martedì 27 settembre 2016

Se sei figlio di un prof fai carriera universitaria

Siamo alle solite. Il cambiamento è lontano. Stiamo parlando della "parentopoli universitaria", denunciata di recente da Raffaele Cantone, presidente dell'Autorità Anticorruzione.
Secondo Cantone sono tanti i casi in cui viene "istituzionalizzato lo scambio". In un ateneo del Sud, "nella facoltà giuridica è stata istituita una cattedra di storia greca e nella facoltà letteraria una cattedra di istituzioni di diritto pubblico. Entrambi i titolari erano figli di due professori della stessa università".
Siccome esiste una legge che vieta di far entrare all'università parenti di chi è già in cattedra, la fantasia italica esprime il meglio, pur di favorire un congiunto. Siamo tornati ai tempi di Edward Banfield, autore negli anni Sessanta del noto volume "Le basi morali di una società arretrata", dove si denunciava l'aberrante familismo amorale. Perotti, molti anni fa - ben prima di provare a incidere sul lato spending review - scrisse un amaro volume: "L'università truccata",  dove in un capitolo analizzava il numero enorme di omonimie negli atenei italiani. Si assumono i peggiori (parenti, ovviamente) e si ostacolano coloro che meritano. Meritocrazia? Ma quando mai. Il silenzio dei rettori e della Conferenza dei Rettori - la temibile e potentissima Crui - è eloquente.

Nulla di nuovo sotto il sole, mi si fa notare. E allora noi torniamo a denunciare il malaffare, Non è inutile ritornare a raccontare ciò che successe al premio Nobel Franco Modigliani:"“Arrivato negli States mi fu subito evidente come il sistema universitario fosse più umano ed efficiente rispetto alla insopportabile impersonalità delle università italiane: pochi baroni che insegnavano a masse di studenti sconosciuti, attorniati da piccole folle di petulanti e servili assistenti. Il cameratismo e l’amicizia che spesso nascono tra professori e studenti è una delle caratteristiche dell’insegnamento superiore degli Stati Uniti e una delle ragioni del suo indubbio successo”.

“Nel 1955 tornai in Italia come lettore. La mia impressione negativa fu fortissima. Avevo scordato quanto profonde fossero le differenze fra il sistema di educazione universitario negli Stati Uniti e in Italia. Il sistema italiano era una struttura a tre caste, in cui i pochi, e per la maggior parte anziani professori, occupavano la casta superiore, immediatamente inferiore a Dio, mentre un gruppo consistente di speranzosi e servili assistenti rappresentava la seconda casta, lo strato intermedio, e gli studenti, dei quali nessuno si occupava, costituiscono la base della piramide”. Ci chiediamo se sia cambiato qualcosa dal 1955 ad oggi.

“Il Rettore dell’Università di Roma mi definì, mentre ero già full professor, un “giovine promettente”. Modigliani racconta anche un altro episodio emblematico. In occasione di un convegno di economisti a Washington, il professor Corrado Gini (famosissimo statistico, inventore dell’indice di Gini sulla concentrazione del reddito e della ricchezza, ndr) – tirò fuori l’orologio dal taschino e chiese a Modigliani: “Senta, ieri mi si è rotto l’orologio, me lo potrebbe far accomodare, per cortesia, e poi me lo fa recapitare in albergo?”. Modigliani rispose che la richiesta avrebbe dovuto farla al garzone della portineria dell’albergo. “Così si saggiava di che pasta eri fatto. Quanto eri in grado di subire pur di accattivarti la benevolenza del capo. Questa è una delle origini profonde della crisi italiana. Perchè una classe dirigente che è stata selezionata in base alla sua capacità di subire umiliazioni, di non avere amor proprio, è quella che non è in grado di guidare l’Italia”.

Roberta D'Alessandro, docente di Linguistica all'Università di Leida in Olanda, intervistata dal Corriere della Sera, fa sapere che in Italia le hanno detto che è difficile "superare 'la concezione proprietaria' dei concorsi". Il concorso è mio e lo gestisco io, facendo passare solo i fedelissimi (anche se scemi), piuttosto che un soggetto valido, ma libero di pensare in modo diverso dal "barone". Sempre la D'Alessandro: "Non sa quante volte sono stata bocciata con lode: venivano da me e mi dicevano "Lei è bravissima, peccato che non potesse vincere...In Olanda sono diventata professore ordinario a 33 anni".

Una storia simile è raccontata da Federico Formenti, docente di Scienze Motorie a Oxford, che è stato sconfitto da una candidata "protetta" all'Università di Venezia. Ma è tutto al Tar e al Consiglio di Stato, quindi si definirà tutto nel 2054.
Vi ricordate il rettore Luigi Frati della Sapienza di Roma che assumeva i parenti - "Se lo meritano" - e organizzò la festa di laurea della figlia nei locali dell'Università? Cos'e pazze. Qui un bell'articolo di Roberto Perotti dal titolo evocativo "La Sapienza del familismo".

"Lasciate ogni speranza voi ch'intrate", scrisse Dante Alighieri. Si riferiva all'Inferno dell'Università italiana, dove, peraltro, gli operai sussidiano i figli di papà.

venerdì 23 settembre 2016

Il capolavoro di Carlo Azeglio Ciampi

Il 24 novembre 1996 – giusto 14 anni fa - la delegazione italiana guidata dal Ministro del Tesoro Carlo Azeglio Ciampi – presenti Mario Draghi per il Tesoro ed Antonio Fazio e Pierluigi Ciocca per Banca d’Italia - vola a Bruxelles dove si terrà l’Ecofin, la riunione dei Ministri economici europei. Ordine del giorno: il rientro della lira nel Sistema Monetario Europeo.

Il giorno precedente la direzione generale del Tesoro emana questo comunicato: “Il Governo italiano ha chiesto l’avvio delle procedure per il rientro della lira negli accordi di cambio previsti dal Sistema Monetario Europeo (SME). La procedura avrà inizio domani con la riunione del Comitato Monetario convocato per le 15.00”.

L’Italia uscì dallo SME nell’autunno 1992, e per rispettare i parametri di Maastricht e far parte dei Paesi dell’Unione Economica e Monetaria partecipanti alla nascita dell’Euro, era necessario e vitale rientrare nell’Exchange Rate Mechanism.

Il punto chiave del rientro nello SME era il tasso di cambio ritenuto corretto dagli altri partner europei. Nella riunione di sabato mattina a Palazzo Chigi, il Presidente del Consiglio Prodi e Ciampi appresero dal Governatore della Banca d’Italia Fazio che la video-consultazione del venerdì aveva prospettato la posizione tedesco-olandese, che sostenevano che il cambio giusto per la lira sarebbe stato 925 per un marco. Prodi e Ciampi dissero che non se ne parlava neppure. Gli industriali italiani fantasticavano tassi di cambio ben superiori a quota 1.000, tipo 1.030/1.040. Il Governo sapeva che l’unica speranza era aggrapparsi alla cifra tonda: quota 1.000.

Per ottenere 1.000, si decise si dare a Draghi e Ciocca il mandato di chiedere 1.010, con la facoltà di scendere a 1.000. Il tasso di cambio sui mercati in quei giorni viaggiava intorno a 985 lire per marco.

Draghi e Ciocca non trovarono l’accordo ma riuscirono ad abbattere il muro delle 950 lire, trovando qualche difficoltà a trattare su quota 970.

La tensione era visibile. Il momento era importante. Si giocava il futuro dell’Italia. Cosi Paolo Peluffo in Carlo Azeglio Ciampi, l’uomo e il Presidente (Rizzoli, 2007): “Ciampi volle partire per tempo, in mattinata. Si viaggiava ancora sul vecchio DC9 che aveva un grande salottino aperto e comodo per la conversazione. Ma di conversazione, quel giorno, ve ne fu davvero poca. Si guardava tabelle, dati sulla bilancia dei pagamenti, in silenzio, scambiandosi mezze frasi, sottovoce”.

Alle 15.00 in punto a Bruxelles inizia l’Ecofin. Dopo i primi convenevoli, Wim Duisemberg – poi primo presidente della BCE - per conto dell’Istituto Monetario Europeo dà la parola a Ciampi, che improvvisa l’arringa meglio riuscita della sua carriera istituzionale, parlando a braccio sulla base di una scaletta.

Questi alcuni stralci del discorso di Ciampi:

1. Sono qui davanti a Voi con emozione, ma anche con orgoglio, per proporre il reingresso dell’Italia nell’accordo di cambio. Personalmente ho vissuto tutta l’esperienza del Sistema Monetario Europeo, dalla sua creazione nel 1979 all’uscita dell’Italia...Le vicende dell’estate-autunno del 1992 furono estremamente gravi per lo SME. Ritengo che in quell’occasione pagammo tutti, ma credo che l’Italia pagò in particolar modo. Questi quattro anni in cui abbiamo continuato a partecipare allo SME, ma non al cuo aspetto centrale – ovvero l’accordo di cambio – sono stati per il mio Paese anni che io chiamo di “sofferto esilio”.

2. Il 1992: il dramma del 1992 ha costituito il turning point per il risanamento dell’economia. Da allora il mio Paese ha fatto importanti progressi verso la stabilità, attraverso il concorso della politica monetaria, dei redditi, del bilancio pubblico. La politica monetaria, che alla fine degli anni Ottanta agli inizi degli anni Novanta aveva fatto dell’accordo di cambio elemento di disciplina, che costringesse a comportamenti delgi operatori italiani verso la stabilità, ha continuato a essere non meno rigorosa, pur non avendo più il vincolo della disciplina del cambio, attraverso una gestione diretta e severa della moneta e del credito.

3. L’Italia che negli anni Settanta e per gran parte degli anni Ottanta aveva visto più volte avvitare la sua economia nella spirale perversa “aumento dei costi salariali/prezzi”, ha abolito ogni indicizzazione e ha adottato una severa politica dei reddito. Congiuntamente è stata iniziata una politica di riequilibrio del bilancio dello Stato.

4. Veniamo ora alla proposta dell’Italia di una parità centrale tra 1000 e circa 1.010 per marco. E’ sempre stata la prassi di impostare la discussione partendo dai valori di mercato. Come è stato ricordato e come è nella tabella di fronte a voi, il tasso di mercato della lira rispetto al marco, nella media degli ultimi sei mesi, è di poco superiore a 1.000. Questo è appunto il tasso al quale l’Italia fa riferimento.

5. Vi invito a considerare un altro aspetto: che per contribuire alla politica di disinflazione, la Banca d’Italia ha adottato una politica monetaria che ha mantenuto e mantiene elevati i tassi a breve. Se esaminate la curva dei tassi di interesse in Italia, essa disegna una “V”, con il tasso più basso del titolo a tre anni e agli estremi dei titoli a tre mesi e di quelli a dicei anni, che hanno di fatto lo stesso livello. Non sono in grado di calcolare quanto questa situazione dei tassi d’interesse sul mercato monetario abbia influenzato e influenzi il livello del tasso di cambio. Quel che sembra indubbio è che il tasso di cambio ha subito e subisce due influenze di segno opposto: 1) è sostenuto da un tasso di interesse elevato; 2) è frenato dagli acquisti di valuta estera fatti dalla Banca d’Italia.

6. E’ interesse dell’Italia di avere una parità che sia equa, sostenibile e duratura.Credo che una parità di 1000 lire per marco sia una cifra appropriata.

7. Con questo animo, con questi sentimenti, con il desiderio di ritornare pienamente a far parte di questa Comunità Europea, che vede nell’accordo di cambio uno dei punti essenziali della politica di convergenza che l’Europa ha seguito in questi anni, Vi prego caldamente di tener conto di queste mie considerazioni e di accogliere integralmente la proposta che l’Italia ha fatto, e cioè non solo di vedere di buon grado il rientro dell’Italia, ma di approvare anche il valore proposto per la parità della lira”.



Peluffo racconta: “Seguì un lungo silenzio. Nessuno osò parlare. Investiti da quel fiune di argomentazioni appassionate. Il sottosegretario irlandese chiese se qualcunno volesse prendere la parola. Tutti tacquero. La seduta fu sospesa”.

Dopo estenuanti trattative durate più di otto ore – compresa la minaccia di Ciampi di tornare a Roma senza accordo e lasciar fluttuare liberamente la lira - si trovò l’accordo in tarda serata (giusto in tempo per comunicare l’accordo prima dell’apertura dei mercati australiani: mezzanotte di Bruxelles equivale alle 9.00 a Sidney) a quota 990 contro marco.

Sempre Peluffo: “Il ritorno a tarda sera fu euforico. Ci si rendeva conto di aver ottenuto un successo strepitoso. Ciampi si attendeva un trionfo anche sulla stampa”. Ma grande fu la delusione perche i giornali presentarono il risultato come una vittoria a metà, perchè gli industriali speravano in qualcosa di meglio" (più alta la parità=maggiore export, ndr). Non si capì che grazie all’accordo, saremmo poi entrati nell’euro fin dalla sua introduzione. E vi pare poco?

Il Financial Times, però, il 26 novembre 1996 fece tornare il sorriso a Carlo Azeglio Ciampi. Lionel Barber – The quest for Emu: Italy home but not dry – descrisse Ciampi come un lottatore ("his craftiness is legendary") senza pari in Europa, l’unico in grado di vincere la resistenza del duro dei duri, Hans Tietmeyer, Presidente della Bundesbank. Barber – tra l’altro - cita un diplomatico italiano: “Ciampi gave the performance of his life. Se qualcuno avesse provato la stessa operazione lo avrebbero buttato giù dalla finestra”.

Peluffo ci racconta che quell’articolo fu una delle soddisfazioni più intense di quegli anni in prima linea. Io l’articolo di Barber – pescato nel mio archivio, qui allegato - lo porto sempre a lezione. Per ricordare agli studenti il capolavoro di Carlo Azeglio Ciampi.

lunedì 19 settembre 2016

Ciao Carlo Azeglio

Ciao Carlo Azeglio.

Quante volte abbiamo parlato di te su questo blog! Dallo spread alla zoppia a come passare un esame. Sempre con il rispetto e grande gratitudine, per averci salvato in constesti terribili. E con quale calma affrontavi problemi complessi. Beniamino Andreatta, quando era agitato, diceva: "Vado da Ciampi, così mi calmo un po'". 
Di fronte a Carlo Azeglio Ciampi, una carriera in Banca d'Italia,  presidente del consiglio del governo d'emergenza del 1993 - travolti da Tangentopoli, svalutazione della lira e uscita dallo SME - ministro del Tesoro del governo Prodi che ci portò nell'Euro (meno male, altrimenti saremmo del caos più assoluto), il cordoglio è stato unanime.

Gli unici a criticarlo e addirittura ad accusarlo di tradimento sono stati i leghisti, persone miserabili Intendono in questo modo conquistare le prima pagine dei giornali o proporsi così come forza alternativa di governo?

Per Salvini & C. valgono le parole di Michele Serra scritte per L'amaca di Repubblica: Oltre a "ricevere regolare stipendio dall'odiato Stato italiano...in altri Paesi, anche democratici, sarebbe bastato molto meno per fare dichiarazioni ai giornalisti avendo ai lati due gendarme. Peccato che la pazienza e la liberalità delle istituzioni repubblicane non siano state risarcite dal rispetto nei confronti di chi le serviva proprio in anni in cui la Lega cercava di demolirle".

Franca e Carlo Azeglio Ciampi
Dobbiamo ringraziare la moglie di Ciampi, Franca Pilla, per aver convinto Carlo a partecipare al concorso in Banca d'Italia, che ovviamente vinse appena finita la Guerra (1946). Infatti, se non lo sapesse,  Ciampi a quel tempo insegnava italiano e latino al liceo Niccolini di Livorno. Era un ottimo insegnante. La passione per i giovani non è gli mai mancata.

Milena Piperno, futura moglie di Umberto Colombo - scienziato di vaglia, già presidente dell’ENEL e dell’ENEA, ministro dell’Università nel governo Ciampi - fu allieva di Ciampi e si ricorda la qualità del professore mancato: “Ciampi non ci metteva mai soggezione, non alzava mai la voce. Era bello ascoltare le sue lezioni della Divina Commedia. Ma di quell’anno scolastico mi è rimasto impresso il suo parlarci in libertà, di quanto sangue fosse costata la guerra, a tutti i popoli, non solo al nostro che stava uscendo dalla guerra”.

Per chi non lo sapesse, Ciampi non si è laureato in economia, ma in lettere - filologia classica con una tesi su Favorino D'Arelate (retore neosofista del II secolo) - e in giurisprudenza, con una tesi sulla libertà delle minoranze religiosa (pubblicata dal Mulino, su suggerimento del prof. Francesco Margiotta Broglio). In una sua visita all'amata Normale di Pisa - dove studiava "in modo forsennato" - una studentessa gli chiese come si fa a passare dalla filologia classica all'economia. Ciampi rispose con tono affabile (ricorda Salvatore Settis): "E' la stessa cosa. Studiando filologia classica in Normale ho imparato una disciplina intellettuale, il rispetto dei documenti e la ricerca della verità: principi che mi hanno accompaganto alla Banca d'Italia, a Palazzo Chigi, al Quirinale".


Ciampi tornava sempre sui classici. Uno dei suoi autori preferiti era Giacomo Leopardi. Il dialogo tra un passeggere e un venditore di almanacchi era spesso citato:
Quella vita ch’è una cosa bella,
non è la vita che si conosce,
ma quella che non si conosce;
non la vita passata, ma la futura.

Intervistata ieri da Marzio Breda, Franca dice: "Negli ultimi anni Carlo era preoccupato per il futuro dei bisnipoti". Vedere i giovani migliori dover scappare all'estero per avete le giuste opportunità lavorative lo intristiva non poco.

A furia di rimandare di continuo le riforme che la Banca d'Italia nelle Considerazioni finali invitava a portare a termine, siamo giunti allo stallo e alla palude. "Il tempo si è fatto breve", per usare le parole di Ciampi. L'invocazione cara a Donato Menichella 'Sta in noi' non è valsa poiché il "noi" politico è stato infinitamente di bassa qualità. Anni perduti. 

Tra i necrologi per Ciampi mi hanno colpito quello di Roberto Benigni e Nicoletta Brashi che hanno definito Ciampi uomo meraviglioso e quello di Fabrizio Barca, uno dei tanti Ciampi Boys cresciuti alla scuola di Banca d'Italia, "cittadella della competenza" secondo la magistrale definizione di Alfredo Gigliobianco: "Ciampi ci ha insegnato ad ascoltare, dirigere, decidere". Barca si rifà all'atto volitivo, caro a Ciampi. Dopo aver valutato attentamente tutte le alternative, bisogna decidere, cosa che in Italia non si fa. Noi siamo bravissimi a rimandare. A babbo morto (qui un mio approfondimento per il blog de Il Sole 24 Ore).

Chiudo con un ricordo personale. Nel giugno scorso sono passato a Palazzo Giustiniani - sede degli uffici dei senatori a vita - e ho lasciato in dono al presidente Ciampi il mio volume di Paolo Baffi "Servitore dell'interesse pubblico".Con mia grande sorpresa, pochi giorni dopo Ciampi mi ha fatto recapitare un telegramma. Chi manda più telegrammi, ai tempi della mail e dei social? CA Ciampi.
Nel telegramma Ciampi scrive: "Gentile dottor Piccone, un sentito ringraziamento per l'invio del volume da lei curato e per le cortesi espressioni con cui ha volute accompaganarlo. In procinto di lasciare Roma per la consueta pausa estiva, porter con me il libro, al quale dedicherò una meditate lettura, con la mente, e soprattutto, con il cuore. Ancora grazie, e un particolare apprezzamento per questo suo lavoro "baffiano".
Molti cordiali saluti
Carlo Azeglio Ciampi

Ti sia lieve la terra, caro Carlo Azeglio. 

mercoledì 14 settembre 2016

Che bello presentare il mio terzo volume baffiano con Giorgio Napolitano e Salvatore Rossi (Bankitalia)

B. Piccone, G. Napolitano, S. Rossi
Giovedì 8 settembre è una data che non dimenticherò facilmente. Presso la biblioteca "Gino Pallotta" di Fregene ho presentato il mio terzo volume - Servitore dell'interesse pubblico. Lettere 1937-1989 (Aragno, 2016) - dedicato a Paolo Baffi, economista di rango, studioso (cooptato nell'Accademia dei Lincei, dove conobbe Arturo Carlo Jemolo, il cui carteggio - Anni del disincanto - è tutto da leggere), uomo d'azione, una carriera tutta in Banca d'Italia dal 1936 fino al "quinquennio di fuoco" 1975-1979, da governatore.

Dopo l'indirizzo di saluto della presidente della Biblioteca, Marina Pallotta, la parola passa al presidente Giorgio Napolitano, il quale non solo ha letto attentamente il volume, ma ha conosciuto direttamente Baffi, con il quale - da responsabile economico del Partito Comunista Italiano negli anni Settanta - ha avuto modo di confrontarsi.

Napolitano si concentra sulla storia del PCI, che spesso, preda dell’ideologia, perse di vista la logica economica. Nel mio volume si legge: “Con continui e indifferenziati «no» alle proposte di modernizzazione il PCI faceva toccare con mano la propria inadeguatezza a padroneggiare i
problemi concreti con soluzioni idonee a un paese industriale. Baffi auspicava l’uscita dal ghetto dell’intellighenzia di sinistra, danneggiata dalla democrazia bloccata, frutto del «bipartitismo imperfetto», spiegato analiticamente da Giorgio Galli.
S. Rossi e B. Piccone
Il carteggio tra Paolo Baffi e Giorgio Napolitano ci offre diversi spunti. Il 16 ottobre 1979 Baffi scrive a Napolitano che «il partito è impegnato, grazie anche a Lei, in una nuova e difficile esperienza». Dieci anni più tardi, il 17 aprile 1989, dopo la svolta del marzo 1989 (la Bolognina) Baffi riporta a Napolitano il suo pensiero: «Seguo con interesse il vostro travaglio,  auspicando un esito che ricuperi pienamente alla società italiana ed europea tante forze intellettuali e morali oggi quasi ghettizzate (e il vuoto si sente)».

 Napolitano chiarisce: «Credo si possa dire che il punto di vista di Baffi fosse rappresentativo di una consistente area di opinione, sempre più acutamente consapevole della necessità di un effettivo superamento di quella condizione di democrazia bloccata che ha prodotto guasti così profondi, che ha condotto sull’orlo di un allarmante immiserimento e di una grave degenerazione del sistema politico e della gestione dello Stato, che ha “quasi ghettizzato tante energie intellettuali e morali”.

Luigi Spaventa
In un suo intervento del 2013 presso l’UniversitàBocconi, in occasione del ricordo di Luigi Spaventa, Napolitano disse riprendendo Franco Debenedetti: “Spaventa contribuì come nessun altro a liberare la sinistra italiana", suggerendole strumenti concettuali più avanzati per l'analisi e il governo delle economie di mercato”.

Napolitano, politico di razza, è andato a ritrovare un intervento del 1993 di Paul Volker, governatore della Federal Reserve dal 1979 al 1987, in cui - nel centenario della nascita della Banca d'Italia - rimarcò quanto fosse importante avere una banca centrale indipendente dal potere politico e al contempo disposta a rendicontare il proprio operato all'opinione pubblica. E' lo stesso pensiero di Baffi, propugnatore della "battaglia della persuasione" con tutti gli stakeholder coinvolti.

Fregene si trova a Fiumicino, a due passi dall'aeroporto, a un'ora da Roma, città in mano a Movimento 5 Stelle, che ha portato al Campidoglio Virginia Raggi, una persona clamorosamente inadeguata al ruolo, incompetente ed arrogante. 

Napolitano non fa nomi, ma depreca la demagogia, il qualunquismo, base ideologica dei grillini, per i quali "uno vale uno". Rifacendosi a Rousseau e al "mito del buon selvaggio", tutti siamo uguali. Ma quando? Baffi, Spaventa e Napolitano valgono 1000 a confronto con Di Maio, Raggi e Di Battista.

Al termine del suo intervento, il presidente Napolitano si commuove nel considerare Baffi una delle persone per il quale ha avuto il maggior rispetto nella sua vita. Come all'università Bocconi nel settembre 2013 quando Napolitano ricordò Luigi Spaventa, economista di rango con il quale lo stesso Baffi intrattenne un carteggio che magari un giorno meriterebbe la pubblicazione integrale: "Quanto più tu abbia la ventura di inoltrarti, in età avanzata, nel tuo percorso di vita, tanto più avverti il vuoto di quelle che sono state presenze assai care, venute meno via via nel corso degli anni : e finisci per avere quasi il senso del dissolversi del tuo mondo come sfera di affetti radicati e di comunanze essenziali. E quel che allora può soccorrerti è il ricordo che ridiventa vita come qui oggi, è il sentire vicine figure, storie, pensieri che ancora possono accompagnarti. Per me la figura, come poche altre, di Luigi Spaventa".


Salvatore Rossi, direttore generale della Banca d'Italia, esordisce a braccio dicendo che il volume è molto ben scritto, come non mancano i riferimenti nelle numerose note: “Paolo Baffi non è stato solo governatore (1975-1979), ma un servitore dello Stato e della Banca d'Italia fin dal 1936".

Io avrei tante cose da dire, ma mi limito a due considerazioni:

1.      Baffi deve essere riscoperto, non lo conosce nessuno. E’ un gigante, un vero padre della patria. Se non avesse scritto il rapporto Jacobsson nel giugno 1947 con il capo della ricerca economica della Banca dei Regolamenti Internazionali, non si sarebbero riaperte le vie del credito internazionale;

2.      Baffi è di una lucidità sorprendente. Nel giugno 1989, grazie alla letture delle tavole demografiche, fece un quadro dell’immigrazione in arrivo nel primo quarto del prossimo secolo, ossia oggi 2000/2025. Leggete un po’ qui: “Le grosse coorti di nati nel ventennio 1945-1965 toccheranno l’età della pensione nel primo quarto del prossimo secolo. In quel torno di tempo, sia l’indice di vecchiaia (vecchi/giovani) sia l’indice di dipendenza degli anziani (vecchi/adulti) della popolazione europea segneranno purtroppo una nuova impennata. […] Gli equilibri di mercato non soffriranno dunque di un effetto di domanda, bensì di una possibile carenza di offerta del fattore produttivo lavoro. In una condizione siffatta, l’immigrazione si presenterà come un meccanismo riequilibrante, un innesto naturale che sarà attivato dalle chiamate delle imprese produttive (e delle stesse famiglie)”. Senza gli immigrati presenti nelle nostre industrie e senza le badanti filippine per i nostri nonni dove andremmo a piangere?
B. Piccone e Alessandra Baffi
Sono le 19.30, ringrazio dell’accoglienza, dell’ascolto attento le 200 persone venute a sentirmi. La moglie del governatore, Alessandra, mi abbraccia, anche lei commossa, decisamente soddisfatta, come i figli Giuseppina ed Enrico. La memoria del governatore Baffi, di cui non si sentiva più parlare, è tornata a illuminare il presente. Onore, meritato, a chi ha riportato all'attenzione dell'opinione pubblica un personaggio straordinario.

lunedì 5 settembre 2016

Chi rifiuta la scienza e le cure oncologiche è un folle

Due notizie mi hanno colpito questa settimana. Una ragazza di 18 e una donna di 34 hanno rifiutato le cure - liberissime di farlo - oncologiche e sono morte.
Sebbene il cancro non è più una malattia incurabile grazie agli enormi progressi della medicina, siamo circondati da ciarlatani di ogni risma che illudono le persone e le conducono alla morte.

Umberto Veronesi - scienziato e oncologo di fama mondiale - stamane su Repubblica mette in guardia contro gli illusionisti: "Nel nostro Paese purtroppo la fuga verso le false promesse di chi disconosce la medicina e proclama di aver trovato la vera cura contro il cancro o un'altra malattia grave, non sono una novità. Solo da pochi mesi si è conclusa la vicenda di Stamina, il laboratorio che promettendo cure risolutive per malattie neurologiche gravissime che spesso colpiscono i bambini, aveva spinto madri disperate ad abbandonare per i figli le terapie scientificamente testate e applicate in tutto il mondo. Non solo. Il responsabile del laboratorio è riuscito nell'impresa di creare un gruppo di sostenitori che accusavano medici e istituzioni di boicottare un "santo guaritore" per puro interesse economico, creando smarrimento profondo nelle famiglie che avevano in casa un bambino con la stessa malattia. Quelle di Eleonora, morta pochi giorni fa di leucemia a 18 anni e Alessandra, mancata a 34 anni per tumore del seno, sono storie che seguono la stessa tragica dinamica che induce una persona in un momento di fragilità estrema (Eleonora quando si è ammalata era anche minorenne, e il suo dramma si è automaticamente riversato sui genitori) a seguire qualsiasi imbonitore che sappia dare una speranza in più".

Umberto Veronesi
La povera Eleonora Bottaro è morta di leucemia perchè i genitori hanno creduto a quel fanatico di Ryke Hamer - padre di Dirk, ammazzato dai colpi di fucile di Vittorio Emanuele (poi assolto, bien sur, i Savoia....) all'isola di Cavallo - , il quale pensa che i tumori si possano curare con la psicologia.
Non si può comprendere il parroco che al funerale di Eleonora ha detto che i genitori hanno fatto tutto il possibile. Curando Elonora in Svizzera con vitamina C e cortisone?

Dopo Di Bella, abbiamo visto all'opera Vannoni e Stamina, che hanno potuto sperimentare i loro intrugli all'Ospedale pubblico di Brescia! Solo con la determinazione di alcuni magistrati e con i fermi interventi di scienziati del calibro di Elena Cattaneo e Gilberto Corbellini, siamo riusciti a metterci una pezza.

Veronesi invita a fare di più sul fronte delle cure chemioterapiche: "Bisogna liberare la chemioterapia dallo stigma di cura devastante, che fa paura più del cancro stesso. Bisogna anche affrancarla dalla sua associazione alla terapia per moribondi, che si somministra quando non c'è più niente da fare. Oggi, anche grazie alla genomica, la chemioterapia è mirata e sempre più basata sulla risposta al trattamento di ogni paziente. Inoltre, guidati dal nuovo faro dell'attenzione alla persona nella sua globalità, gli oncologi stano imparando anche a controllare il lato estetico. ".

Questo Paese vive ancora della contrapposizione tra scienza e discipline umanistiche. Siamo ancora ai tempi di Benedetto Croce. Usciamo dal mondo primitivo, insegniamo ai nostril figli che la scienza è fondamentale, che il metodo scientifico è ciò che ci porta lontano e ci fa guarire. Gli intrugli magici lasciamoli ai gonzi.

lunedì 29 agosto 2016

Per vincere alle Olimpiadi ci vuole una buona pianificazione strategica. Bisogna copiare dagli inglesi

La compagine di atleti italiani alle Olimpiadi si è comportata nel complesso bene. Le medaglie e le emozioni sono arrivate. Guardare i tuffi sincronizzati della coppia Cagnotto-Dallapè ci ha fatto soffrire e gioire al tempo stesso.
Federica Pellegrini è stata la maggiore delusione (grosso errore sceglierla come alfiere nella cerimonia inaugurale, le pressioni su di lei sono aumentate). Ma chi si ricorda che anche alle precedenti Olimpiadi di Londra rimase a bocca asciutta? La statunitense Ledecky è troppo forte ed è inutile aspettare la rivincita a Tokyo tra quattro anni. Federica è affetta da overconfidence. Rischia un'altra dura e cocente sconfitta per la nuotatrice veronese, che non sorride mai come Hello Kitty. Peccato proprio per Vincenzo Nibali, scivolato su una foglia tropicale a pochi chilometri dal traguardo. Grandissimo Gregorio Paltrinieri, nuotatore eccelso, a cui mancano le lasagne di mammà, emiliana di Carpi.

Federica Pellegrini
La spedizione italiana complessivamente porta a casa 8 ori, 12 argenti e 8 bronzi. Il presidente del Coni Giovanni Malagò si è detto soddisfatto, e spera. Virginia Raggi permettendo, di candidare ufficialmente Roma per le Olimpiadi del 2024.

La nazione che mi ha colpito di più nel medagliere è stata la Gran Bretagna (che ha la stessa popolazione dell'Italia, circa 60 milioni), con 67 medaglie, di cui 27 d'oro. Per dire, nel 1996 portò a casa solo una medaglia del metallo più pregiato , 15 in tutto. Che le cose non andassero bene nel Regno Unito lo si era capito nel 1994, quando l'allora primo ministro John Major decise di riformare la National Lottery per finanziare le cosiddette "good causes", tra le quali rientrano l'educazione, la salute, l'arte, la culura e lo sport.

Mo Farah, due ori nei 5 e 10 mila metri
In questi 22 anni sono stati dati allo sport 4,5 miliardi di sterline, usati con logica meritocratica. E' stata creata una struttura autonoma- Team Gb - che seleziona l'atleta e la disciplina con maggiori possibilità di medaglia e concentra ogni investimento su di loro. La redistribuzione delle risorse effettuata in base ai risultati. Se vinci (anche in discipline sconosciute), aumenta il budget, se perdi si accresce.

In Italia all'esame di maturità il membro interno impiega tutta la sua forza persuasiva per portare i pigri e gli inetti alla sufficienza (ai miei tempi il mitico 36). In UK si premiano i migliori.

martedì 2 agosto 2016

Consigli per gli acquisti: libri per un'estate di riflessione

Come tutti gli anni, siamo pronti per le vacanze. I ragazzi fremono e sono tutti eccitati per la partenza. I genitori sono nervosi perchè devono switchare da modalità lavoro/execution in modalità relax (o worliday, mezzo lavoro, mezzo holiday).
Mentre si preparano le valigie, non possono mancare i libri, conforto di una vita.

Nella mia valigia capiente i libri non possono mancare. Come l'estate scorsa vi fornisco qualche consiglio per gli acquisti:

- Edoardo Albinati, La scuola cattolica, Rizzoli, 2016; un salto negli anni Settanta, pervasi da una cultura in grado di plasmare veri e propri assassini quali Andrea Ghira, Angelo Izzo e Gianni Guido, autori del terribile delitto del Circeo. Proverranno dagli stessi ambienti di destra (vedasi Il Borghese e Il Fiorino) i duri attacchi al governatore della Banca d'Italia Paolo Baffi e al vicedirettore generale Mario Sarcinelli, costretti ahiloro alle dimissioni.
- Elvio Fassone, Fine pena: ora, Sellerio, 2015; una corrispondenza durata 26 anni tra un ergastolano e il suo giudice. Salvatore, il condannato, scrive al giudice Fassone parole che mai scorderà: "Se suo figlio nasceva dove sono nato io , adesso era lui nella gabbia". Un libro commovente.
- Pierre Lemaitre, Tre giorni e una vita, Mondadori, 2016; per chi ama il genere noir; si fa fatica a chiudere il libro ed andare a letto.
- Sandro Gerbi, I Cosattini. Una famiglia antifascista di Udine, Hoepli, 2016; Lucia Berlin, La donna che scriveva, Bollati Boringhieri; racconti vivi.
- Antonio Manzini, 7-7-2007, Sellerio, 2016; lo abbiamo scoperto ben prima dei suoi successi commerciali con il suo primo libro noir ambientato a Champoluc, Pista nera; il vicequestore Rocco Schiavone è un mito vivente. Marco Malvaldi, La battaglia navale, Sellerio, 2016; si ride parecchio.
- Sandro Trento, Flavia Faggioni, Imprenditori cercasi. Innovare per riprendere a crescere, il Mulino, 2015; la tesi degli autori è la seguente: "Non è vero che l'Italia sia un Paese a forte vocazione imprenditoriale e che le nostre difficoltà di crescita dipendano quasi soltanto dagli ostacoli di natura pubblica (eccessiva tassazione, PA inefficiente, mancanza di infrastrutture). In realtà nessuno dei prodotti di successo ad alto contenuto di innovazione, in questi ultimi 20 anni, è stato progettato e prodotto in Italia".
- John Kay, editorialista del Financial Times, Other people's money (il cui titolo ricorda ampiamente il volume del consigliere della Corte Suprema Americana Louis Brandeis), che fustiga la finanza malata.
- Pierluigi Ciocca, Ai confini dell'economia, Aragno, 2016; un saggio via l'altro accompagnati dalla saggezza raffinata del "governatore mancato" di Bankitalia;
- Alessandro Robecchi, Di rabbia e di vento, Sellerio,2016;
- V. Lippolis, G.M. Salerno, La presidenza più lunga (di Giorgio Napolitano, presidente per 7 anni +2), il Mulino, 2016.Se proprio avete voglia di leggere roba tosta, proprio se non riuscite a prendere sonno, allora portate con voi anche il volume di Paolo Baffi (curato dal sottoscritto), Servitore dell'interesse pubblico. Lettere 1937-1989, Aragno, 2016, che verrà presentato l'8 settembre alla Biblioteca di Fregene con il presidente emerito della Repubblica Sen. Giorgio Napolitano.

Chiudo augurandovi buone vacanze con il messaggio di Padre Jacques Hamel, barbaramente sgozzato da due pazzi fanatici seguaci dell'ISIS: "Il tempo delle vacanze è anche tempo per il riposo, per gli incontri, per la condivisione e la convivialità. Un tempo per l'incontro con le persone a noi vicine, gli amici: un momento per prenderci il tempo di vivere qualcosa insieme. Un tempo per essere attenti agli altri, chiunque siano".


Buona estate a tutti.

lunedì 25 luglio 2016

Un libro per l'estate dello storico Sandro Gerbi: "I Cosattini, una famiglia antifascista di Udine"

L'Italia è divisa in due: chi legge, e chi non legge. Chi legge è più felice, bien sur, ma ancora più lieto è il lettore forte, colui che legge più di un libro al mese. Per tutti, comunque, ci sentiamo di consigliare un libro per l'estate: "I Cosattini. Una famiglia antifascista di Udine" (Hoepli editore, 2016), scritto da Sandro Gerbi, storico di vaglia. nel Belpaese circolano sedicenti storici, che interpretano molto mentre frequentano poco gli archivi, Gerbi inizia un lavoro partendo dal basso, dalle fonti, senza le quali la storia non si fa. Già in passato Gerbi ci ha dato una lezione scrivendo - con un altro segugio d'archivio, Raffaele Liucci - un interessante biografia su Indro Montanelli (edito sempre da Hoepli), che svela quanto fosse fantasioso (anche nel raccontare) il giornalista di Fucecchio.
Non a caso, dopo i ringraziamenti di rito, Gerbi dedica una pagina intera alle fonti archivistiche.

"I Cosattini? Mai sentiti nominare. Questo il tipico commento di studiosi e amici quando raccontavo loro l'argomento del mio libro", così l'attacco di Gerbi, che ringraziamo per averci fatto conoscere un pezzo di storia italiana.

Il "capostipite", avvocato Cosattini, è stato per tre legislature (tra il 1919 e il 1926) un deputato socialista di spicco e, in seguito, primo sindaco di Udine dopo la Liberazione.

Gerbi ci porta subito dentro la Storia, 30 Maggio 1924: "Giacomo Matteotti ha appena finito il suo vibrante discorso, in cui ha contestato - per i brogli e le violenze squadristiche - la validità dell elezioni politiche del 6 aprile, vinte dai fascisti (...). Cosattini, che di Matteotti era amico e compagno (nel Partito socialista unitario) si congratula con lui per il coraggio e il vigore dimostrato in aula. Al che Matteotti risponde: "Ora preparatevi a fare la mia commemorazione". Un lucido presagio, visto che il 10 giugno sarebbe stato rapito in auto da sicari fascisti sul Lungotevere Arnaldo da Brescia e barbaramente trucidato".

Gerbi ci conduce per mano non solo nella biografia di Giovanni Cosattini, ma anche raccontandoci la storia di una famiglia - antifascista - lungo il corso di due generazioni. Dal micro scopriamo il macro, il "secolo breve", il fascismo, l'ostracismo della "meglio gioventù", la Resistenza

Mi ha colpito la vicenda di Luigi Cosattini (1913-1945), primogenito, una brillante carriera scolastica fino a conseguire l'abilitazione alla "libera docenza" in Diritto Civile" a Padova. Amico di Norberto Bobbio, giocò un ruolo nella Resistenza a Udine nelle file del Partito d'Azione. Deportato a Buchenwald, non fece più ritorno. Il 25 luglio 1943, dopo che il Gran Consiglio del Fascismo ha defenestrato Benito Mussolini, scrive ai genitori: "Chissà cosa ci si prepara: ma certo ora, in un momento, l'Italia è in piedi, è pronta a tutto, è fresca, è giovane. Può guardare serenamente al futuro. E, in sostanza, ha cancellato da sè la sua grande vergogna".
Sono proprio parole di verità quelle di Natalia Ginzburg: "Allora io avevo fede in un avvenire facile e lieto, ricco di desideri appagati, di esperienze e di comuni imprese. Ma era quello il tempo migliore della mia vita e solo adesso che che m'è sfuggito per sempre, solo adesso lo so".

Emma, la figlia minore di Giovanni Cosattini, sposò giovanissima Giovanni Enriques, manager all'Olivetti e imprenditore (la fece rinascere) alla casa editrice Zanichelli. Dopo la nascita di Federico e Lorenzo, Emma si ammalò di febbre tifoidea e morì a soli 25 anni.
Di Giovanni Enriques voglio ricordare un refrain valido quanto mai: "Sono gli uomini che fanno le cose". Diamoci da fare, bando alla pigrizia, andiamo alla Hoepli a comprare un volume che merita di essere letto.

lunedì 18 luglio 2016

Più leggi, più guadagni, ecco il risultato di un'interessante ricerca

Si legge sempre di meno. Distratti da Facebook, Whatsapp, Twitter e chat varie siamo in balia dei social media. Poco tempo rimane per leggere. E comunque per leggere - specialmente saggi - ci vuole anche tempo mentale, silenzio e disposizione d'animo.

Si avvicinano le vacanze. Speriamo che gli italiani trovino il tempo per leggere. Ne vale la pena. La vita è più ricca se si legge. E, secondo una ricerca recente, si diventa anche più ricchi, in termini di soldi. Forse con questa motivazione qualcuno sarà incentivato a farlo.

L'indagine Share - Survey of Health, Ageing and Retirement in Europe - ha analizzato il comportamento di oltre 25mila europei nati tra il 1920 e il 1956. Secondo due docenti di economia dell'Università di Padova. Gugliemo Weber e Giorgio Brunello - crescere in casa con almeno una scaffale di libri è una specie di assicurazione sui guadagni futuri.

Weber e Brunello si sono concentrati sugli alunni che avrebbero lasciato la scuola a 11 anni e invece hanno continuato gli studi per effetto dell'innalzamento dell'obbligo scolastico (riforma della scuola media con obbligo di studio fino a 14 anni è del 1963).


Illustrazione di Guido Scarabottolo
Secondo lo studio, ciascun anno di istruzione scolastica in più ha avuto come effetto un miglioramento nel reddito del 5 per cento per chi aveva meno di dieci libri (extrascolastici) a casa quando era scolaro, e un significativo miglioramento del reddito (21%) di chi aveva più di dieci libri in casa.

Si legge per diventare migliori. Mi rifaccio a Marguerite Yourcenar: "Fondare biblioteche è come costruire ancora granai pubblici, ammassare riserve contro l'inverno dello spirito che da molti indizi, mio malgrado, vedo venire".

Se aiuta anche a livello economico, meglio.
da PensieriParole

lunedì 11 luglio 2016

Brexit, caso clamoroso di suicidio collettivo

Mentre ero in fila a Wimbledon, fin dalla mattina presto, per cercare di entrare sul mitico Campo Centrale, mi guardavo intorno per capire se gli inglesi intorno a me fossero consapevoli delle conseguenze del voto per l'uscita dall'Unione Europea.
Credo sia stata una scelta nefasta, per loro stessi in primis, e poco consapevole. Secondo google, il giorno dopo il referendum, venerdì 24, la seconda domanda più chiesta sulla rete era "Cos'è l'Unione Europea?". Come dire, dopo aver votato, gli inglesi si informano sulle funzioni, il ruolo, i compiti dell'Unione Europea.

A Londra il mercato immobiliare è fermo da mesi e ora gli affitti stanno scendendo a rotta di collo. Tutti vogliono rinegoziare i canoni. E nel frattempo i fondi immobiliari - che hanno dato senza senso la possibilità agli investitori di uscire prima di 5 anni - hanno sospeso i rimborsi. Come scrive il corrispondente del Corriere della Sera Fabio Cavalera "Se si congelano i flussi di capitali stranieri e i prezzi calano, se il valore delle case acquisite dalle famiglie col mutuo va in caduta, allora cosa può accadere? (...) A Londra anche i più accaniti europeisti non sorridono più".

Si è parlato poco sui giornali sulle conseguenze per le università inglesi. Con l'uscita del Regno Unito dalla UE, i fondi europei alla ricerca svaliscono. Le università uk potrebbero perdere 790 milioni di sterline che ogni anno ricevono come grants dalla UE per la ricerca. I professori a Oxford e Cambridge sono decisamente preoccupati.

Il commentatore di punta del Financial Times Martin Wolf scrive che è solo l'inizio del declino per il Regno Unito: "This referendum is not the end of the discontent, but the beginning of what is likely to be still greater and more pervasive discontent. (...) Se il Regno Unito è determinato a introdurre alcuni controlli sugli immigrati (di altri Paesi dentro la UE), come molti Leavers desiderano, gli altri Paesi della UE non permetteranno l'accesso completo al mercato unico".

Andy Murray, Wimbledon champion 2016
Andy Murray, dopo aver battuto in finale il montenegrino (naturalizzato canadese) Raonic, ha detto a David Cameron, primo ministro inglese dimissionario dopo la Brexit:"Meglio fare il tennista che il politico, di questi tempi". Murray, da scozzese, ha votato sì, ed è troppo educato per dire a Cameron che indire il referendum per risolvere una lite interna al partito Conservatore è stata una scelta disastrosa. Meno male che i saggi costituenti italiani hanno scritto a chiare lettere che i trattati internazionali firmati dall'Italia non sono soggetti a referendum. Il popolo su questioni complesse deve delegare la scelta a chi governa. Cosa avrebbe votato il popolo Americano nel 1943 se Franklin Delano Roosevelt avesse chiesto ai cittadini se volevano mandare i loro figli a morire sulle coste francesi della Normandia per liberare l'Europa da Hitler?

lunedì 27 giugno 2016

La sofferenza del bambino, uno sguardo sull'attività della Fondazione Giancarlo Quarta


Il nuovo sindaco di Milano Beppe Sala - a cui facciamo i migliori auguri di buon lavoro - ha efficamente e in breve tempo scelto la giunta, gli assessori che con lui gestiranno la città.
Come tutti i suoi predecessori potrà avvalersi della comunità milanese, densa di persone desiderose di impegnarsi a favore della comunità.
Un caso concreto che voglio sottoporre alla vostra attenzione è la Fondazione Giancarlo Quarta, Onlus per la ricerca scientifica di particolare interesse sociale. Le aree di ricerca della Fondazione GQ riguardano le Percezioni Esistenziali delle Giovani Generazioni e la Relazione di Cura, in ambito clinico e sociale.
L'ultima iniziativa della Fondazione Giancarlo Quarta ha riguardato "Lo sguardo sulla sofferenza del bambino". Il 16 giugno scorso diversi relatori si sono alternati per dibattere sulla "Carta relazionale" diretta ad alleviare la sofferenza del bambino malato.
Dopo l'intervento introduttivo della fondatrice e presidente Lucia Giudetti Quarta, il managing director della Fondazione Alan Pampallona ha rimarcato il fatto che "La relazione è un atto medico che soddisfa precisi bisogni del paziente e dei suoi familiari". A tal fine la Fondazione ha riunito un pool interdisciplinare composto da oltre 100 medici, psicanalisti, sociologi e giornalisti con l'obiettivo di aiutare il personale sanitario nel difficile compito di relazionarsi a un bimbo malato grave e alla sua famiglia.
La Carta sarà proposta ai Reparti di Pediatria degli ospedali italiani perchè la adottino. I cinque punti principali della Carta sono i seguenti:

1. Dire la verità, con opportuni tempi e modi, per aiutare il bambino a capire cosa sta succedendo; anche il bambino a bisogno di comprendere la sua situazione. Il prof. Momcilo Jankovic ha portato delle testimonianze dirette - commoventi - di bambini in cura affetti da gravi patologie.

2. Costruire un rapporto di fiducia per soddisfare il bisogno del minore di sentirsi protetto e sicuro;

Enrico Finzi
3. Dare speranza e non illusione e massimizzare la felicità possibile; come diceva Charlie Chaplin, "un giorno senza sorriso è un giorno perso". E' necessario far prevalere il sorriso, anche nelle situazioni più ardue. Allo stesso tempo la manifestazione del sorriso è efficace solo se è autentica. Su questo punto l'intervento di Enrico Finzi, ricercatore (da tempo immemorabile) delle scienze sociali è stato memorabile.
Finzi, gioviale anche quando parla di temi difficili, ha insistito sul fatto che la felicità umana è possibile anche in condizioni gravi e ansiogene: "Conta la gravità percepita e non la gravità reale". Inoltre è decisiva l'empatia, essere circondati da persone che riescono a sentire le tue emozioni.
Finzi ha descritto la "strategia della felicità" partendo dalla relazione, che aiuta la cura e migliora il clima all'interno dell'organizzazione. Va valorizzato il sorriso, non quello beota, di convenienza: "Conta il sorriso vero, non gentilmente falso. Gli inconsci si parlano, come diceva Freud". L'assenza di sorriso, combinata con la freddezza tecnica è nociva. Senza dimenticare che il sorriso è di aiuto anche al donante, non solo al ricevente. E' bella la vita che si apre e si chiude con un sorriso.

4. Ascoltare i bisogni del bambino, riconoscendolo come specifico individuo; i bambini ci guardano e ci giudicano, sono capaci di giudizio, anche se viene espresso con mezzi e codici differenti da quelli dell'adulto.

5. Orientare i genitori nelle decisioni, a volte difficili.

Speriamo vivamente che l'assessore allla Sanità della Regione Lombardia Giulio Gallera, presente all'incontro, mantenga le promesse e faccia il possibile per l'applicazione della "Carta relazionale" negli ospedali lombardi.
Menzioniamo il fatto che il documento "Carta relazionale" è disponibile e sottoscrivibile sul sito della fondazione a questo indirizzo http://www.fondazionegiancarloquarta.it/notizie/sottoscrizione-carta/

Nelle carte del convegno si ricorda una riflessione del prof. Eugenio Borgna: "la cosa più preziosa che puoi ricevere da chi ami è il suo tempo. Non sono le parole, non sono i fiori, i regali. E' il tempo. Perchè non torna indietro, quello che è stato dato a te è solo tuo, non importa se è un'ora o una vita".

Chiudo con un ricordo personale. Più di vent'anni fa mio padre mi introdusse alla lettura dei saggi di Umberto Galimberti, che insisteva sulla differenza tra medicina d'organo e medicina di relazione. E' bello dopo parecchio tempo vedere che si torna con saggezza sugli stessi temi.