali per circa 40 milioni di euro. Avrebbe senso creare un fondo sovrano regionale come ha ben fatto l’Alaska, visto che le risorse energetiche prima o poi si esauriranno.

Sul bilancio di qualche anno fa della Basilicata si possono trovare interessanti informazioni, che danno un'idea di come vengono spesi i soldi pubblici.
Ecco tre esempi di spesa senza senso:

- Art. 17 – Contributo ai maestri di sci, quantificato in 20.000 €; Come è noto in Basilicata si scia tutto l’anno e nascono campioni nazionali, come Gustavo Thoni, Piero Gros e il compianto Leonardo David.

- Art. 45 – Contributo ai Comuni per la gestione dei canili, quantificato in 600.000 €;

- Art. 48 – Processo completamento sisma ’80. “Al fine di sostenere il processo di completamento delle ricostruzione post sisma ’80, la Regione Basilicata si impegna a contratte un mutuo decennale da destinare ai comuni per far fronte alle esidenze di cui all’art. 3 dela legge n. 32/1992”.

A 36 anni dal terremoto in Irpinia, peraltro, siamo ancora a finanziare la ricostruzione! Rob de matt.

Nei Paesi seri si investono le risorse – per definizione scarse e in via di progressivo esaurimento – derivanti dall’estrazione del petrolio in attività di lungo termine. In Italia si finanziano a pioggia progetti obsoleti o ricostruzioni a 30 anni dal terremoto. Serve altro?

mercoledì 13 aprile 2016

La cultura dei Giovani Imprenditori di Confindustria lascia molto a desiderare

Federica Guidi e Gianluca Gemelli
Le intercettazioni relative alla vicenda della ministra Federica Guidi - che ha favorito il "marito"/non più "marito" Gianluca Gemelli affinchè prendesse una parte di business di un subappalto petrolifero a Tempa Rossa in Basilicata - ci inducono a riflettere sui valori fondanti dei Giovani Imprenditori di Confindustria, struttura in cui hanno fatto carriera sia la Guidi - presidente dei Giovani dal 2002 al 2005 - che Gemelli, vicepresidente nazionale e poi presidente dei Giovani Imprenditori di Siracusa.

In quali valori credono i Giovani Imprenditori? Quali regole seguono per conquistare un appalto, una concessione, un business, pubblico o privato? Qual è l'orientamento strategico di fondo, direbbe Vittorio Coda. Secondo loro, par di capire, è normale fondare i fattori critici di successo della propria impresa sull'influenza che si una su un ministro che ha il potere di modificare un emendamento?
Dalla vicenda emerge una concezione del mercato lontana anni luce dalla concorrenza e dal rispetto delle regole. Aveva ragione Roger Abravanel anni fa a criticare i Giovani Imprenditori e definirli figli di papa? Probabilmente sì.

Quando nel 2006 a Vicenza gli imprenditori di Confindustria si riunirono per parlare di "Concorrenza, bene pubblico", la bagarre creata ad arte con Diego Della Valle da Silvio Berlusconi con il suo arrivo in elicottero e la claque al seguito fecero perdere di vista la volontà di alcuni imprenditori di uscire dalle logiche del corporativismo e aprirsi veramente alla concorrenza, nazionale e internazionale.

Peccato perchè l'Italia ha certamente bisogno di fair competition e di enforcement, di sanzioni effettive per coloro che sono persistenti nella disapplicazione delle regole. Deve necessariamente aumentare la convenienza per coloro - e sono tanti - che rispettano le regole del gioco.

E' singolare come il giacimento petrolifero di Tempa Rossa - nell'alta valle del Sauro in Basilicata - sia non lontano da Chiaromonte (nel volume si nascose il vero nome e si inserì il nome di fantasia Montegrano), località visitata per mesi dal sociologo Edward Banfield nel 1974, da cui trasse il fortunato volume "Le basi morali di una società arretrata".

In questo libro Banfield descrisse mirabilmente la cultura del "familismo amorale" arrivando a ipotizzare che certe comunità sarebbero arretrate soprattutto per ragioni culturali. La loro cultura presenterebbe una concezione estremizzata dei legami familiari che va a danno della capacità di associarsi e dell'interesse collettivo. Gli individui sembrerebbero agire come a seguire la regola:
"massimizzare unicamente i vantaggi materiali di breve termine della propria famiglia nucleare, supponendo che tutti gli altri si comportino allo stesso modo".
L'amoralità non sarebbe quindi relativa ai comportamenti interni alla famiglia, ma all'assenza di ethos comunitario, all'assenza di relazioni sociali morali tra famiglie e tra individui all'esterno della famiglia.

Sono passati 42 anni dal volume di Banfield e attendiamo ancora che il capitalismo familiare sano - vero pilastro dell'industria italiana - abbia la meglio sul "familismo amorale", così ben appreso dal duo Guidi-Gemelli.

Magari l'attuale presidente dei Giovani Imprenditori Marco Gay ha qualcosa da dirci in proposito.

martedì 29 marzo 2016

Il gioco d'azzardo, piaga italiana

Qualche settimana fa alla LIUC-Università  Cattaneo, dove insegno Sistema finanziario col mio collega Antonio Caggia, è stata organizzata una lezione speciale curata da alcuni matematici e fisici di Torino, che hanno creato la società Taxi 1729 che porta avanti nelle scuole e università progetti diretti alla divulgazione di quanto il gioco d'azzardo si prenda gioco di noi.

Col motto Fate il nostro gioco (anche il titolo del libro, Add editore) Paolo Canova, Diego Rizzuto e Sara Zaccone hanno tenuto una lezione strepitosa. Un'ora e mezza di spiegazioni veloci, dinamiche, immagini, test, che hanno riscosso un grande successo tra gli studenti.
L’idea è di usare la matematica come strumento di prevenzione, una specie di “antidoto logico” per immunizzarsi almeno un po’ dal rischio degli eccessi da gioco. Perché, ne siamo convinti, la matematica è esercizio di pensiero critico, un’occasione per creare un’opinione consapevole nei cittadini, specialmente nei ragazzi, in un ambito in cui molto si basa sulla scarsa conoscenza delle leggi che governano la sorte.

Qualche dato. Nel 2015 sono stati 23 milioni gli italiani che hanno gioccato in lotterie, scommesse e slot machine, spendendo complessivamente 88 miliardi di euro, perdendone 24. Molto più del gettito Imu sulla prima casa. In media ogni italiano, neonati compresi, ha giocato in un anno oltre 1.400 euro per tentare la fortuna.

Per rendere viva e partecipe la lezione - tenere i ragazzi attenti per due ore è una missione molto difficile, vista la tentazione di messaggiare o giocare con lo smart phone - Canova e Rizzuto hanno distribuito a tutti un fac simile di una scheda di gioco di Win-for-life, gioco di grande successo escogitato dalla Sisal.

Per vincere a Win-for-life è necessario indovinare alcuni numeri estratti rispetto ai primi 20 numeri da zero a 20. Si vince con 0, 1, 2, 3, 7, 8, 9 e 10. Uno può erroneamente pensare che si vinca nella maggior parte dei casi. Invece la statistica ci dice che nell'82% dei casi si perde. Indovinare 3 o 7 numeri (su 20) costituisce singolarmente il 7,4% delle probabilità. Di solito si fa 4, 5 o 6 (in totale nell'82,2% dei casi).
La cosa tricky del gioco è che nel 14.8% dei casi si vince quello che si è giocato, ossia 2 euro.
Se sommiamo il 14,8% all'82,2%, nel 97% dei casi non si vince nulla o si vince ciò che si è scommesso. La psicologia fa sì che se si sono scommessi due euro e si vincono due euro, si pensa di aver vinto, mentre non si è vinto alcunchè (2 meno 2=0).
E' molto probabile quindi che chi vinca due euro, torni a giocare perdendoli subito. La voglia di continuare, illudendo il giocatore a cui viene regalata l'illusione di vincere sta alla base del gioco. Non è stupido chi gioca. E' veramente geniale chi ha inventato Win-for-life. Anyway, la probabilità di fare 10 è 1 su 1.847.560. E' più probabile che un asteroride colpisca la Terra nel 2048.

Pagano i gonzi, però. E lo Stato, con l'ingente gettito tributario, incassa il bottino. Tra il 1999 e il 2009 le scommesse hanno fatto incassare in media all’erario il 4 per cento sul totale delle imposte indirette e, in termini assoluti, hanno contribuito alle casse statali con una media di 9,2 miliardi di euro all’anno.

Come hanno evidenziato Sarti e Trimenti sulla voce.info a giocare di più sono le classe più povere della popolazione: "le famiglie con redditi più bassi tendono a spendere una percentuale del loro reddito più alta rispetto alle famiglie più ricche. Le famiglie giocatrici più povere spendono circa il 3 per cento del loro reddito in questo tipo di giochi, mentre quelle più ricche spendono meno dell’1 per cento.  Dato che i giochi di pura fortuna portano in media a una perdita di denaro perché sui grandi numeri “il banco” vince sempre, la spesa in giochi si traduce a tutti gli effetti in una sorta di “tassazione volontaria” di tipo regressivo e in un più generale fattore di disuguaglianza socio-economica".

giovedì 24 marzo 2016

Come reagire al terrorismo islamico? Come gli inglesi in biblioteca dopo le bombe tedesche

Dopo l'ennesimo attentato da parte dei terroristi islamici - questa volta, dopo Parigi, a Bruxelles - il centro dell'Europa e degli uffici della Commissione Europea, ci si chiede come reagire. Non uscire più di casa non ha senso, la vita va avanti.
A parte la necessità di coordinamento delle polizie europee e dell'intelligence (quella belga lascia a desiderare, vedi lo scandalo Dutroux), penso che a livello individuale sia necessario costruire strategie per contenere l'ansia. Come ha detto lo psicoanalista Massimo Ammaniti sul Corriere della Sera di ieri "di fronte a un terrorista che costituirà purtroppo una presenza costante, ci dobbiamo equipaggiare suo piano psicologico per non soccombere all'ansia".

Ammaniti suggerisce - e mi trova concorde - di prendere come modello di riferimento la Gran Bretagna guidata da Winston Churchill, tenace Prime Minister durante la battaglia contro Hitler: "Ho in mente un'immagine legata alla Seconda Guerra mondiale, la biblioteca (di Holland Park, ndr) dove ci sono persone che, tra le macerie, cercano libri per leggerli. E' una bellissima rappresentazione di ciò che si dovrebbe fare oggi".
Sta in noi reagire in modo costruttivo. Ma siamo in guerra. Ricordiamocelo. Diamoci da fare.