martedì 2 dicembre 2014

Così Giorgio Bocca ricordò l'assenza delle istituzioni - tranne Baffi e la Banca d'Italia - al funerale di Giorgio Ambrosoli #QualunqueCosaSucceda


Pierfrancesco Favino interpreta l'avv. Giorgio Ambrosoli
Stasera vedremo la seconda puntata della fiction Qualunque cosa succeda, ispirata liberamente al volume del figlio dell'avvocato Ambrosoli, Umberto.

Stimolato dalla messa in onda, ho fatto alcune ricerche sia nell'Archivio Storico della Banca d'Italia (ASBI) che nell'archivio (efficientissimo, rispondono nel giro di mezz'ora) di Repubblica.

Giorgio Bocca
Il 17 luglio 1979 Giorgio Bocca firma in prima pagina un editoriale da incorniciare, dal titolo Due cadaveri molto ingombranti: Ambrosoli e Varisco, drammi ignorati dall'Italia dell'indifferenza.
Questo l'attacco fulminante di Bocca: "Per capire quest'Italia che seppellisce in fretta i suoi cadaveri ingombranti e che, nella calura estiva finge di non vedere i suoi fantasmi, conviene osservare alcune fotografie. In una c'è la famiglia Ambrosoli che arriva alla basilica di san Vittore, a Milano, per il funerale di Giorgio Ambrosoli, l'avvocato morto ammazzato perchè sapeva troppe cose di don Michele Sindona e dei suoi amici altolocati. La signora Anna Lorenza non piange, avanza tenendo per mano i figli, Filippo di dieci anni e Umberto di otto anche essi a ciglio asciutto; due amici di famiglia o parenti camminano ai lati come in un affettuoso servizio e anche sui loro visi si legge questa pacata ma ferma testimonianza: ci siamo ancora, in questo paese c'è ancora gente che non si lascia intimidire dai cialtroni e dai Mafiosi, che non recita il suo dolore, che difende una buona educazione senza la quale non si può essere classe dirigente".

La famiglia Ambrosoli ai funerali (luglio 1979)
Bocca prosegue: "In un'altra fotografia, sempre ai funerali di Giorgio Ambrosoli, si vede Paolo Baffi, il governatore della Banca d'Italia, il solo gran commesso dello Stato, la sola autorità, il solo uomo di potere che abbia capito che con Giorgio Ambrosoli non si seppelliva un professionista qualsiasi, vittima di un disgraziato incidente, ma uno dei non molti che cercano di salvare l'essenziale di una civile convivenza; e non sembra causale che Paolo Baffi, l'unico a capire, a sentire che bisognava esserci al funerale di Ambrosoli, sia a sua volta sottoposto ai ricatti e ai messaggi di una giustizia che vede le pagliuzze e non i tronchi".

Nel volume di Baffi e Jemolo Anni del disincanto. Carteggio 1967-1981 (Aragno editore, 2014) che ho curato, ho raccolto la testimonianza orale del maresciallo della guardia di finanza Silvio Novembre - primo collaboratore di Giorgio Ambrosoli e il cui motto è «Più è difficile fare il proprio dovere, più bisogna farlo» - che mi ha confermato l'assenza delle istituzioni ai funerali: «Nel breve percorso a piedi verso il cimitero, Baffi mi disse: “Come è diverso morire a Roma. Qui siamo in pochi e non è presente alcun rappresentante delle istituzioni. La settimana scorsa sono stato a un funerale a Roma e le autorità c’erano tutte con le loro auto blu”».

A stretto giro di posta - 23 luglio 1979, ASBI, Carte Baffi, Governatore Onorario - Paolo Baffi scrive a Giorgio Bocca: "Caro dottor Bocca, l'attacco contro la Banca d'Italia e la mia persona è stato così massiccio e spietato, ha usato in alcuni organi di stampa argomenti così fraudolenti, abietti e malvagi, che solo quattro e più decenni di lavoro onesta e di profonda reciproca conoscenza con i massimi dirigenti, delle altre banche centrali hanno potuto farmi scudo contro colpi che avrebbero siversamente ferito l'immagine della Banca e mia.
Ma anche così essendo, il Suo articolo sulla Repubblica mi ha aiutato, venendo a conferma dell'opinione che i miei colleghi all'estero si erano formati su questo maledetto affaire. (...)
Le sono grato e Le presento gli auguri più fervidi per le battaglie che Ella conduce al fine di avvicinare l'Italia al modello di una convivenza civile".

E' compito degli storici far emergere la verità storica a distanza di anni. Quando gli archivi si aprono e si possono fare valutazioni con il necessario distacco. Ma spesso mentre leggo le carte, non posso fare a meno di commuovermi.




 
 





 
 


5 commenti:

  1. Ricevo e pubblico:

    Oggi particolarmente toccante e giustamente duro il tuo commento. Graize a nome di tutti coloro che condividono,

    Claudia

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  2. Guardando quella foto....loro "a ciglio asciutto".....noi ancora con gli occhi umidi. Bravo Benia. Andrea

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  3. Ricevo e pubblico:

    "Ho letto il blog su Baffi e Ambrosoli. A volte sei commovente. Ciao, Alberto

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  4. Grazie per questi due documenti che non conoscevo. E anche per la tua conclusione "ma spesso mentre leggo le carte, non posso fare a meno di commuovermi" . Giancarlo

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  5. Ricevo e pubblico:

    caro Beniamino, ti ringrazio per il tuo blog, sempre interessante nella ricerca della verità, e stimolante nel portare avanti la battaglia per una società civile.
    Nell'ultima postazione poi, la foto della famiglia Ambrosoli e il commento di Giorgio Bocca sono un luminoso esempio di come, anche nei momenti più bui, si possa sfidare il destino con grande dignità e trovare il coraggio di lanciare un grido, un messaggio, ai giovani: non è vero che è tutto un putridume, ci sono anche le persone oneste e addirittura gli eroi come Giorgio e la sig.ra Anna. NON MOLLARE !
    Il mio sogno è che il Min. della P.I. stampi un manifesto, con la foto e il commento, e lo faccia affiggere in tutte le scuole superiori sotto il crocifisso, se c'è.
    Ma resterà un sogno.
    Io da qualche tempo tengo una corrispondenza con un mio vecchio amico, ex magistrato, su vari fatti di storia e di attualità. Casualmente proprio in questi giorni ho postato un commento sui fatti di Sindona, Ambrosoli ecc. che quì ti trascrivo. Se vuoi puoi farne l'uso che credi.
    Ancora complimenti per il tuo impegno e buon lavoro.
    Danilo

    << Abbiamo dato un senso logico alla dittatura clerico-moderata e ne abbiamo individuata la causa prima: la Guerra Fredda.
    Passiamo ora al secondo evento da te indicato: tangentopoli.
    Cominciamo col dire che questa fase politico-giudiziaria nasce il 17 febbraio 1992 con l'arresto a Milano dell'ing.Mario Chiesa del Pio Albergo Trivulzio.
    [Nota: sembra, a dirla così, l'inizio di uno di quei grandi romanzi dell'800. Nella fattispecie potrebbe essere, per es., I Miserabili]
    Viene spontanea una domanda: ma prima di quella data che succedeva? Per la verità, in tema di "giro di soldi", la situazione non era limpida nemmeno prima.
    La Banca Privata Italiana di Michele Sindona, per esempio, non era certamente un esempio di trasparenza e correttezza amministrativa, ma nel '79, quando fu messa in liquidazione su imput della Banca d'Italia, non diede luogo a una tangentopoli ante litteram ma, al contrario, il Governatore della Banca d'Italia Baffi, persona specchiata e di grande competenza riconosciuta anche all'estero, fu messo fuori gioco e non finì in galera solo per l'età avanzata, il suo vice Sarcinelli in galera ci finì davvero, e il vice di Sarcinelli, Ciocca ci andò molto vicino. Non parliamo poi del liquidatore della banca di Sindona, l'avv.Umberto Ambrosoli che non fu spedito in galera ma direttamenten al creatore.
    Ora c'è da chiedersi: come mai due andamenti così diversi tra il caso della Banca Privata Italiana e quello del Pio Albergo Trivulzio?
    Guardiamo un pò le date: liquidazione banca di Sindona nel '79, arresto al Pio Albergo Trivulzio nel '92. E' successo qualcosa di importante tra il '79 e il '92?
    Eh si! E' successo che è caduto il muro di Berlino (9 novembre '89) ed è finita la Guerra Fredda. Che ne dici? non ti viene qualche sospetto sul perchè tangentopoli è potuta nascere nel '92 e non nel '79 o prima?
    Ecco allora un altro caso in cui la Guerra Fredda, e quì, in particolare, la sua fine, ha giocato un ruolo importante.
    Alla prossima l'analisi del terzo ed ultimo degli eventi da te indicati, Berlusconi e segg. >>

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