mercoledì 13 marzo 2024
Omaggio a Franco Basaglia - vero rivoluzionario - a 100 anni dalla nascita
giovedì 29 febbraio 2024
Omaggio a Irene Camber, campionessa olimpica e mondiale di fioretto
Qualche giorno fa, ci ha lasciato Irene Camber, formidabile atleta, medaglia d'oro di fioretto alle Olimpiadi di Helsinki del 1952, campionessa mondiale, persona dalle grandi qualità umane.
Nata a Trieste nel 1926 - come mio papà! - Irene non si è mai accontentata nella vita. Amava immensamente vivere. Irene primeggia nello sport ma non esita a studiare. Il padre Giulio dal fronte le scrive incoraggiandola all'impegno e alla costanza. Oggi si direbbe "consistency". Diplomata in pianoforte al Conservatorio, si laureò - prima donna a farlo - in chimica industriale all'Università di Padova, in una facoltà quasi completamente maschile.
Nelle foto da giovane si vedono dei bellissimi occhi azzurri. La nipote Matilde Corno in una didascalia a un servizio fotografico ha scritto: "Irene ha gli occhi di ghiaccio. Se li guardi da vicino, vedi il mare di Trieste".
Gianni Brera in prima pagina sulla Gazzetta dello Sport dove era già giovane direttore dal 1949, in un pezzo dal titolo "Daghe Muleta!" ("Forza ragazza", in dialetto triestino), così si espresse al termine di una giornata appassionante - 27 luglio 1952, giorno in cui Emil Zapotek vinse i 5 e i 10mila metri - nei sobborghi della capitale finlandese, a Espoo, dove Camber vinse il primo oro olimpico femminile nella scherma italiana, già allora fortissima nella scherma maschile con i fratelli (Edoardo e Dario) Mangiarotti: “Irene Camber ha il volto onesto e buono di tutte le vostre compagne di liceo che hanno scelto Chimica”.
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| Gianni Brera |
Le gare di scherma negli anni Cinquanta non seguivano un tabellone tennistico come oggi, ma si snodavano in infiniti gironi eliminatori finché gli atleti rimangono in 8, e a quel punto si sfidavano in un ulteriore girone all’italiana. Si vinceva a quattro stoccate. Camber ricorda: “Io seguivo gli assalti, prendevo appunti sulla scherma delle mie avversarie. In mattinata ho superato senza difficoltà i primi turni, mentre le mie compagne venivano eliminate. A mezzogiorno ho chiesto alla mensa una bistecca: non me l’hanno data, mi hanno risposto che erano contate e che spettavano non ricordo a chi. Allora ho mangiato un uovo e una mela”.
“Ero calmissima”, ricorderà Irene, “mentre
lei era più nervosa, conosceva la mia forza. Non solo l’avevo appena battuta
nel girone, ma l’avevo anche cappottata a Budapest, a casa sua, qualche mese
prima”. “Cappottare” voleva dire vincere 4-0. Elek si porta subito sul 2-0, poi Camber pareggia 2-2, subisce il 3-2, poi 3-3 ed è decisiva l’ultima stoccata. “Ricordo il silenzio intorno, le luci che mi
davano fastidio. Accennai un attacco e la Elek parò. Ripetei lo stesso attacco e
lei parò con lo stesso gesto. Io stavo traccheggiando ma mi resi conto che lei
rispondeva in modo meccanico, senza grande attenzione. E allora entrai decisa:
feci un coupé e le entrai nella pancia”.
Nel leggere le cronache di allora, mi ha colpito una considerazione di Irene, tratta dall'insegnamento di suo padre Giulio, avvocato e uomo di lettere, combattente nella prima e nella seconda Guerra Mondiale (dove morì nel 1941 in Albania per una caduta da cavallo): “Sei tu che devi risolvere il tuo problema”. E' così che funziona nella vita di ciascuno di noi, nei momenti difficili. Nelle parole di Donato Menichella, storico governatore della Banca d'Italia dal 1948 al 1960, quando l'Italia cresceva come non mai: "Sta in noi".
Inoltre, Irene ricordava sempre ai giovani: "Per vincere bisogna combattere, se non si combatte non si può vincere". Ma aggiungeva un'altra esortazione del padre: "Mi diceva che nella vita, come nella scherma, devi essere sempre leale, corretto, senza mai imbrogliare". In un'altra occasione disse: “L’insegnamento di mio padre, che io trasmetto, è che l’importante non è vincere ma vincere con onestà, senza che nessuno ti regali nulla. E ai giovanissimi schermidori dico di essere pazienti e determinati, perché il nostro sport è una lunga sfida prima con se stessi”.
Irene ha ricordato con emozione il suo ritorno in terra triestina, dopo l'oro di Helsinki: ”Arrivai a Trieste con la corriera da Venezia alle 16,45. Fui portata per Corso Italia su una macchina scoperta, ci seguivano le macchine e trecento lambrette. Fu la vittoria di una città”. Trieste non era ancora completamente italiana. Sarebbe tornata all’Italia due anni dopo, e per sempre.
Trieste, città bellissima, con una piazza meravigliosa - Piazza Unità d'Italia - che si affaccia sul mare. Città piena di storia e caratterizzata dalle vicende dell'irredentismo. Qualche anno fa, nel dicembre 2018, per il centenario della sede della Banca d'Italia, il vicedirettore generale Federico L. Signorini scrisse un intervento tutto da leggere: "Trieste fra Europa e nazione: 1918-2018".
Voglio soffermarmi su un passaggio. In tempi di sovranismi, è quanto mai opportuno ricordare il pensiero di Luigi Einaudi, che definì il dogma della sovranità assoluta come "massimamente malefico":
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| Luigi Einaudi |
La degenerazione imperialistica del nazionalismo è colta appieno da Luigi Einaudi (futuro Governatore della Banca d’Italia, lasciatemelo ricordare), il quale nel 1918, quando le armi si erano appena posate, quando la Società delle Nazioni era ancora in gestazione (per non parlare dell’Unione europea, che era di là da venire), scrisse un lucido articolo dal titolo Il dogma della sovranità e l’idea della società delle nazioni. “Se fu necessario – disse Einaudi – sconfiggere il nemico […] sovra ogni altra cosa è necessario distruggere le idee da cui la guerra è stata originata. Tra le quali idee feconde di male, se condotte alle loro estreme conseguenze, quella del dogma della sovranità assoluta e perfetta in se stessa è massimamente malefica”. Varrebbe la pena riportare tutta la pagina di Einaudi, ma il succo è questo: se si accetta l’idea di una sovranità assoluta e perfetta delle nazioni, essa concerne naturalmente il diritto di far guerra, e quindi di avere le frontiere che permettano una agevole difesa, e quindi di conquistare i territori limitrofi che abbiano tali frontiere. Ma non solo: l’idea che una nazione per affermarsi debba essere autosufficiente implica la necessità di possedere tutte le materie prime, le infrastrutture, e quindi conquistare – sempre a fin di bene e di autodifesa – i territori che abbiano carbone, grano, porti marittimi, e così via. Ogni elemento in più che si conquista reclama un altro elemento da conquistare; non vi è fine a questa catena. Le nazioni dunque, per “essere pienamente se stesse”, cozzano contro altre nazioni.".
Il palmares di Irene Camber è quanto mai lungo: oltre all'oro olimpico, il bronzo a squadre a Roma 1960, mentre nei campionati mondiali si annovera un oro individuale (Bruxelles 1953) ed uno a squadre (Parigi 1957), un argento (a squadre Lussemburgo 1954) e 5 bronzi (fioretto a squadre a Copenaghen 1952, Bruxelles 1953, Roma 1955 e Buenos Aires 1962; fioretto individuale a Parigi 1957). Non partecipò alle Olimpiadi di Melbourne in Australia nel 1956 poiché impegnata nel matrimonio con Gian Giacomo Corno, diventato negli anni rispettatissimo commercialista e aziendalista a Lissone.
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| Irene Camber con Mattarella |
Al funerale di Irene Camber, con la chiesa gremita, il figlio Fabio Corno, già mio professore di economia aziendale in Bocconi, dopo aver ricordato quante persone provano gratitudine verso Irene, donna che si è spesa per gli altri, ha letto una poesia di Giulio Camber Barni (1891-1941), dal titolo "Il passato" (nel 1950 Mondadori pubblicò “La Buffa”, una sua raccolta di poesie con una lunga prefazione del più importante dei poeti triestini, Umberto Saba):.
La sera, quando suonan le campane,
la voce del Passato mi torna
con una profonda tristezza.
Ed io mi volgo allora
per dirgli qualche cosa,
e per guardarlo a lungo
nei suoi occhi d’arcobaleno.

Giulio Camber Barni
E lui, con la sua voce,
non parla, eppur lo sento
come mi dice con gli occhi:
“ti perderò nella notte;”
Io sento come mi chiede:
“perché tu m’abbandoni”?
Io lo vorrei trattenere
perchè gli voglio bene:
siamo vissuti insieme;
e intanto avanza lo stuolo dell’ombre:
bisogna partire.
Ed io non vorrei lasciare
la sua mano melanconiosa,
ma la notte l’afferra
ed io brancolando lo cerco,
e non lo trovo più.
E allora mi par di sentire,
nel vento una voce che piange,
come di mio padre,
e non capisco se sia
la sua oppure la mia.
La mela non cade mai lontana dall'albero, le generazioni si susseguono e ognuno porta avanti la propria storia. Il passato non deve essere visto con retrotopia e spirito nostalgico, bensì come uno stimolo, ascoltando le voci - sagge - di chi ci ha preceduto.
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| Camber con le fiorettiste d'oro a Milano (2023) |
La vita di Irene Camber deve fungere da esempio non solo per figli e nipoti (8 nipoti e 3 bisnipoti, tanta roba), ma per tutti noi, consapevoli che nella vita bisogna impegnarsi in modo serio, competere - ma con grande correttezza -, aiutare gli altri ogni qualvolta ci è possibile.
Un forte abbraccio a Fabio e ai suoi fratelli.
Cara Irene, le sia lieve la terra.
sabato 23 settembre 2023
Omaggio a Giorgio Napolitano, gigante della politica, formidabile europeista
La morte di Giorgio Napolitano a 98 anni - nato a Napoli il 29 giugno 1925 - lascia un vuoto enorme in un Italia inebetita dai politicanti di oggi, che ogni giorno ci sorprendono con delle proposte dove mancano completamente i contenuti.
"Il mio comunista preferito", lo ha definito Henry Kissinger. "Molto più rosa che rosso", dissero al Congresso americano quando gli diedero finalmente il visto nel 1980, quando scoprirono la forza delle idee del politico italiano.
Iscritto al PCI fin dal 1944 - dopo aver conosciuto Giorgio Amendola, "energia allo stato puro"- non fu mai segretario del partito. Troppo moderno in un partito con lo sguardo rivolto all'indietro. Michele Serra scrisse su Tango, l'inserto satirico dell'Unità: "E' gradito agli intellettuali moderati, alla Nato, a Veca, al Psi, agli imprenditori liberal, a Scalfari: se piacesse anche ai comunisti sarebbe segretario da un pezzo".
Giuliano Amato, in occasione del suo ultimo compleanno, ha scritto: "Napolitano era stato fra i non pochi giovani italiani entrati durante la guerra nel partito comunista, non perchè attratto da Lenin o dall'Unione Sovietica, ma perchè il partito gli parve l'organizzazione più adeguata per combattere il fascismo. Non a caso molti anni più tardi avrebbe preso sempre più consistenza in lui, e grazie a lui, la prospettiva di un innesto dello stesso partito comunista nel grande filone del socialismo europeo. Fu una prospettiva per affermare la quale il "migliorista" Napolitano subì diverse sconfitte, e tuttavia fu lui a renderla concreta promuovendo l'ingresso di Altiero Spinelli (colui che con Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni scrisse nel 1943-4 - esilio fascista a Ventotene il "Manifesto per un'Europa libera e unita") nel primo Parlamento europeo eletto dai cittadini, come indipendente nella lista del PCI. Il patrimonio culturale del riformismo veniva così legato all'ideale europeo".
E' stato un onore per me conoscere Giorgio Napolitano, il quale, dopo aver letto il mio primo volume su Paolo Baffi - Parola di Governatore (Aragno, 2013) - volle conoscermi, raccontandomi il suo rapporto con il governatore. con il quale - da responsabile economico del Partito Comunista Italiano negli anni Settanta - ha avuto modo di confrontarsi. A fronte della mia passione, mi diede in visione il suo carteggio col governatore, con queste parole: "Ho gelosamente conservato le lettere e i tanti biglietti inviatimi negli anni da Baffi e mi fa piacere che questo materiale possa essere proficuamente utilizzato per meglio far conoscere la sua figura e il ruolo da lui svolto in un momento difficile della nostra vita pubblica.
Napolitano volle sapere come giunsi all'"ossessione per Baffi", a questi studi "matti e disperatissimi. Una volta, il 26 ottobre 1996, mi scrisse: "Grazie per la felice pervicacia con cui lei continua a reagire nei fatti alla incredibile - proprio incredibile - non conoscenza o sottovalutazione di scelte e contributi di Baffi "nell'interesse pubblico".
Quando lo conobbi, capii immediatamente la profonda cultura che lo pervadeva. Non è un caso che i discorsi parlamentari - ai quali dedicava giorni e giorni di studio nella sua biblioteca - sono un esempio di chiarezza e di saggezza.
Fui anche colpito dal suo amore per Thomas Mann (che contraddistinse anche mio padre, infatti mi chiamo Beniamino perchè al tempo mio padre era preso dalla lettura di "Giuseppe e i suoi fratelli"). Nell'introduzione al volume di Thomas Mann "Moniti all'Europa" (Mondadori, 2017), Napolitano ricorda alcuni passaggi chiave degli scritti di Mann negli anni del nazismo: "Non si è tedeschi se si è nazionalisti. Ma l'odio tedesco non si rivolge, dal punto di vista spirituale, contro gli ebrei stessi, o non a loro soltanto: si rivolge contro l'Europa e contro le fondamenta classiche e cristiane della civiltà occidentale". E ancora; "La profonda convinzione...che nulla di buono può derivare, nè per la Germania nè per il mondo, dall'attuale regime tedesco, questa convinzione mi ha spinto a evitare il Paese nella cui tradizione spirituale sono ...profondamente radicato".
L'impatto è fortissimo - scrive Napolitano - la reazione del regime è drastica. Al più grande scrittore di lingua tedesca viene strappata la cittadinanza tedesca, e addirittura cancellata la laurea ad honorem conferitagli dall'Università di Bonn....Arriva il sequestro, che lo turba profondamente, nell'abitazione di Monaco, dei materiali preparatori del romanzo su Giuseppe e perfino dei suoi "diari segreti"....La lezione di Mann resta incancellabile. Un'Europa che non è diventata tedesca, che si è unita, progredendo straordinariamente, nella libertà e nella democrazia, e che mostra di tendere a una sempre più stretta integrazione sovranazionale (quella che propugna Mario Draghi nel suo ultimo intervento sull'Economist,ndr): un'Europa così fatta può contare su un'autentica Germania europea. Ed è una Germania che dell'Europa è divenuta un pilastro essenziale, attraverso una vera e propria mutazione generazionale e culturale di massa rispetto alle aberrazioni del passato".
Napolitano chiude così: "Ebbene, non è forse questo il compiersi della profezia annunciata da Mann, il realizzarsi della soluzione e prospettiva - una Germania europea - che ha rappresentato la bandiera, da lui per primo impugnata, in anni di tragico buio per l'umanità?".
Questo era Giorgio Napolitano, un formidabile combinato disposto di politica e cultura. Un gigante. "Ci vogliono decenni per farne un altro così", mi ha scritto la scienziata e senatrice a vita Elena Cattaneo, il cui racconto del giorno della nomina fatta all'Associazione per il Progresso Economico mi ha commosso.
In occasione della presentazione di un altro mio volume - "Paolo Baffi, servitore dell'interesse pubblico", non solo ha letto attentamente il volume, ma nel suo intervento chiarì il perchè della stima verso Baffi: «Credo si possa dire che il punto di vista di Baffi fosse rappresentativo di una consistente area di opinione, sempre più acutamente consapevole della necessità di un effettivo superamento di quella condizione di democrazia bloccata che ha prodotto guasti così profondi, che ha condotto sull’orlo di un allarmante immiserimento e di una grave degenerazione del sistema politico e della gestione dello Stato, che ha “quasi ghettizzato tante energie intellettuali e morali”.
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| Luigi Spaventa |
Napolitano si concentrò sulla storia del PCI, che spesso, preda dell’ideologia, perse di vista la logica economica. Nel mio volume si legge: “Con continui e indifferenziati «no» alle proposte di modernizzazione il PCI faceva toccare con mano la propria inadeguatezza a padroneggiare i problemi concreti con soluzioni idonee a un paese industriale. Baffi auspicava l’uscita dal ghetto dell’intellighenzia di sinistra, danneggiata dalla democrazia bloccata, frutto del «bipartitismo imperfetto», spiegato analiticamente da Giorgio Galli.
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| B. A. Piccone e Giorgio Napolitano |
Al termine del suo intervento, il presidente Napolitano si commosse nel considerare Baffi una delle persone per il quale ha avuto il maggior rispetto nella sua vita. Come all'università Bocconi nel settembre 2013 quando Napolitano ricordò Luigi Spaventa, economista di rango con il quale lo stesso Baffi intrattenne un carteggio che magari un giorno meriterebbe la pubblicazione integrale: "Quanto più tu abbia la ventura di inoltrarti, in età avanzata, nel tuo percorso di vita, tanto più avverti il vuoto di quelle che sono state presenze assai care, venute meno via via nel corso degli anni : e finisci per avere quasi il senso del dissolversi del tuo mondo come sfera di affetti radicati e di comunanze essenziali. E quel che allora può soccorrerti è il ricordo che ridiventa vita come qui oggi, è il sentire vicine figure, storie, pensieri che ancora possono accompagnarti. Per me la figura, come poche altre, di Luigi Spaventa".
I giornali internazionali questa mattina hanno voluto ricordare il capolavoro politico compiuto da Presidente della Repubblica nel 2011 quando l'Italia governata da Silvio Berlusconi rischiò di fallire con lo spread BTP-Bund andato alle stelle. La nomina nell'estate dell'economista Mario Monti e il successivo incarico a novembre - successivo alle dimissioni di Berlusconi - rappresentano uno dei tanti successi di Giorgio Napolitano. Sono in molti a pensare che allora Napolitano salvò l'Italia dal default.
E' giusto ricordare che Napolitano, nel trentennale dell'uccisione di Aldo Moro, volle istituire la Giornata delle vittime del terrorismo. Si era esagerato nel parlare dei terroristi, era ora di dare spazio alle voci delle vittime. L'abbraccio tra Gemma Capra - vedova del commissario Calabresi - e Lucia Rognini - vedova di Pinelli, l'anarchico morto in Questura dopo la bomba di Piazza Fontana - fu commovente e significativo di un Paese che deve riappacificarsi dopo i tremendi anni di piombo e dell'eversione nera.
Chiudo con le parole di Antonio Funiciello, già capo di Gabinetto dei governi guidati da Paolo Gentiloni e Mario Draghi: "Difficile spiegare cosa sia stato per tanti di noi Giorgio Napolitano. Difficile spiegarlo oggi che quel noi non esiste più. Un dolore la sua morte".
Un forte abbraccio a Clio Napolitano, donna volitiva - da avvocato difese i braccianti sfruttati dai proprietari terrieri del Sud - arguta e molto simpatica (peraltro cercava sempre cercare di sgominare la scorta quando usciva per Roma, emanando un forte desiderio di libertà).
La terra ti sia lieve, caro Napolitano.
martedì 2 agosto 2022
Angela Fresu, tre anni ancora da compiere, la più giovane vittima della Strage di Bologna del 2 agosto 1980
mercoledì 1 giugno 2022
La credibilità del Paese è l’ancora di salvataggio per lo spread, così Visco nelle sue Considerazioni finali
Il governatore della Banca d’Italia nelle sue Considerazioni finali ha ancora una volta ribadito alcuni punti fermi per una politica economica adeguata. Non poteva mancare un passaggio sullo spread Btp-Bund, metro di misurazione della credibilità del Paese, ultimamente in decisa crescita. Ignazio Visco argomenta così: “Nelle ultime settimane abbiamo però (nonostante il rapporto debito/pil sia in discesa per il 2022/2023, ndr) osservato un aumento del differenziale di rendimento tra i titoli di Stato italiani e quelli tedeschi, che ha ripetutamente superato, per i decennali i 200 punti base (alias 2%, ndr). Questo brusco incremento non riflette improvvisi cambiamenti nelle condizioni di fondo dell’economia: la posizione netta sull’estero è robusta, i produttori italiani competono con successo sui mercati di sbocco, è contenuto nel confronto internazionale l’indebitamento delle famiglie e delle imprese”. E allora perché lo spread è salito? “L’incremento – chiosa Visco – richiama l’attenzione sulla fragilità strutturale rappresentata dall’alto livello del debito pubblico; conferma la necessità di proseguire senza incertezze sul sentiero di graduale rafforzamento dei conti pubblici”.
Il dato saliente è relativo al differenziale crescente verso
Spagna e Portogallo, Paesi con i quali ci siamo sempre confrontati e con i
quali abbiamo per lungo tempo mantenuto uno spread positivo. La politica conta,
evidentemente. Il quadro politico italiano è più fragile. Gli investitori si
chiedono chi succederà a Mario Draghi dopo le elezioni dell’anno prossimo. Il
timore è legato ai bipopulismi, di destra (duo Salvini-Meloni), e di sinistra
(Movimento 5 Stelle), entrambi portatori di provvedimenti gravosi per le casse
pubbliche. Come scrive Visco, “In Italia l’alto debito pubblico riduce i
margini a disposizione. Gli interventi di bilancio devono essere ben mirati e
ben calibrati per massimizzarne l’efficacia e contenerne il costo”. Qui, non
troppo velatamente, il governatore fa riferimento a quei provvedimenti –
ecobonus, bonus di vario tipo, cashback – che sono stati disegnati in
modo da favorire le classi agiate e incapaci di ridurre la povertà relativa e
assoluta (vedasi dati recenti dell’Istat). E’ quindi necessario “non abbassare
la guardia, mirando, nel medio termine, a un avanzo della spesa per interessi e
puntando a uno stabile incremento della capacità di crescita dell’economia”.
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| Ignazio Visco |
Da Via Nazionale, nei decenni, sono piovuti moniti per evitare che la spesa corrente e il debito pubblico esondassero. Ma la politica è rimasta sorda. E’ opportuno citare Carlo Azeglio Ciampi, governatore dal 1979 al 1993 (quando venne chiamato dal presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro a guidare il governo), che ricordò più volte quanto conta la credibilità delle manovre del governo. Nel 1996, dopo il summit Spagna-Italia, che produsse la necessità di accelerare nella riduzione del deficit, Ciampi (da Ministro del Tesoro) agì con risolutezza: “Il piccolo miracolo consistette nel prendere alcune misure credibili di politica economica, che produssero un rapido ridursi del differenziale di tasso di interesse tra l’Italia e la Germania e quindi una riduzione dell’onere complessivo per interessi (Da Livorno al Quirinale, il Mulino, 2010, p. 162).
Interventi calibrati, più investimenti e meno spesa corrente
improduttiva. Solo così potremo avere un percorso di sviluppo sano, una
crescita più forte, l’unica vera arma per ridurre durevolmente il rapporto
debito/pil.
giovedì 14 aprile 2022
Ciao mamma, ti ricorderò sempre con un sorriso
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| Giancarla in braccio a sua mamma |




























