venerdì 6 maggio 2011

L'opacità dell'INPS e lo scarso successo dei fondi pensione

Qualche giorno fa abbiamo spiegato – L’INPS e la busta arancione - perchè la busta arancione sarebbe così importante. Solo con una maggiore contezza della pensione futura, i lavoratori potrebbero prendere le contromisure con prontezza e largo anticipo. Solo così i giovani potrebbero capire che il sistema contributivo – che fa dipendere la propria pensione dal montante contributivo – è un sistema meritocratico. C’è stretta corrispondenza tra contributi versati e pensione futura. E prima si versa meglio è.

Si avrà la pensione (secondo le stime sotto il 50% dell’ultimo stipendio contro l’80% di oggi) che si è maturata negli anni con una leggera rivalutazione – leggera visto che cresciamo poco e i contributi si rivalutano alla media della crescita del PIL dei 5 anni precedenti.

Con il precedente sistema – metodo retributivo – i contributi versati avevano un impatto inferiore. Contava l’ultimo stipendio e spesso la pensione era molto più alta di ciò che si era maturato a livello di contributi.

Ci ha quindi colpito in negativo l’intervista che ha rilasciato il Presidente dell’INPS Antonio Mastropasqua al Corriere della Sera lo scorso 6 marzo. Sentiamo il botta e risposta con il giornalista Enrico Marro:

Marro: “Accedendo al conto previdenziale si può fare anche la simulazione della pensione che si prenderà?”
Mastropasqua: “Di regola no. Solo se si è a meno di 24 mesi dal momento del pensionamento si può fare la simulazione (su internet, cosa non semplice per molti italiani non connessi al web, ndr)
Marro: “Per i giovani, in particolare precari, non sarebbe utile avere una stima di quello che potrebbe essere il loro assegno previdenziale?”
Mastropasqua: “L’INPS ha deciso di rendere possibile la stima della pensione solo quando si è in prossimità della stessa e questo vale per tutti i lavoratori, non solo per i parasubordinati. Prevedere la possibilità della simulazione prima non garantirebbe una previsione affidabile”.

Oh, che belle parole, Presidente! Se ne deduce che un lavoratore precario caratterizzato da carriera interrotta con 15 datori di lavoro nel corso della sua vita lavorativa prende consapevolezza della propria pensione stimata SOLO a due anni dal pensionamento. Fantastico! E povero caro, cosa può fare quando a 24 mesi dal pensionamento - se riesce a ottenere dall’INPS tutti i Pin e password in tempo reale - viene a sapere – se si attiva, bien sur – che la sua pensione lorda sarà di 400 euro? Inizia un piano pensionistico a 63 anni con un fondo pensione aperto?

Ma Presidente, molto, ma molto meglio una simulazione inesatta – spedita via lettera! magari colorata – che niente.

In chiusura di intervista Marra domanda: “Perchè la previdenza complementare, nonostante tutto non decolla?”
Mastropasqua con candore risponde: “In gran parte credo che dipenda dalla scarsa conoscenza che si ha del sistema previdenziale”.

Rob de matt, dicono a Milano. Il Presidente dell’INPS non informa come dovrebbe gli italiani sulla loro futura pensione e ha nel contempo il coraggio di dire che il sistema dei fondi pensione non funziona per mancanza di informazioni. Ma è l’INPS che deve darcele!

Riepiloghiamo: i giovani, i precari, gli immigrati, tengono in piedi un sistema previdenziale sussidiato che pesa per il 14,1% del PIL – e secondo le stime OCSE nel 2040 peserà fino al 15,8% del PIL – e non ricevono alcuna informazione sulla loro futura pensione perchè “la previsione non è affidabile”. Come disse il grande Gianni Brera, solo chi fa previsioni, le sbaglia.

Pochi giorni fa il Vice Direttore Generale della Banca d’Italia ha svolto un’Audizione alla Camera dei Deputati, dal titolo Indagine conoscitiva sui mercati degli strumenti finanziari  di cui riportiamo uno stralcio: “Anche il comparto dei fondi pensione ha un grado di sviluppo relativamente limitato nel confronto internazionale. Dal suo avvio il numero degli iscritti alla previdenza complementare è fortemente cresciuto, anche per effetto della riforma del 2007 sulle contribuzioni per il TFR. Ciò nonostante, solo una minoranza dei lavoratori italiani è iscritta a un fondo pensione e le attività in gestione restano limitate. Alla fine del 2010, il tasso di adesione tra i lavoratori era pari a circa il 22 per cento; le risorse gestite dalle varie forme pensionistiche complementari rappresentavano circa il 4,4 per cento del PIL. I fondi pensione costituiscono una quota poco superiore all’1 per cento delle attività finanziarie delle famiglie, contro il 13 per cento in Germania e il 27 per cento negli Stati Uniti.
I bassi tassi di adesione sono in parte ascrivibili alle difficoltà dei lavoratori con minor reddito ad accrescere il proprio risparmio, in parte alla scarsa conoscenza delle regole previdenziali”.

Visto che la pensione pubblica non basta più e pochi lo sanno, qualcuno in Banca d’Italia può essere così gentile da chiamare il Presidente dell’INPS e invitarlo a spedire a tutti gli italiani la Busta arancione, così forse i fondi pensione – che godono di forti benefici fiscali - e la previdenza integrativa inizieranno a decollare?

2 commenti:

  1. Un presidente che rilascia dichiarazioni di questo tipo dimostra di non avere piena coscienza morale e tecnica della carica che ricopre. Dimissioni, please.

    RispondiElimina
  2. Ricevo da un lettore affezionato e volentieri pubblico: "Segnalo che dal sito INPS è stato eliminato anche il simulatore di pensione che era attivo almeno fino ad un anno fa ed era accessibile nelle schermate dell’estratto conto contributivo.

    Ovviamente era accompagnato da disclaimer e note che spiegavano che non c’era alcuna garanzia sul conteggio, ma era utile per dare una idea del risultato finale".

    RispondiElimina