lunedì 23 maggio 2016

Le promesse di Parisi sul calo delle tasse non sono credibili

Il candidato sindaco di Milano del centro destra Stefano Parisi, alla ricerca di consenso, è uscito con un’affermazione netta: “Se sarò sindaco entro fine mandato ridurremo le tasse al livello di cinque anni fa (epoca Letizia Moratti, ndr)”.

Che bella cosa! Chi non vorrebbe pagare meno tasse? Ci ricordiamo quanti insulti si prese Tommaso Padoa-Schioppa quando osò dire che “le tasse sono bellissime”, nel senso che con gli introiti tributari si possono pagare insegnanti, costruire marciapiedi, far funzionare la giustizia...
Spesso in Italia si tende a dimenticare il passato. Nel caso del Comune di Milano è vero che le aliquote sull’IMU (che poi allora si chiamava ICI) erano più basse. Ma siccome i costi del Comune con Letizia Moratti non scesero, chi arrivò dopo, Giuliano Pisapia, dovette ingaggiare l’ottimo Bruno Tabacci per metterci una pezza e trovare le risorse per coprire il buco.

Nel giugno 2011 Tabacci e Pisapia denunciarono la cosa: "Siamo davanti a un disavanzo potenziale  di 186 milioni di euro, la nostra è un'analisi che si basa su documenti che erano già in possesso dell'amministrazione comunale, quindi noti anche alla passata giunta. (...) La Moratti e tutta la amministrazione lo sapeva benissimo che i 48 milioni di avanzo non c'erano, esistono documenti che lo provano e di cui lei era a conoscenza, tra cui una lettera dell'assessore Beretta che mette le mani avanti proponendo azioni correttive tra cui quella di rallentare i pagamenti a danno delle societa' controllate".
Marco Vitale scrisse nel giugno 2011, dopo l'elezione di Pisapia: "Basandoci sulla relazione dei revisori del Comune emerge una situazione molto critica. Il bilancio comunale non è in equilibrio. E' in grave perdita, compensate da cession e da dividendi molto stressati dalle participate, costrette ad indebitarsi gravemente per pagare degli esosi dividendi. L'operazione di riassetto e riequilibrio finanziario non sarà nè breve, nè facile".

Nell’alternanza destra-sinistra governativa è successa la stessa cosa. Berlusconi prometteva di abbassare le tasse. Quando vinceva le elezioni cercava di abbassarle (diminuendo i trasferimenti agli enti locali, così che la tassazione complessiva per il contribuente non si modificava), la spesa corrente volava e chi arrivava dopo doveva ri-aumentare le tasse e/o imposte.
Ha senso abbassare le tasse? Sì, certamente. Per poterlo fare, il candidato Parisi deve prometterci cosa andrà a tagliare, dove andrà a trovare le risorse, dove troverà il consenso per farlo. Altrimenti sono solo “chiacchiere e distintivo”, parole in libertà.

lunedì 16 maggio 2016

L'economista italiano fermato in aereo, Trump e l'ignoranza crassa della Bible Belt. Vincerà "The Donald"? Sperem de no

Donald Trump
Ha destato interesse la notizia che l'economista torinese Guido Menzio - che insegna alla University of Pennsylvania nonchè vincitore nel 2015 della Medaglia Carlo Alberto come miglior economista italiano sotto i 40 anni - è stato fermato in aereo poichè sospettato di essere un terrorista.
La signora americana seduta vicina a Menzio si è letteralmente spaventata dopo aver visto l'economista concentrato a scrivere "strane" formule di matematica. Dopo aver visto questo alfabeto sconosciuto, la signora ottusa ha pensato di avere a fianco un terrorista arabo. Ha quindi avvertito le hostess e l'equipaggio, i quali hanno scelto la via dell'atterraggio improvviso a causa di un finto malore della passeggera.
Quando l'aereo è atterrato, il prof. Menzio è stato fatto scendere. Come ha scritto Piergiorgio Odifreddi su Repubblica: "La signora aveva scambiato la matematica per una lingua semitica, un piemontese per un arabo e la concentrazione per una precauzione".


Guido Menzio
Due riflessioni sono d'obbligo:
1) La paura ormai si è presa gioco di noi. Chi governa la paura ha un grande potere. Soprattutto in epoca di isteria collettica. Poi si scopre che l'Old Trafford di Manchester è stato evacuato perchè le squadre di emergenza avevano dimenticato una valigia usata in un'esercitazione;
2) l'ignoranza dell'americano medio spesso è abissale. Noi siamo subito pronti a criticare le nostre scuole e i nostri insegnanti. Ma non abbiamo idea di quanta ignoranza ci sia nelle High School americane. Solo all'Università colmano i gap con la Vecchia Europa.

Sono persone come la signora vicina di posto di Menzio che decideranno le elezioni americane nel prossimo novembre.

Avete presente cosa pensano gli statunitensi che vivono nella Bible Belt?
Il racconto di 50 donne intervistate dal New York Times fermerà Trump? Speriamo di sì.



martedì 10 maggio 2016

Mentre a Londra viene eletto un sindaco musulmano di origini pachistane, a Milano si nega una moschea

Sadiq Khan
Una delle più belle notizie degli ultimi mesi è senz'altro l'elezione del laburista Sadiq Khan sindaco di Londra. Khan ha 45 anni ed è figlio di due immigrati pachistani. È nato a Tooting, nel sud di Londra, ed è cresciuto con sette fratelli in una casa popolare con tre stanze. Il padre lavorava come autista di autobus, la madre come sarta. I suoi genitori – che prima del 1947 erano indiani musulmani – si rifugiarono in Pakistan dopo la partizione dell’India nel 1947, da cui nacque lo stato pachistano. 

Per sancire il fatto che sarà il sindaco di tutti, il primo giorno dopo l'elezione Khan è andato a commemorare l'Olocausto con il rabbino di Londra Ephraim Mirvis. "Mi ha commosso incontrare i sopravvissuti agli inimmaginabili orrori dell'Olocausto così come i loro figli, nipoti e anche i pronipoti", ha detto Khan al termine della cerimonia.

Avere un sindaco musulmano moderato nella città più multiculturale d'Europa è un segnale importantissimo. Solo dimostrando che i musulmani estremisti sono solo una frangia da combattere - dai musulmani stessi - si può vincere la battaglia contro l'ISIS.

Mentre Londra si apre al mondo, qui a Milano Matteo Salvini, Maurizio Lupi e il mondo cattolico bigotto si oppone alla costruzione di una moschea. Anche il candidato sindaco Stefano Parisi non ha mosso un dito per la difesa del diritto di preghiera dei musulmani residenti a Milano (più di 120mila). Ha ragione Fabrizio Ravelli di Repubblica: "“Salvini è d'accordo con me”. Così Stefano Parisi nell'intervista a questo giornale risponde a una domanda sulle moschee a Milano. E spiega: “Prima serve una legge nazionale che aiuti i sindaci a verificare chi sono i finanziatori e per essere sicuri che in quelle moschee i sermoni siano in italiano”. Tradotto: campa cavallo che l'erba cresce".

Caro Parisi, un politico serio dovrebbe fare meno demagogia e non lisciare il pelo all'elettorato più becero.

mercoledì 4 maggio 2016

Le confessioni, con Toni Servillo, un film da vedere

Ho approfittato della giornata nuvolosa di domenica scorsa per andare a vedere al cinema "Le confessioni", film diretto da Roberto Andò, che vede tra i protagonisti Daniel Auteuil e Toni Servillo.

Un film da vedere. I riferimenti sottostanti alla trama sono millanta, e ora provo a riassumerli.

Il presidente del Fondo Monetario Internazionale (nella realtà è la francese Christine Lagarde), interpretato da Daniel Auteuil convoca in Germania i capi di Stato del G7 per affrontare il tema della povertà e della disuguaglianza nel mondo: "Dopo aver defraudato la popolazione con illusioni, almeno non facciamo perdere la speranza nel futuro", così pressapoco le parole espresse.

Tra gli invitati c'è anche il monaco certosino Roberto Salus, che vive di silenzio. L'Ordine certosino è di carattere penitenziale molto severo; esso fonde insieme, come già i Camaldolesi, la vita anacoretica con la vita cenobitica; la base generale è la regola benedettina, resa più aspra.

Il silenzio di Salus diventa rilevante nel momento in cui il presidente del FMI viene trovato morto suicida, dopo aver avuto un dialogo intenso con il Monaco (la confessione non si conclude). Mentre le indagini cercano di capire l'accaduto, non riesce a emergere la verità, ossia che il suicidio è legato alla malattia terminale di colui che può decidere le sorti del mondo.

A sorpresa Salus rivela che, prima di diventare monaco si era laureato in matematica e, in virtù di questo il suicida gli rivela una formula apparentemente (nel senso che neanche chi la propone ci crede) decisiva per risollevare le sorti dell'economia mondiale.
Come si fa a pensare di invertire la rotta del mondo con una formula matematica? Il mondo è fatto di persone! Il regista vuole dirci che siamo arrivati a questa crisi economica seguendo degli algoritmi, delle formule che sono espressione di una devastante crisi di pensiero.
Già in passato abbiamo affrontato questi temi, prendendo come riferimento il volume di Marco Vitale  "Passaggio al futuro" (Egea, 2010).
L’economista d’impresa bresciano ha spiegato con chiarezza perché la crisi finanziaria è una crisi di significato, di senso dell’economia di mercato, che il mondo anglosassone ha spinto verso una separatezza insensata tra lavoro e ricchezza. E‘ necessario riportare il baricentro economico dal capitale al lavoro e scoprire che la vera ricchezza non è fissata dal denaro e dagli interessi di mercato, ma è fondata soprattutto sul lavoro. Le parole di Vitale: “E’ un vero e proprio cambio di paradigma economico quello di cui abbiamo bisogno: al centro il lavoro e non il capital gain…Si è accettato l’imposizione di prelievi per gli amministratori delegati (non compensi che evocano uno scambio che non c’è) oltraggiosi, uno star system grottesco”.

Federico Caffè
Il suicidio del presidente del FMI evoca anche la scomparsa di Federico Caffè dell'aprile 1985, nelle parole di Corrado Stajano “un rompicapo angoscioso la vita e la sparizione di Caffé, un italiano serio che non aveva nulla in comune con l’Italia slabbrata, approssimativa dio quegli anni ‘80”.
Così come interessante è la breve immagine dell'unico libro presente nella valigia del monaco: "L'essenza del Cristianesimo" di Ernesto Buonaiuti, prete "modernista", scomunicato dalla Chiesa, che, tra l'altro, celebrò il matrimonio dell'"insigne maestro di pensiero" Arturo Carlo Jemolo.

P.S.: in un passaggio del film Servillo dice: "La perdita  di tempo non ha mai fatto male a nessuno". Non sono d'accordo. A furia di procrastinare sempre, di rimandare, di non affrontare i problemi, un bel giorno la matassa da sbrogliare diventa così grande che lo sviluppo economico si arresta. Agire è un'azione etica.

martedì 26 aprile 2016

L'Europa deve sostenere la Tunisia, baluardo laico contro l'ISIS

Ho passato un bellissimo week-end con la mia famiglia a Mondello, a due passi da Palermo, ospite di amici. Sicilia, terra irredimibile, sosteneva Leonardo Sciascia. E oggi ancora più di allora visto che, oltre alla terribile Assemblea Regionale Siciliana, vero simbolo dello sfacelo italico, la Sicilia deve affrontare le migliaia di immigrati che sbarcano sulle coste.

In una interessante intervista del direttore della Stampa Maurizio Molinari al presidente tunisino Beji Caid Essebsi, emerge una questione che tendiamo a sottovalutare, il necessario appoggio dell'Europa alla difesa della laicità in Tunisia, baluardo fondamentale per il Nord Africa. Infatti l'ISIS sta pianificando attacchi di terra in Tunisia dai campi della Libia.

Come dice Essebsi, "La Tunisia racchiude più identità, laiche e religiose, abituate a convivere nel rispetto reciproco...Ciò che conta è rafforzare i diritti delle donne, sconfiggere l'analfabetismo e la disoccupazione". Che ossigeno, che belle intenzioni!

Cosa dice il presidente tunisino, erede di Habib Bourghiba a proposito dell'islamismo? "L'islamismo non è un movimento religioso bensì politico il cui unico intento è la conquista del potere. Si tratta di persone violente, di terroristi che non hanno nulla che vedere con i musulmani perchè l'Islam è per il rispetto di tutti, nei testi fondamentali dell'Islam non c'è nulla di quanto i terroristi predicano all'unico fine di imporre il loro potere sugli altri".

La chiusura dell'intervista di Molinari à da ritagliare e conservare. Mentre guardavo il mare cristallino - dove Giovanni Falcone ogni tanto (all'Addaura) sognava di potersi immergere beato - pensavo al Commissario Montalbano, che si ritrova (mentre nuota di prima mattina) un corpo di un naufrago tra le braccia: "La Tunisia è come un albero: i suoi rami si allargano in tutta Europa, le sue radici affondano nell'Africa. Senza i rami l'albero non cresce e non dà frutti, ma se non si curano le radici muore".

Allora non possiamo chiudere gli occhi davanti alla tragedia del Mare di Sicilia. La strategia migliore è supportare gli stati come la Tunisia che cercano di venire fuori da soli da una gestione del potere che mira a distruggere l'economia locale.

martedì 19 aprile 2016

La Basilicata è l'unica regione dove si è raggiunto il quorum. Vediamo come spende bene le royalties del petrolio

La Basilicata è l'unica regione dove si è raggiunto il quorum nel referendum di domenica, il cui quesito complesso ha indotto la maggior parte dei cittadini a non andare a votare (quorum ego).
Anche in Puglia, dove il presidente della regione Michele Emiliano si è dato un gran da fare, il quorum non è stato raggiunto. Segno che tematiche complesse come il rinnovo delle concessioni petrolifere devono essere risolte dalla politica e non rimandate al cittadino, il quale delega le questioni a politici che si rivelano spesso dei quaraquaqua (Sciascia, cit.).

C'è da sottolineare come le Regioni siano spesso gestite con logiche di potere e di consenso che eludono la fornitura corretta e di qualità dei servizi essenziali, come la sanità. Aveva certamente ragione Giovanni Malagodi quando deprecava la nascita delle Regioni, che si sono rivelate un covo di malaffare, corruzione, sprechi e affossamento delle finanze pubbliche.

Cosa fa la Basilicata con le royalties pagate dall'ENI come diritto di estrazione?

La Regione Basilicata incassa di diritti/royalties annuali per circa 40 milioni di euro. Avrebbe senso creare un fondo sovrano regionale come ha ben fatto l’Alaska, visto che le risorse energetiche prima o poi si esauriranno.

Sul bilancio di qualche anno fa della Basilicata si possono trovare interessanti informazioni, che danno un'idea di come vengono spesi i soldi pubblici.
Ecco tre esempi di spesa senza senso:

- Art. 17 – Contributo ai maestri di sci, quantificato in 20.000 €; Come è noto in Basilicata si scia tutto l’anno e nascono campioni nazionali, come Gustavo Thoni, Piero Gros e il compianto Leonardo David.

- Art. 45 – Contributo ai Comuni per la gestione dei canili, quantificato in 600.000 €;

- Art. 48 – Processo completamento sisma ’80. “Al fine di sostenere il processo di completamento delle ricostruzione post sisma ’80, la Regione Basilicata si impegna a contratte un mutuo decennale da destinare ai comuni per far fronte alle esidenze di cui all’art. 3 dela legge n. 32/1992”.

A 36 anni dal terremoto in Irpinia, peraltro, siamo ancora a finanziare la ricostruzione! Rob de matt.

Nei Paesi seri si investono le risorse – per definizione scarse e in via di progressivo esaurimento – derivanti dall’estrazione del petrolio in attività di lungo termine. In Italia si finanziano a pioggia progetti obsoleti o ricostruzioni a 30 anni dal terremoto. Serve altro?

mercoledì 13 aprile 2016

La cultura dei Giovani Imprenditori di Confindustria lascia molto a desiderare

Federica Guidi e Gianluca Gemelli
Le intercettazioni relative alla vicenda della ministra Federica Guidi - che ha favorito il "marito"/non più "marito" Gianluca Gemelli affinchè prendesse una parte di business di un subappalto petrolifero a Tempa Rossa in Basilicata - ci inducono a riflettere sui valori fondanti dei Giovani Imprenditori di Confindustria, struttura in cui hanno fatto carriera sia la Guidi - presidente dei Giovani dal 2002 al 2005 - che Gemelli, vicepresidente nazionale e poi presidente dei Giovani Imprenditori di Siracusa.

In quali valori credono i Giovani Imprenditori? Quali regole seguono per conquistare un appalto, una concessione, un business, pubblico o privato? Qual è l'orientamento strategico di fondo, direbbe Vittorio Coda. Secondo loro, par di capire, è normale fondare i fattori critici di successo della propria impresa sull'influenza che si una su un ministro che ha il potere di modificare un emendamento?
Dalla vicenda emerge una concezione del mercato lontana anni luce dalla concorrenza e dal rispetto delle regole. Aveva ragione Roger Abravanel anni fa a criticare i Giovani Imprenditori e definirli figli di papa? Probabilmente sì.

Quando nel 2006 a Vicenza gli imprenditori di Confindustria si riunirono per parlare di "Concorrenza, bene pubblico", la bagarre creata ad arte con Diego Della Valle da Silvio Berlusconi con il suo arrivo in elicottero e la claque al seguito fecero perdere di vista la volontà di alcuni imprenditori di uscire dalle logiche del corporativismo e aprirsi veramente alla concorrenza, nazionale e internazionale.

Peccato perchè l'Italia ha certamente bisogno di fair competition e di enforcement, di sanzioni effettive per coloro che sono persistenti nella disapplicazione delle regole. Deve necessariamente aumentare la convenienza per coloro - e sono tanti - che rispettano le regole del gioco.

E' singolare come il giacimento petrolifero di Tempa Rossa - nell'alta valle del Sauro in Basilicata - sia non lontano da Chiaromonte (nel volume si nascose il vero nome e si inserì il nome di fantasia Montegrano), località visitata per mesi dal sociologo Edward Banfield nel 1974, da cui trasse il fortunato volume "Le basi morali di una società arretrata".

In questo libro Banfield descrisse mirabilmente la cultura del "familismo amorale" arrivando a ipotizzare che certe comunità sarebbero arretrate soprattutto per ragioni culturali. La loro cultura presenterebbe una concezione estremizzata dei legami familiari che va a danno della capacità di associarsi e dell'interesse collettivo. Gli individui sembrerebbero agire come a seguire la regola:
"massimizzare unicamente i vantaggi materiali di breve termine della propria famiglia nucleare, supponendo che tutti gli altri si comportino allo stesso modo".
L'amoralità non sarebbe quindi relativa ai comportamenti interni alla famiglia, ma all'assenza di ethos comunitario, all'assenza di relazioni sociali morali tra famiglie e tra individui all'esterno della famiglia.

Sono passati 42 anni dal volume di Banfield e attendiamo ancora che il capitalismo familiare sano - vero pilastro dell'industria italiana - abbia la meglio sul "familismo amorale", così ben appreso dal duo Guidi-Gemelli.

Magari l'attuale presidente dei Giovani Imprenditori Marco Gay ha qualcosa da dirci in proposito.

martedì 29 marzo 2016

Il gioco d'azzardo, piaga italiana

Qualche settimana fa alla LIUC-Università  Cattaneo, dove insegno Sistema finanziario col mio collega Antonio Caggia, è stata organizzata una lezione speciale curata da alcuni matematici e fisici di Torino, che hanno creato la società Taxi 1729 che porta avanti nelle scuole e università progetti diretti alla divulgazione di quanto il gioco d'azzardo si prenda gioco di noi.

Col motto Fate il nostro gioco (anche il titolo del libro, Add editore) Paolo Canova, Diego Rizzuto e Sara Zaccone hanno tenuto una lezione strepitosa. Un'ora e mezza di spiegazioni veloci, dinamiche, immagini, test, che hanno riscosso un grande successo tra gli studenti.
L’idea è di usare la matematica come strumento di prevenzione, una specie di “antidoto logico” per immunizzarsi almeno un po’ dal rischio degli eccessi da gioco. Perché, ne siamo convinti, la matematica è esercizio di pensiero critico, un’occasione per creare un’opinione consapevole nei cittadini, specialmente nei ragazzi, in un ambito in cui molto si basa sulla scarsa conoscenza delle leggi che governano la sorte.

Qualche dato. Nel 2015 sono stati 23 milioni gli italiani che hanno gioccato in lotterie, scommesse e slot machine, spendendo complessivamente 88 miliardi di euro, perdendone 24. Molto più del gettito Imu sulla prima casa. In media ogni italiano, neonati compresi, ha giocato in un anno oltre 1.400 euro per tentare la fortuna.

Per rendere viva e partecipe la lezione - tenere i ragazzi attenti per due ore è una missione molto difficile, vista la tentazione di messaggiare o giocare con lo smart phone - Canova e Rizzuto hanno distribuito a tutti un fac simile di una scheda di gioco di Win-for-life, gioco di grande successo escogitato dalla Sisal.

Per vincere a Win-for-life è necessario indovinare alcuni numeri estratti rispetto ai primi 20 numeri da zero a 20. Si vince con 0, 1, 2, 3, 7, 8, 9 e 10. Uno può erroneamente pensare che si vinca nella maggior parte dei casi. Invece la statistica ci dice che nell'82% dei casi si perde. Indovinare 3 o 7 numeri (su 20) costituisce singolarmente il 7,4% delle probabilità. Di solito si fa 4, 5 o 6 (in totale nell'82,2% dei casi).
La cosa tricky del gioco è che nel 14.8% dei casi si vince quello che si è giocato, ossia 2 euro.
Se sommiamo il 14,8% all'82,2%, nel 97% dei casi non si vince nulla o si vince ciò che si è scommesso. La psicologia fa sì che se si sono scommessi due euro e si vincono due euro, si pensa di aver vinto, mentre non si è vinto alcunchè (2 meno 2=0).
E' molto probabile quindi che chi vinca due euro, torni a giocare perdendoli subito. La voglia di continuare, illudendo il giocatore a cui viene regalata l'illusione di vincere sta alla base del gioco. Non è stupido chi gioca. E' veramente geniale chi ha inventato Win-for-life. Anyway, la probabilità di fare 10 è 1 su 1.847.560. E' più probabile che un asteroride colpisca la Terra nel 2048.

Pagano i gonzi, però. E lo Stato, con l'ingente gettito tributario, incassa il bottino. Tra il 1999 e il 2009 le scommesse hanno fatto incassare in media all’erario il 4 per cento sul totale delle imposte indirette e, in termini assoluti, hanno contribuito alle casse statali con una media di 9,2 miliardi di euro all’anno.

Come hanno evidenziato Sarti e Trimenti sulla voce.info a giocare di più sono le classe più povere della popolazione: "le famiglie con redditi più bassi tendono a spendere una percentuale del loro reddito più alta rispetto alle famiglie più ricche. Le famiglie giocatrici più povere spendono circa il 3 per cento del loro reddito in questo tipo di giochi, mentre quelle più ricche spendono meno dell’1 per cento.  Dato che i giochi di pura fortuna portano in media a una perdita di denaro perché sui grandi numeri “il banco” vince sempre, la spesa in giochi si traduce a tutti gli effetti in una sorta di “tassazione volontaria” di tipo regressivo e in un più generale fattore di disuguaglianza socio-economica".

giovedì 24 marzo 2016

Come reagire al terrorismo islamico? Come gli inglesi in biblioteca dopo le bombe tedesche

Dopo l'ennesimo attentato da parte dei terroristi islamici - questa volta, dopo Parigi, a Bruxelles - il centro dell'Europa e degli uffici della Commissione Europea, ci si chiede come reagire. Non uscire più di casa non ha senso, la vita va avanti.
A parte la necessità di coordinamento delle polizie europee e dell'intelligence (quella belga lascia a desiderare, vedi lo scandalo Dutroux), penso che a livello individuale sia necessario costruire strategie per contenere l'ansia. Come ha detto lo psicoanalista Massimo Ammaniti sul Corriere della Sera di ieri "di fronte a un terrorista che costituirà purtroppo una presenza costante, ci dobbiamo equipaggiare suo piano psicologico per non soccombere all'ansia".

Ammaniti suggerisce - e mi trova concorde - di prendere come modello di riferimento la Gran Bretagna guidata da Winston Churchill, tenace Prime Minister durante la battaglia contro Hitler: "Ho in mente un'immagine legata alla Seconda Guerra mondiale, la biblioteca (di Holland Park, ndr) dove ci sono persone che, tra le macerie, cercano libri per leggerli. E' una bellissima rappresentazione di ciò che si dovrebbe fare oggi".
Sta in noi reagire in modo costruttivo. Ma siamo in guerra. Ricordiamocelo. Diamoci da fare.

lunedì 14 marzo 2016

Omaggio a Marco Biagi, giuslavorista di talento

Marco Biagi
In quale Paese al mondo i giuslavoristi e gli economisti del lavoro vengono ammazzati o devono viaggiare sotto scorta? Suvvia, lo sanno tutti, stiamo parlando del Belpaese.
Visto che la memoria è l'arma dei deboli contro i forti, cogliamo l'occasione per ricordare Marco Biagi, professore di diritto del lavoro, ammazzato dalle cosiddette Nuove Brigate Rosse il 19 marzo di 14 anni fa.

Martedì 19 marzo 2002 Biagi tenne una lezione a Modena, e come sempre, se n'era tornato in treno a Bologna, poi con la bici fino a casa. Qui, mentre apriva il portone, s'era sentito chiamare alle spalle, neanche il tempo di voltarsi e si trovò colpito a morte da sei colpi di pistola.
L'arma usata è una calibro 9, la stessa usata il 20 Maggio 1999 per l'omicidio di Massimo D'Antona.

La vedova di Biagi, Marina Orlandi, tempo fa ha ricordato che il marito voleva proteggere i giovani precari: "Proprio nei giorni prima di essere ucciso, ricordo che Marco mi parlava di una cosa che riguardava i ragazzi. Era consapevole che la società si stava trasformando e che avere un lavoro per tutta la vita, lo stesso a tempo  indeterminato, sarebbe stata una cosa praticamente impossibile, sarebbe arrivata tardi nella vita delle persone. Aveva in mente che bisognava difendere i lavori brevi. Purtroppo, ci sarà questa  precarietà, diceva Marco, pero' dobbiamo renderla una precarietà protetta, fare in modo che le persone che hanno un lavoro protetto abbiano anche dei diritti, siano protette, che una persona non trovi un lavoro in nero".

Dobbiamo a Biagi il Libro bianco sul mercato del lavoro. Collaboratore del Sole 24 Ore, quella mattina, in prima pagina, comparve il suo ultimo articolo, dal titolo "Chi frena le riforme è contro l'Europa".
Dopo l'omicidio scoppiarono giustamente le polemiche per la mancata scorta. Se nel luglio 2000 i responsabili della sicurezza gli assegnarono un servizio di tutela, nel settembre 2001 quell servizio fu abbandonato per "cessate esigenze". Va detto che il Ministro del Lavoro di allora Roberto Maroni chiese più volte al Viminale di ripristinare la protezione a Biagi. Il ministro dell'Interno Scajola si dimise successivamente a seguito dell'indignazione popolare seguita alla tremenda dichiarazione riportata dal cronista del Corriere della Sera: "Marco Biagi era un rompicoglioni". Lo stesso Scajola che comprava immobili al Colosseo a "sua insaputa".

La bici di Biagi illumina il futuro (Il Sole 24 Ore)
L'ex ministro del Lavoro Tiziano Treu, con cui Biagi collaborò, ebbe a dire: "Marco Biagi cercava di razionalizzare il capitalismo e non glielo hanno perdonato".

Dopo l'omicidio di Ezio Tarantelli, la gambizzazione di Gino Giugni, l'assassinio di Massimo D'Antona e di Marco Biagi. Povera Italia. Speriamo di non vederne più di questi atti di barbarie contro il pensiero libero.






martedì 8 marzo 2016

La Reggia di Caserta, un altro esempio nefasto del sindacalismo nostrano

In Italia la più grande stortura del mercato del lavoro è la drastica differenziazione di diritti e doveri tra il dipendente pubblico e il suo omologo privato.

Il dipendente pubblico può stare in malattia (spesso immaginaria, vedasi Moliere), quanto vuole, timbrare l cartellino per poi andare in canoa (vedasi il Comune di Sanremo), organizzare pletore di assemblee sindacali in orario di lavoro (mentre magari i turisti sono in coda al Colosseo in attesa di entrare), avere una produttività di un bradipo (come magistralmente raffigurato in Zootropolis), avere degli orari di lavoro a proprio piacimento (Checco Zalone ha dato il massimo in Quo Vado ).

L’ultima vicenda della Reggia di Caserta è l’ultimo episodio a metà tra la farsa e la tragedia. Il neo direttore Mauro Felicori è stato accusato da alcune sigle sindacali di mettere a rischio la Reggia poiché resta in ufficio “fino a tarda ora senza che nessuno abbia comunicato e predisposto il servizio per tale permanenza”.

Il punto dolente è che il direttore bolognese Felicori lavora troppo, si dà troppo da fare, è attivo, al contrario del suo predecessore. Non essendo storico dell’arte (scelto dal governo con un bando internazionale), Felicori ha stravolto l’organizzazione della Versailles italiana (modificato organigrammi, uffici e compiti) portando risultati eccellenti: +70% di presenze nel febbraio 2016 rispetto al 2015.

I sindacati non sopportano chi lavora, dimostrando in tal modo di tutelare chi non ha voglia di lavorare. Fa specie che mai alcuna parola si sia levata da parte dei sindacati per denunciare le famiglie abusive che vivono dentro la Reggia di Caserta. Renzi ha avuto buon gioco nel dire che “la pacchia è finita”. Magari fosse così. Questa gente se ne può stare bellamente in malattia, con i medici compiacenti, per i mesi invernali in attesa dell’estate quando si potrà timbrare e andare al mare in Costiera.

Chiudiamo con le belle parole di Felicori: “Se mi accusano di lavorare troppo mi fanno un complimento, c’è tanto da fare qui che mi sento obbligato a lavorare molto. Lo richiede la situazione in cui si trova la Reggia, ma anche la comunità casertana che sta riscoprendo l’orgoglio civico…La pubblica amministrazione è il personale che ci lavora. Mi ritengo un dirigente di idee…Sento una grande responsabilità, la Reggia è l’industria di Caserta”.

A fronte dei tanti quaraquaqua (Leonardo Sciascia, Il giorno della civetta, cit.) abbiamo persone nel pubblico impiego che lavorano duramente e sentono dentro di loro il fuoco del fare e dell’accountability. Premiamoli e mandiamo a casa chi si ostina a pensare che gli asini volano.

lunedì 29 febbraio 2016

In Italia si legge poco e male. Cosa si può fare? Rivitalizzare le biblioteche

Illustrazione di Guido Scarabottolo
Tempo fa Ernesto Galli Della Loggia sul Corriere della Sera nel suo editoriale "Ciò che Renzi ancora non ha", scriveva: "C'è una relazione profonda tra il nostro declino degli ultimi venti anni e la circostanza che sì e no un italiano su due legga nell'arco di dodici mesi almeno un libro (un solo libro!), o che nella Penisola si registri ancora oggi un tasso elevatissimo di abbandono scolastico".

In Italia si legge poco, le analisi fornite dal rapporto di Federculture ci dicono che siamo tra i peggiori d'Europa.
La crisi economica ha sicuramente contribuito e ha inciso sulla spesa delle famiglie in cultura e ricreazione, che ha continuato a puntare verso il basso: già nel 2012, dopo dieci anni di crescita continua, si era verificato un calo del 4,4% e l'anno scorso ci si è fermati a 66,5 milioni di euro, registrando un ulteriore -3,3 per cento. Siamo all'ultimo posto in Europa in termini di partecipazione culturale: nel 2013 solo il 30% degli italiani ha visitato un museo (rispetto al 52% degli inglesi, il 44% dei tedeschi e il 39% dei francesi) e quasi 6 su 10 non hanno letto neanche un libro.  Segnalo il fatto paradossale per cui la Sicilia che ha dato i natali a Camilleri e il suo commissario Montalbano, è la regione dove si legge di di meno (fonte: Istat).

Il censimento del 1921 certificò la presenza del 16,2% di analfabeti su 38 milioni di abitanti, il Corriere arrivò tra il 1915 3 il 1918 a superare spesso il mezzo milioni di copie vendute, La Stampa le 200mila, il Resto del Carlino le 150mila. Sono numeri che i direttori di oggi si sognano di notte, con un'Italia (con 60 milioni di abitanti) non più completamente analfabeta, ma analfabeta di ritorno.

Cosa si può fare per uscire dalla palude della non lettura? Si devono mobilitare le risorse a favore delle biblioteche, che si devono aprire alle famiglie, ai quartieri, alla cittadinanza. Da luoghi tristi e impolverati, devono diventare spazi pubblici aperti e pieni di iniziative. Un luogo attrattivo dove andare spesso, non una volta nella vita, quando si fa la tesi di laurea.

Vale ciò che ha sostenuto Andrea Guerra, amministratore di Luxottica, che in un'intervista a Mario Calabresi sulla Stampa puntò l'attenzione sulla necessità di attrarre il pubblico nei negozi: «Cambiare mentalità significa anche ragionare in modo diverso: se tu vuoi vendere un paio di occhiali non devi ragionare come se il tuo concorrente fosse solo un altro produttore di occhiali, ma devi mettere a fuoco tutto ciò che è attrattivo in una fascia di prezzo tra 100 e 300 euro. In questo segmento c’è la più strepitosa competizione che esista oggi sul mercato: ci sono le scarpe, i telefonini, le borse, gli occhiali, la palestra, un fine settimana, un massaggio o un percorso in una spa. Insomma, non solo devi convincere una persona a spendere quei soldi ma devi fare una battaglia contro tutti gli altri. E’ una partita molto più complessa e le strategie tradizionali non funzionano più. Inoltre sono cambiati i modi di consumare»

Dal vostro osservatorio qual è il fenomeno nuovo più evidente? «E’ un fenomeno americano che porta a consumare e a comprare spinti dagli eventi: si entra nei negozi a San Valentino, per Natale, alla festa del papà o della mamma, e lo si fa meno nei periodi normali».
Secondo me, lo stesso discorso vale per le biblioteche, che dovrebbero organizzare eventi e incontri con scrittori, saggisti, professori per dibattere in pubblico sui temi che interessano alle persone.
In occasione dell'inaugurazione della sala di lettura e dell'intitolazione a Paolo Baffi della biblioteca della Banca d'Italia, il governatore di allora Carlo Azeglio Ciampi nel suo intervento citò Ortega Y Gasset (La missione del bibliotecario, Sugarco, 1984): "L'occuparsi di raccogliere, ordinare e catalogare i libri non è un  comportamento meramente individuale, ma è un posto, un topos o luogo sociale indipendente dagli individui, sostenuto, richiesto o deciso dalla società come tale non soltanto dalla vocazione occasionale di questo o di quell'uomo".

Siamo d'accordo con Roberto Montroni, presidente del Centro per il Libro e la Lettura, che in un intervento sul Sole 24 Ore ha scritto che "per generare un cambiamento l'importante è cominciare a piantare subito l'albero che avremmo dovuto piantare vent'anni fa, iniziando dai bambini, dai ragazzi".

Ezio Raimondi, illustre filologo e letterato, ci ha lasciato un messaggio, non disperdiamolo: "Nei libri c'erano gli esseri umani, con la loro verità, le loro parole profonde, le parole che toccano, che lasciano nel lago del cuore una risonanza che si prolunga nel tempo e mobilita quel tanto che c'è nella nostra fantasia".

lunedì 22 febbraio 2016

Omaggio a Umberto Eco, straordinario cultore del libro, della curiosità e della conoscenza

La notizia della morte di Umberto Eco mi ha intristito molto. Un gigante, uno straordinario personaggio. Cultore del libro, curiosissimo, bibliofilo di vaglia. Non a caso uno dei più riusciti aforismi di Eco è il seguente:                              
 
Lo leggevo fin da ragazzo. Ricordo ancora il momento in cui mio padre mi consigliò di leggere "Il nome della rosa": rimasi affascinato dalla figura di Bernardo Gui, terribile Inquisitore. Quando uscì il film tratto dal libro di Eco, mi convinse ancora di più il Gui interpretato da Murray Abraham, che poi vinse il premio Oscar con l'interpretazione di Salieri in Mozart. Oggi sul Corriere della Sera Abraham dice: "Sono orgoglioso del mio Inquisitore, che cercava colpevoli, ma in fondo, me lo ripetevo ogni giorno sul set, voleva penetrare il mistero della vita".

Eco disegnato da Tullio Pericoli
Stamattina, appena giunto in ufficio sono andato subito a cercare la cartelletta di carta "U. Eco", dove ho raccolto alcuni articoli di Eco degli ultimi 20 anni. Ne scelgo uno. Una bustina di Minerva sull'Espresso del 1° dicembre 2011. Si intitola "L'importanza di essere classico", e tratta dell'aumento delle iscrizioni al liceo classico.
Eco scrive: "Tutti sappiamo che il futuro sarà sempre più dominato dal "software" a scapito dell'"hardware", ovvero della elaborazione dei programmi più che dalla produzione di oggetti che ne consentono l'applicazione. Steve Jobs è diventato quel che è diventato non perchè ha progettato degli oggetti che si chiamano computer o tavolette (che ormai li costruiscono i paesi del Terzo mondo) ma perchè ha ideato programmi innnovatori che hanno reso i computer più efficienti e creativi di quelli di Bill Gates, che fa peggio a ogni nuova versione di Windows".
Con tutti gli intellettuali italiani pesanti come mattoni, Eco ci regalava con leggerezza alcune riflessioni, che valgono bien sur a distanza di tempo.
"Quindi - scrive Eco - l'avvenire è di chi sappia ragionare in modo da inventare programmi. E si dà il caso che chi abbia fatto una tesi di logica formale, di filologia classica (come Carlo Azeglio Ciampi!, ndr), di filosofia, abbia allenato una mente più adatta a inventare programmi (che sono materia del tutto mentale) di chi abbia studiato come fabbricante di "ferraglia".
Eco visto da Pericoli
(...) C'era una volta un signore che si chiamava Adriano Olivetti (imprenditore sovversivo, secondo la perfetta definizione di Marco Vitale, ndr), il quale, quando ancora i computers occupavano ciascuno uno stanza - assumeva laureati in materie umanistiche, che magari avevano fatto una tesi (ma una buona rigorosa ricerca) su Aristotele o su Esiodo, poi li mandava per sei mesi in fabbrica, perchè capissero per chi dovevano lavorare, e alla fine ne faceva delle menti altamente produttive per un futuro tecnologico.
Italiani, allora, cercate certo di coltivare un poco di più le materie scientifiche, ma vi invite alle "humanitates" non abbandonate (e non condannate a morte) gli studi umanistici. Il future è di chi sappia con mente agile unire quelle che P. C. Snow (che non aveva capito gran che) chiamava le "due culture", ritenendole irrimediabilmente separate".

Chiudo con una battuta del suo amico jazzista Gianni Coscia, che ha raccontato una telefonata con la madre di Eco, la signora Rita, che gli disse al telefono: "Gianni, convinci Umberto a fare Giurisprudenza come te. Vuole fare Filosofia. Ho così paura che rimarrà senza lavoro e morirà di fame". Gianni, con ironia, ricorda di aver risposto: "Cara Signora Rita, può stare tranquilla, perchè qualsiasi cosa farà Umberto, non morirà di fame".

Che la terra ti sia lieve, caro Umberto Eco.

lunedì 15 febbraio 2016

Il grillismo è morto, lo diceva già Norberto Bobbio sessanta anni fa criticando l'iperdemocrazia

Le prossime elezioni comunali di giugno a Milano, Torino, Roma, Bologna e Napoli saranno molto interessanti. Potranno darci utili indicazioni sul polso dell'elettorato, gravato da sette lunghi anni di crisi economica, che sembra finita.
La ripresa è fragile (+0,7% il consuntivo della crescita del Pil nel 2015) e a macchia di leopardo; i mercati finanziari mondiali bastonando le banche renderanno ancor più difficile l'accesso al credito in questo complesso 2016.

Il politologo Roberto D'Alimonte, uno dei più grandi esperti di flussi elettorali, invita ad osservare con attenzione come si comporterà il popolo grillino (Movimento 5 Stelle), soprattutto nel caso del ballottaggio, che - come noto - avviene se il sindaco indicato dalla coalizione vincente non supera il 50% dei voti effettivi.

Sarà quindi curioso vedere come si comporteranno gli elettori del M5s, trasversali, che raccolgono consensi da tutto l'arco politico. D'Alimonte spiega così: "La ragione principale di questo successo sta nel fatto che è il M5s è il vero partito della nazione. Un partito traversale, né di destra né di sinistra. È sopra e oltre, come dice Grillo. In realtà su molti temi, dalle unioni civili alle tasse, all’immigrazione i suoi elettori si collocano a metà strada tra destra e sinistra. Ma soprattutto non ha rivali sulla lotta ai costi della politica e alla corruzione. Su questi temi è considerato di gran lunga più credibile di qualunque altro partito, compreso il Pd. E questi sono temi trasversali per eccellenza che continuano ad alimentare la rabbia contro la casta e una domanda di cambiamento radicale. Da qui la popolarità del vero partito anti-casta. Ma il M5s è anche il partito del reddito di cittadinanza e degli aiuti alle piccole imprese. Una formula efficace che accentua il suo messaggio di essere un partito capace di andare oltre la tradizionale dicotomia destra-sinistra. Ecco perché tanti elettori dei partiti di destra sono disposti a votare Di Maio, come seconda scelta, in un eventuale ballottaggio con Renzi".

Personalmente credo che l'elettorato del Movimento, quando si tratterà di scegliere il salto nel buio o un candidato di destra o di sinistra, sceglierà il secondo.
 Già in passato abbiamo criticato il M5s - vedasi post - I grillini sono inscalfibili nelle loro certezze, come Mile Bongiorno nella Fenomenologia di Umberto Eco - , populista, becero, formato da persone impreparate, che, spesso, nella vita precedente all'elezione, non hanno combinato alcunchè.

La prova provata di questa affermazione è il candidato del Movimento a sindaco di Milano, Patrizia Bedori, non laureata, senza lavoro, nessuna esperienza significativa alle spalle, che è risultata votata da 60 attivisti (che numeri!) e quindi candidata a Palazzo Marino.

Norberto Bobbio, uno dei maggiori intellettuali del secolo scorso, può aiutarci. In una discussione serrata con Aldo Capitini, Bobbio contestò alla radice la fattibilità di una democrazia diretta - obiettivo massimo del M5s - vale a dire il potere di tutti "attraverso la discussione e la decisione in gruppi ristretti".
Bobbio proseguiva così: "Chi organizza piccoli gruppi non lo fa per farli discutere o per sentire che cosa pensano, ma per indottrinarli. D'altra parte senza una dose di indottrinamento o di propaganda o peggio ancora di manipolazione non è possibile giungere a soluzioni non dico unanimi ma per lo meno maggioritarie e senza soluzioni maggioritarie non si può decider nulla".

Come ha scritto Paolo Bonetti in un bel volume - Breve storia del liberalismo di sinistra. Da Gobetti a Bobbio, Liberilibri, 2014 - "Bobbio non negava l'importanza della discussione dal basso, ma scorgeva chiaramente il pericolo, in questa iperdemocrazia agitata da innumerevoli gruppi e travagliata da interminabili discussion e contestazioni, di precipitare non solo nella paralisi deliberativa, ma in un confuse pullulare di istanze settoriali e personali per la "natural tendenza di ciascuno a mettere innanzi solo i propri interessi particolari".
Norberto Bobbio
Per Bobbio il grande limite della democrazia diretta è il particolarismo. Nella conclusione alla discussione epistolare con Capitini, Bobbio scrive: "Un potere è tanto più razionale quanto più è fondato su una conoscenza precisa dei problemi da risolvere. Un potere non è razionale solo perchè è di tutti. Non è razionale neppure presupponendo che tutti siano ragionevoli. Non basta essere ragionevoli, occorre anche conoscere come stanno le cose per non chiedere soluzioni impossibili e contraddittorie".

E' proprio questo che ci preoccupa. La mancanza totale di conoscenza dei problemi da parte dei vari Di Maio, Fico, Di Battista. I comici come Beppe Grillo facciano i comici.

martedì 2 febbraio 2016

La protesta dei diplomatici è fuori luogo. Nostra diplomazia non brilla per efficienza, vedasi analisi di Perotti. Gli ambasciatori tedeschi guadagnano meno della metà dei nostri

Sede del Ministero degli Esteri
Con un'iniziativa senza precedenti, 200 giovani diplomatici hanno indirizzato una lettera al presidente del Consiglio Matteo Renzi, dicendosi "profondamenti disorientati" dalla nomina di Carlo Calenda (ex vice ministro dello Sviluppo Economico) alla Rappresentanza permanente dell'Italia presso l'Unione Europea a Bruxelles. Nella missiva si fa presente che "il segnale potrebbe preludere all'esclusione dei diplomatici di carriera dagli incarichi di maggiore responsabilità".

Per poter criticare in modo documentato è necessario avere un patrimonio di credibilità da spendere. Cosa che pare completamente mancare al corpo diplomatico. Infatti tempo fa quando il prof. Roberto Perotti studio attentamente gli stipendi, i benefit scandalosi degli ambasciatori e dei diplomatici, dalla Farnesina vennero solo silenzi profondi.

Perotti pubblicò nel febbraio 2014 sulla voce.info un documentato dossier - Diplomazia dei privilegi, privilegi della diplomazia - dove si evidenziava come il nostro corpo diplomatico surclassa come stipendi tutti i nostri peers, dai tedeschi ai francesi agli inglesi. L'ambasciatore italiano a Tokyo guadagna 27.028 euro contro i 10.018 euro del suo omologo tedesco. Aggiungiamo che la nostra diplomazia non è nota per la sua efficienza e produttività.

Dopo essere stato nominato commissario alla spending review, vista l'opposizione delle parti interessate e l'apparente mancato appoggio del presidente del Consiglio, Perotti si dimise dicendo di non sentirsi molto utile.

Al termine del suo rapporto, Perotti scrisse: "Nessun governo può chiedere sacrifici ai cittadini se non dimostra di saper dare una spallata ai privilegi più assurdi". Questa incredibile verità potrebbe essere parafrasata per i nostri diplomatici: "Nessun ambasciatore può protestare con il governo se non dimostra di voler dare una spallata ai suoi assurdi privilegi".

martedì 26 gennaio 2016

Come contrastare il calo degli studenti universitari. Le famiglie devono leggere Visco per capire il valore della conoscenza

Quando si leggono i dati sconfortanti sul calo degli studenti universitari, vien voglia di piangere, per lo sconforto e il disagio. Questo non deve però indurci a rinunciare a dire che lo studio serve. Eccome.

Il Governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco ha trattato a lungo i temi del capitale umano. Di più. Il secondo capitolo del volume di Visco, Investire in conoscenza (il Mulino, 2009) si intitola: "Crescita, capitale umano, istruzione". Uno dei passaggi più interessanti è il seguente: "Valorizzare il merito non vuol dire richiedere un'organizzazione sociale esasperatamente meritocratica ma consente di avvicinarsi a un uso efficiente delle risorse produttice, senza nascondere i talenti. Ciò non esclude ma rafforza il momento redistributive, rendendo possibile l'uguaglianza delle opportunità. Ma se la valorizzazione del talent, necessaria nella promozione sociale, deve avvenire prima di tutto nelle scuole, al momento la nostra scuola non sembra in grado di farlo in maniera soddisfacente sotto il profilo dell'efficienza, dell'equità e dell'efficacia".

Quando Visco sottolinea l'importanza dell'uguaglianza delle opportunità di partenza si rifà a Luigi Einaudi - Governatore della Banca d'Italia dal 1945 al 1948 e successivamente Presidente della Repubblica - che nelle sue Prediche inutili rimarcò che l'egualitarismo delle condizioni non deve esserci in arrive ma in partenza. E quindi nulla è più importante della bontà del sistema scolastico.

Sempre il Governatore Visco, nel suo intervento a Bari del 19 ottobre 2013 in occasione del X Forum del libro Passaparola, scrive: "Per il sistema produttivo, un capitale umano adeguato facilita l’adozione e lo sviluppo di nuove tecnologie, costituendo un volano per l’innovazione e quindi per la crescita economica e l’occupazione. Formazione dei lavoratori, abilità manageriali e capacità organizzative rappresentano risorse fondamentali nell’ambito del cosiddetto "capitale basato sulla conoscenza" misurato dall’OCSE, da ultimo con riferimento al 2009, assieme ad altre risorse intangibili come il software, le banche dati, l’attività di ricerca e sviluppo, i brevetti, il design. L’incidenza sul PIL di questi investimenti è molto eterogenea tra i paesi dell’area dell’OCSE, oscillando tra l’11 per cento negli Stati Uniti e il 2 per cento in Grecia. L’Italia si colloca nelle ultime posizioni, con un valore di poco superiore al 4 per cento".

Un punto interessante toccato dal Governatore è che l'istruzione è lungimirante: "Più istruiti si vive meglio e più a lungo: dati riferiti ai paesi dell’OCSE mostrano che il grado di istruzione è negativamente associato a comportamenti e stili di vita che la scienza medica identifica come fattori di rischio per la salute, come il fumo e l’obesità. Capitale umano e conoscenza favoriscono inoltre la coesione sociale e il benessere dei cittadini, promuovendo la crescita del senso civico, il rispetto delle regole e l’affermazione del diritto, il contrasto della corruzione e della criminalità, tutti fattori che costituiscono un freno a una crescita economica sostenuta e continua".

Studiare conviene. 

 

lunedì 18 gennaio 2016

Cari ragazzi, apprezzate il valore del confronto, l'apertura della mente. Notate delle differenze tra Paolo Baffi nel 1976 e la rettrice di Oxford nel 2016?


Louise Richardson, appena insediata nel ruolo di vice-chancellor di Oxford University (di fatto l'equivalente del titolo di rettore, visto che il cancelliere capo ha un ruolo solo formale) ha dovuto difendersi da una protesta degli student che vorrebbero rimuovere la statua del colonialist britanico Cecil Rhodes, generoso donator dell'università.
Richardson ha ribattuto agli studenti:
"Le università sono luoghi in cui le idee, comprese le idee sgradevoli, hanno bisogno di essere ascoltate e se necessario vigorosamente contraddette, non luoghi dove le idee vengono spente, impedite o censurate".

La vice-chancellor ha proseguito: "Come possiamo far sì che gli studenti apprezzino il valore del confronto, anche con idee che reputano biasimevoli, cercando di convincere gli altri delle proprie ragioni ma restando aperti a cambiare opinione? Come possiamo garantire che capiscano la vera natura della libertà di ricerca e di pensiero?".


Paolo Baffi (Archivio ASBI, 1977)
Repubblica il 14 gennaio ha compiuto 40 anni. Auguri! (complimenti a Ezio Mauro, grande direttore uscente e in bocca al lupo a Mario Calabresi, entrante). Il primo numero risale al 14 gennaio 1976 ed è stato regalato col quotidiano la settimana scorsa. Con mio grande piacere a pagina 22 v'è un articolo a tutta pagina tratto da un intervento di Paolo Baffi, allora governatore della Banca d'Italia.
L'intervento di Baffi era la sintesi di un saggio - "Italy's narrow path" - pubblicato sul mensile britannico "The Banker".
Baffi fece avere una lettera al fondatore di Repubblica Eugenio Scalfari dove lo invitò a modificare il titolo da "il difficile sentiero dell'Italia", in "l'angusto sentiero dell'Italia": "Mi rendo conto che difficile è più dell'uso italiano ma preferirei tradurre letteralmente angusto che dà l'idea di quei sentieri su terreno friabile, in cresta alle morene, "stretti" fra opposti ripidi declivi (della inflazione e della deflazione: della disoccupazione e del disavanzo esterno".
La notazione filologica fa capire quanto fosse esigente e meticoloso il governatore della Vigilanza.

Un passaggio di Baffi al termine della sua dissertazione mi ha colpito. Eccolo: "I sindacati vanno dimostrando una maggiore consapevolezza delle necessità insite nelle situazioni, anche in termini di mobilità di lavoro. Un nuovo atteggiamento mentale è percettibile, nel quale l'ideologia cede il posto al riconoscimento analitico delle realtà, e ovunque si investiga di più nei propri animi, si riconsiderano le proprie idee e se ne cercano di nuove; ciò offre motive a sperare che il paese sappia trovare l'energia morale e il realismo per affrontare le difficoltà che sta incontrando sulla sua strada verso una società più moderna e più giusta".

Richardson con la Regina Elisabetta
Come potete vedere, a 40 anni di distanza le parole della prof.ssa Richardson di Oxford sono quanto mai simili a quelle del governatore Baffi, che invita a investigare nel nostro animo, toglierci la corazza e guardare con attenzione alla realtà. Solo così faremo passi avanti verso una società più moderna e più giusta.

lunedì 11 gennaio 2016

Donare i propri libri ad una biblioteca è un gesto di enorme valore. L'esempio di Vittorio Coda

Vittorio Coda
Il 23 novembre scorso ho partecipato all'inaugurazione dell'anno Accademico della Carlo Cattaneo-LIUC, l'università dove insegno (a contratto) Sistema finanziario. L'aula era gremita e attenta, curiosa di sentire e conoscere il nuovo rettore, prof. Federico Visconti.

Il compito di Visconti non sarà facile perchè il suo predecessore Prof. Valter Lazzari, ha compiuto un lavoro enorme, consentendo alla LIUC di salire nelle classifiche italiane, oltre che offrire l'opportunità di un percorso all'estero a migliaia di studenti. Il discorso di Visconti mi ha sorpreso nella misura in cui i riferimenti a Marco Vitale, mio professore in Bocconi, erano numerosi quanto inaspettati. Siccome Vitale è stato tra i fondatori della LIUC, è stato giusto e doveroso ricordarlo per bene: "Nella presentazione alla cittadinanza di Castellanza, il 28 novembre 1990, Marco Vitale identificava gli indirizzi strategici del progetto universitario con queste parole: "Pluralismo culturale nell’autonomia dell’istituzione; severa preparazione tecnica ma inquadrata in un’ampia visione culturale e scientifica; ideologia dello sviluppo, dell’imprenditorialità e della responsabilità; ricerca di
collaborazione ed integrazione con altri istituti di formazione sia di livello universitario che di scuola media superiore che di altra natura speciale".

Federico Visconti inaugura l'anno accademico in LIUC
Visconti, da buon aziendalista, ha deciso di invitare per la prolusione il prof. Vittorio Coda, maestro per un'infinità di persone, nonchè uno di coloro che contribuirono a tenere a battesimo la LIUC 25 anni fa.
Fin dalle prime volte che l'ho sentito parlare, Coda mi ha colpito per l'esattezza del linguaggio. Non va sprecata una parola. La ricerca del termine corretto è impressionante. Dopo tanti anni di frequentazione, Coda mi ha scritto una mail che ho conservato nel mio archivio per la sua pregnanza. La condivido perchè merita: "Il comportamento di ciascuno di noi va posto al vaglio di un attento discernimento". Da esegeta dei testi biblici, Vittorio Coda usa il termine, ormai desueto, "discernimento", a cui teneva in particolare Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia di Gesù.

A un certo punto del suo intervento (tutto da leggere con la matita in mano per riflettere sui diversi passaggi) Vittorio Coda ha annunciato di voler donare la sua biblioteca all'università Carlo Cattaneo-LIUC. Fioccano gli applausi. Io sono scosso da questa volontà di Coda (che ha compiuto 80 anni nel giugno scorso). Donare i propri libri alla generazione successiva è un gesto di enorme valore, reale e simbolico.
Penso ai miei libri, al rapporto con loro, come fossero dei figli, soprattutto con alcuni di loro. E penso: "Sarò in grado un giorno di liberarmi della mia amata biblioteca"? Ci penserò.

Un'altra bella notizia di qualche settimana fa è che le vendite dei libri di carta negli Stati Uniti sono cresciute passando da 559 milioni di copie del 2014 ai 571 del 2015. E il mercato digitale è calato dal 22 al 20% del totale. Vengono quindi smentite le profezie negative. Il libro di carta è vivo e vegeto.

Nel meraviglioso "Memorie di Adriano", Marguerite Yourcenar scrive: "Fondare biblioteche è come costruire ancora granai pubblici, ammassare riserve contro un inverno dello spirito che, da molti indizi, mio malgrado, vedo venire. Ho ricostruito molto, e ricostruire significa collaborare con il tempo, nel suo aspetto di "passato", coglierne lo spirito o modificarlo, protenderlo quasi verso un più lungo avvenire; significa scoprire sotto le pietre il segreto delle sorgenti".

Grazie Vittorio per il tuo gesto. L'inverno dello spirito sarà meno gelido con i tuoi libri.