lunedì 19 settembre 2016

Ciao Carlo Azeglio

Ciao Carlo Azeglio.

Quante volte abbiamo parlato di te su questo blog! Dallo spread alla zoppia a come passare un esame. Sempre con il rispetto e grande gratitudine, per averci salvato in constesti terribili. E con quale calma affrontavi problemi complessi. Beniamino Andreatta, quando era agitato, diceva: "Vado da Ciampi, così mi calmo un po'". 
Di fronte a Carlo Azeglio Ciampi, una carriera in Banca d'Italia,  presidente del consiglio del governo d'emergenza del 1993 - travolti da Tangentopoli, svalutazione della lira e uscita dallo SME - ministro del Tesoro del governo Prodi che ci portò nell'Euro (meno male, altrimenti saremmo del caos più assoluto), il cordoglio è stato unanime.

Gli unici a criticarlo e addirittura ad accusarlo di tradimento sono stati i leghisti, persone miserabili Intendono in questo modo conquistare le prima pagine dei giornali o proporsi così come forza alternativa di governo?

Per Salvini & C. valgono le parole di Michele Serra scritte per L'amaca di Repubblica: Oltre a "ricevere regolare stipendio dall'odiato Stato italiano...in altri Paesi, anche democratici, sarebbe bastato molto meno per fare dichiarazioni ai giornalisti avendo ai lati due gendarme. Peccato che la pazienza e la liberalità delle istituzioni repubblicane non siano state risarcite dal rispetto nei confronti di chi le serviva proprio in anni in cui la Lega cercava di demolirle".

Franca e Carlo Azeglio Ciampi
Dobbiamo ringraziare la moglie di Ciampi, Franca Pilla, per aver convinto Carlo a partecipare al concorso in Banca d'Italia, che ovviamente vinse appena finita la Guerra (1946). Infatti, se non lo sapesse,  Ciampi a quel tempo insegnava italiano e latino al liceo Niccolini di Livorno. Era un ottimo insegnante. La passione per i giovani non è gli mai mancata.

Milena Piperno, futura moglie di Umberto Colombo - scienziato di vaglia, già presidente dell’ENEL e dell’ENEA, ministro dell’Università nel governo Ciampi - fu allieva di Ciampi e si ricorda la qualità del professore mancato: “Ciampi non ci metteva mai soggezione, non alzava mai la voce. Era bello ascoltare le sue lezioni della Divina Commedia. Ma di quell’anno scolastico mi è rimasto impresso il suo parlarci in libertà, di quanto sangue fosse costata la guerra, a tutti i popoli, non solo al nostro che stava uscendo dalla guerra”.

Per chi non lo sapesse, Ciampi non si è laureato in economia, ma in lettere - filologia classica con una tesi su Favorino D'Arelate (retore neosofista del II secolo) - e in giurisprudenza, con una tesi sulla libertà delle minoranze religiosa (pubblicata dal Mulino, su suggerimento del prof. Francesco Margiotta Broglio). In una sua visita all'amata Normale di Pisa - dove studiava "in modo forsennato" - una studentessa gli chiese come si fa a passare dalla filologia classica all'economia. Ciampi rispose con tono affabile (ricorda Salvatore Settis): "E' la stessa cosa. Studiando filologia classica in Normale ho imparato una disciplina intellettuale, il rispetto dei documenti e la ricerca della verità: principi che mi hanno accompaganto alla Banca d'Italia, a Palazzo Chigi, al Quirinale".


Ciampi tornava sempre sui classici. Uno dei suoi autori preferiti era Giacomo Leopardi. Il dialogo tra un passeggere e un venditore di almanacchi era spesso citato:
Quella vita ch’è una cosa bella,
non è la vita che si conosce,
ma quella che non si conosce;
non la vita passata, ma la futura.

Intervistata ieri da Marzio Breda, Franca dice: "Negli ultimi anni Carlo era preoccupato per il futuro dei bisnipoti". Vedere i giovani migliori dover scappare all'estero per avete le giuste opportunità lavorative lo intristiva non poco.

A furia di rimandare di continuo le riforme che la Banca d'Italia nelle Considerazioni finali invitava a portare a termine, siamo giunti allo stallo e alla palude. "Il tempo si è fatto breve", per usare le parole di Ciampi. L'invocazione cara a Donato Menichella 'Sta in noi' non è valsa poiché il "noi" politico è stato infinitamente di bassa qualità. Anni perduti. 

Tra i necrologi per Ciampi mi hanno colpito quello di Roberto Benigni e Nicoletta Brashi che hanno definito Ciampi uomo meraviglioso e quello di Fabrizio Barca, uno dei tanti Ciampi Boys cresciuti alla scuola di Banca d'Italia, "cittadella della competenza" secondo la magistrale definizione di Alfredo Gigliobianco: "Ciampi ci ha insegnato ad ascoltare, dirigere, decidere". Barca si rifà all'atto volitivo, caro a Ciampi. Dopo aver valutato attentamente tutte le alternative, bisogna decidere, cosa che in Italia non si fa. Noi siamo bravissimi a rimandare. A babbo morto (qui un mio approfondimento per il blog de Il Sole 24 Ore).

Chiudo con un ricordo personale. Nel giugno scorso sono passato a Palazzo Giustiniani - sede degli uffici dei senatori a vita - e ho lasciato in dono al presidente Ciampi il mio volume di Paolo Baffi "Servitore dell'interesse pubblico".Con mia grande sorpresa, pochi giorni dopo Ciampi mi ha fatto recapitare un telegramma. Chi manda più telegrammi, ai tempi della mail e dei social? CA Ciampi.
Nel telegramma Ciampi scrive: "Gentile dottor Piccone, un sentito ringraziamento per l'invio del volume da lei curato e per le cortesi espressioni con cui ha volute accompaganarlo. In procinto di lasciare Roma per la consueta pausa estiva, porter con me il libro, al quale dedicherò una meditate lettura, con la mente, e soprattutto, con il cuore. Ancora grazie, e un particolare apprezzamento per questo suo lavoro "baffiano".
Molti cordiali saluti
Carlo Azeglio Ciampi

Ti sia lieve la terra, caro Carlo Azeglio. 

mercoledì 14 settembre 2016

Che bello presentare il mio terzo volume baffiano con Giorgio Napolitano e Salvatore Rossi (Bankitalia)

B. Piccone, G. Napolitano, S. Rossi
Giovedì 8 settembre è una data che non dimenticherò facilmente. Presso la biblioteca "Gino Pallotta" di Fregene ho presentato il mio terzo volume - Servitore dell'interesse pubblico. Lettere 1937-1989 (Aragno, 2016) - dedicato a Paolo Baffi, economista di rango, studioso (cooptato nell'Accademia dei Lincei, dove conobbe Arturo Carlo Jemolo, il cui carteggio - Anni del disincanto - è tutto da leggere), uomo d'azione, una carriera tutta in Banca d'Italia dal 1936 fino al "quinquennio di fuoco" 1975-1979, da governatore.

Dopo l'indirizzo di saluto della presidente della Biblioteca, Marina Pallotta, la parola passa al presidente Giorgio Napolitano, il quale non solo ha letto attentamente il volume, ma ha conosciuto direttamente Baffi, con il quale - da responsabile economico del Partito Comunista Italiano negli anni Settanta - ha avuto modo di confrontarsi.

Napolitano si concentra sulla storia del PCI, che spesso, preda dell’ideologia, perse di vista la logica economica. Nel mio volume si legge: “Con continui e indifferenziati «no» alle proposte di modernizzazione il PCI faceva toccare con mano la propria inadeguatezza a padroneggiare i
problemi concreti con soluzioni idonee a un paese industriale. Baffi auspicava l’uscita dal ghetto dell’intellighenzia di sinistra, danneggiata dalla democrazia bloccata, frutto del «bipartitismo imperfetto», spiegato analiticamente da Giorgio Galli.
S. Rossi e B. Piccone
Il carteggio tra Paolo Baffi e Giorgio Napolitano ci offre diversi spunti. Il 16 ottobre 1979 Baffi scrive a Napolitano che «il partito è impegnato, grazie anche a Lei, in una nuova e difficile esperienza». Dieci anni più tardi, il 17 aprile 1989, dopo la svolta del marzo 1989 (la Bolognina) Baffi riporta a Napolitano il suo pensiero: «Seguo con interesse il vostro travaglio,  auspicando un esito che ricuperi pienamente alla società italiana ed europea tante forze intellettuali e morali oggi quasi ghettizzate (e il vuoto si sente)».

 Napolitano chiarisce: «Credo si possa dire che il punto di vista di Baffi fosse rappresentativo di una consistente area di opinione, sempre più acutamente consapevole della necessità di un effettivo superamento di quella condizione di democrazia bloccata che ha prodotto guasti così profondi, che ha condotto sull’orlo di un allarmante immiserimento e di una grave degenerazione del sistema politico e della gestione dello Stato, che ha “quasi ghettizzato tante energie intellettuali e morali”.

Luigi Spaventa
In un suo intervento del 2013 presso l’UniversitàBocconi, in occasione del ricordo di Luigi Spaventa, Napolitano disse riprendendo Franco Debenedetti: “Spaventa contribuì come nessun altro a liberare la sinistra italiana", suggerendole strumenti concettuali più avanzati per l'analisi e il governo delle economie di mercato”.

Napolitano, politico di razza, è andato a ritrovare un intervento del 1993 di Paul Volker, governatore della Federal Reserve dal 1979 al 1987, in cui - nel centenario della nascita della Banca d'Italia - rimarcò quanto fosse importante avere una banca centrale indipendente dal potere politico e al contempo disposta a rendicontare il proprio operato all'opinione pubblica. E' lo stesso pensiero di Baffi, propugnatore della "battaglia della persuasione" con tutti gli stakeholder coinvolti.

Fregene si trova a Fiumicino, a due passi dall'aeroporto, a un'ora da Roma, città in mano a Movimento 5 Stelle, che ha portato al Campidoglio Virginia Raggi, una persona clamorosamente inadeguata al ruolo, incompetente ed arrogante. 

Napolitano non fa nomi, ma depreca la demagogia, il qualunquismo, base ideologica dei grillini, per i quali "uno vale uno". Rifacendosi a Rousseau e al "mito del buon selvaggio", tutti siamo uguali. Ma quando? Baffi, Spaventa e Napolitano valgono 1000 a confronto con Di Maio, Raggi e Di Battista.

Al termine del suo intervento, il presidente Napolitano si commuove nel considerare Baffi una delle persone per il quale ha avuto il maggior rispetto nella sua vita. Come all'università Bocconi nel settembre 2013 quando Napolitano ricordò Luigi Spaventa, economista di rango con il quale lo stesso Baffi intrattenne un carteggio che magari un giorno meriterebbe la pubblicazione integrale: "Quanto più tu abbia la ventura di inoltrarti, in età avanzata, nel tuo percorso di vita, tanto più avverti il vuoto di quelle che sono state presenze assai care, venute meno via via nel corso degli anni : e finisci per avere quasi il senso del dissolversi del tuo mondo come sfera di affetti radicati e di comunanze essenziali. E quel che allora può soccorrerti è il ricordo che ridiventa vita come qui oggi, è il sentire vicine figure, storie, pensieri che ancora possono accompagnarti. Per me la figura, come poche altre, di Luigi Spaventa".


Salvatore Rossi, direttore generale della Banca d'Italia, esordisce a braccio dicendo che il volume è molto ben scritto, come non mancano i riferimenti nelle numerose note: “Paolo Baffi non è stato solo governatore (1975-1979), ma un servitore dello Stato e della Banca d'Italia fin dal 1936".

Io avrei tante cose da dire, ma mi limito a due considerazioni:

1.      Baffi deve essere riscoperto, non lo conosce nessuno. E’ un gigante, un vero padre della patria. Se non avesse scritto il rapporto Jacobsson nel giugno 1947 con il capo della ricerca economica della Banca dei Regolamenti Internazionali, non si sarebbero riaperte le vie del credito internazionale;

2.      Baffi è di una lucidità sorprendente. Nel giugno 1989, grazie alla letture delle tavole demografiche, fece un quadro dell’immigrazione in arrivo nel primo quarto del prossimo secolo, ossia oggi 2000/2025. Leggete un po’ qui: “Le grosse coorti di nati nel ventennio 1945-1965 toccheranno l’età della pensione nel primo quarto del prossimo secolo. In quel torno di tempo, sia l’indice di vecchiaia (vecchi/giovani) sia l’indice di dipendenza degli anziani (vecchi/adulti) della popolazione europea segneranno purtroppo una nuova impennata. […] Gli equilibri di mercato non soffriranno dunque di un effetto di domanda, bensì di una possibile carenza di offerta del fattore produttivo lavoro. In una condizione siffatta, l’immigrazione si presenterà come un meccanismo riequilibrante, un innesto naturale che sarà attivato dalle chiamate delle imprese produttive (e delle stesse famiglie)”. Senza gli immigrati presenti nelle nostre industrie e senza le badanti filippine per i nostri nonni dove andremmo a piangere?
B. Piccone e Alessandra Baffi
Sono le 19.30, ringrazio dell’accoglienza, dell’ascolto attento le 200 persone venute a sentirmi. La moglie del governatore, Alessandra, mi abbraccia, anche lei commossa, decisamente soddisfatta, come i figli Giuseppina ed Enrico. La memoria del governatore Baffi, di cui non si sentiva più parlare, è tornata a illuminare il presente. Onore, meritato, a chi ha riportato all'attenzione dell'opinione pubblica un personaggio straordinario.

lunedì 5 settembre 2016

Chi rifiuta la scienza e le cure oncologiche è un folle

Due notizie mi hanno colpito questa settimana. Una ragazza di 18 e una donna di 34 hanno rifiutato le cure - liberissime di farlo - oncologiche e sono morte.
Sebbene il cancro non è più una malattia incurabile grazie agli enormi progressi della medicina, siamo circondati da ciarlatani di ogni risma che illudono le persone e le conducono alla morte.

Umberto Veronesi - scienziato e oncologo di fama mondiale - stamane su Repubblica mette in guardia contro gli illusionisti: "Nel nostro Paese purtroppo la fuga verso le false promesse di chi disconosce la medicina e proclama di aver trovato la vera cura contro il cancro o un'altra malattia grave, non sono una novità. Solo da pochi mesi si è conclusa la vicenda di Stamina, il laboratorio che promettendo cure risolutive per malattie neurologiche gravissime che spesso colpiscono i bambini, aveva spinto madri disperate ad abbandonare per i figli le terapie scientificamente testate e applicate in tutto il mondo. Non solo. Il responsabile del laboratorio è riuscito nell'impresa di creare un gruppo di sostenitori che accusavano medici e istituzioni di boicottare un "santo guaritore" per puro interesse economico, creando smarrimento profondo nelle famiglie che avevano in casa un bambino con la stessa malattia. Quelle di Eleonora, morta pochi giorni fa di leucemia a 18 anni e Alessandra, mancata a 34 anni per tumore del seno, sono storie che seguono la stessa tragica dinamica che induce una persona in un momento di fragilità estrema (Eleonora quando si è ammalata era anche minorenne, e il suo dramma si è automaticamente riversato sui genitori) a seguire qualsiasi imbonitore che sappia dare una speranza in più".

Umberto Veronesi
La povera Eleonora Bottaro è morta di leucemia perchè i genitori hanno creduto a quel fanatico di Ryke Hamer - padre di Dirk, ammazzato dai colpi di fucile di Vittorio Emanuele (poi assolto, bien sur, i Savoia....) all'isola di Cavallo - , il quale pensa che i tumori si possano curare con la psicologia.
Non si può comprendere il parroco che al funerale di Eleonora ha detto che i genitori hanno fatto tutto il possibile. Curando Elonora in Svizzera con vitamina C e cortisone?

Dopo Di Bella, abbiamo visto all'opera Vannoni e Stamina, che hanno potuto sperimentare i loro intrugli all'Ospedale pubblico di Brescia! Solo con la determinazione di alcuni magistrati e con i fermi interventi di scienziati del calibro di Elena Cattaneo e Gilberto Corbellini, siamo riusciti a metterci una pezza.

Veronesi invita a fare di più sul fronte delle cure chemioterapiche: "Bisogna liberare la chemioterapia dallo stigma di cura devastante, che fa paura più del cancro stesso. Bisogna anche affrancarla dalla sua associazione alla terapia per moribondi, che si somministra quando non c'è più niente da fare. Oggi, anche grazie alla genomica, la chemioterapia è mirata e sempre più basata sulla risposta al trattamento di ogni paziente. Inoltre, guidati dal nuovo faro dell'attenzione alla persona nella sua globalità, gli oncologi stano imparando anche a controllare il lato estetico. ".

Questo Paese vive ancora della contrapposizione tra scienza e discipline umanistiche. Siamo ancora ai tempi di Benedetto Croce. Usciamo dal mondo primitivo, insegniamo ai nostril figli che la scienza è fondamentale, che il metodo scientifico è ciò che ci porta lontano e ci fa guarire. Gli intrugli magici lasciamoli ai gonzi.

lunedì 29 agosto 2016

Per vincere alle Olimpiadi ci vuole una buona pianificazione strategica. Bisogna copiare dagli inglesi

La compagine di atleti italiani alle Olimpiadi si è comportata nel complesso bene. Le medaglie e le emozioni sono arrivate. Guardare i tuffi sincronizzati della coppia Cagnotto-Dallapè ci ha fatto soffrire e gioire al tempo stesso.
Federica Pellegrini è stata la maggiore delusione (grosso errore sceglierla come alfiere nella cerimonia inaugurale, le pressioni su di lei sono aumentate). Ma chi si ricorda che anche alle precedenti Olimpiadi di Londra rimase a bocca asciutta? La statunitense Ledecky è troppo forte ed è inutile aspettare la rivincita a Tokyo tra quattro anni. Federica è affetta da overconfidence. Rischia un'altra dura e cocente sconfitta per la nuotatrice veronese, che non sorride mai come Hello Kitty. Peccato proprio per Vincenzo Nibali, scivolato su una foglia tropicale a pochi chilometri dal traguardo. Grandissimo Gregorio Paltrinieri, nuotatore eccelso, a cui mancano le lasagne di mammà, emiliana di Carpi.

Federica Pellegrini
La spedizione italiana complessivamente porta a casa 8 ori, 12 argenti e 8 bronzi. Il presidente del Coni Giovanni Malagò si è detto soddisfatto, e spera. Virginia Raggi permettendo, di candidare ufficialmente Roma per le Olimpiadi del 2024.

La nazione che mi ha colpito di più nel medagliere è stata la Gran Bretagna (che ha la stessa popolazione dell'Italia, circa 60 milioni), con 67 medaglie, di cui 27 d'oro. Per dire, nel 1996 portò a casa solo una medaglia del metallo più pregiato , 15 in tutto. Che le cose non andassero bene nel Regno Unito lo si era capito nel 1994, quando l'allora primo ministro John Major decise di riformare la National Lottery per finanziare le cosiddette "good causes", tra le quali rientrano l'educazione, la salute, l'arte, la culura e lo sport.

Mo Farah, due ori nei 5 e 10 mila metri
In questi 22 anni sono stati dati allo sport 4,5 miliardi di sterline, usati con logica meritocratica. E' stata creata una struttura autonoma- Team Gb - che seleziona l'atleta e la disciplina con maggiori possibilità di medaglia e concentra ogni investimento su di loro. La redistribuzione delle risorse effettuata in base ai risultati. Se vinci (anche in discipline sconosciute), aumenta il budget, se perdi si accresce.

In Italia all'esame di maturità il membro interno impiega tutta la sua forza persuasiva per portare i pigri e gli inetti alla sufficienza (ai miei tempi il mitico 36). In UK si premiano i migliori.

martedì 2 agosto 2016

Consigli per gli acquisti: libri per un'estate di riflessione

Come tutti gli anni, siamo pronti per le vacanze. I ragazzi fremono e sono tutti eccitati per la partenza. I genitori sono nervosi perchè devono switchare da modalità lavoro/execution in modalità relax (o worliday, mezzo lavoro, mezzo holiday).
Mentre si preparano le valigie, non possono mancare i libri, conforto di una vita.

Nella mia valigia capiente i libri non possono mancare. Come l'estate scorsa vi fornisco qualche consiglio per gli acquisti:

- Edoardo Albinati, La scuola cattolica, Rizzoli, 2016; un salto negli anni Settanta, pervasi da una cultura in grado di plasmare veri e propri assassini quali Andrea Ghira, Angelo Izzo e Gianni Guido, autori del terribile delitto del Circeo. Proverranno dagli stessi ambienti di destra (vedasi Il Borghese e Il Fiorino) i duri attacchi al governatore della Banca d'Italia Paolo Baffi e al vicedirettore generale Mario Sarcinelli, costretti ahiloro alle dimissioni.
- Elvio Fassone, Fine pena: ora, Sellerio, 2015; una corrispondenza durata 26 anni tra un ergastolano e il suo giudice. Salvatore, il condannato, scrive al giudice Fassone parole che mai scorderà: "Se suo figlio nasceva dove sono nato io , adesso era lui nella gabbia". Un libro commovente.
- Pierre Lemaitre, Tre giorni e una vita, Mondadori, 2016; per chi ama il genere noir; si fa fatica a chiudere il libro ed andare a letto.
- Sandro Gerbi, I Cosattini. Una famiglia antifascista di Udine, Hoepli, 2016; Lucia Berlin, La donna che scriveva, Bollati Boringhieri; racconti vivi.
- Antonio Manzini, 7-7-2007, Sellerio, 2016; lo abbiamo scoperto ben prima dei suoi successi commerciali con il suo primo libro noir ambientato a Champoluc, Pista nera; il vicequestore Rocco Schiavone è un mito vivente. Marco Malvaldi, La battaglia navale, Sellerio, 2016; si ride parecchio.
- Sandro Trento, Flavia Faggioni, Imprenditori cercasi. Innovare per riprendere a crescere, il Mulino, 2015; la tesi degli autori è la seguente: "Non è vero che l'Italia sia un Paese a forte vocazione imprenditoriale e che le nostre difficoltà di crescita dipendano quasi soltanto dagli ostacoli di natura pubblica (eccessiva tassazione, PA inefficiente, mancanza di infrastrutture). In realtà nessuno dei prodotti di successo ad alto contenuto di innovazione, in questi ultimi 20 anni, è stato progettato e prodotto in Italia".
- John Kay, editorialista del Financial Times, Other people's money (il cui titolo ricorda ampiamente il volume del consigliere della Corte Suprema Americana Louis Brandeis), che fustiga la finanza malata.
- Pierluigi Ciocca, Ai confini dell'economia, Aragno, 2016; un saggio via l'altro accompagnati dalla saggezza raffinata del "governatore mancato" di Bankitalia;
- Alessandro Robecchi, Di rabbia e di vento, Sellerio,2016;
- V. Lippolis, G.M. Salerno, La presidenza più lunga (di Giorgio Napolitano, presidente per 7 anni +2), il Mulino, 2016.Se proprio avete voglia di leggere roba tosta, proprio se non riuscite a prendere sonno, allora portate con voi anche il volume di Paolo Baffi (curato dal sottoscritto), Servitore dell'interesse pubblico. Lettere 1937-1989, Aragno, 2016, che verrà presentato l'8 settembre alla Biblioteca di Fregene con il presidente emerito della Repubblica Sen. Giorgio Napolitano.

Chiudo augurandovi buone vacanze con il messaggio di Padre Jacques Hamel, barbaramente sgozzato da due pazzi fanatici seguaci dell'ISIS: "Il tempo delle vacanze è anche tempo per il riposo, per gli incontri, per la condivisione e la convivialità. Un tempo per l'incontro con le persone a noi vicine, gli amici: un momento per prenderci il tempo di vivere qualcosa insieme. Un tempo per essere attenti agli altri, chiunque siano".


Buona estate a tutti.

lunedì 25 luglio 2016

Un libro per l'estate dello storico Sandro Gerbi: "I Cosattini, una famiglia antifascista di Udine"

L'Italia è divisa in due: chi legge, e chi non legge. Chi legge è più felice, bien sur, ma ancora più lieto è il lettore forte, colui che legge più di un libro al mese. Per tutti, comunque, ci sentiamo di consigliare un libro per l'estate: "I Cosattini. Una famiglia antifascista di Udine" (Hoepli editore, 2016), scritto da Sandro Gerbi, storico di vaglia. nel Belpaese circolano sedicenti storici, che interpretano molto mentre frequentano poco gli archivi, Gerbi inizia un lavoro partendo dal basso, dalle fonti, senza le quali la storia non si fa. Già in passato Gerbi ci ha dato una lezione scrivendo - con un altro segugio d'archivio, Raffaele Liucci - un interessante biografia su Indro Montanelli (edito sempre da Hoepli), che svela quanto fosse fantasioso (anche nel raccontare) il giornalista di Fucecchio.
Non a caso, dopo i ringraziamenti di rito, Gerbi dedica una pagina intera alle fonti archivistiche.

"I Cosattini? Mai sentiti nominare. Questo il tipico commento di studiosi e amici quando raccontavo loro l'argomento del mio libro", così l'attacco di Gerbi, che ringraziamo per averci fatto conoscere un pezzo di storia italiana.

Il "capostipite", avvocato Cosattini, è stato per tre legislature (tra il 1919 e il 1926) un deputato socialista di spicco e, in seguito, primo sindaco di Udine dopo la Liberazione.

Gerbi ci porta subito dentro la Storia, 30 Maggio 1924: "Giacomo Matteotti ha appena finito il suo vibrante discorso, in cui ha contestato - per i brogli e le violenze squadristiche - la validità dell elezioni politiche del 6 aprile, vinte dai fascisti (...). Cosattini, che di Matteotti era amico e compagno (nel Partito socialista unitario) si congratula con lui per il coraggio e il vigore dimostrato in aula. Al che Matteotti risponde: "Ora preparatevi a fare la mia commemorazione". Un lucido presagio, visto che il 10 giugno sarebbe stato rapito in auto da sicari fascisti sul Lungotevere Arnaldo da Brescia e barbaramente trucidato".

Gerbi ci conduce per mano non solo nella biografia di Giovanni Cosattini, ma anche raccontandoci la storia di una famiglia - antifascista - lungo il corso di due generazioni. Dal micro scopriamo il macro, il "secolo breve", il fascismo, l'ostracismo della "meglio gioventù", la Resistenza

Mi ha colpito la vicenda di Luigi Cosattini (1913-1945), primogenito, una brillante carriera scolastica fino a conseguire l'abilitazione alla "libera docenza" in Diritto Civile" a Padova. Amico di Norberto Bobbio, giocò un ruolo nella Resistenza a Udine nelle file del Partito d'Azione. Deportato a Buchenwald, non fece più ritorno. Il 25 luglio 1943, dopo che il Gran Consiglio del Fascismo ha defenestrato Benito Mussolini, scrive ai genitori: "Chissà cosa ci si prepara: ma certo ora, in un momento, l'Italia è in piedi, è pronta a tutto, è fresca, è giovane. Può guardare serenamente al futuro. E, in sostanza, ha cancellato da sè la sua grande vergogna".
Sono proprio parole di verità quelle di Natalia Ginzburg: "Allora io avevo fede in un avvenire facile e lieto, ricco di desideri appagati, di esperienze e di comuni imprese. Ma era quello il tempo migliore della mia vita e solo adesso che che m'è sfuggito per sempre, solo adesso lo so".

Emma, la figlia minore di Giovanni Cosattini, sposò giovanissima Giovanni Enriques, manager all'Olivetti e imprenditore (la fece rinascere) alla casa editrice Zanichelli. Dopo la nascita di Federico e Lorenzo, Emma si ammalò di febbre tifoidea e morì a soli 25 anni.
Di Giovanni Enriques voglio ricordare un refrain valido quanto mai: "Sono gli uomini che fanno le cose". Diamoci da fare, bando alla pigrizia, andiamo alla Hoepli a comprare un volume che merita di essere letto.

lunedì 18 luglio 2016

Più leggi, più guadagni, ecco il risultato di un'interessante ricerca

Si legge sempre di meno. Distratti da Facebook, Whatsapp, Twitter e chat varie siamo in balia dei social media. Poco tempo rimane per leggere. E comunque per leggere - specialmente saggi - ci vuole anche tempo mentale, silenzio e disposizione d'animo.

Si avvicinano le vacanze. Speriamo che gli italiani trovino il tempo per leggere. Ne vale la pena. La vita è più ricca se si legge. E, secondo una ricerca recente, si diventa anche più ricchi, in termini di soldi. Forse con questa motivazione qualcuno sarà incentivato a farlo.

L'indagine Share - Survey of Health, Ageing and Retirement in Europe - ha analizzato il comportamento di oltre 25mila europei nati tra il 1920 e il 1956. Secondo due docenti di economia dell'Università di Padova. Gugliemo Weber e Giorgio Brunello - crescere in casa con almeno una scaffale di libri è una specie di assicurazione sui guadagni futuri.

Weber e Brunello si sono concentrati sugli alunni che avrebbero lasciato la scuola a 11 anni e invece hanno continuato gli studi per effetto dell'innalzamento dell'obbligo scolastico (riforma della scuola media con obbligo di studio fino a 14 anni è del 1963).


Illustrazione di Guido Scarabottolo
Secondo lo studio, ciascun anno di istruzione scolastica in più ha avuto come effetto un miglioramento nel reddito del 5 per cento per chi aveva meno di dieci libri (extrascolastici) a casa quando era scolaro, e un significativo miglioramento del reddito (21%) di chi aveva più di dieci libri in casa.

Si legge per diventare migliori. Mi rifaccio a Marguerite Yourcenar: "Fondare biblioteche è come costruire ancora granai pubblici, ammassare riserve contro l'inverno dello spirito che da molti indizi, mio malgrado, vedo venire".

Se aiuta anche a livello economico, meglio.
da PensieriParole

lunedì 11 luglio 2016

Brexit, caso clamoroso di suicidio collettivo

Mentre ero in fila a Wimbledon, fin dalla mattina presto, per cercare di entrare sul mitico Campo Centrale, mi guardavo intorno per capire se gli inglesi intorno a me fossero consapevoli delle conseguenze del voto per l'uscita dall'Unione Europea.
Credo sia stata una scelta nefasta, per loro stessi in primis, e poco consapevole. Secondo google, il giorno dopo il referendum, venerdì 24, la seconda domanda più chiesta sulla rete era "Cos'è l'Unione Europea?". Come dire, dopo aver votato, gli inglesi si informano sulle funzioni, il ruolo, i compiti dell'Unione Europea.

A Londra il mercato immobiliare è fermo da mesi e ora gli affitti stanno scendendo a rotta di collo. Tutti vogliono rinegoziare i canoni. E nel frattempo i fondi immobiliari - che hanno dato senza senso la possibilità agli investitori di uscire prima di 5 anni - hanno sospeso i rimborsi. Come scrive il corrispondente del Corriere della Sera Fabio Cavalera "Se si congelano i flussi di capitali stranieri e i prezzi calano, se il valore delle case acquisite dalle famiglie col mutuo va in caduta, allora cosa può accadere? (...) A Londra anche i più accaniti europeisti non sorridono più".

Si è parlato poco sui giornali sulle conseguenze per le università inglesi. Con l'uscita del Regno Unito dalla UE, i fondi europei alla ricerca svaliscono. Le università uk potrebbero perdere 790 milioni di sterline che ogni anno ricevono come grants dalla UE per la ricerca. I professori a Oxford e Cambridge sono decisamente preoccupati.

Il commentatore di punta del Financial Times Martin Wolf scrive che è solo l'inizio del declino per il Regno Unito: "This referendum is not the end of the discontent, but the beginning of what is likely to be still greater and more pervasive discontent. (...) Se il Regno Unito è determinato a introdurre alcuni controlli sugli immigrati (di altri Paesi dentro la UE), come molti Leavers desiderano, gli altri Paesi della UE non permetteranno l'accesso completo al mercato unico".

Andy Murray, Wimbledon champion 2016
Andy Murray, dopo aver battuto in finale il montenegrino (naturalizzato canadese) Raonic, ha detto a David Cameron, primo ministro inglese dimissionario dopo la Brexit:"Meglio fare il tennista che il politico, di questi tempi". Murray, da scozzese, ha votato sì, ed è troppo educato per dire a Cameron che indire il referendum per risolvere una lite interna al partito Conservatore è stata una scelta disastrosa. Meno male che i saggi costituenti italiani hanno scritto a chiare lettere che i trattati internazionali firmati dall'Italia non sono soggetti a referendum. Il popolo su questioni complesse deve delegare la scelta a chi governa. Cosa avrebbe votato il popolo Americano nel 1943 se Franklin Delano Roosevelt avesse chiesto ai cittadini se volevano mandare i loro figli a morire sulle coste francesi della Normandia per liberare l'Europa da Hitler?

lunedì 27 giugno 2016

La sofferenza del bambino, uno sguardo sull'attività della Fondazione Giancarlo Quarta


Il nuovo sindaco di Milano Beppe Sala - a cui facciamo i migliori auguri di buon lavoro - ha efficamente e in breve tempo scelto la giunta, gli assessori che con lui gestiranno la città.
Come tutti i suoi predecessori potrà avvalersi della comunità milanese, densa di persone desiderose di impegnarsi a favore della comunità.
Un caso concreto che voglio sottoporre alla vostra attenzione è la Fondazione Giancarlo Quarta, Onlus per la ricerca scientifica di particolare interesse sociale. Le aree di ricerca della Fondazione GQ riguardano le Percezioni Esistenziali delle Giovani Generazioni e la Relazione di Cura, in ambito clinico e sociale.
L'ultima iniziativa della Fondazione Giancarlo Quarta ha riguardato "Lo sguardo sulla sofferenza del bambino". Il 16 giugno scorso diversi relatori si sono alternati per dibattere sulla "Carta relazionale" diretta ad alleviare la sofferenza del bambino malato.
Dopo l'intervento introduttivo della fondatrice e presidente Lucia Giudetti Quarta, il managing director della Fondazione Alan Pampallona ha rimarcato il fatto che "La relazione è un atto medico che soddisfa precisi bisogni del paziente e dei suoi familiari". A tal fine la Fondazione ha riunito un pool interdisciplinare composto da oltre 100 medici, psicanalisti, sociologi e giornalisti con l'obiettivo di aiutare il personale sanitario nel difficile compito di relazionarsi a un bimbo malato grave e alla sua famiglia.
La Carta sarà proposta ai Reparti di Pediatria degli ospedali italiani perchè la adottino. I cinque punti principali della Carta sono i seguenti:

1. Dire la verità, con opportuni tempi e modi, per aiutare il bambino a capire cosa sta succedendo; anche il bambino a bisogno di comprendere la sua situazione. Il prof. Momcilo Jankovic ha portato delle testimonianze dirette - commoventi - di bambini in cura affetti da gravi patologie.

2. Costruire un rapporto di fiducia per soddisfare il bisogno del minore di sentirsi protetto e sicuro;

Enrico Finzi
3. Dare speranza e non illusione e massimizzare la felicità possibile; come diceva Charlie Chaplin, "un giorno senza sorriso è un giorno perso". E' necessario far prevalere il sorriso, anche nelle situazioni più ardue. Allo stesso tempo la manifestazione del sorriso è efficace solo se è autentica. Su questo punto l'intervento di Enrico Finzi, ricercatore (da tempo immemorabile) delle scienze sociali è stato memorabile.
Finzi, gioviale anche quando parla di temi difficili, ha insistito sul fatto che la felicità umana è possibile anche in condizioni gravi e ansiogene: "Conta la gravità percepita e non la gravità reale". Inoltre è decisiva l'empatia, essere circondati da persone che riescono a sentire le tue emozioni.
Finzi ha descritto la "strategia della felicità" partendo dalla relazione, che aiuta la cura e migliora il clima all'interno dell'organizzazione. Va valorizzato il sorriso, non quello beota, di convenienza: "Conta il sorriso vero, non gentilmente falso. Gli inconsci si parlano, come diceva Freud". L'assenza di sorriso, combinata con la freddezza tecnica è nociva. Senza dimenticare che il sorriso è di aiuto anche al donante, non solo al ricevente. E' bella la vita che si apre e si chiude con un sorriso.

4. Ascoltare i bisogni del bambino, riconoscendolo come specifico individuo; i bambini ci guardano e ci giudicano, sono capaci di giudizio, anche se viene espresso con mezzi e codici differenti da quelli dell'adulto.

5. Orientare i genitori nelle decisioni, a volte difficili.

Speriamo vivamente che l'assessore allla Sanità della Regione Lombardia Giulio Gallera, presente all'incontro, mantenga le promesse e faccia il possibile per l'applicazione della "Carta relazionale" negli ospedali lombardi.
Menzioniamo il fatto che il documento "Carta relazionale" è disponibile e sottoscrivibile sul sito della fondazione a questo indirizzo http://www.fondazionegiancarloquarta.it/notizie/sottoscrizione-carta/

Nelle carte del convegno si ricorda una riflessione del prof. Eugenio Borgna: "la cosa più preziosa che puoi ricevere da chi ami è il suo tempo. Non sono le parole, non sono i fiori, i regali. E' il tempo. Perchè non torna indietro, quello che è stato dato a te è solo tuo, non importa se è un'ora o una vita".

Chiudo con un ricordo personale. Più di vent'anni fa mio padre mi introdusse alla lettura dei saggi di Umberto Galimberti, che insisteva sulla differenza tra medicina d'organo e medicina di relazione. E' bello dopo parecchio tempo vedere che si torna con saggezza sugli stessi temi.

lunedì 20 giugno 2016

Per uscire dal mondo Neet, la propensione al rischio è fondamentale #GiovaniGenerazioni

Le analisi, i sondaggi ci rivelano sempre più un paese dicotomico. Non solo Nord/Sud, ma anche in altri ambiti. Pubblico/privato. Piccola impresa vs media impresa (o grande).

Con la fine dell'età fordista, decisivo risulterà nel futuro la disponibilità a rischiare da parte delle giovani generazioni. Una percentuale di questi sono vogliosi di rischiare, mentre altri sono assopiti, delusi, senza nè arte nè parte. La comodità è diventata una bussola di tanti comportamenti. Si evitano le prove più impegnative e faticose pur di rimanere nel proprio bozzolo, pigri e molli. I cosiddetti Neet, no employment, no education or training. Milioni di persone, ormai in tutta Europa.

Mi ha colpito di recente l'intervista di Sette/Corriere della Sera a Phil Knight, fondatore di Nike: "Ai ragazzi di oggi dico: lo so che trovare lavoro è difficile, ma non accontentatevi di un impiego e nemmeno di una carriera. Cercate una vocazione. (...) Questi giovani sono pessimisti. E rischiano atteggiamenti rinunciatari".
No, rinunciare a provarci non è ammissibile. Almeno uno ci deve provare.

Nel suo ultimo volume Una bambina senza stella (Rizzoli, 2015), la psicologa clinica e docente universitaria Silvia Vegetti Finzi scrive: "Per quanto nella nostra biografia il destino possa appparire determinante, è sempre possibile reperire margini di libertà e autonomia che consentono, almeno in parte, di divenire protagonisti della nostra vita e autori della nostra storia.
(...) In questi anni in cui i genitori, per proteggere i figli da ogni male, impediscono loro di tentare, di sbagliare e riprovare, vorrei testimoniare che i bambini possono, almeno in parte, prendersi cura di sè, aiutarsi, consolarsi e diventare grandi utilizzando le loro potenzialità, le loro risorse. Sono ancora privi di esperienza, è vero, ma la vita s'impara solo vivendo. (...) Senza rischi non si cresce e chi non ha mai affrontato il dolore non ha potuto produrre anticorpi che difendano dallo sconforto e dalla disperazione".

Care mamme, coccolate meno i vostri figli. Non viziateli. Lasciateli sbagliare così che possano conquistare autonomia, coraggio e voglia di intraprendere nuove iniziative. Altrimenti la paura del futuro avrà la meglio.

Giovanni Rana, il re del tortellino, tanto tempo fa mi diceva saggiamente: “Io ho consentito a mio figlio Gianluca di sbagliare. Fondamentale è stato farlo sbagliare, senza intervenire prima”.

Pretendere che i ragazzi non sbaglino è alquanto infantile” (Sandro Veronesi, cit.).

lunedì 13 giugno 2016

Stefano Parisi, finto liberalizzatore, ha creato il "mostro" Milano Ristorazione. Beppe Sala è da votare pancia a terra

Il candidato sindaco del centrodestra Stefano Parisi si vanta nella sua biografia di essere stato segretario comunale, alias city manager con il sindaco Gabriele Albertini nei primi anni del suo primo mandato, dal 1997 al settembre 2000, quando ha abbandonato e si è insediato all’EUR in qualità di direttore generale di Confindustria, scelto dal nuovopresidente di allora Antonio D’Amato.
Nel suo programma Parisi scrive tra le altre cose – al punto 11 : “Nella Milano che vogliamo, cittadini e imprese non saranno oppressi dall’eccessivo peso della tassazione locale. Le tasse sono il prezzo che paghiamo per i servizi: ma troppo spesso questo prezzo è sproporzionato, e l’eccessivo interventismo del Comune penalizza società civile e terzo settore”.

Quindi ne deduciamo che il centrodestra spinge per avere meno pubblico e più privato. Ma dal dire al fare c’è di mezzo il mare. Infatti nel passato Parisi ha fatto esattamente l’opposto. Come si può leggere sul sito di Milano Ristorazione , la società partecipata al 100 per cento dal Comune di Milano, Milano Ristorazione S.p.A. viene costituita con delibera del Consiglio Comunale di Milano nel mese di luglio 2000 ed inizia ad espletare l'attività di gestione di ristorazione collettiva, verso utenza scolastica e verso altra utenza, dal 1 gennaio 2001”.

Si evince che nel luglio 2000, con Stefano Parisi city manager, viene costituita una società “mostro”, una delle tante partecipate comunali che non potranno mai funzionare in modo efficiente, mal organizzata, con i pasti immangiabili (ci ricordiamo le cause promosse dai genitori davanti al Tar sulla qualità delle materie prime), disservizi continui, con i sindacati onnipresenti, consapevoli che mai alcun lavoratore potrà essere licenziato (nel settore pubblico, Ichino docet, la produttività è molto più bassa che nel privato).
Con tutti i problemi che ha il sindaco di Milano, è possibile che debba gestire anche le mense? Non si può lasciare questo compito al mercato? Perchè deve essere il Comune a nutrire i nostri figli? Dobbiamo pensare che il Comune sia più bravo e faccia da mangiare meglio? Non è evidentemente così. A chi si deve questa logica statalista? Alla sinistra di Bertinotti? Alla Cgil? Nossignori, si deve al duo Albertini-Parisi, che nei primi mesi del 2000 hanno lavorato per la creazione dell'ennesima partecipata comunale.

Perchè Milano Ristorazione non può funzionare bene? Per mancanza di concorrenza. Qualsiasi fenomeno economico funziona per incentivi. Se questi non ci sono o sono distorti, l'economia non funziona. Siccome il Comune di Milano non può revocare il mandato della fornitura alle mense a Milano Ristorazione, questa partecipata non avrà alcun incentivo a fare bene, a migliorare il servizio, che lascia molto a desiderare. Solo con un enforcement bello e chiaro, Milano Ristorazione funzionerebbe.

Significa che se, e solo se, il Comune di Milano potesse dare disdetta al contratto di servizio, Milano Ristorazione, motivata da tale minaccia, sarebbe costretta ad essere competitiva. Invece non è così. Qualsiasi disservizio non ha un costo tangibile, una conseguenza concreta. Se un genitore ha il figlio malato paga lo stesso il servizio mensa. Se il servizio non c’è per sciopero, si paga lo stesso. Se il cibo è immangiabile, il fornitore non si può cambiare. Come nella Russia di Breznev, o mangi questa minestra o ti butti dalla finestra.

Se anche ci fosse sul mercato un competitor che fornisse un servizio mensa a cinque stelle con lo stesso costo, il Comune non potrebbe utilizzarlo perchè Milano Ristorazione senza il mandato del proprio azionista - il Comune di Milano, appunto -, chiuderebbe seduta stante.


Ha perfettamente ragione Francesco Giavazzi che nel suo “Lobby d’Italia” (Rizzoli, BUR, 2005) scrive: “La forza di queste corporazioni dipende dalla loro impunità: se l’impresa è monopolista [...] trasferirà i maggiori costi sui consumatori; se è pubblica, e perde, pagherà Pantalone”.

Come ripete spesso il presidente emerito Carlo Azeglio Ciampi, la credibilità di una persona deriva dai suoi comportamenti passati. Ne deriva che Stefano Parisi, candidato sindaco di Milano è poco credibile.

Ecco perchè domenica 19 giugno al ballottaggio di Milano bisogna recarsi al seggio e votare con convinzione Beppe Sala, uomo serio, capace, competente, che ha dimostrato con Expo di saper mantenere le promesse.

lunedì 6 giugno 2016

Chi fa i compiti a casa non sarà disoccupato

Ogni fine anno, che termina impropriamente a inizio giugno (lasciando le famiglie nella m.), parte la polemica sui compiti delle vacanze. Maurizio Parodi, dirigente scolastico, con il volume "Basta compiti, non è così che s'impara" si è fatto promotore, anche attraverso una petizione su change.org, dell'abolizione dei compiti a casa, e quindi a maggior ragione dei compiti per le vacanze.

Parodi ha scritto anche una lettera a Repubblica dove illustra le sue ragioni: "La scuola italiana è ai vertici delle classifiche per "analfabetismo funzionale, "incapacità di compensare le disuguaglianze", "dispersione scolastica", "stress degli studenti", e guarda caso, per la mole esorbitante dei compiti a casa: il doppio di quelli assegnati nelle scuole degli altri Paesi".

Parodi cita la scuola finlandese tra le migliori del mondo sostenendo che i compiti non sono previsti.
A Parodi ha replicato, sempre su Repubblica, il professor di biologia molecolare Piero Luigi Ipata - già citato da me l'anno scorso nel post "I compiti delle vacanze sono utili e fanno la differenza": "E' vero che in Finlandia i compiti a casa sono stati aboliti, ma i ragazzi finlandesi rimangono a scuola per 8 ore al giorno, in ambienti molto più accoglienti dei nostri, contro le 4-5 degli italiani, e i "compiti a casa" li fanno a scuola. I professori seguono un iter molto più duro del nostro, basato su conoscenze scientifiche, psicologiche e pedagogiche, da dimostrare attraverso un test assai complesso, prima di poter entrare in una classe a insegnare, fra l'altro seguiti per tre anni da un tutor".

Ah la didattica! Quanto avremmo bisogno di insegnanti capaci di insegnare e accalappiare l'attenzione dei nostri ragazzi. Come diceva il filosofo Umberto Galimberti, a 15/20 anni si impara per fascinazione.

A parte le mie ragioni illuministiche, basate sulle considerazioni empiriche di Malcolm Gladwell, ho trovato un commento su facebook meno forbito ma più ficcante: “Mi sono diplomato nella scuola progressista postsessantottina con 60/60 e non sapevo un cazzo di niente. Mio padre, figlio di mezzadri, in quella del ventennio e parlava correntemente in latino. I nostri figlioli culoni obesi che la mattina hanno i soldi in tasca per fare colazione al bar non aspettano altro che queste notizie per fare quello che gli pare”.

Buone vacanze a tutti i ragazzi. Chi terrà la testa in allenamento con giochi cognitivi, cruciverba, letture, tornerà a settembre con una marcia in più.