lunedì 21 ottobre 2013

La cassa integrazione in deroga è uno strumento sbagliato e danneggia i lavoratori

E' notizia di qualche giorno fa che la Regione Sicilia ha approvato la delibera di finanziamento della Cassa Integrazione in deroga per i lavoratori della Fiat di Termini Imerese (ha interrotto la produzione a fine 2011), che, tra cassa integrazione ordinaria e straordinaria (a zero ore), si lavora a singhiozzo dal 1995. E dal 2006 non si produce più nulla. E non potrebbero certamente tornare a lavorare perchè dopo 7 anni di inattività, di freezer, non sanno più come è fatto il mondo lavorativo.

Il 9 aprile scorso il Consiglio regionale lombardo ha votato all’unanimità – bipartisan – la richiesta al Governo di sblocco dei fondi per coprire la cassa integrazione fino a dicembre. Nell’attesa dei fondi veri, la mozione approva l’anticipo dei fondi, dopo che il governo pare abbia rassicurato sul prossimo invio delle risorse.

Per la sola Lombardia si tratta di circa 300 milioni di euro.
Premetto subito che si tratta di una scelta sbagliata.

Partiamo dal principio. La cassa integrazione guadagni (CIG) è un ammortizzatore sociale nato per ammorbire le conseguenze negative il ciclo economico. E’ quindi uno strumento congiunturale. Se produco 100 il trimestre X e il trimestre Y produco 70, l’INPS interviene a colmare la domanda di lavoro con il fondi costituiti ad hoc grazie ai contributi dell eimprese e dei lavoratori. Le ore lavorate si riducono ma il salario viene quasi integralmente (80%) mantenuto uguale.

Nel 2009, dopo il fallimento di Lehman Brothers nel settembre 2008, il governo Berlusconi - in particolare ci lavorarono ministri Sacconi e Tremonti - istituì la cassa integrazione in deroga.
Tutti o quasi sanno che cosa è la cassa integrazione, ma pochi sanno come funziona la cassa in deroga, che significa derogare alle norme sulla cassa integrazione ordinaria e straordinaria. Visto che in Italia la deroga e l’emergenza sono criteri dominanti, il periodo di vigenza della cassa in deroga è stato prorogato sia nel 2010, che nel 2011 che nel 2012. E così sarà nei secoli dei secoli. Amen.

La cassa in deroga è un intervento di integrazione salariale a sostegno di imprese o lavoratori non destinatari della normativa sulla cassa integrazione guadagni. Spetta a tutti i lavoratori subordinati, dipendenti da aziende che operino in determinati settori produttivi (artigiani, commercio) o specifiche aree regionali, individuate in specifici accordi governativi.

E’ quindi uno strumento discrezionale, non universalistico che favorisce alcune imprese e non altre. Inoltre non prevede per le imprese beneficiarie alcun tipo di contributo, al contrario della CIG ordinaria. Friedman sosteneva che non esiste pasto gratis, qui in Italia eccome.

La CIG in deroga non incentiva in alcun modo il lavoratore a cercarsi un’altra occupazione. Illude quindi in molti casi il lavoratore del miglioramento delle sorti delle aziende. Ci sono casi in cui l’azienda è chiusa e in liquidazione, ma il lavoratore beneficia della cassa in deroga. Ma l’impresa non riaprirà mai.

La possibile replica è che non c’è possibilità di trovare lavoro. Ma un esperto come Pietro Ichino, intervistato da Linkiesta, dice: “Secondo i dati tratti dalle comunicazioni obbligatorie delle aziende alle Direzioni provinciali per l’impiego, anche in ciascuno di questi anni di gravissima crisi economica il mercato del lavoro italiano ha prodotto due milioni di contratti di lavoro subordinato regolare a tempo indeterminato. E il 12 per cento di queste assunzioni a tempo indeterminato, 240.000 nell’ultimo anno, ha riguardato persone con più di 50 anni di età. Non è vero, dunque, che per un ultracinquantenne trovare lavoro sia impossibile”.

Pietro Ichino
Sempre Ichino - ben più autorevole del sottoscritto - ha detto: "Sarebbe molto sbagliato continuare a intervenire con la cassa in deroga. Per due motivi. Il primo è che la cassa integrazione è una forma di previdenza; e la previdenza non è tale se i trattamenti erogati non sono prevedibili, se non sono una cosa su cui l’assicurato può fare affidamento. Ora, “cassa in deroga” significa che in base alle regole vigenti il trattamento non potrebbe essere attivato: esso viene erogato, appunto, sulla base di una ”deroga”, che di volta in volta può essere disposta oppure no, a discrezione dell’autorità regionale cui viene attribuito questo potere. In questo modo l’integrazione salariale non è più una forma di assicurazione, ma una forma di assistenza occasionale; e si perde l’effetto positivo – sul piano sociale e su quello macro-economico – della garanzia di continuità del reddito.
In secondo luogo la cassa integrazione, per sua natura, serve per tenere il lavoratore legato all’azienda da cui dipende, in situazioni nelle quali vi sia una ragionevole prospettiva di ripresa del lavoro nella stessa azienda. In questi anni, invece, la “cassa in deroga” è stata utilizzata per lo più in situazioni in cui quella prospettiva non c’era proprio. Come si è fatto largamente, del resto, anche con la cassa integrazione ordinaria e con quella straordinaria. Questo è un modo sbagliatissimo di affrontare le crisi occupazionali".

Vuoi vedere che nel 2016 saremo ancora qua a discutere della proroga della cassa integrazione in deroga, che avrebbe dovuto terminare nel 2012? Tito Boeri rammenta: “Non è rifinanziando in qualche modo la cassa integrazione in deroga (...) che si uscirà dall’emergenza”.

Qualche settimana fa, nel presentare a Valdagno con gli amici di Guanxinet il volume "Il sogno che uccise mio padre" (Rizzoli, 2013), Luca Tarantelli mi ha detto che suo padre Ezio usava dire che il lavoratore in cassa integrazione era come messo in una bara, fermo, come fosse in freezer. Se fosse vivo oggi parlerebbe di BARA INTEGRAZIONE.

E ai giovani chi ci pensa? Siamo alle solite. Gli ammortizzatori sociali sono costruiti per gli over-50 e pagati da tutti i contribuenti, compresi i giovani. Che si devono arrangiare. As usual.

3 commenti:

  1. cassa integrazione e lavoro in nero son le due facce della stessa medaglia. L'una propedeutica all'altra.
    Alberto

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  2. Strumento distorto, non c'è dubbio. E creato per fini impropri sin dall'inizio. Non sarei tuttavia così ottimista sulla naturale disponibilità di nuovi posti di lavoro. Credo serva una riflessione su quel tema e forse qualche elemento sostitutivo alla CIG. D'altra parte gli occupati sono meno di 23 mln in tutto, compresi determinati e partite iva. 2 mln di nuovi contratti indeterminati sembrano molti ed includere qualche effetto tecnico, non propriamente legato alle dinamiche del lavoro.

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  3. Invece di buttare soldi dalla finestra (facendo contenti i sindacati e i parassiti da loro difesi), si prenda spunto da quanto detto da Visco nel weekend e si investa in capitale umano: non solo scuole all'avanguardia, ma anche programmi di specializzazione professionale per chi ha perso il lavoro (come in Germania da un decennio e come in Spagna da circa un anno). Stiamo perdendo competenze con questo strumento iniquo, quando invece è necessario che ogni individuo della popolazione attiva si rimbocchi le maniche. Ma purtroppo a noi piace rimanere indietro come le balle del cane e pensare di avere il culo al caldo con i diritti corporativi.

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