martedì 25 agosto 2026

Omaggio a Rosellina Archinto, imprenditrice illuminata che amava i libri (e i carteggi)

 


Tanti anni fa ho avuto occasione di conoscere Rosellina Archinto alla Fondazione Corriere della Sera, che amo frequentare per la qualità degli incontri proposti. Dopo una scambio fitto fitto di battute e di reciproci sorrisi, Rosellina mi chiese di proseguire il discorso presso il suo ufficio in via Brisa 3 di fronte alla Torre Gorani, a due passi da via Moriggi, il cuore della Vecchia Milano.

Nel suo ufficio strapieno di libri, Rosellina mi mostrò alcuni tra i suoi carteggi preferiti. Sì, perchè, per chi non lo sapesse, Rosellina era editore di classe di carteggi formidabili. "E' dalle corrispondenze, dall'uso delle parole che si può apprezzare la qualità di una persona", mi disse.

Non potevo che inebriarmi, visto il mio amore per i carteggi che andavo scovando presso l'Archivio Storico della Banca d'Italia (ASBI): Paolo Baffi, Carlo Azeglio Ciampi, Donato Menichella, Arturo Carlo Jemolo, che raffinatezza e che brillantezza di dialoghi!

Non potevamo che piacerci. Il colpo di fulmine tra noi scoppiò quando le dissi che il carteggio tra Alberto e Giovanni Pirelli fosse uno dei più belli che avessi mai letto. Lei mi rispose: "Ma l'ho editato io! E' un volume pazzesco" ("Legami e conflitti. Lettere 1931-1965, a cura di Elena Brambilla Pirelli, Archinto editore, 2002).


Alla morte del suo amato Leopoldo Pirelli (compagno di una vita dopo la separazione dal conte Archinto, con cui ebbe 5 figli), Rosellina mi chiamò e mi racconto un po' di cose. Ricordi struggenti d'amore e di sofferenza. "Quanti bei ricordi con Leopoldo", uomo serio e quanto mai sobrio. I secondi quando Leopoldo, l'11 marzo 1973 in un terribile incidente stradale, un tamponamento a catena alla galleria Castelletto, tra Genova e Recco rimase gravemente ustionato, insieme al fratello Giovanni, che ebbe la peggio e morì poco dopo. Fu l'autista, eroico, che tirò fuori i due giovani Pirelli dalle fiamme. "Leopoldo si salvò poichè aveva addosso un maglione di lana, Giovanni con una camicia di acrilico divenne una torcia e non ci fu niente da fare. Quando vidi Leopoldo in ospedale, non lo riconobbi talmente era conciato".

I due fratelli stavano viaggiando da Chiavari a Pieve Alta, dove abitava la madre, Ludovica Zambeletti. Giovanni, nato nel 1918 era il predestinato, il maschio dopo due femmine (Nini ed Elena Pirelli), colui che avrebbe dovuto prendere le redini del gruppo Pirelli dal padre Alberto, figlio di Giovanni Battista, il fondatore dell'azienda il 18 gennaio 1872.

Leopoldo Pirelli
Con la morte di Giovanni che aveva già dimostrato di non voler percorrere la strada manageriale - autore superlativo del volume Einaudi "Lettere dei condannati a morte della Resistenza italiana" (insieme a Piero Malvezzi) - Leopoldo si rese disponibile - anche se riteneva di non essere portato - a diventare lui l'amministratore delegato della Pirelli, memore anche dell'insegnamento del padre Alberto, che in una cartolina al figlio Giovanni nel 1931 aveva scritto: "Ricordati sempre che il nome che porti implica dei doveri e non dei diritti, amor proprio, non vanità".

Elena Pirelli ha ricordato che "uno dei principi primari di papà era che alla gioia si doveva arrivare attraverso un percorso di conquista. Appartenere ad una famiglia ricca non voleva dire aver tutto come fosse dovuto". Come poteva Leopoldo esulare da questi principi? Non per nulla Leopoldo nel 1986, in occasione di un premio conferito dal Collegio degli Ingegneri scrisse un bel vademecum: "Le 10 regole dell'imprenditore".

A 10 anni dalla morte di Leopoldo (17 gennaio 2007), Rosellina decise di ricordarlo con un volume (Archinto!), dal titolo Esperienze e riflessioni, una raccolta di "carte parlanti" che attestano "l'etica della responsabilità, le scelte culturali di fondo e l'opzione per l'equo progresso che hanno contraddistinto, in tutto il suo difficile percorso, la vita dell'imprenditore e leader di imprenditori Leopoldo Pirelli".


Nel volume Rosellina volle partire con il poeta francese Paul Claudel (1868-1955), che scrisse: "La morte non è nulla, sono solo passato nella stanza accanto...continua a ridere di quel che ci faceva ridere insieme...il filo non è tagliato, non sono lontano, giusto sull'altro lato della strada".

Una volta saputo dell'iniziativa di Rosellina, le proposi alcune lettere tra Paolo Baffi e Leopoldo, tratte dal loro fitto carteggio. Lei fu entusiasta e mi disse: "portamele subito!". Fanno parte del volume. Il 26 marzo 1979 a pochi giorni dal proditorio attacco politico-giudiziario contro la Banca d'Italia guidata da Baffi, Leopoldo gli scrisse: "La prego accettare in questi giorni di sovvertimenti morali l'espressione di profonda stima da chi l'ha sempre vista operare nell'interesse del Paese".


Due mesi dopo Leopoldo Pirelli, a seguito di un intervento chirurgico non potè partecipare alla consueta Assemblea della Banca d'Italia con le Considerazioni finali del 31 maggio. Allora si sentì in dovere di giustificare la sua assenza testimoniando in forma scritta "l'immutata e riconfermata fiducia nell'elevata competenza e nell'estrema correttezza della sua opera al vertice dell'Istituto di emissione".

Nel volume, proprio ben fatto, colmo di cura e di amore, Rosellina volle anche inserire una lettera di Leopoldo a Indro Montanelli dopo la gambizzazione (2 giugno 1977) ad opera delle Brigate Rosse:

"Desidero Ella conosca sentimenti di sdegno provati da un uomo libero di fronte a attentati subito ad altro uomo libero". E quando "La Voce" chiuse (13 aprile 1995), Pirelli gli scrisse ancora:

"Caro Montanelli, nella vita abbiamo talvolta avuto opinioni diverse, talvolta coincidenti: ma entrambi  abbiamo sempre cercato di essere innanzitutto fedeli a un'etica di comportamento".

Che vita avventurosa e piena hai vissuto, cara Rosellina.

Ti sia lieve la terra.