domenica 24 maggio 2020

I tassisti, con dichiarazioni dei redditi ridicole, piangono miseria. Troppo comodo!

Una notizia mi ha colpito in modo particolare nei giorni scorsi. Così ha titolato il Corriere della Sera: "Taxi in sciopero contro il Pirellone: "La pazienza è finita". Cosa sarà mai successo, mi sono chiesto. Semplice, i tassisti protestano davanti al Palazzo della Regione perchè esclusi dalle politiche regionali di aiuto post coronavirus (possono sempre richiedere il contributo di 600 euro come lavoratori autonomi).
Come ha sostenuto il presidente emerito del Censis Giuseppe De Rita, ormai stiamo diventando un Paese con i sussidi ad personam.

Già in passato su queste pagine mi sono scontrato coi taxisti, una delle numerose categorie che vivono di rendita e adottano la classica strategia del "chiagni e fotti", ossia piangono miseria ogni piè sospinto. Rivendicano sempre qualcosa. No a Uber. No alle liberalizzazioni, No all'obbligo di scontrino (perchè non passano dal Telepass quando portano i clienti a Malpensa?). No all'utilizzo delle carte di credito. Una lobby potentissima. Quando anni fa ho chiesto delucidazioni sula tariffa notturna che parte dalle 21, apriti cielo, il blog tempestato di insulti e financo minacce di morte.

Una domanda preliminare: le dichiarazioni dei redditi dei tassisti hanno qualcosa di veritiero? Assomigliano alla realtà? Come è possibile dichiarare meno di 15mila euro? Qualcuno me lo spiega? Sto parlando di reddito lordo, pre-contributi Inps e pre-Irpef e pre-addizionali regionali/comunali. Perchè ci si dovrebbe chiedere come fa un tassista a sopravvivere con meno di 600 euro netti al mese. Infatti dai dati dell'Agenzia delle Entrate usciti poche settimane fa si evince che fare il tassista non conviene in modo assoluto. Si fa la fame. Senza alcun coronavirus. Anzi, il contributo di 600 euro netti sarebbe maggiore del reddito dichiarato nei tempi buoni.

Le proteste dovrebbero essere precedute dall'invio del Modello Unico. Sono titolati a parlare solo coloro che hanno presentato una dichiarazione dei redditi seria. Non si può rivendicare aiuti dallo Stato quando per anni lo si è fregato bellamente. Infatti in Germania il sussidio arriva, ma è parametrato al reddito dichiarato l'anno precedente. Non si possono invocare aiuti urlando "la pazienza è finita". E' finita la pazienza dei contribuenti onesti, che sanno benissimo che con 15mila euro lordi si arriva a malapena a giugno. E il resto dell'anno? Si muore di fame?

In Italia il profitto è osteggiato a livelli mostruosi. Mentre le rendite sono amate e favorite a livello fiscale. Come la mettiamo? L'impresa è "brutta e cattiva" mentre percepire redditi da locazione o da business regolati è cosa "buona e giusta"?Qualche insegnante vuole spiegare la differenza ai nostri ragazzi? Così magari in futuro qualcosa cambierà.

6 commenti:

  1. Parliamo dei baristi? Dei giardinieri ?
    Parrucchieri? Estetiste ? Idraulici ? Etc etc....
    Ma nessuno pensa ad un controllo sul patrimonio di qs ?

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    1. no meglio fare una bella patrimoniale stile AMATO , togliendoci i soldi dai ns conti notte e tempo....il sogno del PD e dei 5 stelle.
      che bel paese

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  2. che dire se non che ha pienamente ragione? ho ( ora meglio dire avevo) la fortuna di viaggiar molto per il mondo, e dalla cina agli stati uniti, TUTTI ripeto TUTTI danno ricevuta, accettano cc, UBER o similari fanno regolare concorrenza ed ultimamente sono tassati in misura piu' corretta; ci sono paesi dove invece il sistema e'all ' italiana, quindi "dotto' la macchinetta non funziona" "dotto' e'l'ultima corsa della iurnata " "dott ie faccio du righe su questo fazzoletto pero ie firmo"....pero si lamentano della concorrenza SALVO poi darti il proprio bigliettino da visita invitandoti a chiamarli e dirti che a meta'del prezzo solo cash ti portano dove vuoi quando vuoi.

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  3. bella la conclusione, poi, top!!!

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  4. Giusto parametrare qualsiasi sostegno alle attività al reddito medio dichiarato negli anni precedenti. Ma parlare di "rendite" dei tassisti (o di altri lavoratori autonomi) è fuorviante; si tratta pur sempre di redditi da lavoro; il problema è che il sistema di imposizione diretta, "modellato" più su redditi da lavoro subordinato, non può essere EQUAMENTE applicabile a redditi di lavoro autonomo senza l'introduzione di correttivi adeguati che tengano conto di alcune sostanziali differenze e specificità (previdenziali, assistenziali, organizzative). Mi limito a rilevare che se il servizio taxi fosse svolto con dipendenti pubblici (con relativi orari di lavoro e maggiorazioni per straordinari, indennità, ecc. ecc.) ci sarebbero probabilmente tariffe più elevate e costi per lo Stato superiori alle entrate.Non è una ipotesi scolastica (esistono precedenti di alcune decine di anni fa, a Milano, di gestione del servizio da parte di cooperativa con dipendenti, chiusa per insostenibilità dei relativi costi).

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  5. mattina ore 6.30 chiamato taxi per trasporto da Campi Bisenzio all' aeroporto di Peretola, circa 7 Km andata e ritorno, prezzo pagato 4 anni fa €uro 30,00, da allora non ho preso più un taxi e non lo prenderò mai più.

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