lunedì 11 luglio 2016

Brexit, caso clamoroso di suicidio collettivo

Mentre ero in fila a Wimbledon, fin dalla mattina presto, per cercare di entrare sul mitico Campo Centrale, mi guardavo intorno per capire se gli inglesi intorno a me fossero consapevoli delle conseguenze del voto per l'uscita dall'Unione Europea.
Credo sia stata una scelta nefasta, per loro stessi in primis, e poco consapevole. Secondo google, il giorno dopo il referendum, venerdì 24, la seconda domanda più chiesta sulla rete era "Cos'è l'Unione Europea?". Come dire, dopo aver votato, gli inglesi si informano sulle funzioni, il ruolo, i compiti dell'Unione Europea.

A Londra il mercato immobiliare è fermo da mesi e ora gli affitti stanno scendendo a rotta di collo. Tutti vogliono rinegoziare i canoni. E nel frattempo i fondi immobiliari - che hanno dato senza senso la possibilità agli investitori di uscire prima di 5 anni - hanno sospeso i rimborsi. Come scrive il corrispondente del Corriere della Sera Fabio Cavalera "Se si congelano i flussi di capitali stranieri e i prezzi calano, se il valore delle case acquisite dalle famiglie col mutuo va in caduta, allora cosa può accadere? (...) A Londra anche i più accaniti europeisti non sorridono più".

Si è parlato poco sui giornali sulle conseguenze per le università inglesi. Con l'uscita del Regno Unito dalla UE, i fondi europei alla ricerca svaliscono. Le università uk potrebbero perdere 790 milioni di sterline che ogni anno ricevono come grants dalla UE per la ricerca. I professori a Oxford e Cambridge sono decisamente preoccupati.

Il commentatore di punta del Financial Times Martin Wolf scrive che è solo l'inizio del declino per il Regno Unito: "This referendum is not the end of the discontent, but the beginning of what is likely to be still greater and more pervasive discontent. (...) Se il Regno Unito è determinato a introdurre alcuni controlli sugli immigrati (di altri Paesi dentro la UE), come molti Leavers desiderano, gli altri Paesi della UE non permetteranno l'accesso completo al mercato unico".

Andy Murray, Wimbledon champion 2016
Andy Murray, dopo aver battuto in finale il montenegrino (naturalizzato canadese) Raonic, ha detto a David Cameron, primo ministro inglese dimissionario dopo la Brexit:"Meglio fare il tennista che il politico, di questi tempi". Murray, da scozzese, ha votato sì, ed è troppo educato per dire a Cameron che indire il referendum per risolvere una lite interna al partito Conservatore è stata una scelta disastrosa. Meno male che i saggi costituenti italiani hanno scritto a chiare lettere che i trattati internazionali firmati dall'Italia non sono soggetti a referendum. Il popolo su questioni complesse deve delegare la scelta a chi governa. Cosa avrebbe votato il popolo Americano nel 1943 se Franklin Delano Roosevelt avesse chiesto ai cittadini se volevano mandare i loro figli a morire sulle coste francesi della Normandia per liberare l'Europa da Hitler?

5 commenti:

  1. Caro Ben, non concordo su questa interpretazione di suicidio. L'Europa dipende dallo UK più che lo UK dall'Europa.
    Il UK è il quarto importatore mondiale. Le esportazioni dei paesi europei verso lo UK variano sensibilmente da paese a paese, ma per alcuni stati le sportazioni verso lo UK sono una voce importante del della loro economia:
    Nel 2015 per la Norvegia ammontavano al 22%, per l'Irlanda al 14%, 9% per l'Olanda ed il 7.4% per la Germania.
    Inoltre il 12.6% degli introiti della EU, nel 2015, proveniva dallo UK. Con l'ingresso dei paesi meno sviluppati, che avevano bisogno di maggior supporto, lo UK era tra i dieci paesei contributori netti al budget della EU, insieme a Germania, Francia, Olanda, Italia, Svezia, Danimarca, Finlandia e Irlanda. Per questi paesi l'uscita dello UK significa maggiori pagamenti alla EU.
    Le opportunità di lavoro offerte dallo UK ai paesi dell'est è importante. 740,000 polacchi, oltre 160,000 lituani e 300,000 ungheresi lavorano e sono residenti in UK.
    Da ultimo non dimentichiamoci che lo UK ha la seconda forza militare mondiale, e che spende, anche dopo aver effettuato riduzioni, circa 60 mld di dollari l'anno in armamenti.

    Tutto ciò conferma che abbiamo bisogno del UK, per cui ci siederemo ad un tavolo, se siamo minimante realisti ed intelligenti, e tratteremo dei bellissimi accordi commerciali.

    Il mio unico timore è che non abbiamo nessuno a Bruxxelles che sia realista nè, tantomeno, intelligente

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  2. Alessandro Balsotti12 lug 2016, 23:56:00

    caro Benia, ho sempre pensato che su molte questioni (se non addirittura su tutte) le decisioni di una minoranza 'illuminata' fossero da preferirsi, se non altro come efficacia di lungo periodo, a quelle del suffragio universale. Purtroppo però negli ultimi decenni di 'illuminato' nella classe politica non c'è stato neanche l'ombra... a questo punto il suffragio universale è da preferirsi almeno perché lascia una via di sfogo 'civile' all'inevitabile malcontento che il malgoverno tende a generare. Sono inoltre convinto che il destino di lungo periodo di una nazione dipenda dalle sue risorse (naturali e umane) e dalla qualità della sua classe politica e poco importerà se dentro o fuori l'Europa, specialmente se stare dentro era starci con il 'braccino'... quindi sinceramente credo che parlare di scelta suicida comporti una visibilità sul futuro che è impossibile da avere... che tra 10-20 anni staremo a raccontare di una Brexit 'di successo' è forse improbabile ma non impossibile. Non hanno una buona classe politica in grado di guidarli fuori dalla tempesta? Può darsi... ma l'Unione Europea è forse messa meglio ?

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  3. È assolutamente lecito argomentare che certe scelte non debbano essere oggetto di referendum, ma allora, per onestà intellettuale, occorre ammettere che il brexit avrebbe dovuto farlo spontaneamente il parlamento britannico.
    Il referendum non è stato indetto "per risolvere una lite interna al partito Conservatore", ma per uscire da una situazione di stallo in cui vi era un partito, lo UKIP, che aveva oramai stabilmente soppiantato come terzo partito nazionale i pro-UE liberaldemocratici, in cui i due maggiori partiti erano divisi al loro interno sul tema e in cui l'opinione pubblica era a sua volta divisa (nelle percentuali che poi abbiamo visto nel referendum).

    Quando una nazione è contributrice netta dell'UE, come lo è la GB, parlare di fondi europei ha poco senso, dato che essi sono fondi che Londra versa a Bruxelles e che Bruxelles ristorna a Londra. Col brexit le università perderanno i fondi europei, ma avranno immediatamente accesso a dei fondi britannici per un uguale ammontare, dato che Londra, se le sue università non riceveranno più quei fondi, conseguentemente non ne darà più al dipartimento europeo che si occupa del finanziamento della ricerca.
    Una cosa analoga è già accaduta in Svizzera: nel 2014 un referendum ha abolito la libera circolazione delle persone UE; la UE ha immediatamente escluso le università svizzere dal programma erasmus. Allora la Svizzera ha smesso di finanziarlo, e ha iniziato a versare quei soldi a una fondazione elvetica che si occupa di dare le borse di studio agli studenti svizzeri che vanno all'estero. E hanno risolto il problema.

    Infine che "gli affitti stanno scendendo a rotta di collo" non è male, se si è inquilini.

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  4. Condivido che l'uscita del Regno Unito sia stata un danno più per loro che per l'Unione Europea.
    Intanto temo che a breve di Regno Unito potrebbe non parlarsi più perchè la Scozia potrebbe chiedere la secessione e chissà se lo farà anche l'Irlanda del Nord, al che il Regno Unito in circa un secolo sarebbe riuscito nella non indiffente impresa di aver perso il 90 % del proprio territorio (considerate le ex colonie).
    E' vero che forniva un rilevante contributo economico all'Unione Europea, ma è altrettanto vero che riceveva cospicui finanziamente europei.
    Le esportazioni da paesi dell'unione al Regno Unito non è scontato crollino (la sterlina è crollata mica solo nei confronti dell'euro e da qualche paese il Regno Unito dovrà pur importare...).

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  5. Ricevo e pubblico:

    Caro Beniamino
    Il tuo Pensiero è quello di milioni di italiani. Io non lo condivido
    Gli inglesi soffriranno ma hanno dimostrato in occasioni ben più difficili di riuscire a cavarsela ( v seconda guerra mondiale dove sono rimasti gli unici a resistere ai tedeschi )
    Il problema siamo noi. L Europa rischia la disintegrazione e forse qualcosa di più. E ci mancano i leader . Basta paragonare Holland alla Teresa May
    Nella mia ultima rubrica al corriere TV di " merito e regole " ho detto che " l Europa si merita la brexit "
    Diseguaglianza crescente e crescita molto bassa
    Politica ipocrita che accetta multiculturalismo ma è incapace di integrare le diversità . sottomissione allo islamismo fondamentalista e incapacità di difendere i suoi cittadini dal terrorismo islamico
    incapace di affrontare l'immigrazione che pure è essenziale per lo sviluppo
    Incapace di fare una difesa militare europea
    Unione bancaria che non nasce
    Il fallimento della Grecia affrontato da dilettanti e così quello possibile del nostro sistema bancario
    Un parlamento costoso che si sposta tra Bruxelles e Strasburgo
    Non una università tra le top del mondo
    Ecc ecc
    Questo tipo di Europa non è quella nella quale tutto noi abbiamo creduto ma è comunque essenziale per il nostro futuro
    Abbiamo due alternative
    1 prendercela con gli inglesi e magari fargliela pagare
    2 rimboccarci le maniche e fare l Europa partendo da tre o quattro priorità
    - unione bancaria e risanamento delle nostre banche
    -politica concordata di immigrazione
    -coordinamento antiterrorismo islamico ( senza temere di chiamarlo con questo nome )

    Io sono per la seconda.

    RA

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