venerdì 30 gennaio 2015

Omaggio a Emanuele Notarbartolo, direttore del Banco di Sicilia, vittima del primo delitto eccellente in Sicilia, 1° febbraio 1893


Ognuno di noi ha dei libri del cuore, che torna a rileggere di tanto in tanto, i cosiddetti livres de chevet. Io tengo sempre a portata di mano Il cigno di Sebastiano Vassalli (Einaudi, 1996), che narra le vicende dello scandalo del Banco di Sicilia sul finire dell'800.

Il Cigno, u Cignu, è il soprannome di Raffaele Palizzolo, deputato e consigliere di amministrazione del Banco di Sicilia, arricchitosi giocando in borsa con i soldi dei risparmiatori, caduto in disgrazia per aver commesso un solo errore, accreditare le vincite a se stesso e non ad un prestanome. Il mandato di pagamento era poi finito addirittura sul tavolo del presidente del consiglio di quel tempo, il marchese di Rudinì (siamo nel 1893), il quale aveva chiamato per fare pulizia all’interno della banca siciliana il commendatore Emanuele Notarbartolo, già direttore dell’istituto, poi messo da parte per volere di Francesco Crispi.

Sono gli anni degli scandali della Banca Romana, il quale provocò la caduta del governo Giolitti nel novembre 1893. Nel quadro della grave crisi che attraversò la penisola, va collocata anche la strage degli operai italiani impegnati nelle saline di Fangousse presso Aigues-Mortes, avvenuta il 17 agosto di quell'infausto '93: una pagina tristemente luttuosa - ci ricorda il prof. Francesco Sberlati in Il filosofo pratico. Francesco Budassi fra politica e giurisprudenza (Liguori Editore, 2012) - dell'emigrazione italiana, che già allora iniziava a configurarsi come un fenomeno in totale distonia con gli ideali che il Risorgimento si propose di realizzare.

Con il peso calante della nobiltà e dei ricchi proprietari terrieri, la mafia entrò in politica. Il 1° febbraio 1893, lungo la strada ferrata tra Altavilla Milicia e Trabia viene rinvenuto il cadavere di Emanuele Notarbartolo, sindaco di Palermo dal 1873 al 1876, ex direttore del Banco di Sicilia, senatore del Regno d'Italia. E' stato ucciso a pugnalate sul vagone di un treno per Palermo.
Chi è il mandante? A Palermo lo sanno tutti: don Raffaele Palizzolo, u Cignu, deputato, luogotenente in Sicilia di Francesco Crispi.

Come membro del consiglio di amministrazione del Banco di Sicilia è protagonista di numerose malversazioni, che contrastano con il rigore del direttore dell'istituto Notarbartolo, che nel 1889 presenta denuncia al ministero. Per tutta risposta, Crispi licenzia Notarbartolo.

Dopo sette anni si celebra il processo di primo grado a Milano. Gli imputati sono due ferrovieri, ma dopo la denuncia del figlio di Notarbartolo, l'ammiraglio Leopoldo - "Nessuno ha mai indagato Palizzolo perchè si è temuto di farlo" - emergono le colpe di don Raffaele che viene condannato - a Bologna - a 30 anni.
La nobiltà siciliana è indignata, la condanna di Palizzolo è una condanna per la Sicilia tutta, si agita lo spettro del separatismo.
Palizzolo trovò l'appoggio del quotidiano "L'Ora" di proprietà della famiglia Florio, la più importante dinastia imprenditoriale dell'isola.
Come ricorda Emanuele Felice nel documentato Perchè il Sud è rimasto indietro (il Mulino, 2013), la famiglia Florio si impegnò direttamente a favore del suo deputato, in molti modi, ad esempio sostenendo la sua ricandidatura al parlamento, quando era già in carcere sotto processo. "Ignazio Florio fu ascoltato come testimone: disse di non aver mai sentito nominare la mafia, salvo subito dopo scandalizzarsi perchè il pubblico minister aveva asserito che questa manipolava le elezioni: "E' incredibile come si calunnia la Sicilia. La mafia nelle elezioni! Mai! Mai!".

E allora il 27 gennaio del 1903 la Cassazione annulla il dibattimento per un vizio di forma e nel nuovo processo di Firenze, il Cigno esce assolto per insufficienza di prove.

Palermo è imbandierata a festa, pronta per accogliere festante don Raffaele Palizzolo.
Come scrivono Bolzoni e Scarpinato in Il ritorno del principe (Chiarelettere, 2008, p. 44), da quel 1893 "il risultato è la cronicizzazione della violenza politica, della corruzione, della mafia. Viviamo come all'interno di una tragedia inceppata, di una storia circolare destinata a ripetersi nelle sue segrete dinamiche, pur nel mutare delle maschere e dei tempi".



P.S.: la legge del contrappasso ha agito correttamente. La dinastia imprenditoriale dei Florio che difese a oltranza il sistema omertoso di cui Raffaele Palizzolo era parte, finì tragicamente fallita. Dove dominano logiche perverse, il redde rationem arriva. Tardi ma arriva. Le vicende dei Florio sono raccontate con vivezza da Orazio Cancila nel volume I Florio. Storia di una dinastia imprenditoriale (Bompiani, 2008).

lunedì 26 gennaio 2015

La mela di Apple e Alan Turing, il matematico che scoprì il codice di Hitler

Sapete perchè il logo della Apple è una mela morsicata? Secondo il biografo di Steve Jobs Walter Isaacson, è frutto del caso. Il mito però ha la sua importanza. Si narra che Jobs fosse un grande fan di Alan Turing, il genio matematico che riuscì a decodificare il codice con il quale Adolf Hitler ordinava con i suoi comandi, che si suicidò mangiando una mela avvelenata.
L'avventura di Turing è meravigliosamente raccontata nel film "The imitation game", che vi consiglio di vedere.

Il contesto storico è la stoica resistenza degli inglesi all'assedio nazista. In particolare ai bombardamenti della Luftwaffe. Il 13 maggio 1940 il primo ministro inglese Winston Churchill prese la parola alla Camera dei Comuni e disse: “Invito ora il Parlamento ad approvare una risoluzione che registri il suo consenso per i passi intrapresi e dichiari la sua fiducia nel nuovo governo.
La risoluzione:
"Il Parlamento approva la formazione di un governo che rappresenta l'unità e l'inflessibile determinazione della nazione di proseguire la guerra con la Germania fino ad una conclusione vittoriosa"... Dico al Parlamento come ho detto ai ministri di questo governo, che non ho nulla da offrire se non sangue, fatica, lacrime e sudore. Abbiamo di fronte a noi la più terribile delle ordalìe. Abbiamo davanti a noi molti, molti mesi di lotta e sofferenza
”.

E' memorabile, sempre di Churchill (lo sapevate che ha vinto anche il premio Nobel per la letteratura nel 1953 per i suoi scritti storici?), il ringraziamento ai piloti della Royal Air Force (RAF), eroici durante la Battaglia d'Inghilterra, combattuta nei cieli inglesi tra l'estate e l'autunno 1940: “Mai così tanti uomini (popolo inglese, ndr) dovettero così tanto a cosi pochi uomini (i piloti della RAF)".

Una volta che Turing e il suo team riescono a decifrare il codice Enigma - ossia a decodificare i documenti militari crittografati dai nazisti - non solo non possono comunicarlo a nessuno, ma il governo inglese deve fare in modo di non far capire a Hitler di aver scoperto il codice. Per cui verrà comunicato il prossimo arrivo di una bomba solo a un numero limitato di obiettivi. Non ci si deve far scoprire, altrimenti i nazisti saranno tentati a cambiare il codice. Secondo gli storici, la scoperta del codice Enigma accorciò la durata della Guerra di due anni e salvò la vita di 14 milioni di persone.

Una scena del film mi è particolarmente piaciuta. E' l'immagine di Turing, grande maratoneta, che corre in mezzo alla campagna intorno a Bletchey Park alla ricerca di se stesso, il volto scavato dalla sofferenza, dalla sua genialità incompresa, fino a quando, il team guidato da Turing riuscì a decodificare il codice hitleriano. L'attore che interpreta Alan Turing, Benedict Cumberbatch, merita di essere in corsa per l'Oscar.

Holland Park Library dopo i bombardamenti
Solo il 24 dicembre 2013 Alan Turing ottenne la grazia di Stato. La Regina Elisabetta smacchiò con un decreto esecutivo la fedina penale di Turing, che nel 1952 venne condannato dal tribunale di Londra per "sodomia" e atti osceni. L'omosessualità era considerate un reato e Turing preferì la castrazione chimica piuttosto per farsi due anni di carcere.

Turing morì suicida nel 1954 mangiando una mela avvelenata. Purtroppo non finì come Biancaneve. Turing non si risvegliò più.
E' un vero peccato perchè, come nel mantra del film, "sono le persone che nessuno immagina possano fare certe cose, quelle che fanno cose che nessuno può immaginare".

venerdì 23 gennaio 2015

Omaggio a Roberto Franceschi, studente bocconiano ucciso dalla polizia il 23 gennaio 1973

Roberto Franceschi
Appena ho iniziato a frequentare l'Università Bocconi, ho notato che l'aula al secondo piano era dedicata alla memoria di Roberto Franceschi. Non c'era google al tempo, allora ho chiesto a mia madre, una vera e propria Garzantina o wikipedia vivente. E mi ha raccontato con emozione cosa successe quella disgraziata sera del 23 gennaio 1973.

42 anni fa, lo studente bocconiano Roberto Franceschi si accasciava al suolo colpito a morte da un colpo di arma da fuoco sparato da un proiettile di pistola Beretta calibro 7,65 in dotazione alla Polizia che presidiava l’Università.

“La sera del 23 gennaio 1973 era in programma un'assemblea del Movimento Studentesco presso l'Università Bocconi. Assemblee di questo tipo erano state fino ad allora autorizzate normalmente e non avevano mai dato adito a nessun incidente e, nel caso specifico, si trattava dell'aggiornamento di una assemblea già iniziata alcuni giorni prima; ma l'allora Rettore dell'Università quella sera ordinò che potessero accedere solo studenti della Bocconi con il libretto universitario di riconoscimento, escludendo lavoratori o studenti di altre scuole o università. Ciò significava vietare l'assemblea e il Rettore informò la polizia, che intervenne, con un reparto della celere, intenzionata a far rispettare il divieto con la forza.

Ne nacque un breve scontro con gli studenti e i lavoratori e, mentre questi si allontanavano, poliziotti e funzionari spararono vari colpi d'arma da fuoco ad altezza d'uomo. Lo studente Roberto Franceschi fu raggiunto al capo, l'operaio Roberto Piacentini alla schiena. Entrambi caddero colpiti alle spalle” (dal sito web http://www.fondfranceschi.it ).

Come spesso accade, il processo è stato un calvario scandaloso – oltre venticinque anni di processi penali e civili, l’ultima sentenza è del 20 luglio 1999, più di 26 anni dopo la morte di Francesco - dove la volontà di occultare la verità da parte della Polizia è stata dominante. Dalla sentenza che ha chiuso la fase istruttoria del processo (dicembre 1976) leggiamo: “La verità è che sin dall’inizio si preferì occultare rigorosamente la circostanza che a sparare erano stati in diversi, e questa decisione comportò poi la necessità che l’intera fase delle indagini preliminari fosse gestita sotto il controllo o quanto meno con l’accondiscenza dei vertici della polizia, all’insegna della costante preoccupazione di neutralizzare ogni risultanza che con tale versione potesse apparire in contrasto”.

Qualcosa si è ottenuto dai processi. Come scrive Biacchessi “L’accertamento della responsabilità della polizia e la condanna del Ministero dell’Interno al risarcimento del danno, ma non l’individuazione e la condanna dell’autore materiale e di eventuali corresponsabili”.

Ma torniamo alla figura di Roberto Franceschi, studente brillante e affettuoso.

Scrisse di lui un compagno di studi: "Roberto, la sua ferrea volontà, la sua onestà intellettuale, la sua incrollabile fede nella scienza, la sua costante ricerca della verità, il suo amore per la cultura, la sua illimitata fiducia nelle possibilità dell'uomo, dopo la sua morte, hanno aiutato me e molti altri compagni a superare le difficoltà, a correggere gli errori e ad andar avanti".

La sua insegnante di filosofia del Liceo Vittorio Veneto – Meris Antomelli - ha scritto: “Roberto era politicamente molto impegnato, e in particolare riteneva l’apertura della scuola alla società, e la lotta contro lo sfruttamento e l’oppressione non come esigenze tra le altre, ma fondamentali: le considerava capaci di dare concretezza ai suoi ideali di democrazia e giustizia, e coerenza alla sua vita. Non accettava perciò quelle forme di contestazione della scuola che si traducevano nel rifiuto dello studio a vantaggio di una militanza politica che nella scuola vedeva soltanto uno dei suoi luoghi d’azione”.

Dopo aver riletto le testimonianze sulla figura di Roberto Franceschi, mi è tornato in mente Don Lorenzo Milani, che insisteva in continuazione sull’importanza dello studio affinchè le classi disagiate potessero giocarsela alla pari con i più fortunati. In un bellissimo passo de La ricreazione (Edizioni e/o, 1995) leggiamo: “Quando ripresi la scuola nel 1952-53 avevo ormai superato ogni ulteriore esitazione: la scuola era il bene della classe operaia, la ricreazione era la rovina della classe operaia. Mi perfezionai allora nell’arte di far scoprire ai giovani le gioie intrinseche della cultura e del pensiero e smisi di far la corte ai giovani che non venivano. Non perdevo anzi l’occasione di umiliarli o offenderli...Prova ne sia che, dopo le ricreazioni, la domanda di rito è: "A San Donato oggi una domanda del genere viene considerata poco meno che pornografica”.

Chiudo con una riflessione di decenni fa (1979) ma attualissima di Corrado Stajano – scrittore e giornalista di grandissima levatura, ricordiamo solo gli imprescindibili Un eroe borghese. Il caso dell’avvocato Giorgio Ambrosoli assassinato dalla mafia politica (Einaudi, 1991), Il sovversivo. Vita e morte dell’anarchico Serantini (Einaudi, 1975): “La storia del ragazzo Franceschi non conta solo per ieri, vale per oggi e per domani. E non riguarda solo la tarlata giustizia, ma il buongoverno nel suo complesso perchè sono proprio inutili le generiche affermazioni da cui siamo continuamente travolti, se poi, in concreto, si usa solo indifferenza e non ci si scandalizza più di fatti scandalosi”.

Dove sarebbe oggi il brillante studente Roberto Franceschi? A me piace immaginarlo come civil servant in Banca d'Italia, accanto a Ignazio Visco e Salvatore Rossi, tutti impegnati a elaborare le strategie per far ripartire il nostro sgangherato Paese.

Un abbraccio particolare a Cristina e Lydia Franceschi - per anni impegnate caparbiamente per la ricerca della verità - per l'effort con il quale ogni giorno attraverso la Fondazione Franceschi porta avanti progetti, pubblicazioni, convegni, premi di laurea, rende viva e presente la memoria di Roberto.

Il fatto che di fronte al più grande dolore che una persona possa provare - la morte di un figlio - la famiglia Franceschi sia riuscita a trasmettere dei valori positivi è una cosa di un valore inestimabile.

P.S.: si consiglia la lettura di Roberto Franceschi. Processo di polizia, a cura di Daniele Biacchessi (Baldini Castoldi, Dalai editore, 2004)

http://www.fondfranceschi.it/

venerdì 16 gennaio 2015

L'assessore alla Casa del Comune di Milano Daniela Benelli ci costerà come vitalizio un milione e mezzo di euro. Pisapia sbaglia a lasciarle le deleghe

In Italia è scomparso il sentimento della vergogna. Un tempo si poteva commettere un sopruso, comportarsi in modo indegno, ma almeno dopo le gote arrossivano, ci si vergognava.

La prova che la vergogna è scomparsa (ne scriveva Marco Belpoliti in "Senza vergogna", Guanda, 2010) ce l'ha data pochi giorni fa l'assessore alla Casa del Comune di Milano Daniela Benelli, la quale è tra i firmatari del ricorso al Tribunale amministrativo regionale (TAR) contro il taglio (ridicolo, pari al 10%, e solo fino al 2018, sarebbe stata opportuna una riduzione maggiore) dei vitalizi degli ex consiglieri della Regione Lombardia.

Benelli è in buona compagnia perchè tra i ricorrenti c'è anche Mario Capanna, leader del Movimento studentesco nel 1968 che con soli 5 anni al Pirellone riceve ben  3.160 euro lorde ogni mese. L’irredimibile Capanna ha fatto sapere che “i diritti acquisiti, costituzionalmente garantiti, non possono essere intaccati; se il TAR ci desse torto, si aprirebbe una voragine incontrastabile”. I politici scrivono le regole per loro stessi, e se la cantano – e ridono – alle nostre spalle. Non sono diritti acquisiti, ma privilegi acquisiti ingiustamente, a carico delle prossime generazioni. Che pagano la “voragine” dei vitalizi.

La Benelli è stata eletta nelle liste di Sel, Sinistra,Ecologia e Libertà, il partito di Nichi Vendola, nella cui mission si legge: "Il bisogno autentico di quel che chiamiamo sinistra ha a che fare con l'idea di altre vite da queste nostre di adesso espropriate di futuro, ferite ogni momento al cuore delle loro soggettività e incasellate in una connessione infinita di solitudini". Soli sono i giovani che devono pagare i vitalizi senza senso a politici senza dignità e senza alcuna cognizione dei tempi in cui viviamo. Visto che la Benelli venne eletta al Pirellone nelle liste del Partito Comunista italiano, ha mai sentito parlare Enrico Berlinguer della “questione morale”?

Non è nuova Daniela Benelli a comportamenti poco opportuni. Infatti nel 2012 Il Fatto quotidiano informava i lettori del fattoche lei affittava a prezzi di favore un appartamento dell'Istituto dei ciechi, dichiarato di 80 metri quando al catasto risultano 121.

Nel curriculum della Benelli sul sito del comune di Milano leggiamo che "fin da studente collabora con la Casa della Cultura, di cui e' stata direttice per molti anni". La Casa della Cultura è uno dei luoghi dove la sinistra discute di attualità politica e sociale. Ci chiediamo se in questi luoghi l'assessore Benelli abbia mai sentito parlare di Norberto Bobbio che in Destra e sinistra (Donzelli, 1995) scriveva: "Mi risulta che il criterio più' frequentemente adottato per distinguere la destra dalla sinistra è il diverso atteggiamento che gli uomini viventi in società assumono di fronte all'ideale dell'eguaglianza, che è uno dei fini ultimi che si propongono di raggiungere e per i quali sono disposti a battersi". Cosa c'e' di "eguale" nel prendere dalle tasche dei contribuenti 50mila euro l'anno di vitalizio per i prossimi 30 anni (lunga vita alla Benelli nata nel 1952), che fa quindi un milione e mezzo di euro, quando i contributi versati sono stati 144mila (già ricevuti nei primi tre anni di vitalizio)? Neanche la droga e la prostituzione hanno questi rendimenti.

Non si capisce perchè l'assessore Benelli prenda il vitalizio e nel frattempo riceva lo stipendio come assessore. Se come tutte le persone normali, che hanno iniziato a lavorare dopo il 1995, andasse in pensione, riceverebbe circa il 5% (coefficiente di trasformazione) dei contributi versati, nel suo caso pari a circa 143mila euro. Che fa 7.150 euro lordi l'anno, esattamente 1/7 di quanto prende ora. La differenza la mettono i contribuenti, che sussidiano ancora una volta una persona che non è ha bisogno.

Se l'assessore alla Casa e al Demanio Daniela Benelli non capisce che il tempo dei "furti generazionali" (Tommaso Padoa-Schioppa, cit.) è finito, non sarà certo in grado di risolvere i problemi abitativi della città. Ha decisamente sbagliato il sindaco di Milano Giuliano Pisapia a ridare le deleghe al membro di giunta senza vergogna.
Purtroppo, per alcuni politici (sedicenti) di sinistra, vale il motto: libertè, egalitè, jet privè.

venerdì 9 gennaio 2015

Siamo in guerra #JesuisCharlieHebdo

Sono molto triste. L'attentato alla rivista satirica e graffiante Charlie Hebdo mi ha colpito al cuore. La libertà di espressione è troppo importante, non la possiamo perdere contro dei barbari fanatici con i quali bisogna onestamente ammettere che siamo in guerra. Come non essere d'accordo con Umberto Eco che al cronista del Corriere della Sera  dice: "C’è una guerra in corso e noi ci siamo dentro fino al collo, come quando io ero piccolo e vivevo le mie giornate sotto i bombardamenti che potevano arrivare da un momento all’altro a mia insaputa. Con questo tipo di terrorismo, la situazione è esattamente quella che abbiamo vissuto durante la Guerra (...). L'Isis è una nuova forma di nazismo, con i suoi metodi di sterminio e la sua volontà apocalittica di impadronirsi del mondo".



Dopo aver discusso dell'attentato a Parigi, paragonabile a livello simbolico al September 11, il mio grande amico Leo mi scrive: "Non dimentichiamo che l'Islam é una religione che ha come principale obiettivo la conversione: convertire significa convincere chi ha un credo diverso a credere in Maometto e Allah.
A questo risultato ci si puo' arrivare o attraverso un dialogo costruttivo (molto raro) o attraverso violenze di ogni tipo come fanno in Nigeria Boku Haram o Isis in Iraq e Siria.

Il metodo é diverso ma il risultato é lo stesso, quindi non ci sarà mai una presa di posizione netta da parte delle comunità arabe contro queste azioni perché alla fine il risultato é raggiunto, gli infedeli sono stati puniti o a forza convertiti: missione compiuta.
Nella stessa essenza dell'Islam é contenuto il seme che fa crescere l'odio nei confronti dell'occidente. Non riesco ancora a capacitarmi dell'orrore che é stato commesso. Hanno colpito tutti noi, piccoli o grandi, liberi pensatori d'occidente".

Charb, le directeur de la publication du journal satirique
In chiusura, faccio mie le parole dello scrittore Ian McEwan: "L'Islam radicale omicida che si autosantifica è diventato una calamità globale per psicopatici. Non si fa problemi di diffondere la lista di ciò che odia: l'educazione, la tolleranza, la pluralità, il piacere e la libertà di espressione, che sostiene tutte le altre (...). In una note buia per la libertà, fragile punti di luce: le moltitudini determinate che si sono riunite nelle città; la speranza che la ripugnanza generale per questi omicidi possa unire le persone; il fatto che gli psicopatici siano una netta minoranza".
#JesuisCharlieHebdo

lunedì 5 gennaio 2015

Trash, un film istruttivo da vedere assolutamente: "Perchè l'hai fatto?". E lui: "Perchè è giusto".

Durante le vacanze, sono andato con i miei figli a vedere un film bellissimo: Trash. E' ambientato in Brasile, negli slums, nelle favelas dove la vita di un bimbo - menino de rua - vale meono di un real (1 euro=3,24 real). Dove parte della polizia è corrotta e lavora al soldo dei potenti.

La storia parte con il ritrovamento in una discarica - dove si lavora a pieno ritmo per trovare qualcosa di utile - da parte di due ragazzi di un portafoglio.
Solo quando si presenta la polizia, disponibile addirittura a offrire una generosa ricompensa per la restituzione, Rafael e Gardo, realizzano di avere per le mani qualcosa di molto importante. Dopo aver coinvolto l’amico Rato, il trio affronta una straordinaria avventura per scappare dalla polizia e scoprire i segreti contenuti nel portafoglio.

Il momento clou del film avviene quando un'amica americana del prete delle favelas - che aiuta i meno fortunati - registra un video con i ragazzi coinvolti nella vicenda. Lei chiede a Rafael: "Perchè l'hai fatto?". E lui: "Perchè è giusto". In questa disarmante risposta c'è tutta una vita.

Come ha scritto lo psicanalista Massimo Recalcati nel pregevole L'ora di lezione (Feltrinelli, 2014), quando una persona crede in qualcosa, ha dei valori profondi, non può essere fermata, la sua forza è invincibile, va in fondo costi quel che costi, #QualunqueCosaSucceda (Giorgio Ambrosoli, cit.).

Mi è passata sotto gli occhi la testimonianza della figlia del prof. Paolo Giaccone, barbaramente ucciso dalla mafia l'11 agosto 1982 poichè si rifiuto di modificare i dati di una perizia dattiloscopica, decisiva per scoprire il killer di una sparatoria a Bagheria.
La figlia Milly Giaccone scrive: "Mio padre non pensava di diventare un eroe, era una persona onesta, qui si diventa eroi quando si è persone normali, oneste" (in V. Ceruso, Uomini contro la mafia, Newton Saggistica).


Rafael, Gardo e Rato, protagonisti in "Trash"

martedì 23 dicembre 2014

Cronaca di una giornata - bellissima - in un liceo romano dove si sono ricordati Paolo Baffi e Giorgio Ambrosoli


Beniamino Piccone ricorda agli studenti Paolo Baffi
Il Natale si avvicina. Si fa un bilancio dell'anno e si pensa ai propositi dell'anno venturo. Per invitare e indurre i miei lettori a fare altrettanto per la comunità vista come Gemeinshaft (società come insieme di persone) e non Gesellshaft (società intesa come persone intente a fare business), oggi vi racconto una giornata molto interessante in un liceo.

Il 31 ottobre scorso sono stato invitato con Umberto Ambrosoli dal liceo Leonardo da Vinci di Maccarese. La preside, Antonella Maucioni, è una persona molto attenta ai valori della memoria. La scuola si è attivata in progetti molto interessanti sulla Shoah e sui desaparesidos.

Sul sito del liceo si può leggere: "L’Istituto promuove iniziative per  conoscere e preservare l’identità e la memoria della Shoah e dei desaparecidos in Argentina. Nel giardino dell’Istituto è stato inaugurato il Parco della Memoria dedicato ai Giusti di Roma e Provincia. Si tratta di un luogo simbolico per ricordare le donne e gli uomini che hanno salvato altre donne e altri uomini, perseguitati da regimi illiberali ed antidemocratici".

Proprio per suffragare l'importanza della memoria, la scuola ha pensato di invitare me e Umberto Ambrosoli per ricordare due figure importanti: Paolo Baffi e Giorgio Ambrosoli, da considerare due esempi per i giovani.

Paolo Baffi con Carlo Azeglio Ciampi, 1978
Con questa iniziativa si inizia così a ricordare la nascita di questa scuola, avvenuta nell’autunno del 1975, come liceo scientifico, grazie anche all’azione di Maria Alessandra Baffi, moglie di Paolo Baffi, che è stato Governatore della Banca d’Italia nonché cittadino di Fregene. Nel corso degli anni il numero degli studenti è aumentato esponenzialmente e l’offerta formativa è stata diversificata.
Il sindaco di Fiumicino, che ha preso la parola per primo ha evidenziato che “in quasi quaranta anni, questa scuola è passata dai 17 studenti di allora agli oltre 1.000 di oggi".

Tocca a me ricordare l'immensa figura del Governatore Paolo Baffi. Mi accorgo subito che i ragazzi sono preparati, che è stato fatto un capillare lavoro di formazione nelle classi, per cui gli studenti non cadono dal pero ma sanno di cosa sto parlando. Allora posso approfondire e ricordare alcuni passaggi della vita di Baffi.In particolare mi soffermo sul senso di responsabilità. Spesso in Italia il potere è considerato IL MALE. Invece dobbiamo distinguere tra potere responsabile e potere irresponsabile. Prendo in mano il mio ultimo volume Anni del disincanto. Carteggio 1967-1981 (Nino Aragno editore, 2014) e cito subito Marco Vitale:


"Io insegno ai miei studenti che il potere è connaturato all’uomo; che non esiste attività umana senza potere, e che non esiste potere senza responsabilità; che la scelta è, piuttosto, tra i fini per i quali esercitare il piccolo o grande potere che ci viene assegnato, tra potere responsabile e potere irresponsabile; che non dobbiamo fuggire dal potere, ma anzi addestrarci a gestirlo, nelle grandi e nelle piccolo cose, con responsabilità e per finalità positive. Paolo Baffi, il generale Dalla Chiesa, Giorgio Ambrosoli: questi uomini, semplicemente facendo fino in fondo il loro dovere professionale, esercitavano un potere. Ed è una grande fortuna che, anche nei momenti più neri, vi siano uomini che non fuggono davanti alla necessità di esercitare, con responsabilità e con l’accettazione consapevole dei rischi connessi, il loro potere. La nostra società non è ammalata di troppo potere, ma, caso mai, di troppo poco potere, di potere troppo concentrato, di potere irresponsabile, che non viene chiamato a corrette rese di conto, di potere oscuro. Essa  è piuttosto malata di ingiustizia".


Umberto Ambrosoli a Maccarese

Potrei parlare per ore su Paolo Baffi, ma il tempo è tiranno, per cui cedo la parola a Umberto Ambrosoli, che emoziona gli studenti, insegna loro il valore della libertà trasmesso da suo padre Giorgio, ammazzato da un sicario di Michele Sindona, banchiere-bancarottiere, l'11 luglio 1979.

Umberto ricorda quando gli economisti - tantissimi - firmarono un manifesto di solidarietà a favore di Baffi e Sarcinelli nell'aprile del 1979. Un episodio che ancora una volta sottolinea l'importanza della denuncia, della partecipazione, della responsabilità di ognuno di noi.


Preside Maucioni, Ambrosoli, Piccone e studenti

Anche il futuro premio Nobel per l'economia Franco Modigliani scrisse dagli Stati Uniti: "Sono talmente indignato che ho perso qualsiasi interesse per l’economia italiana. Non so se debbo credere alle indiscrezioni date dalla stampa circa i loschi motivi che stanno dietro la crescente campagna di intimidazione contro la Banca d’Italia che è uno dei pochi pilastri su cui si regge la credibilità internazionale del Paese. So che l’arresto di Sarcinelli distrugge la credibilità dell’amministrazione della giustizia che lo ha eseguito e disonora il governo e l’intero Paese che non tollera una cosa del genere".


Baffi e Sarcinelli nel 1981 vennero assolti da ogni addebito. Ma ormai il risultato era compiuto. Baffi lasciò Bankitalia nel settembre 1979. Non rimarginò mai questa ferita. Mario Sarcinelli - che sarebbe naturalmente arrivato alla carica di Governatore - si dimise dalla Banca d'Italia nel gennaio 1981 per seguire Beniamino Andreatta al Ministero del Tesoro.


Umberto fa commuovere tutti, gli studenti lo applaudono con convinzione, Giusi e M. Alessandra Baffi mi abbracciano, la preside Maucioni è visibilmente contenta per la buona riuscita della giornata. Ci ringrazia molto. Ma siamo io e Umberto a uscire arricchiti da questa giornata tra i ragazzi, che hanno più che mai bisogno di esempi. Perchè, come diceva Milan Kundera nel Libro del riso e dell'oblio, "La memoria è l'arma dei deboli contro i forti".

Auguro ai miei lettori un Natale all'insegna della serenità (ben diverso dallo "Stai sereno" di #MatteoRenzi a #EnricoLetta, eh) e delle buone letture. Speriamo che nevichi per poterci scatenare sulle piste di Shampolook!

lunedì 15 dicembre 2014

Più il prezzo del petrolio scende, più democrazia c'è nel mondo

Il calo verticale del prezzo del petrolio è una buonissima notizia, sia sul fronte economico che su quello dei diritti civili. Infatti esiste una legge sperimentata empiricamente che vede la democrazia rafforzarsi ogni qualvolta il prezzo del petrolio scende.

Come ha meravigliosamente scritto e illustrato Thomas Friedman in "The world is flat, hot and crowded" diritti civili e prezzo del petrolio sono inversamente correlati. Più alto il prezzo del petrolio e più vediamo dittatori arabi arroganti dichiarare la volontà di distruggere Israele. Più è basso il prezzo del petrolio, e più i leader dei paese detentori di petrolio diventano improvvisamente buoni e mansueti.

Friedman ha chiamato questa regola FLOP: "First Law of Petropolitics". Secondo Friedman,

Grafico tratto dal sito www.thomaslfriedman.com
as oil prices went down in the early 1990s, competition, transparency, political participation, and accountability of those in office all tended to go up in these countries—as measured by free elections held, newspapers opened, reformers elected, economic reform projects started, and companies privatized. But as oil prices started to soar after 2000, free speech, free press, fair elections and freedom to form political parties and NGOs tended to erode in these countries.

Vi ricordate l'ex presidente (dal 2005 al 2013) dell'Iran Mahmud Ahmadinejad ululare contro il mondo quando il petrolio toccava i 150 dollari al barile? Ve lo ricordo io.
Durante la conferenza internazionale Il mondo senza sionismo, tenutasi nell'ottobre 2005, Mahmud Ahmadinejād, citando Khomeini, affermò con riferimento allo Stato di Israele: «... questo regime occupante Gerusalemme è destinato a scomparire dalla pagina del tempo... ».

Ulteriori affermazioni in tal senso sono state fatte in occasione del congresso della FAO svoltosi a Roma in data 3 giugno 2008, quando Ahmadinejad disse: «...per quanto concerne le atrocità israeliane nei territori occupati, il regime criminale che sta sfruttando la ricchezza dell'oppressa nazione palestinese e sta uccidendo innocenti da 60 anni, ha raggiunto la sua fine e sparirà dalla scena politica...» («...as to the Israeli atrocity in the occupied lands, the criminal regime which has been plundering the wealth of the oppressed Palestinian nation and has been murdering innocent people in the past 60 years, has reached its end and will disappear from the political scene...»).

Anche Putin nel corso del 2014 ha dimostrato più volte di voler alzare il livello dello scontro diplomatico con l'Unione Europea. Le sue mosse per la conquista della Crimea sono state il prologo per il tentativo di annessione dell'Ucraina. La UE ha reagito duramente imponendo delle sanzioni economiche che stanno pesantemente colpendo la popolazione russa.

Vladimir Putin
L'economia russa dipende fortemente dall'esportazione di energia, sia petrolio che gas. Il prezzo del petrolio è determinante per la Russia. Sono sicuro che Putin con questi livelli di prezzo abbasserà la cresta e clamerà i suoi propositi di Guerra.

Come ha scritto il Financial Times l'8 novembre scorso il calo del rublo non è solo guidato dall'economia ma anche da fattori geopolitici: "It is no coincidence that the rouble sell-off has intensified amid fears that the ceasefire in Ukraine is unraveling, and that Russian-backed forces may be preparing a new offensive".
E' opportuno sapere che il rublo ha perso oltre 40% da metà giugno e la prima settimana di novembre è calato dell'8%, il più forte ribasso settimanale degli ultimi 11 anni.

Siamo d'accordo con il Financial Times che conclude così: "Mr Putin may have become a hostage of his own policy, unleashing nationalist demons for short-term political gain which he cannot now quiet. Sticking to his belligerent path risks locking Russia into a vicious cycle of escalating tensions, sanctions and economic difficulties".
Speriamo non abbia ragione Leonardo Maugeri - uno dei massimi esperti di petrolio e autore di L'era del petrolio (Feltrinelli) - che sul Sole 24 ore scrive: "La crescita del malcontento tra i russi potrebbe spingere Putin a un atteggiamento ancor più aggressivo, sia in patria che all'estero, nel tentativo di sedare sul nascere il malessere dei suoi concittadini e attribuire a nemici esterni i guai della Russia, così da tener vivo il consenso".

Non solo per la Russia, ma anche per altri produttori, i tempi si fanno difficili. Le finanze di Paesi come la Libia, l'Iraq e l'Iran hanno bilanci appesantiti anche da guerre e sanzioni. Secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale sono una ventina i paesi al mondo che derivano oltre metà delle entrate statali dal petrolio e altre dieci che ne derivano tra il 25% e il 50% (la Russia nel 2015 avrà 50 miliardi $ in meno di entrate su un budget di 400 miliardi).

Secondo una ricerca di Paribas, per la prima volta da diciott'anni i Paesi esportatori di greggio importeranno invece di esportare capitale in valuta pregiata. Il saldo negativo per il 2014 dovrebbe essere di 7,6 miliardi di dollari.

Maggior ragione per confidare in più giudiziosi comportamenti di questi paesi sul fronte dei diritti umani e della democrazia in generale.  Indicativo il titolo del Financial Times del 10 novembre: Teheran under pressure to strike nuclear deal as oil price plunges.
Quando il petrolio scende, i giovani iraniani festeggiano.

martedì 9 dicembre 2014

Sant'Ambrogio e Piazza Fontana: l'incoerenza dei sindacati italiani che proclamano lo sciopero generale il 12 dicembre

I due maggiori sindacati italiani, la CGIL e la UIL, hanno proclamato uno sciopero generale per il prossimo 12 dicembre. La ragione dello sciopero è la non condivisione della riforma del lavoro portata Avanti dal governo guidato da Matteo Renzi, denominata #JobsAct.

E' uno sciopero senza senso. Siamo il Pease che è cresciuto meno al mondo negli ultimi 25 anni. Abbiamo da recuperare il tempo perduto con le riforme strutturali che tutto il mondo ci chiede. Come al solito, senza portare alcuna proposta costruttiva, il sindacato - da cui si è distaccata la CISL - protesta e invoca lo status quo. Che significa mantenere un mercato del lavoro ingessato, diviso tra insider (fortunati e pieni di diritti) e outsider (fuori e senza diritti).
Ma senza cambiare, non rimaniamo fermi, andiamo indietro.

Oltretutto, con una totale mancanza di sensibilità e di conoscenza storica, i sindacati hanno deciso di indire lo sciopero il 12 dicembre, anniversario della strage di Piazza Fontana, dove persero la vita (12 dicembre 1969) 17 persone (oltre a 88 persone rimaste ferite).

La Banca Nazionale dell'Agricoltura di Milano dopo lo scoppio
Così il 12 dicembre la consueta commemorazione in Piazza Fontana verrà annacquata dalle urla dei sindacati, ancora una volta in ritardo sulla realtà delle cose. E come ha sottolineato il presidente dell'associazione delle vittime di Piazza Fontana Carlo Arnoldi, sarà difficile con lo sciopero dei mezzi pubblici raggiungere il centro di Milano.
Su Piazza Fontana ha scritto pagine bellissime Corrado Stajano. Nel suo recente Destini (Archinto, 2014), nel ricordare Peppino Fiori, si legge: "Lo ricordo in piazza del Duomo, a Milano, il plumbeo mattino dei funerali delle vittime della strage di piazza Fontana, quando erano arrivati gli operai delle fabbriche, la Pirelli, la Falck, la Breda, la Magneti Marelli, a tenere il servizio d'ordine perchè dopo le bombe si temeva il golpe: centinaia di migliaia di uomini e donne, protetti da quelle tute bianche e blu, furono il segno che la comunità diceva di no all'avventurismo eversivo. Peppino con quel suo servizio visto da milioni di persone raccontò con chiarezza la paura di quei giorni e il coraggio di tutta una società pulita".

Ieri a Milano si è festeggiato Sant'Ambrogio, vescovo di Milano.

Voglio rendere omaggio a sant'Ambrogio. Aurelio Ambrogio, meglio conosciuto come sant'Ambrogio (Treviri (oggi Trier), 339 – Milano, 397), vescovo, scrittore e uomo politico, fu una delle personalità più importanti nella Chiesa del IV secolo d.C.

Conosciuto anche come Ambrogio di Milano, assieme a san Carlo Borromeo e san Galdino è patrono della città, della quale fu vescovo dal 374 d. C. fino alla sua morte e nella quale è presente la basilica a lui dedicata che ne conserva le spoglie.

Ambrogio fu anche Maestro di Sant'Agostino. Chissà che belle discussioni tra Maestro e discepolo!

I sindacati dovrebbero trarre giovamento dai suoi insegnamenti. E' una speranza tenue, ma la facciamo lo stesso.

Viviamo tempi difficili. Ambrogio ci invita a reagire. Così usava affermare: "Voi pensate: i tempi sono cattivi, i tempi sono pesanti, i tempi sono difficili. Vivete bene e muterete i tempi".

martedì 2 dicembre 2014

Così Giorgio Bocca ricordò l'assenza delle istituzioni - tranne Baffi e la Banca d'Italia - al funerale di Giorgio Ambrosoli #QualunqueCosaSucceda


Pierfrancesco Favino interpreta l'avv. Giorgio Ambrosoli
Stasera vedremo la seconda puntata della fiction Qualunque cosa succeda, ispirata liberamente al volume del figlio dell'avvocato Ambrosoli, Umberto.

Stimolato dalla messa in onda, ho fatto alcune ricerche sia nell'Archivio Storico della Banca d'Italia (ASBI) che nell'archivio (efficientissimo, rispondono nel giro di mezz'ora) di Repubblica.

Giorgio Bocca
Il 17 luglio 1979 Giorgio Bocca firma in prima pagina un editoriale da incorniciare, dal titolo Due cadaveri molto ingombranti: Ambrosoli e Varisco, drammi ignorati dall'Italia dell'indifferenza.
Questo l'attacco fulminante di Bocca: "Per capire quest'Italia che seppellisce in fretta i suoi cadaveri ingombranti e che, nella calura estiva finge di non vedere i suoi fantasmi, conviene osservare alcune fotografie. In una c'è la famiglia Ambrosoli che arriva alla basilica di san Vittore, a Milano, per il funerale di Giorgio Ambrosoli, l'avvocato morto ammazzato perchè sapeva troppe cose di don Michele Sindona e dei suoi amici altolocati. La signora Anna Lorenza non piange, avanza tenendo per mano i figli, Filippo di dieci anni e Umberto di otto anche essi a ciglio asciutto; due amici di famiglia o parenti camminano ai lati come in un affettuoso servizio e anche sui loro visi si legge questa pacata ma ferma testimonianza: ci siamo ancora, in questo paese c'è ancora gente che non si lascia intimidire dai cialtroni e dai Mafiosi, che non recita il suo dolore, che difende una buona educazione senza la quale non si può essere classe dirigente".

La famiglia Ambrosoli ai funerali (luglio 1979)
Bocca prosegue: "In un'altra fotografia, sempre ai funerali di Giorgio Ambrosoli, si vede Paolo Baffi, il governatore della Banca d'Italia, il solo gran commesso dello Stato, la sola autorità, il solo uomo di potere che abbia capito che con Giorgio Ambrosoli non si seppelliva un professionista qualsiasi, vittima di un disgraziato incidente, ma uno dei non molti che cercano di salvare l'essenziale di una civile convivenza; e non sembra causale che Paolo Baffi, l'unico a capire, a sentire che bisognava esserci al funerale di Ambrosoli, sia a sua volta sottoposto ai ricatti e ai messaggi di una giustizia che vede le pagliuzze e non i tronchi".

Nel volume di Baffi e Jemolo Anni del disincanto. Carteggio 1967-1981 (Aragno editore, 2014) che ho curato, ho raccolto la testimonianza orale del maresciallo della guardia di finanza Silvio Novembre - primo collaboratore di Giorgio Ambrosoli e il cui motto è «Più è difficile fare il proprio dovere, più bisogna farlo» - che mi ha confermato l'assenza delle istituzioni ai funerali: «Nel breve percorso a piedi verso il cimitero, Baffi mi disse: “Come è diverso morire a Roma. Qui siamo in pochi e non è presente alcun rappresentante delle istituzioni. La settimana scorsa sono stato a un funerale a Roma e le autorità c’erano tutte con le loro auto blu”».A stretto giro di posta - 23 luglio 1979, ASBI, Carte Baffi, Governatore Onorario - Paolo Baffi scrive a Giorgio Bocca: "Caro dottor Bocca, l'attacco contro la Banca d'Italia e la mia persona è stato così massiccio e spietato, ha usato in alcuni organi di stampa argomenti così fraudolenti, abietti e malvagi, che solo quattro e più decenni di lavoro onesta e di profonda reciproca conoscenza con i massimi dirigenti delle altre banche centrali hanno potuto farmi scudo contro colpi che avrebbero diversamente ferito l'immagine della Banca e mia.
Ma anche così essendo, il Suo articolo sulla Repubblica mi ha aiutato, venendo a conferma dell'opinione che i miei colleghi all'estero si erano formati su questo maledetto affaire. (...)
Le sono grato e Le presento gli auguri più fervidi per le battaglie che Ella conduce al fine di avvicinare l'Italia al modello di una convivenza civile".

E' compito degli storici far emergere la verità storica a distanza di anni. Quando gli archivi si aprono e si possono fare valutazioni con il necessario distacco. Ma spesso mentre leggo le carte, non posso fare a meno di commuovermi.




 





 


domenica 30 novembre 2014

Qualunque cosa succeda in TV - Essere responsabili significa essere garanti del proprio agire


Pierfrancesco Favino interpreta l'avv. Giorgio Ambrosoli
Stasera io, mia moglie e i miei figli vedremo insieme con interesse su Rai1 la fiction "Qualunque cosa succeda", che narra la storia dell'avvocato Giorgio Ambrosoli, commissario liquidatore della Banca Privata Italiana guidata dal banchiere bancarottiere Michele Sindona, mandante dell'omicidio.
Il film - diretto da Alberto Negrin - è tratto liberamente dal volume omonimo scritto dal figlio di Giorgio, Umberto Ambrosoli. Nella seconda edizione di Qualunque cosa succeda (Sironi, 2014), Umberto ha scritto una introduzione serrata e pregnante, dove racconta cosa gli hanno raccontato gli italiani nel corso delle (numerose) presentazioni del libro in tutta Italia. Umberto chiude i suoi ragionamenti con un insegnamento che gli ha insegnato suo padre, che vale per tutti: "Essere responsabili significa essere garanti del proprio agire".

Non posso fare a meno di segnalare la prefazione al volume di Carlo Azeglio Ciampi che ricorda l'operato del Governatore della Banca d'Italia Paolo Baffi, nei giorni seguenti all'omicidio dell'Avvocato Ambrosoli: "L'avvocato Ambrosoli lascia tre figli di giovane età, Francesca di anni 11, Filippo di anni 10 e Umberto di anni 7 e la vedova Anna Lorenza Gorla, la quale deve ora affrontare la grave responsabilità del mantenimento e della loro educazione senza più disporre dell'unica fonte di reddito, rappresentata dall'attività professionale del marito. (...) volendo rendere concreta la commossa solidarietà della Banca, il Governatore propone (...) che l'Istituto dia un sostanziale concorso al mantenimento e all'educazione dei tre orfani sino al compimento degli studi".
Nell'Archivio Storico della Banca d'Italia (ASBI), Carte Baffi, Governatore Onorario, quando Annalori Ambrosoli scrive al Governatore, ringraziandolo per il sostegno economico della Banca d'Italia a favore dei figli, si legge: "La ringrazio perchè i miei figli possono ancora credere in un Italiano come lei". A stretto giro di posta, Baffi risponde così - 31 luglio 1979: "Quanto mi preme ora dirLe è che i Suoi figli dovranno continuare ad avere fiducia ed a credere in quei tantissimi italiani che certamente li portano nel cuore". Questa la stoffa dell'uomo.

Paolo Baffi con Carlo Azeglio Ciampi, 31.5.1978
Nel corso della fiction speriamo venga raccontata correttamente la vicenda giudiziaria che colpì la Banca d'Italia e in particolare Baffi e Sarcinelli. Baffi fu costretto a dimettersi. Dolente servitore dello Stato, non si riprese più dopo che quella manovra politico-giudiziaria lo costrinse alle dimissioni nel settembre 1979.

Nelle mie ricerche in ASBI - Carte Baffi, Governatore Onorario - ho trovato un intervento del 1983 di Adolfo Beria D'Argentine - procuratore generale presso la Corte d'Appello di Milano, riassunto così: "Di particolare interesse il richiamo del dr. Beria d'Argentine (allora segretario dell'Associazione Nazionale Magistrati, ndr) 
al caso Baffi-Sarcinelli, come esempio tristemente noto di un’azione giudiziaria irresponsabile che, oltre a provocare danni gravissimi a persone oneste e ad un’istituzione tra le più stimate, ha segnato un momento di decadimento per l’intera Magistratura”.

P.S.: Il titolo "Qualunque cosa succeda" è ispirato alla lettera che Giorgio Ambrosoli scrisse alla moglie Annalori (a cui Marco Vitale ha dedicato un ritratto commovente in Angeli della città, ESD, 2009) nel febbraio 1975 (4 anni prima del suo assassinio), dove si legge: "Anna carissima, sono pronto per il deposito dello stato passivo della B.P.I., atto che ovviamente non soddisferà molti e che è costato una bella fatica. E' indubbio che pagherò a caro prezzo l'incarico (...) Qualunque cosa succeda, tu sai cosa devi fare e sono certo che saprai fare benissimo".

lunedì 24 novembre 2014

La manipolazione delle "global banks" sul mercato dei cambi. La multa di 4,3 miliardi di dollari non è sufficiente

La notizia che ha occupato nelle settimane scorse le pagine dei principali quotidiani economici del mondo è stata la multa di 4,3 miliardi di dollari inflitta a sei banche internazionali: UBS, Royal Bank of Scotland, HSBC, JPMorgan, Citibank, Bank of America.

Come ha scritto il Financial Times - il cui motto della pagina dei commenti è "Without fear and without favour", si tratta di una criminal offense, per cui la pena non deve essere solo pecuniaria, ma dovrebbe prevedere anche il divieto di operare sui mercati.

Come ha scritto Donato Masciandaro sul Sole 24 Ore, se hai manipolato il mercato sei da cartellino rosso: "Occorrono misure drastiche. Da un lato, la definizione di prezzi rilevanti per l'economia mondiale non può più essere affidata ad oligopoli di poche banche. Dall'altro, occorrono punizioni efficaci, che certo non sono le sanzioni, anche miliardarie. Le banche ree confesse dovrebbero essere sottoposte a un ostracismo internazionale: sospensione temporanea di tutte le attività bancarie nei Paesi del G20".

Ha certamente ragione il prof. Masciandaro, direttore del Centro Baffi della Bocconi. Sono infatti anni che le maggiori banche nel mondo vengono sanzionate ma nulla cambia. Secondo le ricerche del prof. McCormick, tra il 2009 e il 2013 le 12 global banks hanno pagato 105,4 miliardi di dollari di multa ai regulators europei e americani.

Di recente, l'economista ed ex senatore della sinistra indipendente Filippo Cavazzuti nel paper dal titolo "Un racconto di "economia politica": protezionismo interno e suggestioni di politica economica sulla via italiana all'euro" ha ricordato il pensiero di Beniamino Andreatta. "Il mercato è uno strumento, il migliore strumento che sia stato inventato dall'esperienza collettiva degli uomini per produrre e distribuire risorse. Il mercato è uno strumento che non piace agli operatori economici anche se, ipocritamente, essi lo esaltano. Il mercato ha bisogno di polizia".

Ma quanto ha ragione ancora oggi Andreatta! Ci vuole la polizia per coloro che si beano, ipocritamente, dei benefici del mercato, e poi lo svillaneggiano con le manipolazioni continue, prima sul Libor e poi sul Forex.

Concordiamo con il Financial Times del 13 novembre: "In most businesses, the normal penalties for defrauding a customer include the risk of a jail sentence. If the authorities really want to change the culture of the trading desk, criminal sanctions must become a more vivid possibility".