mercoledì 1 dicembre 2010

L’Irlanda e la zoppìa dell’Europa (copyright Carlo Azeglio Ciampi)

Così come l’Europa si è realizzata sulla spinta del ricordo della terribile guerra tra Paesi Europei, così l'ultimo "contagio" europeo a seguito del salvataggio di Grecia e Irlanda (quale sarà il prossimo Paese in difficoltà?) potrà farci passi avanti e superare la dicotomia insanabile tra sovranità monetaria e assenza di sovranità fiscale.

Cos’è la zoppìa? La zoppìa è il non completamento dell’Unione politica europea, dopo aver creato l’Unione Monetaria. Non si è riusciti a completare il progetto istituzionale dei padri fondatori dell’Europa. E se non c’è governo europeo, la costruzione europea scricchiola. Come tutte le crisi, anche questa ultima dell’Irlanda – la cui crisi è una crisi delle banche, non una crisi da deficit pubblico (nel 2007 il debito pubblico netto dell’Irlanda era il 12% del Pil) – può servire per sensibilizzare i cittadini europei che bisogna fare un salto in avanti e colmare la zoppìa.

Carlo Azeglio Ciampi
Approfondiamo il termine zoppìa, rifacendoci all’imprescindibile Carlo Azeglio Ciampi (Da Livorno al Quirinale. Storia di un italiano, Il Mulino, 2010, p. 163): “Alla moneta unica, cioè a un fatto squisitamente europeo, non si è accompagnato un coordinamento della politica economica europea. Si è fatto l’eurogruppo, il gruppo dei paesi dell’Unione europea membri dell’Unione monetaria, e aventi tutti come moneta l’euro. Ma l’eurogruppo non si è mai istituzionalizzato in maniera piena; l’eurogruppo non ha assunto poteri maggiori. All’interno dell’Ecofin, l’eurogruppo funziona come un organo di consultazione; ma, ripeto, non ha mai avuto poteri decisionali, a cui debbano adeguarsi tutti i paesi dell’euro. Io penso che se fossero rimasti in carica per qualche anno in più alcuni ministri che hanno vissuto la creazione dell’euro, avremmo compiuto questo passo necessario, indispensabile: far corrispondere ad una Banca Centrale Europea un unico governo coordinato dell’economia europea, con alcuni poteri sovranazionali”.

Guido Tabellini
L’economista Guido Tabellini  ha scritto: “Alla base di questa seconda crisi dell’euro vi sono due problemi comuni. Il primo, più fondamentale, è la separazione tra politica fiscale e politica monetaria...Non c’è lcun dubbio che questa ormai sia diventata una crisi sistemica, e non più il problema isolato di uno o due paesi. Ma questo vuol dire sospendere il principio della separazione tra politica fiscale e monetaria, uno dei pilastri su cui è costruita l’Unione monetaria europea. Se non si è disposti a farlo, tuttavia, il contagio rischia di andare avanti".

Sebbene non ci sia ancora stato un full disclosure sulle condizioni del salvataggio UE dell’Irlanda, sembra che “The EU will have to power to override the government on aspects of the budget - in particular the agreement by the government with public sector unions that there wouldn't be any further job cuts or wage reductions”.

Jim o’Neill di Goldman Sachs ha scritto recentemente: “In my judgment the key issues are the governance of EMU and the leadership of it. If Germany and, to a lesser degree France, want to support all the current members and demonstrate their clear belief of this, then the debt and deficits can be resolved…The next few weeks, and perhaps beyond, will be all about how Germany is going to continue to support EMU and at what price. The question of whether or not German will support the EMU is not really the main question, it is at what price”.

Come dice Wolfgang Műnchau del Financial Times, “The European Union chose not to act during the euro’s fair-weather decade. The longer you wait, the more radical the solution has to become”. La rendo più semplice. Più aspettiamo a metter mano alla zoppìa - ma abbiamo bisogno di leader come Monnet, De Gasperi, Kohl, di cui non si vede l'ombra - più sono cazzi.

2 commenti:

  1. Alessandro Balsotti01 dic 2010, 10:24:00

    bravo Benia. Hai sintetizzato bene. I politici in particolare dovranno essere in grado di spiegare (soprattutto in Germania) che, a costi sostenibili, non c'è ritorno da questo progetto anzichè calvalcare populisticamente il malcontento. Maldestramente e senza visione strategica le istituzioni si stanno però muovendo nella direzione giusta: l'ESM (European Stability Mechanism) di cui si è iniziato a parlare in occasione del pacchetto salva-Irlanda è un embrione di fiscalità comune. Reazione alla crisi e non prevenzione, certo (ma è la natura umana). I margini di errori sono sempre meno ma l'alternativa (break-up traumatico dell'Euro) costosissima.... al limite con il tempo potranno uscire i paesi periferici che non riusciranno ad allineare in qualche modo produttività e altra variabili economiche, ma una fine del progetto per volonta tedesca sarebbe un tragico disastro per tutti.

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  2. L'unione delle politiche fiscali sarebbe un gran bel passo avanti per l'Europa, ma temo che sia un obiettivo molto lontano.. Perchè i paesi che formano l'eurogruppo hanno ancora politiche e caratteristiche troppo differenti tra loro: Basti pensare al rigore tedesco che poco ha a che fare con la politica fiscale italiana (caratterizzata da evasioni, condoni e scudi fiscali).. E stiamo parlando di due paesi che hanno già una lunga storia europea; figuriamoci se considerassimo i paesi di recente annessione..

    Pensiamo proprio al caso italiano: già facciamo fatica a recepire le normative europee, se si realizzasse l'unione politica a tutti gli effetti, risulteremmo come una palla al piede nei confronti di quei paesi che già presentano un forte rigore e senso delle regole (che a noi italiani manca).. Per questo motivo, finchè tutti i paesi non impareranno, se non altro, a recepire nel modo corretto i regolamenti e le direttive europee (cosa che dovrebbe essere scontata, ma non lo è), l'unione completa (politica, economica, monetaria, fiscale..) resterà un bel sogno...

    Cerf Volant

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