sabato 7 gennaio 2017

Mai un libro, un cinema, una mostra. Un italiano su 5 a completo digiuno di cultura. Votano anche loro.

L’Istituto nazionale di statistica – Istat – ha rilevato il 2016 un anno record (conteggiando quanto l’italiano spende in cultura, dati dal 1993 al 2016) per la partecipazione culturale. In ogni caso la quota destinata alla cultura rimane sotto il 7%. Un po' poco.
Inoltre, ciò che deve preoccupare è uno zoccolo duro di italiani, il 18,6% della popolazione, che l’anno scorso non ha mai aperto un giornale, un libro, non è mai andato al cinema o a teatro. Neanche a ballare o allo stadio. Votano tutti, anche coloro che non aprono mai un libro nella loro vita (che tristezza, non sanno cosa si perdono!).
Quanti sono gli italiani che non riescono a comprendere un testo di media difficoltà? Milioni, secondo il compianto Tullio De Mauro, serio e attento studioso del fenomeno dell’analfabetismo di ritorno.
Viviamo nell’epoca dei sedicenti maestri che non hanno studiato un tubo. Siamo circondati da persone che pontificano senza sapere alcunché. “Siamo in penosa recessione sociale”, scrive Michele Serra su Repubblica, e “in affannoso ritorno alle credulità di ogni ordine e grado”.

Umberto Eco, gigante del sapere


Sulla rete l’ignoranza impazza. Del resto Umberto Eco diceva : “I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività”.

Buon Anno a tutti i miei lettori.

5 commenti:

  1. Purtroppo è così e, a mio parere, anche peggio. La DEMOCRAZIA senza cultura rischia di diventare un boomerang. La cosa avvilente è che, spesso, la TV affida a personaggi senza cultura, ma con la parlantina sciolta, il ruolo di opinionista. I danni che non riesce a provocare la TV li provoca la RETE, dove impazza il populismo più becero. Ovviamente ci sono le eccezioni, ma purtroppo non negli orari di massimo ascolto.

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  2. Questo post è bellissimo e meriterebbe un dibattito esponenziale... è vero quello che si scrive, l'ignoranza in Italia (e non solo) dilaga, e tutti votano.
    C'è stato un tempo in cui votava solo chi superava una certa somma di tasse pagate, giusto, sbagliato? Probabilmente sbagliato, e comunque pagare tasse non significa essere colti e tantomeno intelligenti, ed anche essere colti e intelligenti non significa votare bene, ed anche votare bene chi può cosa dire cosa significhi?
    In definitiva, se non si può definire un concetto di "votare bene" perde di valore già in partenza (ab origine per essere colti...) il discutere sulle caratteristiche di chi vota.
    Se non si conosce la meta come si può valutare il mezzo di trasporto?
    Ma anche la mia tesi si presta a critiche, si potrebbe contestare che il non poter definire il significato di "votare bene" non toglie che comunque si può dare un significato al "votare" e più sono le possibilità che la base (il mezzo di trasporto) sia preparata, più salgono le possibilità di arrivare alla meta giusta, anche se non si conosce in partenza.
    Non la penso così, ma ognuno ha le sue idee e quando un post ne fa nascere è, come detto, bellissimo.
    Alessandro Carretta

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  3. Grande tema il passaggio dal suffragio universale al suffragio socialmediale...... un bel problema da dibattere

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  4. Ricevo e pubblico:

    Scrivi : votano anche loro. Già. Ecco perché sono eletti, ad esempio, tal Sen. Razzi Antonio, operaio tessile, componente della Commissione Cultura Scienza e Istruzione (anche università, quindi) o tal On. Scilipoti Domenico che ha appena ottenuto un rilevante incarico in sede Nato. Due macchiette, e non i soli, che gettano una enorme macchia sulla qualità del parlamento.
    A te che tanto piace la storia, ti invito a leggere cosa sosteneva il Conte di Cavour su chi avesse diritto al voto. (Absit iniuria verbis).
    Meditate, gente, meditate.....
    Il Punzecchiatore GB

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  5. Il commento di Punzecchiatore è interessante, però mi permetto fare due osservazioni: a)in realtà nessuno ha eletto (perlomeno direttamente) Razzi e Scilipoti, b)per non eleggere loro non si sarebbe dovuto votare uno schieramento che rappresentava quasi la metà degli italiani (personalmente non l'ho votato, ma per altri motivi).
    E mi chiedo, siamo così sicuri che sotto Cavour non sarebbero stati eletti Razzi e Scilipoti?
    Secondo me sarebbero stati eletti eccome, anzi, mi spingo oltre, perchè non dovrebbero essere eletti? Le elezioni servono a eleggere rappresentanti del popolo e se il popolo siamo noi...
    Alessandro Carretta

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