lunedì 7 novembre 2016

La crisi della Banca Popolare di Vicenza è il frutto bacato di un sistema di potere

Due anni fa sono stato invitato dai miei amici di Guanxinet a Valdagno guidati da Maurizio Martini a fare da discussant al volume di Federico Fubini (oggi vicedirettore al Corriere della Sera) La via di Fuga. Il viaggio di Fubini è un viaggio nel tempo, dove le vicende della sua famiglia – con al centro il prozio Renzo Fubini – si intersecano con la crisi greca, e - con la tecnica del flash-back cara al mondo cinematografico – la crisi mondiale degli anni ’30.

In tale occasione conobbi Mario Balbo, una persona che ama ascoltare, distinguendosi rispetto a classico cicaleccio italico. Poche settimane fa Mario mi ha fatto avere un bel volume di Luigi Maistrello "Lo scontro" (prefazione di G.A. Stella, Reverdito editore, 2016), che narra la storia di (don) Bruno Scremin ("il prete ribelle", amico e maestro di Mario Balbo), che si è trovato a scontrarsi negli anni Sessanta/Settanta con il vescovo di Vicenza Mario Zinato ("il principe").

Bruno Scremin è nato povero e ha vissuto in povertà per tutta la fanciullezza. Entrato in seminario (1936-40) comprende fin da subito quale sia il valore principe: l'obbedienza: "E' uno degli aspetti di massima ipocrisia che avrei continuato a incontrare durante tutta la mia vicenda. Per loro l'obbedienza non significava solo negare ogni forma di libertà, a cominciare dalla propria libertà; era ben di più: era un atto di sfiducia verso le persone".

Maistrello, prete dal 1979, attualmente cappellano del carcere di Vicenza, raccoglie pazientemente la testimonianza di Don Bruno: "Si arrivava alla negazione di ogni forma di dialettica. La virtù assoluta era l'obbedienza! Un'obbedienza silenziosa, accettata, subita, voluta, senza dubbi, sempre e solo a senso unico...anche il tenere le mani in tasca...era visto come un gesto pericoloso" (vi ricordate il film "Il nastro bianco" di Michael Haneke?).
Lorenzo Milani
Don Bruno Scremin ricorda Don Lorenzo Milani, messo sotto processo dalle gerarchie vaticane, che non sopportavano la sua franchezza. Secondo Milani - vedasi "L'obbedienza non è più una virtù" - il motivo della discriminazione del povero nasceva dalla sua ignoranza, dal fatto di non conoscere il vocabolario a disposizione del ricco. Anche Don Bruno, quando si legò a Firenze alla Comunità dell'Isolotto, finì accusato: di istigazione a delinquere e turbativa di funzione religiosa del culto cattolico. Fu assolto. Il pubblico ministero era Pierluigi Vigna, che chiese l'assoluzione, dopo l'arringa difensiva di Lelio Basso, leader di PSIUP.

Bruno Scremin prende coscienza che l'obbedienza era usata per altri scopi, per difendere il potere, "un potere che asserviva, si ergeva sui privilegi". Negli anni Cinquanta Vicenza era considerata la "sacrestia d'Italia". In sacrestia veniva deciso tutto, dalle liste elettorali della Democrazia Cristiana alle nomina dei consigli di amministrazione delle banche, dei consorzi, delle azienda pubbliche, delle direzioni sanitarie. Mariano Rumor scalava i vertici della DC nazionale.
Il magnifico romanzo di Goffredo Parise Il prete bello è del 1954. La borghesia vicentina non apprezzò il suo capolavoro. Secondo Scremin i vicentini erano abituati ad avere il "prete di famiglia" devote e silenzioso. Spesso il regno dell'ipocrisia, della falsità, dei sepolcri imbiancati.

Mentre scorrevo le pagine dello "Scontro", mi sembrava di leggere la storia del banchiere Gianni Zonin, che ha costruito negli anni un sistema relazionale così forte (basato sull'obbedienza) da rimandare in lungo la crisi della Banca Popolare di Vicenza, da lui guidata fin dai primi anni Novanta
Me lo immagino Zonin a cena con il vescovo (qui un comunicato della Caritas di Vicenza che celebra un assegno di 50mila euro ricevuto dal vescovo Cesare Nosiglia direttamente dalle mani di Zonin) e qualche magistrato amico della Procura (pronto a evitare di procedere anche in presenza di relazioni ispettive della Banca d'Italia). Un sistema inafferrabile e protetto. Il frutto tardivo della potenza elettorale della Democrazia Cristiana, la "Balena bianca", che in Veneto ha sempre stradominato.


Il vescovo Carlo Zinato (dal 1943 al 1971) usava spostarsi nelle parrocchie della diocesi con una lussuosa Mercedes, dono degli industriali. Ricorda il giudice istruttore Luciano Infelisi, amico dei Caltagirone, che girava con una BMW e radiotelefono, regalatagli dal banchiere Roberto Calvi (secondo la testimonianza al processo della moglie Clara).

Gianni Zonin
Secondo Scremin, "il vescovo non accettava mai i consigli degli altri...era "ontologicamente sordo". Così come Gianni Zonin, che si rifiutava di ascoltare i consigli della Banca d'Italia, che voleva fosse modificato il metodo di calcolo del prezzo della singola azione della Banca (non quotata). Mentre i prezzi delle banche quotate si squagliavano come neve al sole, il prezzo della BPVI cresceva negli anni. E i risparmiatori venivano convinti - ci vuole l'ora di educazione finanziaria obbligatoria nelle scuole -  che una società non quotata è meno rischiosa di una quotata. Rob de matt!
Nel frattempo Zonin - con il fidato parente Samuele Sorato, nominato alla bisogna amministratore delegato - costruiva il sistema delle "operazioni baciate": si finanziava un cliente e in cambio quest'ultimo comprava azioni della Banca. Il tutto senza dedurre l'operazione - illecita - dal patrimonio a fini di Vigilanza della banca. Se si annacqua di proposito il patrimonio dell'istituto di credito, se non si accantona il giusto per i crediti incagliati, se non si svalutano i bad loans (come invitava sempre a fare Luigi Arcuti), se si finanziano operazioni immobiliari senza senso, se non si analizza con serietà il merito di credito, la banca chiude.

Don Bruno Scremin è morto nel 2010, dopo aver curato negli ultimi anni della sua vita i malati terminali di Aids. La sua storia illumina un periodo storico, una logica di potere della Chiesa al servizio di interessi nefasti, che, invece di supportare il territorio - parola abusata -, lo uccidono. Come ha scritto Marco Vitale nel ricordare Ezio Vanoni, "la dottrina sociale della Chiesa è una pratica che la maggior parte della Chiesa ignorerà totalmente, attratta dalle sirene e dalle mode socialistoidi e collettiviste". E dai banchieri incapaci, aggiungo io.

Banca del territorio? Una farsa smascherata.Vi ricordate l'espressione "debitori di riferimento" usata dal banchiere (serissimo) Sergio Siglienti? Ecco, la crisi della BPVI non può essere attribuita solo a Zonin, classico capro espiatorio. Bisogna leggere Goffredo Parise e Luigi Maistrello per capire la vera origine del disastro.

lunedì 31 ottobre 2016

Il caso Ilaria Capua: l'operato di alcuni magistrati lascia molto perplessi

Ilaria Capua
Lo scorso 28 settembre la deputata Ilaria Capua, scienziata di fama mondiale, si è dimessa dal Parlamento (era stata eletta nel 2013 con Scelta Civica). E' una grave perdita per la Camera dei Deputati, che infatti ha approvato le dimissioni senza problemi.
Ilaria Capua è stata vittima di un'inchiesta che per anni l'ha costretta a difendersi da accuse infamanti, "traffico internazionale di virus, associazione a delinquere, epidemia, tentata epidemia".  La cagionata epidemia è punita con l'ergastolo. La storia in dettaglio è raccontata qui.

Dopo anni di inchieste e indagini, la procura di Verona chiude il caso con il classico "Il fatto non sussiste".

Nel suo discorso alla Camera, da leggere per intero, Capua ha definito l'inchiesta “un incubo senza confini e una violenza che non solo mi ha segnata per sempre, ma che ha coinvolto e stravolto anche la mia famiglia”. Ha poi parlato con nettezza del fattore tempo e della dignità.

"Nell’affrontare ogni giorno in questa Camera la mia nuova condizione di «persona non credibile», e oltretutto accusata di crimini gravissimi, ho vissuto sulla mia pelle per oltre due anni, come la mancanza di credibilità non mi stesse permettendo di portare avanti quello per cui mi ero impegnata con i miei elettori. E qui torno alla parola rispetto – perché è proprio la combinazione del rispetto per i miei elettori ed il rispetto per me stessa che – come se fossero parte di un algoritmo – mi ha fatto comprendere che in quelle condizioni non stavo utilizzando al meglio il tempo che avevo a disposizione.
Sì, perché non ci piace pensarlo, ma ognuno di noi ha un tempo limitato che gli resta da vivere – e utilizzare al meglio quel tempo è una forma di rispetto verso se stessi e verso gli altri. Anzi un dovere. Ho sentito quindi, che fosse giunto il momento di tornare ad usare il mio tempo al meglio, di tornare nel mondo scientifico, purtroppo non in quello italiano, in un ambiente nel quale non avessi mai perso la credibilità e nel quale fossi riconosciuta ed apprezzata".

Paolo Mieli si illude se pensa che qualcuno chieda scusa.

Oggi Ilaria Capua lavora in Florida, direttrice del centro di eccellenza "One Health". Un'altro cervellone che se ne va dal Belpaese.

Adolfo Beria d'Argentine
Un magistrato di alto livello come Adolfo Beria d'Argentine - consigliere del Csm, giudice istruttore e poi Procuratore Generale presso la Corte d'Appello di Milano - cercò di far sentire la sua voce al fine di rendere più selettivo il concorso per entrare in magistratura. In una lettera a Paolo Baffi del 26 giugno 1983, Beria scrive:

Signor Governatore, (...). Al convegno sul segreto bancario non ho fatto altro che ripetere...come esempio esemplare di cosa non deve fare il giudice la vicenda che Lei e Sarcinelli ha vissuto. Certo è che con il sistema di reclutamento dei giudici che, nonostante i nostri sforzi, la classe politica non vuole modificare si mette l'onore, la libertà, il patrimonio dei cittadini in mano a laureati in legge di cui si è accertato solo un minimo di conoscenza di nozioni di diritto e non altro! La stessa maturità mentale ed equilibrio viene attestata da un qualsiasi ufficiale sanitario comunale che non vuole certo mettersi contro il futuro "signor giudice"!  (ASBI, Carte Baffi, Governatore Onorario, cart. 6, fasc. 19).

Chiudo con una massima di Adolfo Beria d'Argentine che vale oggi quanto mai: "Il giudice è quella persona che deve mantenere la mente fredda in un ambiente caldo".

P.S.: se volete approfondire, leggete l'intervista di Ilaria Capua a Claudio Cerasa, direttore del Foglio

lunedì 24 ottobre 2016

L'Europa non comprende assolutamente il fenomeno Trump. The Donald può vincere perchè l'America è molto diversa da come la conosciamo

In Europa pensiamo che gli Stati Uniti siano la California, il New York Times e il Washington Post. Invece l'America è ben diversa. La Bible Belt non sappiamo quanto sia rozza, grezza, e popolata dai seguaci del Ku Klux Klan.

In un post del maggio scorso scrivevamo: "l'ignoranza dell'americano medio spesso è abissale. Noi siamo subito pronti a criticare le nostre scuole e i nostri insegnanti. Ma non abbiamo idea di quanta ignoranza ci sia nelle High School americane. Solo all'Università colmano i gap con la Vecchia Europa".

Il problema, serio, in tutto il mondo, è la divaricazione del tenore di vita tra classi agiate e non. La scomparsa della classe media è il fattore decisivo. Nella recente intervista di Barack Obama a Repubblica, il presidente degli Stati Uniti insiste sulle politiche economiche inclusive: "La nostra sfida, quindi, è quella di fare in modo che i benefici dell'integrazione siano condivisi più ampiamente e che eventuali problemi economici, politici o culturali, siano affrontati correttamente. Ciò richiede politiche economiche inclusive, che investano fortemente nei nostri cittadini dando loro istruzione, competenze e la formazione necessaria per aumentare gli stipendi e ridurre le disuguaglianze. Richiede un sistema di scambi commerciali che protegga i lavoratori e l'ambiente. Richiede di tenere alti i nostri valori e tradizioni in quanto società pluraliste e diverse; e di rifiutare una politica di "noi" contro "loro" che cerca di fare di immigrati e minoranze un capro espiatorio".
Obama centra il punto, e parla di "capitalismo senz'anima": "ho messo in guardia contro un capitalismo senz'anima che avvantaggia solo i pochi in alto e che contribuisce alla disuguaglianza e a un gran divario tra ricchi e poveri...Abbiamo bisogno di forti reti di sicurezza per proteggere le persone in tempi di difficoltà. E dobbiamo continuare a lavorare per frenare gli eccessi del capitalismo adottando standard più severi per il settore bancario e in materia fiscale, e una maggiore trasparenza, per aiutare a prevenire le ripetute crisi che minacciano la nostra prosperità condivisa".

Nella transizione delle economie occidentale da prevalentemente manifatturiere a concentrate sui servizi, sarà decisiva la conoscenza, l'abilità intellettuale, le competenze. E molti rimarranno fuori, se non hanno la formazione adeguata.

Michelle Obama
Questo spiega come mai Hillary Clinton non è in testa ai sondaggi con 50 punti di vantaggio. Federico Rampini ha scritto correttamente che "il margine ridotto non è quello che ci si aspetterebbe per una candidata qualificata, esperta, competente, che affronta un cialtrone, egomaniaco, narcisista, imbroglione e bugiardo, incompetente e inaffidabile".

Dopo il terzo dibattito Trump-Clinton - dove Trump ha dichiarato di accettare solo un risultato elettorale chiaro, riservandosi un legal challenge in caso di "questionable result" - bene ha fatto il Financial Times di venerdì scorso a titolare "in prima pagina "Trump stokes future over accepting US election result". Nella pagina dei commenti - dove il motto è "without fear and without favour", l'FT sostiene che il partito conservatore Americano dovrebbere prendere le distanze da "The Donald": "Bitter Trump must not poison US democracy".

Lo scrittore Scott Turow, autore di numerosi bestseller, ha detto: "Se domani Trump dicesse che il mondo è piatto e che c'è una cospirazione per farlo credere rotondo molti dei suoi gli crederebbero. Perchè pensare che mentono tutti salvo chi dice cose incredibili e senza riscontri semplifica la vita. Chi non guarda ai fatti non ha bisogno di prendersi responsabilità".

Il professore tedesco di sociologia Hartmut Rosa sulla Lettura/Corriere ha insistito sul tema del mancato ascolto, sulla risonanza che non c'è: "Credo che l'attuale crisi della democrazia dipenda dal fatto che le persone non si sentano più ascoltate, viste interpellate. La democrazia è una grande cassa di risonanza: dà a ciascuno una voce che può essere udita e consente perciò il rapporto reciproco. Ma la promessa è disattesa...La crisi può essere superata solo riconquistando la nostra capacità di risonanza e per questo è necessario un mutamento delle istituzioni politiche, economiche, sociali e statali".

Sono queste le classi, arrabbiate, che voteranno per Donald Trump. Più Trump è grezzo, insulso, più è considerate verace e non ipocrita. Ai pochi europei che tifano per Trump consiglio di leggere il discorso di Michelle Obama, che può essere riassunto dall'espressione "Enough is enough".

P.S.: inaspettatamente i maggiori lettori di questo blog risiedono negli Stati Uniti. Talenti scappati?  Sarei lieto se commentassero questo post su Trump e Clinton.

lunedì 17 ottobre 2016

Il Nobel per la Letteratura a Bob Dylan? Fa felice il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco

A sorpresa giovedì scorso il comitato dell'Accademia svedese ha attribuito il premio Nobel per la Letteratura a Bob Dylan, che è stato capace di "creare una nuova espressione poetica nella grande tradizione della canzone Americana".
E' stata un'astuzia della storia il fatto che lo stesso giorno ci abbia lasciato l'immenso Dario Fo, così tanto osteggiato in vita (perchè ha preso il giro il potere e dato dignità agli oppressi), quanto rimpianto da morto (tranne da Renato Brunetta).

Io sono d'accordo con lo scrittore statunitense Gary Shteyngart: "I totally get the Nobel committee. Reading books is hard". Sulla stessa linea Alessandro Baricco: "E' come dare il Grammy Awards a Javier Marìas perchè c'è una bella musicalità nella sua narrativa". Irvine Welsh, lo scrittore scozzese di Trainspotting ha scritto su Twitter: "Sono un fan di Bob Dylan ma questo è un premio a base di nostalgia mal concepita, attribuito da hippy rimbambiti che parlano a vanvera".

Chi sarà certamente felice per il premio a Dylan è il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco che nel 2014 scrisse un intervento  dal titolo "The times they are a-changin'", poi confluito nel volume "Perchè i tempi stanno cambiando" (il Mulino, 2015).


Evaristo Beccalossi
L'attacco di Visco lo possiamo considerare un passaggio di Evaristo Beccalossi ai membri della giuria svedese? Beh, non esageriamo. E' solo un po' di nostalgia del bel calcio, a San Siro se ne vede sempre meno.

Così Visco: "Perchè i tempi stanno cambiando (For the times they are a-changin'): così cantava Bob Dylan cinquant'anni fa. E in questo mezzo secolo i tempi sono veramente cambiati....Se i cambiamenti degli ultimi cinquant'anni non sono stati né lineari né indolori, il guadagno di benessere economico e sociale per la gran parte dell'umanità è stato straordinario. Il volano è il cambiamento tecnologico".

The times they are a-changin'
Come mothers and fathers/
Throughout the land
And don't criticize
What you don't understand

Visco spiega come il cambiamento sia diventato impetuoso con la fine della Guerra fredda: "Con l'introduzione di internet cambia il modo di comunicare e con la telefonia mobile la comunicazione diviene straordinariamente ampia e incommensurabilmente meno cara...Nei trasporti, l'abbattimento delle tariffe aeree ha fatto impennare il numero dei viaggiatori".

E' cambiata anche la geopolitica e il peso delle economie cosiddette emergenti è cresciuto non poco: "L'economia globale è oggi sei volte più grande rispetto a cinquant'anni fa e il prodotto procapite è più che raddoppiato sebbene la popolazione mondiale sia ormai più di due volte quella di allora".

Ignazio Visco
La globalizzazione, spesso osteggiata, ha consentito a milioni di persone di migliorare il proprio tenore di vita. Nel 2010, con cinque anni di anticipo rispetto all'obiettivo fissato, si sono dimezzate le persone che vivono in condizioni di povertà assoluta (ossia con un reddito inferior a 1,25$ al giorno). Il governatore sottolinea che "oltre un miliardo di persone vive ancora in queste condizioni. Va ricordato inoltre che al miliardo di persone che da tali condizioni sono uscite bsogna aggiungere l'aumento nell'ultimo quarto di secolo, di oltre due miliardi della popolazione mondiale, per la maggior parte proprio nei paesi emergenti e in via di sviluppo, che in queste condizioni non sono entrati. La distanza di questi paesi in termini di speranza di vita rispetto al mondo occidentale è altresi drasticamente diminuita".

Rimane certamente in piedi il tema della concentrazione della ricchezza. L'1% della popolazione, e ancora di più lo 0,1%, migliora ogni anno il proprio tenore di vita e si prende una fetta sempre maggiore della ricchezza. Visco puntualizza: "Mentre le disuguaglianze nella distribuzione dei redditi tra paesi si sono ridotte, quelle all'interno di ciascun paese si sono ampliate, tra il 1990 e il 2010".

Comunque il governatore Visco, tra l'ipotesi del "ristagno secolare" - portata avanti da Larry Summers -, e quella della "seconda età delle machine" (definizione tratta dal volume di Brynjolfsson e McAfee, La nuova rivoluzione delle macchine. Lavoro e prosperità nell'era della tecnologia trionfante) parteggia per la seconda. Speriamo che abbia ragione Visco.

lunedì 10 ottobre 2016

Continuare a favorire i pensionati significa favorire chi sta già bene

Ieri in prima pagina il Corriere della Sera - esuberante - dava molto spazio al ministro del Lavoro Giuliano Poletti, il quale inneggiava alla nuova manovra fiscale del governo a favore dei pensionati.

Sempre più spesso nei dibattiti televisivi - ormai inguardabili, meglio spegnere la tv e studiare -  si usa la locuzione "I poveri pensionati", come se fosse una verità rivelata, un mantra indiscutibile. Non è così. In Italia la classe agiata sono coloro che hanno superato i 55 anni. I dati della Banca d'Italia sulla distribuzione del reddito per classe di età sono inoppugnabili.

Durante la crisi le classi più danneggiate sono quelle con il capofamiglie sotto i 34 anni. A seguire la fascia 35-44. La fascia 55-64 anni ha mantenuto il tenore di vita solito, mentre addirittura la fascia "oltre i 64 anni" ha migliorato dal 2002 in avanti la propria situazione economica.

Poletti festeggia dicendo che "La quattordicesima dei pensionati sarà aumentata del 30%". "Chi paga", direbbe il compianto Ugo La Malfa? Noi aggiungiamo che ha senso aiutare le categorie più disagiate - ci mancherebbe - ma in molti casi si aiutano coloro che non ne hanno bisogno.
Anche in questo caso il governo malauguratamente non ha volute inserire il vincolo dell'ISEE - indice della situazione economica complessiva familiare". In questo modo un soggetto con la pensione bassa - che magari ha pagato esigui contributi - con un marito agiato, si vede aumentare la propria pensione.
Altro dato. Secondo la Banca d'Italia il 17% del bonus da 80 euro (10 miliardi all'anno) è affluito a chi ha un reddito familiare particolarmente elevato.
Ancora una volta si rompe l'importantissimo principio stabilito dall'ottima ministra Elsa Fornero, che ha stabilito per tutti il principio contributivo: la tua pensione dipenderà da quello che hai versato in tutta la tua vita lavorativa (con rivalutazione, se il pil sale!).

L'indagine annua della Banca d'Italia - il prossimo aggiornamento a dicembre - ci ha detto che in termini reali il reddito degli anziani oltre i 65 anni è al 160% del suo livello del 1994 e quello dei giovani fino a 30 è al 40%.

Siamo alle solite. Si pensa sempre ai pensionati. Ma ai giovani qualcuno pensa? La piramide demografica invertita pende a favore degli anziani. Sono loro che vanno a votare con percentuali di affluenza maggiore. Sarà per quello, ipotizza Federico Fubini, che il governo tende a favorirli?

martedì 27 settembre 2016

Se sei figlio di un prof fai carriera universitaria

Siamo alle solite. Il cambiamento è lontano. Stiamo parlando della "parentopoli universitaria", denunciata di recente da Raffaele Cantone, presidente dell'Autorità Anticorruzione.
Secondo Cantone sono tanti i casi in cui viene "istituzionalizzato lo scambio". In un ateneo del Sud, "nella facoltà giuridica è stata istituita una cattedra di storia greca e nella facoltà letteraria una cattedra di istituzioni di diritto pubblico. Entrambi i titolari erano figli di due professori della stessa università".
Siccome esiste una legge che vieta di far entrare all'università parenti di chi è già in cattedra, la fantasia italica esprime il meglio, pur di favorire un congiunto. Siamo tornati ai tempi di Edward Banfield, autore negli anni Sessanta del noto volume "Le basi morali di una società arretrata", dove si denunciava l'aberrante familismo amorale. Perotti, molti anni fa - ben prima di provare a incidere sul lato spending review - scrisse un amaro volume: "L'università truccata",  dove in un capitolo analizzava il numero enorme di omonimie negli atenei italiani. Si assumono i peggiori (parenti, ovviamente) e si ostacolano coloro che meritano. Meritocrazia? Ma quando mai. Il silenzio dei rettori e della Conferenza dei Rettori - la temibile e potentissima Crui - è eloquente.

Nulla di nuovo sotto il sole, mi si fa notare. E allora noi torniamo a denunciare il malaffare, Non è inutile ritornare a raccontare ciò che successe al premio Nobel Franco Modigliani:"“Arrivato negli States mi fu subito evidente come il sistema universitario fosse più umano ed efficiente rispetto alla insopportabile impersonalità delle università italiane: pochi baroni che insegnavano a masse di studenti sconosciuti, attorniati da piccole folle di petulanti e servili assistenti. Il cameratismo e l’amicizia che spesso nascono tra professori e studenti è una delle caratteristiche dell’insegnamento superiore degli Stati Uniti e una delle ragioni del suo indubbio successo”.

Nel 1955 tornai in Italia come lettore. La mia impressione negativa fu fortissima. Avevo scordato quanto profonde fossero le differenze fra il sistema di educazione universitario negli Stati Uniti e in Italia. Il sistema italiano era una struttura a tre caste, in cui i pochi, e per la maggior parte anziani professori, occupavano la casta superiore, immediatamente inferiore a Dio, mentre un gruppo consistente di speranzosi e servili assistenti rappresentava la seconda casta, lo strato intermedio, e gli studenti, dei quali nessuno si occupava, costituiscono la base della piramide”. Ci chiediamo se sia cambiato qualcosa dal 1955 ad oggi.

Il Rettore dell’Università di Roma mi definì, mentre ero già full professor, un “giovine promettente”. Modigliani racconta anche un altro episodio emblematico. In occasione di un convegno di economisti a Washington, il professor Corrado Gini (famosissimo statistico, inventore dell’indice di Gini sulla concentrazione del reddito e della ricchezza, ndr) – tirò fuori l’orologio dal taschino e chiese a Modigliani: “Senta, ieri mi si è rotto l’orologio, me lo potrebbe far accomodare, per cortesia, e poi me lo fa recapitare in albergo?”. Modigliani rispose che la richiesta avrebbe dovuto farla al garzone della portineria dell’albergo. “Così si saggiava di che pasta eri fatto. Quanto eri in grado di subire pur di accattivarti la benevolenza del capo. Questa è una delle origini profonde della crisi italiana. Perchè una classe dirigente che è stata selezionata in base alla sua capacità di subire umiliazioni, di non avere amor proprio, è quella che non è in grado di guidare l’Italia”.

Roberta D'Alessandro, docente di Linguistica all'Università di Leida in Olanda, intervistata dal Corriere della Sera, fa sapere che in Italia le hanno detto che è difficile "superare 'la concezione proprietaria' dei concorsi". Il concorso è mio e lo gestisco io, facendo passare solo i fedelissimi (anche se scemi), piuttosto che un soggetto valido, ma libero di pensare in modo diverso dal "barone". Sempre la D'Alessandro: "Non sa quante volte sono stata bocciata con lode: venivano da me e mi dicevano "Lei è bravissima, peccato che non potesse vincere...In Olanda sono diventata professore ordinario a 33 anni".

Una storia simile è raccontata da Federico Formenti, docente di Scienze Motorie a Oxford, che è stato sconfitto da una candidata "protetta" all'Università di Venezia. Ma è tutto al Tar e al Consiglio di Stato, quindi si definirà tutto nel 2054.
Vi ricordate il rettore Luigi Frati della Sapienza di Roma che assumeva i parenti - "Se lo meritano" - e organizzò la festa di laurea della figlia nei locali dell'Università? Cos'e pazze. Qui un bell'articolo di Roberto Perotti dal titolo evocativo "La Sapienza del familismo".

"Lasciate ogni speranza voi ch'intrate", scrisse Dante Alighieri. Si riferiva all'Inferno dell'Università italiana, dove, peraltro, gli operai sussidiano i figli di papà.

venerdì 23 settembre 2016

Il capolavoro di Carlo Azeglio Ciampi

Il 24 novembre 1996 – giusto 14 anni fa - la delegazione italiana guidata dal Ministro del Tesoro Carlo Azeglio Ciampi – presenti Mario Draghi per il Tesoro ed Antonio Fazio e Pierluigi Ciocca per Banca d’Italia - vola a Bruxelles dove si terrà l’Ecofin, la riunione dei Ministri economici europei. Ordine del giorno: il rientro della lira nel Sistema Monetario Europeo.

Il giorno precedente la direzione generale del Tesoro emana questo comunicato: “Il Governo italiano ha chiesto l’avvio delle procedure per il rientro della lira negli accordi di cambio previsti dal Sistema Monetario Europeo (SME). La procedura avrà inizio domani con la riunione del Comitato Monetario convocato per le 15.00”.

L’Italia uscì dallo SME nell’autunno 1992, e per rispettare i parametri di Maastricht e far parte dei Paesi dell’Unione Economica e Monetaria partecipanti alla nascita dell’Euro, era necessario e vitale rientrare nell’Exchange Rate Mechanism.

Il punto chiave del rientro nello SME era il tasso di cambio ritenuto corretto dagli altri partner europei. Nella riunione di sabato mattina a Palazzo Chigi, il Presidente del Consiglio Prodi e Ciampi appresero dal Governatore della Banca d’Italia Fazio che la video-consultazione del venerdì aveva prospettato la posizione tedesco-olandese, che sostenevano che il cambio giusto per la lira sarebbe stato 925 per un marco. Prodi e Ciampi dissero che non se ne parlava neppure. Gli industriali italiani fantasticavano tassi di cambio ben superiori a quota 1.000, tipo 1.030/1.040. Il Governo sapeva che l’unica speranza era aggrapparsi alla cifra tonda: quota 1.000.

Per ottenere 1.000, si decise si dare a Draghi e Ciocca il mandato di chiedere 1.010, con la facoltà di scendere a 1.000. Il tasso di cambio sui mercati in quei giorni viaggiava intorno a 985 lire per marco.

Draghi e Ciocca non trovarono l’accordo ma riuscirono ad abbattere il muro delle 950 lire, trovando qualche difficoltà a trattare su quota 970.

La tensione era visibile. Il momento era importante. Si giocava il futuro dell’Italia. Cosi Paolo Peluffo in Carlo Azeglio Ciampi, l’uomo e il Presidente (Rizzoli, 2007): “Ciampi volle partire per tempo, in mattinata. Si viaggiava ancora sul vecchio DC9 che aveva un grande salottino aperto e comodo per la conversazione. Ma di conversazione, quel giorno, ve ne fu davvero poca. Si guardava tabelle, dati sulla bilancia dei pagamenti, in silenzio, scambiandosi mezze frasi, sottovoce”.

Alle 15.00 in punto a Bruxelles inizia l’Ecofin. Dopo i primi convenevoli, Wim Duisemberg – poi primo presidente della BCE - per conto dell’Istituto Monetario Europeo dà la parola a Ciampi, che improvvisa l’arringa meglio riuscita della sua carriera istituzionale, parlando a braccio sulla base di una scaletta.

Questi alcuni stralci del discorso di Ciampi:

1. Sono qui davanti a Voi con emozione, ma anche con orgoglio, per proporre il reingresso dell’Italia nell’accordo di cambio. Personalmente ho vissuto tutta l’esperienza del Sistema Monetario Europeo, dalla sua creazione nel 1979 all’uscita dell’Italia...Le vicende dell’estate-autunno del 1992 furono estremamente gravi per lo SME. Ritengo che in quell’occasione pagammo tutti, ma credo che l’Italia pagò in particolar modo. Questi quattro anni in cui abbiamo continuato a partecipare allo SME, ma non al cuo aspetto centrale – ovvero l’accordo di cambio – sono stati per il mio Paese anni che io chiamo di “sofferto esilio”.

2. Il 1992: il dramma del 1992 ha costituito il turning point per il risanamento dell’economia. Da allora il mio Paese ha fatto importanti progressi verso la stabilità, attraverso il concorso della politica monetaria, dei redditi, del bilancio pubblico. La politica monetaria, che alla fine degli anni Ottanta agli inizi degli anni Novanta aveva fatto dell’accordo di cambio elemento di disciplina, che costringesse a comportamenti delgi operatori italiani verso la stabilità, ha continuato a essere non meno rigorosa, pur non avendo più il vincolo della disciplina del cambio, attraverso una gestione diretta e severa della moneta e del credito.

3. L’Italia che negli anni Settanta e per gran parte degli anni Ottanta aveva visto più volte avvitare la sua economia nella spirale perversa “aumento dei costi salariali/prezzi”, ha abolito ogni indicizzazione e ha adottato una severa politica dei reddito. Congiuntamente è stata iniziata una politica di riequilibrio del bilancio dello Stato.

4. Veniamo ora alla proposta dell’Italia di una parità centrale tra 1000 e circa 1.010 per marco. E’ sempre stata la prassi di impostare la discussione partendo dai valori di mercato. Come è stato ricordato e come è nella tabella di fronte a voi, il tasso di mercato della lira rispetto al marco, nella media degli ultimi sei mesi, è di poco superiore a 1.000. Questo è appunto il tasso al quale l’Italia fa riferimento.

5. Vi invito a considerare un altro aspetto: che per contribuire alla politica di disinflazione, la Banca d’Italia ha adottato una politica monetaria che ha mantenuto e mantiene elevati i tassi a breve. Se esaminate la curva dei tassi di interesse in Italia, essa disegna una “V”, con il tasso più basso del titolo a tre anni e agli estremi dei titoli a tre mesi e di quelli a dicei anni, che hanno di fatto lo stesso livello. Non sono in grado di calcolare quanto questa situazione dei tassi d’interesse sul mercato monetario abbia influenzato e influenzi il livello del tasso di cambio. Quel che sembra indubbio è che il tasso di cambio ha subito e subisce due influenze di segno opposto: 1) è sostenuto da un tasso di interesse elevato; 2) è frenato dagli acquisti di valuta estera fatti dalla Banca d’Italia.

6. E’ interesse dell’Italia di avere una parità che sia equa, sostenibile e duratura.Credo che una parità di 1000 lire per marco sia una cifra appropriata.

7. Con questo animo, con questi sentimenti, con il desiderio di ritornare pienamente a far parte di questa Comunità Europea, che vede nell’accordo di cambio uno dei punti essenziali della politica di convergenza che l’Europa ha seguito in questi anni, Vi prego caldamente di tener conto di queste mie considerazioni e di accogliere integralmente la proposta che l’Italia ha fatto, e cioè non solo di vedere di buon grado il rientro dell’Italia, ma di approvare anche il valore proposto per la parità della lira”.



Peluffo racconta: “Seguì un lungo silenzio. Nessuno osò parlare. Investiti da quel fiune di argomentazioni appassionate. Il sottosegretario irlandese chiese se qualcunno volesse prendere la parola. Tutti tacquero. La seduta fu sospesa”.

Dopo estenuanti trattative durate più di otto ore – compresa la minaccia di Ciampi di tornare a Roma senza accordo e lasciar fluttuare liberamente la lira - si trovò l’accordo in tarda serata (giusto in tempo per comunicare l’accordo prima dell’apertura dei mercati australiani: mezzanotte di Bruxelles equivale alle 9.00 a Sidney) a quota 990 contro marco.

Sempre Peluffo: “Il ritorno a tarda sera fu euforico. Ci si rendeva conto di aver ottenuto un successo strepitoso. Ciampi si attendeva un trionfo anche sulla stampa”. Ma grande fu la delusione perche i giornali presentarono il risultato come una vittoria a metà, perchè gli industriali speravano in qualcosa di meglio" (più alta la parità=maggiore export, ndr). Non si capì che grazie all’accordo, saremmo poi entrati nell’euro fin dalla sua introduzione. E vi pare poco?

Il Financial Times, però, il 26 novembre 1996 fece tornare il sorriso a Carlo Azeglio Ciampi. Lionel Barber – The quest for Emu: Italy home but not dry – descrisse Ciampi come un lottatore ("his craftiness is legendary") senza pari in Europa, l’unico in grado di vincere la resistenza del duro dei duri, Hans Tietmeyer, Presidente della Bundesbank. Barber – tra l’altro - cita un diplomatico italiano: “Ciampi gave the performance of his life. Se qualcuno avesse provato la stessa operazione lo avrebbero buttato giù dalla finestra”.

Peluffo ci racconta che quell’articolo fu una delle soddisfazioni più intense di quegli anni in prima linea. Io l’articolo di Barber – pescato nel mio archivio, qui allegato - lo porto sempre a lezione. Per ricordare agli studenti il capolavoro di Carlo Azeglio Ciampi.

lunedì 19 settembre 2016

Ciao Carlo Azeglio

Ciao Carlo Azeglio.

Quante volte abbiamo parlato di te su questo blog! Dallo spread alla zoppia a come passare un esame. Sempre con il rispetto e grande gratitudine, per averci salvato in constesti terribili. E con quale calma affrontavi problemi complessi. Beniamino Andreatta, quando era agitato, diceva: "Vado da Ciampi, così mi calmo un po'". 
Di fronte a Carlo Azeglio Ciampi, una carriera in Banca d'Italia,  presidente del consiglio del governo d'emergenza del 1993 - travolti da Tangentopoli, svalutazione della lira e uscita dallo SME - ministro del Tesoro del governo Prodi che ci portò nell'Euro (meno male, altrimenti saremmo del caos più assoluto), il cordoglio è stato unanime.

Gli unici a criticarlo e addirittura ad accusarlo di tradimento sono stati i leghisti, persone miserabili Intendono in questo modo conquistare le prima pagine dei giornali o proporsi così come forza alternativa di governo?

Per Salvini & C. valgono le parole di Michele Serra scritte per L'amaca di Repubblica: Oltre a "ricevere regolare stipendio dall'odiato Stato italiano...in altri Paesi, anche democratici, sarebbe bastato molto meno per fare dichiarazioni ai giornalisti avendo ai lati due gendarme. Peccato che la pazienza e la liberalità delle istituzioni repubblicane non siano state risarcite dal rispetto nei confronti di chi le serviva proprio in anni in cui la Lega cercava di demolirle".

Franca e Carlo Azeglio Ciampi
Dobbiamo ringraziare la moglie di Ciampi, Franca Pilla, per aver convinto Carlo a partecipare al concorso in Banca d'Italia, che ovviamente vinse appena finita la Guerra (1946). Infatti, se non lo sapesse,  Ciampi a quel tempo insegnava italiano e latino al liceo Niccolini di Livorno. Era un ottimo insegnante. La passione per i giovani non è gli mai mancata.

Milena Piperno, futura moglie di Umberto Colombo - scienziato di vaglia, già presidente dell’ENEL e dell’ENEA, ministro dell’Università nel governo Ciampi - fu allieva di Ciampi e si ricorda la qualità del professore mancato: “Ciampi non ci metteva mai soggezione, non alzava mai la voce. Era bello ascoltare le sue lezioni della Divina Commedia. Ma di quell’anno scolastico mi è rimasto impresso il suo parlarci in libertà, di quanto sangue fosse costata la guerra, a tutti i popoli, non solo al nostro che stava uscendo dalla guerra”.

Per chi non lo sapesse, Ciampi non si è laureato in economia, ma in lettere - filologia classica con una tesi su Favorino D'Arelate (retore neosofista del II secolo) - e in giurisprudenza, con una tesi sulla libertà delle minoranze religiosa (pubblicata dal Mulino, su suggerimento del prof. Francesco Margiotta Broglio). In una sua visita all'amata Normale di Pisa - dove studiava "in modo forsennato" - una studentessa gli chiese come si fa a passare dalla filologia classica all'economia. Ciampi rispose con tono affabile (ricorda Salvatore Settis): "E' la stessa cosa. Studiando filologia classica in Normale ho imparato una disciplina intellettuale, il rispetto dei documenti e la ricerca della verità: principi che mi hanno accompaganto alla Banca d'Italia, a Palazzo Chigi, al Quirinale".


Ciampi tornava sempre sui classici. Uno dei suoi autori preferiti era Giacomo Leopardi. Il dialogo tra un passeggere e un venditore di almanacchi era spesso citato:
Quella vita ch’è una cosa bella,
non è la vita che si conosce,
ma quella che non si conosce;
non la vita passata, ma la futura.

Intervistata ieri da Marzio Breda, Franca dice: "Negli ultimi anni Carlo era preoccupato per il futuro dei bisnipoti". Vedere i giovani migliori dover scappare all'estero per avete le giuste opportunità lavorative lo intristiva non poco.

A furia di rimandare di continuo le riforme che la Banca d'Italia nelle Considerazioni finali invitava a portare a termine, siamo giunti allo stallo e alla palude. "Il tempo si è fatto breve", per usare le parole di Ciampi. L'invocazione cara a Donato Menichella 'Sta in noi' non è valsa poiché il "noi" politico è stato infinitamente di bassa qualità. Anni perduti. 

Tra i necrologi per Ciampi mi hanno colpito quello di Roberto Benigni e Nicoletta Brashi che hanno definito Ciampi uomo meraviglioso e quello di Fabrizio Barca, uno dei tanti Ciampi Boys cresciuti alla scuola di Banca d'Italia, "cittadella della competenza" secondo la magistrale definizione di Alfredo Gigliobianco: "Ciampi ci ha insegnato ad ascoltare, dirigere, decidere". Barca si rifà all'atto volitivo, caro a Ciampi. Dopo aver valutato attentamente tutte le alternative, bisogna decidere, cosa che in Italia non si fa. Noi siamo bravissimi a rimandare. A babbo morto (qui un mio approfondimento per il blog de Il Sole 24 Ore).

Chiudo con un ricordo personale. Nel giugno scorso sono passato a Palazzo Giustiniani - sede degli uffici dei senatori a vita - e ho lasciato in dono al presidente Ciampi il mio volume di Paolo Baffi "Servitore dell'interesse pubblico".Con mia grande sorpresa, pochi giorni dopo Ciampi mi ha fatto recapitare un telegramma. Chi manda più telegrammi, ai tempi della mail e dei social? CA Ciampi.
Nel telegramma Ciampi scrive: "Gentile dottor Piccone, un sentito ringraziamento per l'invio del volume da lei curato e per le cortesi espressioni con cui ha volute accompaganarlo. In procinto di lasciare Roma per la consueta pausa estiva, porter con me il libro, al quale dedicherò una meditate lettura, con la mente, e soprattutto, con il cuore. Ancora grazie, e un particolare apprezzamento per questo suo lavoro "baffiano".
Molti cordiali saluti
Carlo Azeglio Ciampi

Ti sia lieve la terra, caro Carlo Azeglio. 

mercoledì 14 settembre 2016

Che bello presentare il mio terzo volume baffiano con Giorgio Napolitano e Salvatore Rossi (Bankitalia)

B. Piccone, G. Napolitano, S. Rossi
Giovedì 8 settembre è una data che non dimenticherò facilmente. Presso la biblioteca "Gino Pallotta" di Fregene ho presentato il mio terzo volume - Servitore dell'interesse pubblico. Lettere 1937-1989 (Aragno, 2016) - dedicato a Paolo Baffi, economista di rango, studioso (cooptato nell'Accademia dei Lincei, dove conobbe Arturo Carlo Jemolo, il cui carteggio - Anni del disincanto - è tutto da leggere), uomo d'azione, una carriera tutta in Banca d'Italia dal 1936 fino al "quinquennio di fuoco" 1975-1979, da governatore.

Dopo l'indirizzo di saluto della presidente della Biblioteca, Marina Pallotta, la parola passa al presidente Giorgio Napolitano, il quale non solo ha letto attentamente il volume, ma ha conosciuto direttamente Baffi, con il quale - da responsabile economico del Partito Comunista Italiano negli anni Settanta - ha avuto modo di confrontarsi.

Napolitano si concentra sulla storia del PCI, che spesso, preda dell’ideologia, perse di vista la logica economica. Nel mio volume si legge: “Con continui e indifferenziati «no» alle proposte di modernizzazione il PCI faceva toccare con mano la propria inadeguatezza a padroneggiare i
problemi concreti con soluzioni idonee a un paese industriale. Baffi auspicava l’uscita dal ghetto dell’intellighenzia di sinistra, danneggiata dalla democrazia bloccata, frutto del «bipartitismo imperfetto», spiegato analiticamente da Giorgio Galli.
S. Rossi e B. Piccone
Il carteggio tra Paolo Baffi e Giorgio Napolitano ci offre diversi spunti. Il 16 ottobre 1979 Baffi scrive a Napolitano che «il partito è impegnato, grazie anche a Lei, in una nuova e difficile esperienza». Dieci anni più tardi, il 17 aprile 1989, dopo la svolta del marzo 1989 (la Bolognina) Baffi riporta a Napolitano il suo pensiero: «Seguo con interesse il vostro travaglio,  auspicando un esito che ricuperi pienamente alla società italiana ed europea tante forze intellettuali e morali oggi quasi ghettizzate (e il vuoto si sente)».

 Napolitano chiarisce: «Credo si possa dire che il punto di vista di Baffi fosse rappresentativo di una consistente area di opinione, sempre più acutamente consapevole della necessità di un effettivo superamento di quella condizione di democrazia bloccata che ha prodotto guasti così profondi, che ha condotto sull’orlo di un allarmante immiserimento e di una grave degenerazione del sistema politico e della gestione dello Stato, che ha “quasi ghettizzato tante energie intellettuali e morali”.

Luigi Spaventa
In un suo intervento del 2013 presso l’UniversitàBocconi, in occasione del ricordo di Luigi Spaventa, Napolitano disse riprendendo Franco Debenedetti: “Spaventa contribuì come nessun altro a liberare la sinistra italiana", suggerendole strumenti concettuali più avanzati per l'analisi e il governo delle economie di mercato”.

Napolitano, politico di razza, è andato a ritrovare un intervento del 1993 di Paul Volker, governatore della Federal Reserve dal 1979 al 1987, in cui - nel centenario della nascita della Banca d'Italia - rimarcò quanto fosse importante avere una banca centrale indipendente dal potere politico e al contempo disposta a rendicontare il proprio operato all'opinione pubblica. E' lo stesso pensiero di Baffi, propugnatore della "battaglia della persuasione" con tutti gli stakeholder coinvolti.

Fregene si trova a Fiumicino, a due passi dall'aeroporto, a un'ora da Roma, città in mano a Movimento 5 Stelle, che ha portato al Campidoglio Virginia Raggi, una persona clamorosamente inadeguata al ruolo, incompetente ed arrogante. 

Napolitano non fa nomi, ma depreca la demagogia, il qualunquismo, base ideologica dei grillini, per i quali "uno vale uno". Rifacendosi a Rousseau e al "mito del buon selvaggio", tutti siamo uguali. Ma quando? Baffi, Spaventa e Napolitano valgono 1000 a confronto con Di Maio, Raggi e Di Battista.

Al termine del suo intervento, il presidente Napolitano si commuove nel considerare Baffi una delle persone per il quale ha avuto il maggior rispetto nella sua vita. Come all'università Bocconi nel settembre 2013 quando Napolitano ricordò Luigi Spaventa, economista di rango con il quale lo stesso Baffi intrattenne un carteggio che magari un giorno meriterebbe la pubblicazione integrale: "Quanto più tu abbia la ventura di inoltrarti, in età avanzata, nel tuo percorso di vita, tanto più avverti il vuoto di quelle che sono state presenze assai care, venute meno via via nel corso degli anni : e finisci per avere quasi il senso del dissolversi del tuo mondo come sfera di affetti radicati e di comunanze essenziali. E quel che allora può soccorrerti è il ricordo che ridiventa vita come qui oggi, è il sentire vicine figure, storie, pensieri che ancora possono accompagnarti. Per me la figura, come poche altre, di Luigi Spaventa".


Salvatore Rossi, direttore generale della Banca d'Italia, esordisce a braccio dicendo che il volume è molto ben scritto, come non mancano i riferimenti nelle numerose note: “Paolo Baffi non è stato solo governatore (1975-1979), ma un servitore dello Stato e della Banca d'Italia fin dal 1936".

Io avrei tante cose da dire, ma mi limito a due considerazioni:

1.      Baffi deve essere riscoperto, non lo conosce nessuno. E’ un gigante, un vero padre della patria. Se non avesse scritto il rapporto Jacobsson nel giugno 1947 con il capo della ricerca economica della Banca dei Regolamenti Internazionali, non si sarebbero riaperte le vie del credito internazionale;

2.      Baffi è di una lucidità sorprendente. Nel giugno 1989, grazie alla letture delle tavole demografiche, fece un quadro dell’immigrazione in arrivo nel primo quarto del prossimo secolo, ossia oggi 2000/2025. Leggete un po’ qui: “Le grosse coorti di nati nel ventennio 1945-1965 toccheranno l’età della pensione nel primo quarto del prossimo secolo. In quel torno di tempo, sia l’indice di vecchiaia (vecchi/giovani) sia l’indice di dipendenza degli anziani (vecchi/adulti) della popolazione europea segneranno purtroppo una nuova impennata. […] Gli equilibri di mercato non soffriranno dunque di un effetto di domanda, bensì di una possibile carenza di offerta del fattore produttivo lavoro. In una condizione siffatta, l’immigrazione si presenterà come un meccanismo riequilibrante, un innesto naturale che sarà attivato dalle chiamate delle imprese produttive (e delle stesse famiglie)”. Senza gli immigrati presenti nelle nostre industrie e senza le badanti filippine per i nostri nonni dove andremmo a piangere?
B. Piccone e Alessandra Baffi
Sono le 19.30, ringrazio dell’accoglienza, dell’ascolto attento le 200 persone venute a sentirmi. La moglie del governatore, Alessandra, mi abbraccia, anche lei commossa, decisamente soddisfatta, come i figli Giuseppina ed Enrico. La memoria del governatore Baffi, di cui non si sentiva più parlare, è tornata a illuminare il presente. Onore, meritato, a chi ha riportato all'attenzione dell'opinione pubblica un personaggio straordinario.

lunedì 5 settembre 2016

Chi rifiuta la scienza e le cure oncologiche è un folle

Due notizie mi hanno colpito questa settimana. Una ragazza di 18 e una donna di 34 hanno rifiutato le cure - liberissime di farlo - oncologiche e sono morte.
Sebbene il cancro non è più una malattia incurabile grazie agli enormi progressi della medicina, siamo circondati da ciarlatani di ogni risma che illudono le persone e le conducono alla morte.

Umberto Veronesi - scienziato e oncologo di fama mondiale - stamane su Repubblica mette in guardia contro gli illusionisti: "Nel nostro Paese purtroppo la fuga verso le false promesse di chi disconosce la medicina e proclama di aver trovato la vera cura contro il cancro o un'altra malattia grave, non sono una novità. Solo da pochi mesi si è conclusa la vicenda di Stamina, il laboratorio che promettendo cure risolutive per malattie neurologiche gravissime che spesso colpiscono i bambini, aveva spinto madri disperate ad abbandonare per i figli le terapie scientificamente testate e applicate in tutto il mondo. Non solo. Il responsabile del laboratorio è riuscito nell'impresa di creare un gruppo di sostenitori che accusavano medici e istituzioni di boicottare un "santo guaritore" per puro interesse economico, creando smarrimento profondo nelle famiglie che avevano in casa un bambino con la stessa malattia. Quelle di Eleonora, morta pochi giorni fa di leucemia a 18 anni e Alessandra, mancata a 34 anni per tumore del seno, sono storie che seguono la stessa tragica dinamica che induce una persona in un momento di fragilità estrema (Eleonora quando si è ammalata era anche minorenne, e il suo dramma si è automaticamente riversato sui genitori) a seguire qualsiasi imbonitore che sappia dare una speranza in più".

Umberto Veronesi
La povera Eleonora Bottaro è morta di leucemia perchè i genitori hanno creduto a quel fanatico di Ryke Hamer - padre di Dirk, ammazzato dai colpi di fucile di Vittorio Emanuele (poi assolto, bien sur, i Savoia....) all'isola di Cavallo - , il quale pensa che i tumori si possano curare con la psicologia.
Non si può comprendere il parroco che al funerale di Eleonora ha detto che i genitori hanno fatto tutto il possibile. Curando Elonora in Svizzera con vitamina C e cortisone?

Dopo Di Bella, abbiamo visto all'opera Vannoni e Stamina, che hanno potuto sperimentare i loro intrugli all'Ospedale pubblico di Brescia! Solo con la determinazione di alcuni magistrati e con i fermi interventi di scienziati del calibro di Elena Cattaneo e Gilberto Corbellini, siamo riusciti a metterci una pezza.

Veronesi invita a fare di più sul fronte delle cure chemioterapiche: "Bisogna liberare la chemioterapia dallo stigma di cura devastante, che fa paura più del cancro stesso. Bisogna anche affrancarla dalla sua associazione alla terapia per moribondi, che si somministra quando non c'è più niente da fare. Oggi, anche grazie alla genomica, la chemioterapia è mirata e sempre più basata sulla risposta al trattamento di ogni paziente. Inoltre, guidati dal nuovo faro dell'attenzione alla persona nella sua globalità, gli oncologi stano imparando anche a controllare il lato estetico. ".

Questo Paese vive ancora della contrapposizione tra scienza e discipline umanistiche. Siamo ancora ai tempi di Benedetto Croce. Usciamo dal mondo primitivo, insegniamo ai nostril figli che la scienza è fondamentale, che il metodo scientifico è ciò che ci porta lontano e ci fa guarire. Gli intrugli magici lasciamoli ai gonzi.