giovedì 13 dicembre 2018

La vicenda Xylella: spesso in Italia la magia vince sul metodo scientifico

La Xylella - il terribile batterio che secca le piante, in special modo gli ulivi - pare essere arrivata anche all'Argentario in Toscana. E cosa abbiamo fatto in questi anni? Come hanno reagito le istituzioni? Qual è stato il dibattito pubblico scientifico rispetto a questo problema? Sinteticamente: una delusione totale.
Sembra di vivere nel Medio Evo, quando la magia aveva la meglio su tutto.

Facciamo un passo indietro. La "Xylella fastidiosa" è comparsa in Puglia, nel Salento, nell'ottobre 2012, colpendo da allora circa 770 mila piante, per un totale di 8 mila ettari. Come ha scritto Luciano Capone sul Foglio, a causa dell'inazione delle istituzioni, bloccate anche a causa di indagini della magistratura, attivisti-complottisti, pseudo ambientalisti, sedicenti scienziati, la malattia si è espansa a macchia d'olio (è veramente il caso di dire).
Per contrastare l'epidemia, sarebbero necessarie alcune misure di contenimento come l'uso di agrofarmaci e l'eradicazione di parte degli ulivi malati come a formare una linea Maginot. La comunità scientifica è concorde. La Corte di giustizia europea, la Commissione europea, l'Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), l'Accademia dei Lincei, scienziati internazionali e ricercatori italiani la pensano allo stesso modo. Peccato che siano considerati "untori" dalla magistratura di Lecce che li ha indagati (l'inchiesta aperta tre anni fa non è ancora stata chiusa).

Il rimpallo di responsabilità a cui abbiamo assistito è stato imbarazzante. Il Ministero dell'Agricoltura non si è mai occupato della questione. Il finanziere Guido Roberto Vitale, intervistato qualche giorno fa sulla Gazzetta del Mezzogiorno, ha detto: "Sono costernato da quello che sta succedendo in Puglia e mi domando se le autorità centrali e regionali si rendono conto di quello che vuol dire per questa regione la scomparsa o la mutilazione violenta degli ulivi centenari o millenari. Si tratta di ulivi che costituiscono un'attrazione e una testimonianza di civiltà per i turisti che giungono da tutto il mondo. Vederli scomparire solo perchè nessuna autorità si è occupata di debellare questo flagello è terribile".

I danni all'olivicoltura pugliese sono ingenti. Dal brindisino, ormai, in assenza di contromisure, il batterio ha raggiunto Bari. Per il 2018-9 si stima che la produzione di olio d'oliva scenda di oltre il 50%, dalle 205mila tonnellate del 2017 alle 86mila attese. Se pensiamo che una bottiglia da tre quarti di litro si potrebbe vendere a prezzi superiori ai 13 euro, ci rendiamo conto del danno economico.

Questa vicenda ricorda l'epidemia di influenza "spagnola", che in Italia prese a mietere vittime nell'agosto 1918, e che nei successivi sette mesi avrebbe provocato un numero maggiore di morti dei caduti nella Grande Guerra. La spagnola si accanì in particolare contro le donne e nelle regioni dove l'igiene era più precaria e l'alimentazione più carente. Tutto ciò avvenne in particolare in Puglia e nella provincia di Foggia. Lo storico Sergio Luzzatto, nel formidabile volume Padre Pio. Miracoli e politica nell'Italia del Novecento (Einaudi, 2007), scrive: "Nel solo comune di San Giovanni Rotondo, che non superava i diecimila abitanti, fra settembre e ottobre del 1918 l'epidemia influenzale provocò 200 vittime". E proprio in quei mesi Padre Pio, alias Francesco Forgione, ricevette le stigmata. Allora le richieste di intercessione, di preghiere di protezione, le domande di grazia di infittirono. Luzzatto commenta: "Da buoni cristiani, potevano sperare che un qualche individuo d'eccezione - un santo - riuscisse a liberarli da tutto il male che li circondava: dalla malattia, dalla miseria, dal lutto...Le stigmate e i miracoli di Padre Pio interessano meno per quanto rivelano di lui che per quanto rivelano del mondo intorno a lui: il varipinto mondo di frati e di preti, di chierici e di laici, di credenti e di atei, di buoni e di cattivi, di astute o di ingenui, di colti e di ignoranti che nel carattere soprannaturale di quelle stigmate e di quei miracoli hanno creduto, o hanno rifiutato di credere".
E' passato un secolo ma ci sono soggetti che credono ancora alla magia. Pietro Perrino, per esempio, sostenitore del movimento Free Vax, (antivaccinista) sostiene che gli ulivi muoiono a causa dell'"inquinamento" e che le misure anti Xylella fanno parte di un complotto. Naturalmente guidato dalle multinazionali del farmaco.
Se la magia ha la meglio sulla scienza e sul metodo scientifico, siamo fritti.


mercoledì 7 novembre 2018

Milano è un laboratorio di talenti. Marco Manzoni ne è un esempio lampante

Marco Manzoni
Lunedì 29 ottobre al Teatro Franco Parenti si è svolta la presentazione del volume di Marco Manzoni "Il tempo senza tempo della passione etica" (ed. Il Campano, 2018). Il libro raccoglie alcuni dei progetti culturali che hanno animato la vita di Milano negli ultimi 30 anni.
Manzoni, dopo aver diretto le relazioni esterne del Parenti dal 1975 al 1987, ha fondato Studio Oikos - progetti culturali e scientifici, il cui fil rouge è stato tenere insieme progettualità culturale e ricerca di senso.
C'era moltissima gente al Parenti l'altra sera, nonostante la pioggia battente. I relatori non hanno deluso.

Marco Vitale, nomen omen, ha ringraziato Manzoni per non essersi mai scoraggiato (di questi tempi, chi ha coraggio è un cittadino benemerito), per la profondità dei temi trattati, per essere stato capace di interessare tante persone di qualità.
L'economista d'impresa bresciano di nascita, ma milanese di adozione, sente di dover ringraziare anche Milano: "In quale altra città sarebbe stato possibile dar vita ad un cenacolo ideale di questo livello, ad attrarre tante persone di grande valore e moralità a testimoniare o solo a collaborare a questa operazione culturale lunga, tenace, disinteressata, coerente?" Arturo Colombo, professore di storia, scrittore e giornalista, parlava di famiglia dei "doverosi", di coloro che considerano fare il loro dovere più importante che esercitare dei diritti o soddisfare delle convenienze. Di questi tempi, incentrati sui diritti acquisiti, parlare di doveri è quanto mai opportuno. Avercene di "doverosi"!

Il caporedattore della pagine di Milano del Corriere della Sera Giangiacomo Schiavi ha ricordato Ermanno Olmi, il quale invitava a suonare le campane, a svegliare la gente dal torpore. Con Vitale, Schiavi si fece promotore anni fa, con il plauso dell'allora vescovo di Milano Mons. Dionigi Tettamanzi, dell'appello "Allarme Milano, allarme Italia". Milano si è poi risollevata. L'Italia è rimasta al palo. Vogliamo parlare di Roma e della sua imbarazzante sindaca?
Schiavi, con il sorriso bonario addolcito dalla barba bianca, dice in sintesi: "Dobbiamo tornare ad essere buoni cittadini". L'invito ricorda quanto sosteneva il vescovo patrono di Milano, Sant'Ambrogio: ""Voi pensate: i tempi sono cattivi, i tempi sono pesanti, i tempi sono difficili. Vivete bene e muterete i tempi".

Dei tanti progetti portati avanti da Marco Manzoni, a me piace ricordarne tre:

1."Il futuro della memoria" (2006).
Abbiamo bisogno di memoria perchè senza memoria non c'è futuro. Come ha scritto Salvatore Veca, la memoria si basa sulla storia e sulla conoscenza ,ma diventa memoria quando diventa conoscenza condivisa. Manzoni pone degli interrogativi sempiterni: "Perchè ricordiamo e che cosa ricordiamo? Chi decide cosa ricordare? Quale parte della nostra mente si prende la responsabilità di far restare in vita alcuni momenti del nostro passato, per far svolgere loro il compito di ordito attorno a cui tessere la nostra storia?".
2. Il convegno "Cesare Musatti. Il pensiero e l'umanità" del 1994, a cinque anni dalla scomparsa del padre della psicanalisi italiana. Nel volume di Manzoni si ricorda un passaggio particolarmente interessante dei "Girasoli" di Musatti: "Per ogni male dunque c'è un rimedio. Spero di aver potuto essere io un rimedio per lei (una ragazza sua paziente, ndr). Se lo sono stato è soltanto per averla fatta partecipare a questo allargamento della propria vita, con quella altrui: a questo accogliere gli altri in sé. Ora, giunto alla fine, mi assale, lo confesso, qualche dubbio.o qualcosa di acquisito, questa capacità di dare respiro e di ampiezza propria esistenza, partecipando a quella altrui?".
3. "Tempo e libro. Il futuro della lettura" (1991).
Manzoni scrive: "Il tempo rimane ancor oggi uno degli ultimi luoghi di una solitudine difficile da ritrovare in mezzo alla grande quantità di messaggi e strumenti di comunicazione presenti nella vita contemporanea". Nella velocità e vorticosità della vita di oggi, chi riesce a ritagliarsi del tempo per leggere è un privilegiato. Ma dipende solo da noi. Nel lontano 1991 intervennero Silvia Vegetti Finzi, Luca Formenton, Carlo Sini, Giuseppe Pontiggia, Roberto Calasso, Tiziano Barbieri, Giulio Bollati, Inge Feltrinelli, Vanni Scheiwiller, Mario Spagnol, Franco Ferrarotti, Furio Colombo, Giuseppe De Rita. Che parterre!
In occasione dell'inaugurazione del Salone del Libro di Torino del 2015, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella scrisse un messaggio pregnante: "Leggere non è solo una ricchezza privata, destinata al singolo individuo. Leggere è una ricchezza per la società per il bene comune. E' un antidoto all'appiattimento, è ossigeno per le coscienze. La lettura non può essere ridotta a consolazione o semplice svago. E' semmai una porta sul mondo, che ci apre alla conoscenza di esperienze lontane, che ci mostra cose vicine che non avevamo notato, o capito, che ci fa comprendere le grandi potenzialità dell'umanità che ci circonda. Leggere ha a che fare con la libertà. E con la speranza".

Come ha scritto Lella Ravasi Bellocchio nella postfazione, "Trent'anni, un anniversario carico di senso. (...) Attraverso le tue pagine c'è il palpitare del tempo, un'invenzione di memoria tra passato e futuro. Ne valeva la pena". A braccio, la psicologa, ha invitato a riprendere il coraggio della speranza: "Nella mia stanza di ascolto dei pazienti, sono sconvolta dal negativo - personale e collettivo - che avanza".
Se è vero che non c'è più il futuro di una volta, Marco Manzoni, con la sua forza progettuale, con la sua mite determinazione, ci ha insegnato a guardare avanti, a studiare, ad approfondire e collegare temi che sembrano apparentemente lontani. Gliene siamo grati.